Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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martedì 2 settembre 2008

Contro l'antologia

La creazione artistica ha eroi: alcuni pochi forgiatori della lingua che, inventando per la prima volta immagini e parole, ci spiegano l'uomo.

Poi ci sono i ladri. Coloro che si impadroniscono di un aspetto delle creazioni eroiche e lo approfondiscono e diluiscono, raggiungendo livelli inaspettati, anche per i loro eroici maestri, in quell'ambito specifico.

Infine ci sono i critici, che essendo artisti mancati, si scagliano alternativamente come parassiti sulle due categorie precedenti dimostrando che quello che non sanno fare (creare) lo sanno almeno imbottigliare. Categoria tanto più pericolosa, quanto più si fa accademica.

Questa categoria contiene un terribile e perniciosissimo sottogruppo: gli antologisti. Da temere più di ogni altro nemico. Essi hanno, come i macellai, il compito di fare a "brani" (mai termine fu più tragicomico) la carne succosa della letteratura, etichettando sopra ogni brano l'ambito tematico di riferimento, come il tipo di carne e i prezzi del macellaio: Filetto di Omero, Tritato di Virgilio, Hamburger di Leopardi (che schifo! abbiano pietà di me)...
La letteratura per questa categoria di persone è un insieme di pezzi funzionali a fare imparare qualcosa di esterno ad essi, non vale in sè, nella sua integrità, ma per qualcosaltro. Ci si chiede allora perchè gli artisti non abbiano fatto quel qualcosaltro...

I nostri ragazzi del classico leggono solo brani dell'Odissea e in 5 anni (dico 5!) non leggono per intero un poema che letto ad alta voce (provare per credere) richiede 12 ore (in media si legge un libro dell'Odissea ogni 25-30 minuti ad alta voce, per un totale di 24 libri= 12 ore). E invece di leggere l'Odissea compongono riassunti e perifrasi e compilano schede narratologico-vivisezionanti il libro medesimo...
Ci sarà un motivo, diverso dalle schede di esercizi alla fine del capitolo e dai riassunti da fare a casa, per cui tutti odiano i Promessi Sposi? Accetto altre diagnosi.

Cari amati Prof la letteratura non nasce a brani. E lo so che abbiamo poco tempo. Avete ragione. Ma volete mettere la lettura integrale dell'Odissea in 12 delle vostre preziose ore, con un anno di parafrasi, schede e riassunti?
Pensate un liceo in cui i ragazzi abbiano letto alla fine del percorso integralmente: Omero, i tragici (una tragedia si legge in 50 minuti ad alta voce), Aristofane, i lirici, Virgilio, Ovidio, gli elegiaci, Dante, Shakespeare, Cervantes...

Ci sarebbero meno furbi in giro. Ne sono sicuro.
Contro la scuola degli antologisti propongo la scuola dei lettori.
Sogno il giorno in cui una circolare obbligherà a leggere Dante per intero, come fa Benigni...

10 commenti:

SussurroDiFata ha detto...

Il problema è che, a quanto pare, è più semplice studiare tutto a piccole dosi...ridurre all'osso ogni minima cosa, anche la stessa cultura, che, ormai, sembra un optional...

Ti ho scoperto da poco ed ho letto alcuni dei tuoi post...E' sempre piacevole scovare in rete qualche collega che ancora creda nella "scuola" intesa come realtà, non come "sassolino in una scarpa" ...

Buona serata e buon inizio d'anno :)

Guido ha detto...

Ciao, ben tornato! Bel post, credo di essere d'accordo da almeno 7 anni, dai tempi della 4a ginnasio.... Buon lavoro!

bidibibodibibu ha detto...

Ecco, queste sono le riforme che mi aspetto nel futuro!!!
Mi chiedo solo se ci saranno professori che, formati nella vecchia scuola (stendendo un velo pietoso sull'Università), saranno all'altezza di quella nuova ...

Prof 2.0 ha detto...

Sussurrodifata: grazie mille! Se facciamo rete tra noi, noi che ci crediamo a questa realtà, a poco a poco qualcosa cambia... Almeno ci divertiamo!

Guido: a presto per una chiacchierata!

Bidi...: ci saranno ci saranno, ci sono sempre stati. La scuola si regge sul volontariato dei prof che hanno la vocazione del prof che sopperiscono per tutti gli altri...

sbit ha detto...

Non sono d'accordo sul nome usato per la seconda categoria: non sono ladri!
Chi scrive lo fa perché qualcun altro raccolga; chi raccoglie fa un servizio gradito, e se oltre a raccogliere rielabora ha anche un grande merito (quei "livelli inaspettati" di cui tu parli).
Guitton, mi pare, quelli che tu chiami ladri li chiama "spugne" e "ostriche"; la differenza penso si capisca.

Quanto alla difesa della lettura integrale (daccordissimo!) ti segnalo Pennac, Come un romanzo.

Prof 2.0 ha detto...

Ciao Sbit, benvenuto!
L'accezione dei ladri per me è molto positiva. Io mi ritengo un ladro. Avevo in testa quello che diceva T.S.Eliot: "I cattivi poeti copiano, i grandi rubano".

Il libro di Pennac è uno dei miei punti di riferimento. Anche l'ultimo "Diario di scuola" è molto bello!

Alla prossima e grazie!

Palmipedone ha detto...

Quindi un ladro è un grande poeta?

Vi lascio con I'm Yours.

paola ha detto...

Caro prof., la tua considerazione è chiarissima e tanto più giustificata dalla posizione che occupi, cioè di addetto ai lavori, ma devo dire che un po’ mi stupisce.
Nonostante io sia fuori dal mondo della scuola da 5 anni, mi sento comunque di dissentire in parte dal tuo pensiero.
L’analisi testuale che sempre accompagna i brani consente l’adozione di strumenti critici che, altrimenti, lo studente difficilmente potrebbe conoscere. E per strumenti critici non intendo il modo di accostarsi al testo che, invece, attiene al personale sentire, ma naturalmente a quegli aspetti tecnico-letterari che pure sono importanti a definire il prodotto artistico, soprattutto se quest’ultimo è comunicato attraverso modalità espressive cronologicamente distanti dalle nostre.
Non è detto, peraltro, che l’adozione di un testo antologico escluda la lettura integrale delle opere: nei miei 5 anni di liceo abbiamo letto interamente la Divina Commedia (canto per canto), I Promessi Sposi, I Malavoglia, Il Gattopardo e altri libri di autori “locali”(capitolo per capitolo). Interamente e appassionatamente. Altre opere sono state da me lette solo dopo averne assaggiato una parte dalla raccolta antologica.
L’impresa scolastica realizzata dalla mia docente di lettere sarebbe stata auspicabile anche per Odissea e Iliade ma, sai, insegnanti diversi, metodi di insegnamento diversi...
Ti saluto, un abbraccio!
Paola A.

Prof 2.0 ha detto...

Paola: sei stata fortunata. Hai avuto una grande prof. Quanto agli strumenti critici: ma noi alla fine della scuola cosa dobbiamo lasciare in eredità al mondo, un gruppo di filologi, narratologi, critici o un gruppo di persone capaci di pensare in grande e con il loro cervello?
Tutto serve, ma non tutto è la via più rapida per arrivare allo scopo.

paola ha detto...

Su questo sono del tutto d'accordo.