Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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venerdì 27 febbraio 2009

E tu hai carattere?

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ps. prof 2.0 è a Trieste per una conferenza e per vedere la città, per la prima volta. Ci si rivede sabato o domenica. Prof 2.0 ha il fiato corto, accetta inviti per vacanze!

giovedì 26 febbraio 2009

A viva voce

Appuntamento alle 12.00 con un amico romano.
Costretto ad interrompere un lavoro importante esco di casa trafelato, ma ci tengo a incontrarlo dopo tanto tempo che non ci vediamo: almeno 5 anni.
Ore 12.05. SMS dell'amico: "Mi spiace, non riesco ad arrivare".
Rispondo un po' innervosito: "Pazienza. Faremo un'altra volta".
Nuovo SMS: "Facciamo domani alla stessa ora?".
Silenzio.

E' proprio vero la tecnologia non solo ha aumentato la rapidità delle comunicazioni, ma anche la solitudine; ha diminuito le difficoltà comunicative, ma anche il coraggio di assumersi le proprie responsabilità "a viva voce".

mercoledì 25 febbraio 2009

Lo strano caso di Ogni Uomo

Un film che vale la pena vedere. Un racconto di Fitzgerald che vale la pena leggere. Mi sono sempre chiesto - e la lunga malattia di mia nonna ha approfondito la domanda - se la vecchiaia non sia altro che una fregatura. In fondo anche il figlio di Dio fatto uomo, che dell'uomo ha sperimentato tutto, una cosa non l'ha vissuta: la vecchiaia.
A che serve la vecchiaia se è solo un periodo di rimpianto del passato?
Questo film me lo ha fatto intravedere.
La vecchiaia è come l'infanzia. Un periodo in cui sono gli altri a doversi prendere cura di te e tu avere la semplicità di farti "curare". Dopo l'ebbrezza della giovinezza e della maturità, in cui si pensa di fare qualcosa di grande al mondo arriva il momento di lasciarsi amare, che non è meno importante di amare.
Un mondo in cui ci si prende cura di bambini e vecchi è un mondo in cui vale la pena vivere.
Andate a vedere il film. Leggete il racconto.
Ancora una volta la buona letteratura regala occhi nuovi sul nonplusultra quotidiano.

martedì 24 febbraio 2009

Scienza dell'incertezza

Oggi a pranzo un amico mi racconta che sta leggendo un difficile, pesante, ma interessante libro (Il cigno nero: come l'improbabile governa la nostra vita) di un professore universitario di "scienza dell'incertezza". Non è uno scherzo. Si tratta di un ramo della statistica atto a dimostrare quanto, soprattutto in ambito economico, i modelli atti a prevedere le tendenze, gli andamenti dei mercati... si dimostrano sempre insufficienti e inadeguati rispetto alle scelte o alle azioni imprevedibili dell'uomo. Molto interessante!
Ma anche paradossale. In epoca di tecnocrazia c'è una scienza che ci ricorda che proprio la scienza è molto limitata e non riesce neanche a spiegare il suo ambito: i "come" delle cose. E oggi con la scienza si pretende di spiegare anche il mistero, i perché delle cose... L'ultima sui giornali di oggi: hanno scoperto il gene del sorriso! Siamo ad un passo dallo scoprire il gene della felicità.

Allora sì che la felicità sarà una certezza...
***
Lei trova strano che io consideri la comprensibilità della natura (per quanto siamo autorizzati a parlare di comprensibilità), come un miracolo (Wunder) o un eterno mistero (ewiges Geheimnis)... È qui che si trova il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, felici solo perché hanno la coscienza di avere, con pieno successo, spogliato il mondo non solo degli dèi (entgöttert), ma anche dei miracoli (entwundert). Il fatto curioso è che noi dobbiamo accontentarci di riconoscere "il miracolo" senza che ci sia una via legittima per andare oltre. Dico questo perché Lei non creda che io – fiaccato dall'età – sia ormai facile preda dei preti.
A.Einstein, Lettera a M.Solovine (1952)

lunedì 23 febbraio 2009

Carnevale da Tiffany

Vedendo qua e là maschere, mi è tornata in mente questa indimenticabile scena di un indimenticabile film. Quando per raccontare un corteggiamento bastavano due maschere di plastica... E c'era lei...


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domenica 22 febbraio 2009

Grazie!

Mi capita di ricevere email in cui qualcuno mi ringrazia per quello che scrivo. Chiaramente non posso che esserne contento. Ma quello che mi rende felice è che ci sono persone che "ringraziano". Ringraziare è forse il tratto più bello ed essenziale dell'essere uomo. Noi riceviamo tutto: la vita, gli amici, il mare, la luna, le stelle, i gelsomini, l'anguria, il cappuccino, le fragole, la musica, i libri, la neve, le nuvole, la notte, l'alba, la sabbia, le onde, il sorriso... Insomma galleggiamo in una vita che non fa altro che regalarci cose che noi non abbiamo né fatto né meritato. Allora ringraziare non è un punto di arrivo dettato dalla buona educazione, ma un punto di partenza dettato dal buonsenso... Tutto in questa vita è un dono, persino quelle cose che crediamo di avere ottenuto noi con le nostre qualità. Forse che anche quelle qualità non ci sono state donate? Al massimo le abbiamo coltivate, custodite, affinate...
Quanto fa bene al cuore dire "grazie". Dire almeno una decina di grazie in una giornata può essere il segreto del buon umore. Comincio io: grazie a tutti voi, che con estrema pazienza, leggete e mi offrite suggerimenti, spunti, provocazioni...
***
«La misura di ogni felicità è la riconoscenza. Tutte le mie convinzioni sono rappresentate da un indovinello che mi colpì fin da bambino. L'indovinello dice: "Che disse il primo ranocchio?". La risposta è questa: "Signore come mi fai saltare bene". In sintesi c'è tutto quello che sto dicendo io. Dio fa saltare il ranocchio e il ranocchio è contento di saltellare».
G. K. Chesterton

sabato 21 febbraio 2009

Living Room

Serata Living Room, dal titolo "C'era una volta l'amicizia...". Il film prescelto è "The big Kahuna". Serata come sempre stupenda, tra chiacchiere (oscar per le sparate più grosse all'immarcescibile padrone di casa Federico), meringata (oscar per la torta migliore a Francesco, da ripetere...), battute (oscar per la figura retorica migliore a Elena, che, nel manifestare apprezzamento per l'attore di 007, ha avuto il coraggio di dire "piacevole alla vista").
Una delle scene che amo di più del film...

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venerdì 20 febbraio 2009

Una vita piena?

Un professore, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto vuoto di marmellata e cominciò a riempirlo con dei sassi di circa 3cm di diametro. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno. Essi risposero affermativamente. Allora il professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente. I piselli naturalmente si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi. Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, risposero di sì. Il professore allora tirò fuori una scatola piena di sabbia e la versò dentro il vasetto. Ovviamente la sabbia riempì ogni spazio vuoto lasciato e coprì tutto. Il professore chiese ancora una volta agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero, senza dubbio alcuno, affermativamente. A questo punto il professore tirò fuori. Da sotto la scrivania, una bottiglia di vino e ne versò completamente il contenuto dentro il vasetto, inzuppando la sabbia.
Gli studenti si misero a ridere.
“Ora - disse il professore non appena svanirono le risate - voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la nostra vita. I sassi sono le cose importanti – Dio, la famiglia, gli amici – le cose per le quali se tutto il resto fosse perduto, la vita sarebbe ancora piena.
I piselli sono le altre cose importanti: il lavoro, la casa, i viaggi, il pensiero, le aspirazioni.
La sabbia è tutto il resto … le piccole cose.”
“Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia,” continuò, “non ci sarebbe spazio sufficiente per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vita. Se dedichiamo tutto il nostro tempo e la nostra energia alle piccole cose, non avremo spazio sufficiente per le cose veramente importanti”.
DedicateVi alle cose che Vi rendono felici: giocate con i Vostri figli, portate il Vostro coniuge al cinema, uscite con gli amici. Ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l’auto. PrendeteVi cura dei sassi come prima cosa. Fissate le Vostre priorità... il resto è solo sabbia.
Una studentessa allora alzò la mano e chiese al professore che cosa rappresentasse il vino.
Il professore sorrise. “Sono contento che me l’abbia chiesto. Era giusto per dimostrarvi che non importa quanto piena possa essere la nostra vita, perché c’è sempre spazio per una buona bottiglia di vino".

giovedì 19 febbraio 2009

You Can't Take it with You

A cena da una famiglia di amici. Papà, mamma e 4 figli. In casa regna quella tipica disordinata-allegria-ordinata delle famiglie numerose e felici, come in quel meraviglioso film di Frank Capra che dà il titolo al post (in Italia "L'eterna illusione"). Papà e mamma accusano i segni della stanchezza di una giornata di lavoro. Ma sorridono. Sereni. Così sorridono le figlie. Un sorriso che conquista, anche la vecchia vicina di casa mezza cieca che le ha incontrate per strada. Il piccolo figlio finge di dormire e non appena sente un discorso che lo riguarda rientra in soggiorno ormai pigiamato e a piedi nudi, per poi fuggire a letto quando la mamma finge di alzarsi. Lei commenta "è come suo padre". La piccola tutta occhi e che quasi non parla (se non con gli occhi) va in giro per casa ascoltando canzoni dello zecchino e balla, balla, balla... Non mi stupisco al sentire che papà e mamma hanno da poco iniziato un corso di ballo: valzer, tango e cha-cha-cha...
Non c'è niente da fare, Aristotele aveva ragione. Ciò che l'uomo ama più di ogni altra cosa è imitare. E i figli ridono, ballano, ascoltano, lavorano, studiano, leggono... come e se lo fanno i genitori. E non c'è niente di meglio che imitare genitori felici!
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mercoledì 18 febbraio 2009

Il colombre

Oggi abbiamo lavorato con grande soddisfazione sul racconto di Buzzati "Il colombre" (cliccate per scaricare il testo). Un racconto breve e ricco di mistero, come Buzzati sa fare. La storia di Stefano Roi, che scappa dalla maledizione di questo pescecane che lo insegue per i mari. Il mare per il quale Stefano prova un'attrattiva irresisistibile. Un racconto emblematico delle due dimensioni di un personaggio ben costruito: "desire" e "need". Il desire è il desiderio, l'obiettivo consapevole del personaggio (diventare un marinaio e navigare in mare aperto). Il need è il bisogno, ciò di cui il personaggio ha bisogno veramente senza esserne consapevole. Ed è proprio del Colombre che Stefano ha bisogno. E non lo sa. E lo fugge. Un racconto che in 3 pagine contiene il mistero di ogni vita: la continua incerta battaglia tra ciò che crediamo di volere e ciò di cui abbiamo veramente bisogno e che ci farebbe felici. Ma, paradossalmente, ne abbiamo paura...

"Prof." - alza la mano Alunnamilledomande.
"Sì" - risponde Prof 2.0.
"Ma Stefano alla fine è stato un superficiale! Ha fallito il suo vero obiettivo!" - afferma seccata Alunnamilledomande.
"Proprio così" - risponde Prof 2.0, a cui il cuore sorride, di nascosto.

martedì 17 febbraio 2009

San Valentino al contrario

Una telefonata disperata. Due cari amici fidanzati in grave crisi. La dura e dolorosa verità che viene a galla. La difficoltà di accettarla questa verità e lasciarsi. La paura di rimanere soli. Dolore da entrambe le parti. Tanto dolore. Dopo tanti sogni... Dopo tanto tempo...

Rifletto in silenzio, cercando di trovare le parole che possano dare un aiuto. Ma trovo solo la crudezza della verità. Sì perché quello che dovrei avere il coraggio di dire è che due solitudini non fanno una storia d'amore, ma una solitudine più grande...
***
"... i tuoi vili tentativi di illuderti sull'amore quando sai perfettamente, al pari di me, che tra noi non c'è mai stato altro che disprezzo e sfiducia e una terribile, morbosa dipendenza della nostra reciproca debolezza".
R.Yates, Revolutionary Road

lunedì 16 febbraio 2009

London in winter

Londra d'inverno è pur sempre Londra, ma alcuni dettagli sono degni di non cadere nell'oblio.

Anche se nevica la maggior parte delle ragazze va in giro con le ballerine. Misteriose.
Gli italiani a Londra sono dappertutto, così d'estate come d'inverno. Sarà che li senti subito "urlare"... Costanti.
Il British è vuoto, la National è poco affollata, Harrods è un formicaio di uomini e donne in cerca della felicità. D'altronde quale di questi tre luoghi ci sarà ancora fra cento anni? Meglio approfittare... Immortale.
La metropolitana singhiozza nel weekend, costringendoti a funambolici e repentini cambi di linea. Tanto chissenefrega: la usano i turisti... Inglese.
La birra è buona come d'estate, anzi forse di più: una pinta di London Pride è la cosa migliore. Rassicurante.
Abercrombie è sempre pieno di fessi. Fisso.
I parchi sono impregnati di una malinconia pericolosa. Struggente.
Il caffè fa schifo uguale e il tè pomeridiano è la cosa giusta al momento giusto. Fondante.
Confermo: la bocca a trapezio isoscele è l'unico modo per parlare correttamente la lingua. Geometrico.

giovedì 12 febbraio 2009

London Reloaded


Da stamani il prof è di nuovo a Londra (nostalgia?). Torna domenica sera. Dubita di riuscire a scrivere qualcosa sul blog fino a quel dì. Se riuscirà lo farà volentieri, perché a scrivere si diverte come uno scemo (vallo a spiegare ai tuoi alunni...).

See you later...

mercoledì 11 febbraio 2009

Nostalgia

Abbiamo cominciato l'avventura della lettura integrale dell'Odissea. A più voci. Ognuno interpreta dei personaggi e io faccio il narratore. Faticoso è vero, ma bello, bellissimo. Una sfida che solo sulla durata mostrerà la sua forza. E come sarà bello un giorno poter ricordare: "Mi ricordo ancora Euriclea (la "nonna") e Telemaco (che risponde sempre "giudiziosamente") e Penelope (con il suo ingresso alla Greta Garbo e la sua paziente attesa tutta femminile) e i pretendenti (che magnano e bevono) e Atena (straordinaria trasformista)... Mi ricordo ancora che la leggemmo tutta... con quel pazzo del prof, come si chiamava...?" e non invece "Io non ricordo cosa abbiamo letto, dei pezzi di qualcosa, boh... non mi ricordo neanche chi avevamo come prof... forse un'antologia...".

Le due parole più ricorrenti nei primi due libri dell'Odissea sono "ritorno" e "ricordo/dimenticanza". Il centro vitale dell'uomo è rimanere ancorato ai suoi legami più profondi, e ritornare ad essi, anche dopo un lungo errare lontani da Itaca. La grande minaccia è dimenticare: dimenticare il ritorno, dimenticare i legami, dimenticare chi si è e da dove si viene.
Ulisse è l'eroe del ritorno e del ricordo. Ulisse lotta contro l'oblio di sé stesso e della sua storia.
Per questo la nostalgia (dolore del ritorno) è un sentimento tra i più straordinari del cuore dell'uomo: quella inquietudine di non essere a "casa" mista alla dolcezza del desiderio del "ritorno" ad essa. Ci mette in moto verso casa. E casa vuole dire: legami.

martedì 10 febbraio 2009

Testamento biopsicologico (corpo e anima)

A te Dio Padre, erede unico,
lascio tutto quello che ho e sono: corpo e anima

ho paura di morire
ho paura di soffrire

ma la vita me l'hai donata tu e solo tu hai il diritto di riprendertela,
mi fido di te
che sei l'unico a conoscerne il segreto

se puoi riprendertela senza farmi soffrire ti sono grato
sin da adesso
se invece ci saranno dolori io li accetto
sin da adesso

non ho trovato mai una spiegazione soddisfacente al dolore,
ma un senso sì,
nel tuo Figlio

tutte le volte che hai permesso il dolore
mi sono ritrovato con un amore più grande per gli altri e per me
e quindi più felice
e se per amare di più e provocare più amore il dolore sarà necessario
io lo accetto sin da adesso (se non sarà necessario, ancora meglio...)

ma poco (dolore), ti prego, perché - lo sai - io non sono un granché in resistenza
e sai quanto scalpito quando soffro

ho paura di soffrire e di soffrire a lungo
ma io mi fido di te
che mi vuoi per sempre con te

e una manciata di giorni nel dolore non è paragonabile all'eternità nella gioia

io mi fido di te.
a te restituisco la mia vita
a te affido la mia morte
e a nessun altro.

Alessandro - Prof 2.0

lunedì 9 febbraio 2009

Per non dimenticare

Recentemente abbiamo celebrato la giornata della memoria. Ho riletto alcuni documenti storici e ci sono altre due cosette che non voglio dimenticare... se sono ancora in tempo.

"Il Reichsleiter Bouhler e il dottor Brandt sono incaricati, sotto la propria responsabilità, di estendere le competenze di alcuni medici da loro nominati, autorizzandoli a concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili secondo l'umano giudizio, previa valutazione critica del loro stato di malattia"
Adolf Hitler, 1° settembre 1939

Le radici del programma varato da Hitler, che permise l'eliminazione in meno di 2 anni di 70 mila persone tra disabili e malati terminali e che portò alla sperimentazione delle camere a gas e dei forni, affondavano in un libro apparso nel 1920 dal titolo "L'autorizzazione all'eliminazione delle vite non più degne di essere vissute". Gli autori erano Alfred Hoche (1865-1943), uno psichiatra e Karl Binding (1841-1920) un giurista.

Hoche e Binding svilupparono il concetto di "eutanasia sociale". Il malato incurabile, secondo i due, era da considerarsi non soltanto portatore di sofferenze personali, ma anche di sofferenze sociali ed economiche.

Da un lato il malato provocava sofferenze nei suoi parenti e - dall'altro - sottraeva importanti risorse economiche che sarebbero state più utilmente utilizzate per le persone sane. Lo Stato dunque - arbitro della distribuzione delle ricchezze - doveva farsi carico del problema che questi malati rappresentavano. Ucciderli avrebbe così ottenuto un duplice vantaggio: porre fine alla sofferenza personale e consentire una distribuzione più razionale ed utile delle risorse economiche.

Per saperne di più:
http://www.olokaustos.org/index.htm
http://www.olokaustos.org/argomenti/eutanasia/eutanasia1.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Binding
http://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_Hoche

domenica 8 febbraio 2009

Felice ma non troppo...

Tutti vogliono essere felici. Ogni creatura sulla faccia della terra tende alla felicità.
E allora da come riempiamo questo termine ormai stanchissimo dipende molto, troppo.
La felicità nella nostra epoca è un concetto da poter misurare. Quantitativo. La felicità non misurabile non esiste. Allora sostituiamo con un altro termine la felicità misurabile, quantitativa: successo. Oggi è felice o crede di poterlo essere chi ha successo. Il successo è massimamente quantificabile, misurabile, in termini di share, di pubblico. Per questo la tv è il luogo principe della felicità... Quanti leggono il mio blog? Pochi, molti. Da questo dipende la mia felicità. Quanti sguardi provoca il mio vestito, la mia bellezza? Quanti applausi la mia performance? Quanto guadagni il mio lavoro?
Di conseguenza, in base alla quantità, si pensa di poter determinare: intelligenza, bellezza, bravura, ispirazione... di una persona. Ma la quantità è frutto dello sforzo, della fatica, della tensione produttiva, della lotta per superare gli altri. Allora la felicità si riduce allo sforzo prodotto, alla tensione. Ci si concentra sullo sforzo per ottenere e, senza accorgersene, ci si perde la verità delle cose, la loro semplice pienezza: non scriviamo libri, non lavoriamo, non ci facciamo belli, per tenere alto il consenso attorno a noi. Questo avvelena libri, lavoro, bellezza... Scriviamo libri, lavoriamo, ci facciamo belli per amore ai libri al lavoro alla bellezza e per amore alle persone che serviamo con i nostri libri, con il nostro lavoro, con la nostra bellezza. Solo così nei casi di fallimento, insuccesso, bancarotta rimarremo sereni. Perché anche se quelle cose ci vengono tolte la felicità non dipende da esse, ma dall'amore che ci mettiamo: il bene che compiamo fa la felicità, non lo sforzo.
Fallimento e felicità sono compatibili. Tutta questione d'amore. Come sempre...

***
C'è una felicità oscura e una felicità chiara, ma l'uomo incapace di assaporare la felicità oscura, non è nenache capace di assaporare quella chiara
G. von Le Fort

venerdì 6 febbraio 2009

Tirteo

Alle prese con la correzione di una versione relativa a Tirteo, ho trovato un patrono dei professori 2.0. Un maestro di scuola zoppo che con le sue parole rese coraggiosi uomini ormai sfiduciati.

Tirteo vissuto nel VII secolo a.C., di probabile origine ionica era un maestro di scuola. Secondo una leggenda, gli Spartani, messi in crisi dai nemici, su consiglio dell'oracolo di Delfi, chiesero un capitano agli Ateniesi, i quali, per prendersi gioco degli Spartani, mandarono un maestro di scuola, zoppo, ma che si rivelò capace d'accendere gli ardori dei soldati, sconfitti e sfiduciati, con i propri canti e condurli così al trionfo in battaglia. L'ascolto delle sue poesie da parte dei giovani divenne legge. Bastarono le parole di un maestro zoppo a rinnovare la speranza.

Molti prof oggi si sentono come l'antico maestro di scuola: inutile e zoppo. Mandati in classe per uno scherzo del destino. A costoro la società non dà una lira (euro), metaforicamente e di fatto... Ma con le loro parole, i tirtei moderni, sono capaci di riaccendere speranza nei cuori giovani per una guerra non cruenta, ma una coraggiosa guerra per la ricerca della propria identità, della propria storia, di un'esistenza piena e felice. E io questo lo vivo tutti i giorni ed è uno dei motivi principali per cui ho scelto di fare questo lavoro.

***
O giovani, suvvia, combattete resistendo gli uni accanto agli altri e non date inizio nè alla fuga vergognosa nè al panico, ma fate grande e coraggioso entro il petto il vostro cuore.
Tirteo, frammento 10

giovedì 5 febbraio 2009

Trust the voice within

Confusione. Lo stato in cui si trova spesso un o una liceale. Numb: confuso, intorpidito, dicono i Linkin Park in una delle loro canzoni migliori. Lost: smarrito, abbandonato, dice Christina Aguilera, che poi continua: "if you're lost outside, just look inside your soul". Questi versi mi sono stati segnalati in un tema da un'alunna di cui riporto alcuni stralci:

"Se fuori sei perso, guarda solamente la tua anima" così canta Christina Aguilera nella canzone The voice within... Il testo è rivolto ad una ragazza, insicura e fragile perchè non si ritrova nei modelli dei suoi coetanei. Quante volte ci è capitato: nessuno riesce a comprenderci, ci sembra di essere intrappolati in un sistema, in un meccanismo a cui non si può sfuggire... Fare progetti? Inutile, tanto non si avverano mai. Avere dei sogni? Sono cose da bambini. Meglio lamentarsi, è così semplice. Il problema alla base di tutto il malessere che c'è tra i ragazzi è il non sapere più chi si è. Si cerca un'identità-stereotipo perchè non si riesce più a crearne una vera... Abbiamo paura di quello che siamo davvero, della verità... Per una volta abbassiamo il volume del mondo esterno e ascoltiamo il nostro cuore; solo così riusciremo a capire chi siamo davvero... Trust the voice within.

***
il maestro è nell'anima e dentro all'anima per sempre resterà
Paolo Conte, Il maestro

mercoledì 4 febbraio 2009

Le età della vita

"Ho 22 anni. Ho raggiunto un buon titolo di studio, possiedo una macchina strafiga, sicurezza finanziaria, quante ragazze voglio, prestigio sociale, maggiore di quanto mi occorra. Adesso devo solo spiegarmi cosa significhi tutto questo".

"Ho 28 anni e un bambino. Vengo classificato come adulto, ma non mi riconosco come tale e non mi sento coinvolto nel mondo degli adulti. Ho difficoltà ad appropriarmi di questa dimensione. Per me, gli adulti sono i miei genitori. Sono in contraddizione con me stesso: interiormente mi sento come un bambino o un adolescente, con angosce terribili, ma all’esterno sono già un adulto e vengo considerato tale sul lavoro. Nella società nulla ci aiuta a diventare adulti".

(testimonianze tratte dal libro Alla ricerca di un senso per la vita dello psichiatra V.Frankl)

***

Da 0 a 10 anni giochiamo a vivere.
Da 10 a 20 scopriamo perché e per chi viviamo.
Da 20 a 30 proviamo ad accettare quello che abbiamo scoperto e ci mettiamo a realizzarlo per il resto della vita.

Vedo la prima decade prolungarsi pericolosamente lungo la seconda e persino la terza.
Cosa sta succedendo?

martedì 3 febbraio 2009

Genitori dove siete???

Da una mail di una studentessa presente all'incontro di Firenze:

Il suo intervento mi ha fatto riflettere e mi ha dato modo di pormi molti interrogativi, e, ad alcuni sono riuscita a dare una risposta, ad altri no. Vorrei chiederle... cos'è per lei la felicità? ...E ....lei crede di essere felice? Io non mi sento un'adolescente comune, somigliante al prototipo di cui ha discusso alla conferenza, anzi, credo di essere un'adolescente con una situazione sui generis per questi tempi: i miei genitori sono stati sempre presenti nella mia vita, mia madre in modo particolare, non mi sono mai trovata a prepararmi il pranzo da sola, non mi sono mai trovata sola. Mia madre di me sa tutto, conosce i miei pensieri, i miei desideri, i miei amici, i loro caratteri. Mi ha insegnato i valori veri della vita, l'importanza delle piccole cose, la generosità verso gli altri.... valori che purtroppo al giorno d'oggi sono veramente in pochi a possedere, è per questo che a volte trovo certi miei coetanei cosi' diversi da me... Lei che infanzia ha avuto?... Chi l'ha spronata a essere quello che è oggi?... I suoi genitori sono stati presenti nella sua vita?

Ne sono sempre più convinto, la cura contro le terribili solitudini degli adolescenti di oggi è più semplice di quanto si creda: il pranzo preparato dalla mamma, due chiacchiere, l'esempio... Insomma la presenza dei genitori fa degli adolescenti che si sentono "diversi" i veri "normali". I veri ribelli di cui c'è bisogno: quelli che colgono l'importanza delle piccole cose e la generosità verso gli altri. Insomma quelli che alla fine si godono davvero la vita. E poi scrivono anche bene in italiano!

Genitori dove siete???

lunedì 2 febbraio 2009

Cercate nuove strade!

Sabato ero a Firenze per un incontro con più di 400 studenti. Ho aperto il mio intervento con una frase che non avevo preventivato. Ho detto senza sapere neanche io perchè: "Sono stufo di voi! Sì sono stufo di voi ragazzi!". Occhi sgranati! Sono stufo di voi perché vi nascondete dietro le colpe degli adulti e le usate come scusa per essere sfiduciati, passivi, superficiali. Sono stufo perché vi voglio bene, perchè voi che siete pieni di vita sembrate i primi ad averla anestetizzata la vita dentro di voi. Voi che siete nell'età magica dell'esistenza che serve - nella sua follia sperimentale - a scoprire chi siete e che storia siete venuti a raccontare su questa terra. Sono stufo perché avete rinunciato a questa ricerca. Sono stufo di voi perché con la vostra vitalità dovete costringerci a guidarvi per le tempeste della vita. Ma se non vi buttate in mare? Se state lì chiusi in camera? Se avete paura del futuro e prendete i vostri sogni a prestito dalla tv e dai giornali di moda come farete a trovare la vostra unica e insostituibile via che farà il mondo migliore grazie alla vostra presenza? Non rinunciate ai vostri sogni! Chiedete aiuto. Cercate. Mettetevi alla prova. La realtà è troppo bella per perderne il profumo per superficialità, indolenza o dando semplicemente la colpa a cause esterne, che saranno magari vere e reali, ma che ad un certo punto, se non le accettiamo, diventano una scusa, dal momento che il passato non lo possiamo cambiare. Coraggio. Coraggio. Coraggio. Quanto bellezza, quanto bene siete capaci di realizzare! Un passo alla volta, ma con un sogno grande nel cuore. Meta ultima del viaggio, ma intenzione prima nel fare ogni passo. Perché mai svegliarsi tristemente ad un certo punto con la domanda: ma io fino adesso ho vissuto la vita di chi? Potrebbe essere troppo tardi!

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