Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

PS. Potete ricevere gli aggiornamenti direttamente al vostro indirizzo di posta elettronica, iscrivendovi al link a fianco.

giovedì 25 dicembre 2008

Incubo di Natale

Natale 2008. Dio decise di dare una controllatina alla terra per capire lo stato della storia universale. La situazione era precaria: gente che lo ignorava da un lato, gente che non faceva altro che chiedergli cose dall'altro. Nessuno più voleva Lui e basta. Volle allora fare un gesto straordinario e tornare a incarnarsi. La cosa migliore da fare sembrò nascere in televisione. Tutti amavano, credevano, speravano nelle persone della televisione. E Dio che voleva essere amato, creduto, sperato dagli uomini scelse la televisione. Suo padre doveva essere della famiglia di Davide. Scelse David. David Beckham: bello, prestante, dagli addominali scolpiti. Come madre scelse Veronica Ciccone, che si faceva chiamare già Madonna e quindi andava benissimo. Bella anche lei grazie ai prodigi del trucco: in tv il tempo non passa, come nella vita eterna. Inoltre si era appena separata da suo marito quindi risultava libera, anche se non proprio "like a vergin". Milioni di profeti della pubblicità ne annunciarono la venuta prossima su tutti gli schermi. Un evento mai visto e assolutamente da non perdere. Si manifestò sotto l'aspetto di un perfetto single, già maturo e affascinante. Chioma brizzolata, fisico perfetto, un bicchiere di martini con del ghiaccio, scarpe nere Prada, abito nero Armani, profumato di Dolce&Gabbana, occhi neri magnetici, da dio. Era veramente un dio da lasciare annichiliti gli uomini. E tutti volevano vederlo, toccarlo, avere un autografo, comparire in televisione con lui: stare con lui. E la televisione era diventato il nuovo paradiso: tutti volevano andarci e rimanerci per sempre, perché c'era Dio. Dio era finalmente famoso e finalmente Dio sarebbe stato amato, creduto, sperato. Come un vero divo (che poi significa divino). Peccato non averci pensato prima...

Quando mi sveglio da questo incubo il calore di un presepe brilla in un angolo della mia stanza. La televisione è irrimediabilmente spenta: non c'è proprio. E Dio è un bimbo. Il bimbo non ha pannolini prada o armani; non è uno scapolo d'oro da lasciare il fiato corto; papà e mamma sono un falegname e una ragazza semplice; devono insegnargli tutto: a camminare, a leggere, a scrivere, a mangiare composto. Attorno a lui c'è qualche animale e dei pastori che odorano di pecora e di bosco. Il Dio dalla vita indistruttibile, fuori dal tempo, misterioso creatore e signore del cielo e della terra è veramente alla portata di tutti: un bimbo in balia delle mani - delicate o ruvide - degli uomini. E così ancora oggi, 25 dicembre, posso prendere in braccio Dio. E mentre lo faccio scopro che è Lui a tenere me in braccio. E per questo spero e credo in lui. E per questo lo amo. E per questo voglio stare per sempre in Paradiso con Lui.


***
Auguri di cuore a tutti. Per un Natale volto all'essenziale: Dio e l'amore per gli altri.
Ci ritroviamo da queste parti il 31 dicembre.
Adesso c'è bisogno di silenzio.

mercoledì 24 dicembre 2008

Cercasi Dio

Dopo la lettura di Oscar e la dama in rosa di E.E.Schmitt (Rizzoli) ho proposto ai miei alunni la sfida di scrivere una lettera a Dio. Le lettere sono state scritte al computer, in modo da rimanere anonime. Ve ne propongo una intitolata "Cercasi Dio".

Caro Dio, io in te non credo. Cosi comincio la mia lettera; io ti scrivo prima di tutto perché e un compito e poi perché voglio vedere se in qualche modo mi rispondi. Mi manchi Dio. Dovunque tu sia, io non credo nel Dio cristiano ma sono sicuro che tu MIO DIO esisti. Io esisto quindi di conseguenza esisti anche Tu. Ti vorrei conoscere. Una persona, se così ti posso chiamare, che ha creato il mondo non può essere che una persona da conoscere, uno che ha l’immaginazione che hai tu, che ha inventato tutte le cose utili ed inutili, come la musica, che è la cosa più bella che tu potessi inventare… che ha inventato tutte le emozioni: l’amore, la gioia la felicità, ma anche la rabbia, la gelosia e la fatica. Io ti voglio credere ma io ho molta poca fede ho bisogno di vedere per credere, ma anche internamente, quindi fatti vivo… Io di te ho bisogno, ho bisogno di te perché da te dipende la mia visione sulla vita. E perché a chi posso chiedere consigli o aiuto su qualsiasi cosa se non a te??? Dio mio spero di incontrarti presto dentro di me, vieni a farmi visita qualche volta. Con grande affetto.
IO

P.S. sai chi sono.

La risposta sembra nascosta - proprio in questi giorni, manco a dirsi - in una stalla.

martedì 23 dicembre 2008

Il bello del lavoro


Fine trimestre. Periodo di bilanci: lavoro. Ho lavorato gomito a gomito con tante persone. Mi fermo a riflettere: chi mi ha dato di più, chi mi ha insegnato di più, chi mi ha fatto crescere di più? Sono le persone che voglio ringraziare in modo particolare.
Scorrono volti e nomi precisi: Massimo, Aldo, Paola, Marcello, Valentina, Carlo, Luca, Alessandro, Armando, Marco, Cristian, Gabriele, Lorenzo, Luigi, Emanuela, Pietro, Sirio, Saverio... Tutte persone che il lavoro mi ha messo accanto; la parte principale del lavoro, la parte più appassionante: le relazioni. Mi chiedo cosa abbiano in comune persone umanamente e professionalmente così diverse, ma che mi hanno fatto crescere umanamente e professionalmente. Trovo la risposta in una battuta de Il giovane Holden, quando il confuso Holden alla ricerca della vera maturità si sente rispondere dal suo professore che: «Ciò che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa».

Ecco cosa hanno in comune tutte queste persone: vivono umilmente per una causa. Non cercano sé stessi nel lavoro, ma - attraverso il lavoro fatto bene e con passione - donano sè stessi e i loro talenti, mettono in comune risorse, cercano il bene comune, servono gli altri. Solo questo trasforma il quotidianissimo ripetersi del lavoro giornaliero in un'avventura senza pari: il cuore umile degli uomini e delle donne maturi.

ps. ah se governassero!

lunedì 22 dicembre 2008

Se rinasco...

...faccio questo!


domenica 21 dicembre 2008

Natale senza parole

Vorrei scrivere quelle parole.
Quelle parole che costringono a nascere.
Quelle parole che non trovo e non troverò mai: non sono mie.
Vorrei scrivere quelle parole.
Le cerco e trovo soltanto la sete di cercarle.
E natale è ogni mio giorno speso a desiderarle.
Ed è tutto quello che ho.
Oggi posso scrivere il mio infinito vorrei.
Così tu vuoi.
Domani mi parlerai all'orecchio.
E sentirò una sola parola.
E mi stupirò a scoprire che quella sola le contiene tutte.
E quel giorno sarà il mio
Natale.
Grazie a te.

sabato 20 dicembre 2008

Scrutini

Fine trimestre. Si consuma il rito degli scrutini. Una parola - scrutinio - che mi ha fatto sempre rabbrividire, ricordandomi un laboratorio in cui si conducono esperimenti per determinare il colpevole di un delitto... Lo conferma il dizionario.

scrutinio [scru-tì-nio] n.m. [pl. -ni] 1 il controllo e il computo dei voti espressi in un’elezione 2 valutazione del profitto degli alunni di una classe da parte della commissione degli insegnanti, alla fine di un trimestre, di un quadrimestre o di un intero anno scolastico 3 (ant.) esame accurato, minuzioso ¶ Dal lat. tardo scrutinĭu(m) ‘il frugare, perquisizione’, deriv. del class. scrutāri ‘scrutare’.

Il confinare della parola con la perquisizione mi inquieta. Vedo legioni di professori occhialuti (modello occhio di Sauron) frugare nel registro a caccia di voti negativi e medie da bilancino. Professori che perquisiscono. Professori che scrutinano la vittima prescelta: colpevole! innocente!
Senza nulla togliere alla sostanza del significato (2) del dizionario, che però introduce una nozione economica (il profitto) che mi fa ancora più paura applicata al progredire del sapere e delle capacità, vorrei proporre un termine meno inquisitorio (scrutinio) ed utilitaristico (profitto). Ma non mi viene in mente nulla. Mi date una mano?

ps. se amate la parola scrutinio potete anche difenderla...

venerdì 19 dicembre 2008

Punteggiatura: ti amo!

Da quando scrivo c'è un amore che si sta facendo largo dentro di me: l'amore per la punteggiatura. Non credevo che nella vita si potesse godere così tanto per una virgola, un punto, un punto e virgola. Segni amorosi che condividiamo con tutte (o quasi) le babeliche lingue scritte.

Amo i due punti che aprono spazi infiniti come le colonne d'ercole: vai oltre, troverai l'oceano.
Amo il punto e virgola che apre su anse nuove il torrente della scrittura; quando il già visto si apre al nuovo, ma non è ancora pronto per andare a capo; quando lo spazio è diverso, ma non del tutto e vuole che tu tenga presente il passato recente e abbracci il futuro prossimo.
Amo la virgola che è come il respiro e poiché il respiro ha tutte le sfumature della vita a volte non ci sono virgole e quasi sembra di soffocare di stanchezza perché corriamo senza fermarci mai, a volte, invece, ce ne sono tante, di virgole, perché il tempo della vita è spezzato, discontinuo, ma scorre, con tutte le sfumature: l'amore, l'ansia, il desiderio, la tristezza, la gioia, la pace, il silenzio.
Amo i puntini di sospensione, se usati con parsimonia, perché sono la più bella scena di suspense mai scritta. Quella in cui lui con un mazzo di rose si dichiara e lei sorride già nella tua immaginazione...
Amo le virgolette con quel loro "ammiccare" di fronte alla novità inattesa e metaforica.
Amo i trattini che sono come quei belvedere montani - riprendi fiato e ti rincuori con un momentaneo panorama - lungo la faticosa salita verso la vetta definitiva del periodo.
Amo le parentesi con quella loro ironia (non sempre) nascosta.
Amo lo stupore dell'esclamativo. Sì!
Amo l'incertezza dell'interrogativo. Sì?
E li amo ancor di più insieme: come non amarli?! o come non amarli!? (a seconda della sfumatura).

Amo il punto e a capo, perché è ora di finirla.

***
"Dio è nei dettagli" (G.Flaubert)

giovedì 18 dicembre 2008

Consigli per gli acquisti

- Prof cosa ha chiesto a Babbo Natale?
- Libri
- Solo libri?!
- Solo libri!

Se volete regalare bei libri ecco la mia inadeguata lista delle pagine più belle lette o rilette quest'anno, secondo una classificazione per generi piuttosto incomprensibile:

Esistenziale parabolico
E.E.Schmitt, Oscar e la dama in rosa, Rizzoli
Corporeo mistico
P.Suskind, Il profumo, Tea
Solido magnetico
D.Grossman, Qualcuno con cui correre, Mondadori
Evocativo realistico
R.Bradbury, Fahrenheit 451, Mondadori
Essenziale teologico
C.McCarthy, La strada, Einaudi
Avventuroso avvolgente
J.Giono, L’ussaro sul tetto, Guanda
Elegante fiabesco
B.Muriel, L’eleganza del riccio, E/O
Essenziale provocatorio
A.Galdo, Non sprecare, Einaudi

mercoledì 17 dicembre 2008

Life Bites

Oggi su Disney Channel esce una delle puntate scritte da Prof 2.0 per una sitcom (età scuola media). Ancora non le ho viste neanche io. Speriamo bene...

Ecco gli orari:

"M'ama non m'ama" - 17 dicembre - ore 18.50

"Paghetta" - 24 dicembre - ore 18.50

"Maschi e femmine" - 30 dicembre - ore 18.50

ps. credo che ogni giorno ci sia una replica alle 21.35.
Buon divertimento (almeno spero)!

martedì 16 dicembre 2008

Pronomi

Ci sono momenti in cui per far memorizzare qualcosa ai propri alunni è necessario tornare alle elementari e far pronunciare in coro tutti i tipi di pronomi conosciuti, in modo che la cantilena di categorie e sottocategorie rimanga ben impressa nella loro mente. L'esperimento è accolto con divertimento, sino a trasformarsi in risate incontrollabili... Mi chiedo come mai. Sarà il ritorno ai banchi delle elementari, quando ripetevamo in coro numeri, tabelline, lettere e parole? Sarà la vicinanza delle vacanze che mettono allegria? Sarà la grammatica?

- Prof assomiglia alla professoressa Fullin!
- Non la conosco...
- Quella di Zelig! Le mandiamo un video!




Ogni tanto un po' di Zelig ci vuole anche a scuola. Soprattutto nell'ora di grammatica sui pronomi, purché serva a imparare meglio!
E chi l'ha detto che scuola fa rima con tristezza?
Fullin 2.0.

***
"Nutre la mente soltanto ciò che la rallegra"
Agostino, Confessioni

lunedì 15 dicembre 2008

La mancia

Sabato ero a cena con fratello-walkertexasranger. Simpaticamente serviti da un cameriere che faceva il suo lavoro bene e col sorriso sulle labbra, gli abbiamo dato (cioè mio fratello...) una generosa mancia, soddisfatti del cibo e del servizio: saremmo sicuramente tornati.
La mancia... Usiamo espressioni che nascondono dietro la loro misteriosa e fredda superficie il calore e il colore della letteratura o della storia.
Quando diamo la mancia rievochiamo antichi riti amorosi cavallereschi. La mancia un tempo non era altro che "la manica" (dal francese manche) che la donna regalava al suo campione in segno di predilezione. Le maniche del vestito, un tempo staccabili (soprattutto per gli abiti femminili, da cui l'espressione "un altro paio di maniche", come si vede nell'immagine) si regalavano come pegno d'amore. Dare la mancia (manica) era favorire qualcuno, dichiarare simpatia.
Tutte le volte che diamo una mancia, riecheggiano le gesta di antichi tornei, in cui campioni armati conquistavano donne gentili che a loro si erano affidate "smanicandosi". Dietro una mancia un tempo c'era un cuore innamorato e l'eroismo di un cavaliere. Quel cameriere era diventato con la sua simpatia e professionalità il nostro campione, benché le sue armi fossero grembiule e menù. E noi (cioè mio fratello...) volentieri ci "smanicavamo" per lui. Così in una mancia persino la prosa del lavoro quotidiano diventa epica cavalleresca.
Ah le parole!

domenica 14 dicembre 2008

Agli alunni che mi ritengono pignolo

«La correttezza della lingua è la premessa della chiarezza morale e dell'onestà. Molte mascalzonate e violente prevaricazioni nascono quando si pasticcia la grammatica e la sintassi e si mette il soggetto all'accusativo o il complemento oggetto al nominativo, ingarbugliando le carte e scambiando i ruoli tra vittime e colpevoli, alterando l'ordine delle cose e attribuendo eventi a cause o a promotori diversi da quelli effettivi, abolendo distinzioni e gerarchie in una truffaldina ammucchiata di concetti e sentimenti, deformando la verità»
C.Magris, Microcosmi, pp. 111-112

Capite, ragazzi miei, cosa c'è in gioco?
La mia pignoleria non è fine a sé stessa...
Se lo diventasse scioperate contro di me, sarò alla testa del corteo: "Abbasso Prof 2.0!".

sabato 13 dicembre 2008

Il pianoforte



Amo molto il pezzo di Yann Tiersen e mi sono imbattuto in questo video. Vi regalo entrambi.

venerdì 12 dicembre 2008

Antilingua

Per le strade bagnate di Shit City, tra pozzanghere e reliquie di cani maleducati, capita di avvertire conversazioni telefoniche.

"Lo so, hai ragione! Dovrei chiamarlo! Ma sai non vorrei essere PUSHY o quelle robe lì".

Mi piacerebbe fermare questa ragazza e chiederle morettianamente: "Ma tu come parli? Come parli? Le parole sono importanti!". Avresti potuto dire: insistente, aggressiva, invadente, fastidiosa, ossessionante, ostinata, pertinace, petulante, assillante, asfissiante, importuna, indiscreta, scocciante... a seconda della sfumatura e del contesto, ma PUSHY (da to push: spingere in inglese) no! (cioè per carità con ironia...).

Altrimenti poi trovi gente che dice "absaid" per abside (di una chiesa), "steig" (con g dolce) per stage (francese), "Thomas Men" per il tedesco Thomas Mann, "Bitoven" per Beethoven, "sain dai" per sine die...
Altro grande nemico dell'italiano, oltre agli ingiustificati anglismi, è il burocratese che ha generato mostri come: "ingredientistica", "frullateria", "deiezioni canine", "si effettuano panini"...

Vi propongo allora come presidente del S.U.P.E.R. (Salva Una Parola E Ripetila) di salvare una parola italiana scalzata da un anglismo superfluo (non ce l'ho certo col week end anche se il "fine settimana" me lo godo di più...) o da un burocratese cacofonico.

Per quanto attiene agli anglismi inutili propongo di scalzare "reality show" e usare "spettacolo-realtà": un tale non senso sarebbe stato così doloroso da pronunciare che se lo avessimo usato dall'inizio forse ci saremmo risparmiati, per pudore quantomeno linguistico, grandi fratelli e isole annesse...
Per il burocratese propongo di eliminare "decesso" e usare "morte", così evitiamo di nasconderla in tutti i modi questa cosa qui e non la accostiamo ad una cosa che somiglia all'andare in bagno...

giovedì 11 dicembre 2008

Non scrivete mai un romanzo:

Perderete i capelli o li farete crescere a dismisura.
Perderete il sonno per l'emozione di averlo finito, per l'emozione di rileggerlo, per l'emozione di correggerlo...
Perderete gli altri pensieri.
Vi sveglierete nel cuore della notte con un'idea nuova, un dialogo da migliorare, un'immagine da aggiungere. E dovrete mettere subito per iscritto quanto avete concepito nel sonno...
Penserete con la testa dei vostri personaggi anziché con la vostra, facendo figure irripetibili se il vostro protagonista ha 16 anni e si esprime in un certo modo.
Non farete altro che raccontarlo agli amici, perdendone almeno un paio.
Comincerete a chiamare con il nome dei personaggi i vostri amici, perdendone un altro paio.
E darete loro consigli su cose che riguardano i vostri personaggi e non loro.
Così perderete l'ultimo paio di amici che vi era rimasto.

mercoledì 10 dicembre 2008

2000 parole

I bambini raggiungono un lessico di 3000 parole.
A 18 anni questo lessico normalmente è raddoppiato: 6000 parole.

Ultimamente sembra che le 3000 parole si raggiungano ai 18 e che gli adulti ne conquistino massimo altre mille: 4000. Insomma almeno 2000 parole sono finite al macero...

Eppure ogni anno in Italia si mandano 30 miliardi di sms.
Sempre più sms, sempre meno parole. Strano... Si comunica di più, ma si hanno meno mezzi per farlo... O forse dimostrazione che le parole le genera solo il silenzio.

Chissà cosa contenevano quelle 2000 parole che abbiamo perso o che stiamo perdendo e sostituendo con genericissimi: "cosi", "robe", "mitico", "doh", ";-)", "anche no"...
E se perdessimo parole meravigliose come: faceto, infido, bieco, inane, abbacinante, laido, barbaglio, ubertoso, obsoleto, tumefatto, svilire, abbrutimento, bucolico, lacunoso, smerigliato, pletora, intorpidito, labile...

Il nenonato S.U.P.E.R. (Salva Una Parola E Ripetila) ha un bel da fare!
Iscrivetevi numerosi...

martedì 9 dicembre 2008

Eroi in crisi

Leggo ad alta voce un passo dell'Iliade, immedesimandomi ora in Achille ora in Agamennone a contesa. Litigano per il regalo più bello come due bambini capricciosi, ma lo fanno con capacità retoriche straordinarie. Si contendono un'ancella-guancia-graziosa. Agamennone ammette candidamente che la preferisce alla moglie ormai stagionata... Achille gli rinfaccia la sua meschinità e ne mette in dubbio la capacità di comando. Agamennone offeso risponde con la ripicca: restituisco la mia, ma mi prendo la tua di ancella, tanto anche la tua è un'ancella-guancia-graziosa.

- Prof ma Agamennone è proprio un bambino!
- Già...
- Prof e poi che eroe è uno che fa schiave donne a destra e sinistra, tanto più che ha una moglie a casa...
- Già...
- Prof ma questo che si offende così è Achille?
- Già...

Decisamente gli eroi dell'Iliade sono in crisi e manifestano le falle della cultura che li ha generati... A volte sembrano personaggi di Beautiful...
Il romanticismo ha ammantato la Grecia e i suoi eroi di un alone di santità che i miei alunni hanno smascherato subito. Per fortuna mi è rimasto Ulisse...

- Prof ma anche Ulisse ha avuto un figlio da un'altra!
- Già... però Itaca almeno non è l'isola dei famosi...

lunedì 8 dicembre 2008

Regali che non si sciolgono

Ieri passeggiavo per le strade del centro. Pur essendo domenica erano gremite di persone risucchiate da vetrine rutilanti. Tutti erano - alla faccia della crisi - pieni di pacchi e di regali. I volti sembravano felici. Non ce l'ho con i regali. Mi sono però chiesto che felicità fosse quella dipinta su quei volti. Mi è tornato così in mente questo passo di uno splendido libro (il tu a cui è rivolta la lettera è Mozart e il contesto l'essere stato sorpreso per le strade natalizie della propria città da un coro che cantava l'Ave Verum di Mozart, che sto riascoltando mentre scrivo, fatelo anche voi vi prego):

Io non sono molto religioso. Tu – insistente, soave, di una dolcezza inesorabile – mi costringevi tuttavia ad un esame critico. Perché festeggi il Natale? mi domandavi. Perché spendi tutti quei soldi? Le risposte raggiungevano la mia coscienza e mi facevano paura. Dopo che per tutta la mattinata mi ero sentito buono, scoprivo che ero soprattutto soddisfatto di me: cancellavo l’egoismo che aveva contrassegnato il mio comportamento durante l’anno, compensavo con regali le premure che non avevo avuto, le telefonate che non avevo fatto, le ore che non avevo dedicato agli altri. Invece di irradiare generosità mi compravo la tranquillità dell’anima. La mia frenesia di doni non aveva niente di evangelico: era un investimento preciso teso ad acquistarmi una buona reputazione. Non auguravo la pace, auspicavo la mia. Ed ecco che venivi tu a ricordarmi cosa festeggiamo: la nascita di un Dio che parla d’amore…
(E.E.Schmitt, La mia storia con Mozart)

Prof 2.0 vuole impegnarsi quest'anno a fare dei regali che siano pezzi di vita donata. E non solo cose.

ps. Naturalmente il libro (a cui è accluso il cd da ascoltare durante la lettura delle lettere associate ai brani mozartiani) lo consiglio vivamente... anche come regalo!

domenica 7 dicembre 2008

The Sound of Silence

Dopo il post di ieri mi prendo mezz'ora di silenzio e non scrivo nulla.
Vorrei scrivere.
Ma preferisco tacere e lasciare a voi la parola... o il silenzio.
Non voglio che un blog mi tolga la libertà di poterlo ignorare quando mi pare.
E poi le parole - come ci insegna la poesia - hanno senso perché galleggiano tra gli spazi bianchi del silenzio.
***
...And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence...
(Simon & Garfunkel)

sabato 6 dicembre 2008

Lezioni di silenzio

Sulla scorta di una suggestione letta da qualche parte, vorrei introdurre a scuola delle lezioni di silenzio. La teoria è contenuta nell'incontro tra la volpe e il piccolo principe. La volpe insegna al piccolo principe che il segreto per conoscere cose e persone è addomesticarle. Addomesticare vuol dire "essere molto pazienti... in principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non mi dirai nulla...Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino...".
Oggi non conosciamo più le cose e le persone perché non le addomestichiamo.
Stiamo più tempo su msn che faccia a faccia.
Stiamo più su facebook che su una panchina con un amico.
In silenzio. Mezz'ora in silenzio ad addomesticare il cielo, un albero, una rosa, un amico, un'amica, un fratello, una sorella, Dio.
Ogni giorno qualche centimetro più vicini.
Cosa ci guadagni?
Il colore del grano. Il cielo. Un albero. Una rosa. Un amico. Un'amica. Un fratello. Una sorella. Dio...
...tutto quello che non si compra al mercato.

***
Il dramma degli uomini è non trovare mezz'ora di silenzio ogni giorno
(Blaise Pascal)

venerdì 5 dicembre 2008

S.U.P.E.R.

Nel post del 3 dicembre ci siamo impegnati a salvare delle parole. Il neonato S.U.P.E.R. (Salva Una Parola e Ripetila), l'iscrizione al quale è gratuita e libera (si richiede solo un amore tenero per le parole), ha salvato una quindicina di parole. Le ho scritte su un foglio di carta bianco. Lette e rilette. In silenzio. Dal bianco della pagina che avevo davanti sono così emerse queste righe, in cui le parole salvate galleggiano, rese sicure dal salvaparole (la versione "grammaticale" del salvagente) che ciascuno di voi aveva lanciato per farle nuovamente respirare e salvarle dai marosi del disuso e dell'abuso:

Vorrei avere la fortuna di regalarti una parola dalla bellezza non effimera. Una parola scaturita dal silenzio dell'ascolto, dell'empatia e della riflessione. Una parola capace di creare intimità e lealtà. Una parola ricca di pietà, che dica la verità senza ferirti. Una parola che contenga e protegga sogni e speranze. Una parola che sia comunicazione vera e non solo di sé stessa. Una parola che se esistesse sarebbe un sinonimo nuovo di un'altra che pronunciamo troppo spesso invano, una parola capace di dissetare il cuore nel suo anelito più profondo, e che tu, ascoltando, saresti costretto a considerare in silenzio, stupefatto: Amore. Con la maiuscola: quello su cui saremo pesati alla sera della vita e che vince la morte e che non ci sarà più tolto.

ps. le parole salvate vi ringraziano.

giovedì 4 dicembre 2008

Maturazione è tutto

Capita che gli alunni piangano.
Capita che gli alunni piangano a causa tua: un voto.
Sei tentato a fare un passo indietro, eliminando la causa del dolore.
Sarebbe un tradimento: tradiresti te stesso, il tuo lavoro e soprattutto loro.
Il bambino piange per ottenere. Piangendo cerca di rimuovere la causa del dolore.
L'adulto piange per accettare. Accetta il dolore e lo accoglie. Lo fa carne della sua carne. Matura. Dietro ogni dolore c'è una scoperta da fare.
Tieni duro, anche se il cuore ti fa male a vederli piangere. Non c'è maturazione senza dolore.
Tu sei chiamato ad aiutarli a diventare adulti.
E resistere al loro pianto è la crescita che è a te richiesta.

***
EDGARD
Vieni via, vecchio! Qua, dammi la mano!

GLOUCESTER
Amico, io da qui non muovo un passo;
un uomo può putrefarsi anche qui.

EDGARD
Che! Ancora e sempre cattivi pensieri?
L’uomo deve aspettare con pazienza
il suo momento di uscire dal mondo,
come aspetta il momento per entrarci.
Maturazione è tutto. Andiamo, via!

GLOUCESTER
E anche questo è vero.

Shakespeare - Re Lear, atto V scena 2

mercoledì 3 dicembre 2008

Salva una parola!

Il Corriere della Sera online lancia un sondaggio sulla parola dell'anno: recessione, rifiuti, fannulloni (un anno all'insegna della speranza...), abbronzato (un anno all'insegna del dare fiato alla bocca...), facebook (un anno all'insegna del virtuale)... Non importa, non sono le parole di momento che mi interessano. Mi interessano le parole che muoiono, che si esauriscono, che si spengono, non quelle sulla bocca di tutti. Perché quando muore una parola si rischia di perdere anche ciò che essa nomina.

Allora propongo un sondaggio: che parola salveresti?

La mia parola da salvare è: "effimero" (di un sol giorno). Il termine con cui i greci indicavano gli uomini a differenza degli dei. Gli "effimeri" sono gli uomini. Coloro che durano un solo giorno, rispetto all'immortalità divina. Ricordarmelo mi aiuta ad essere più attento agli altri, a giocarmi meglio le giornate, a lavorare meglio. Vita ne ho una sola e me la voglio giocare bene, al meglio, come se avessi quel solo giorno. Effimero è la parola che voglio salvare. E tu?

martedì 2 dicembre 2008

Colloqui con i genitori

Nella scuola dove insegno c'è una stanza ampia e dai soffitti alti, rimessa da poco a nuovo. La musica classica accompagna sussurata il chiacchiericcio. Le pareti sono calde come i termosifoni. Sparsi per la stanza divani e poltrone vellutate: accoglienti anch'essi. Questa stanza è deputata ai colloqui con i genitori. Oggi era piena di genitori, per lo più mamme, e professori. In quella stanza trovi sempre persone che si prendono cura dei ragazzi, ciascuno nel suo ruolo, ma accomunati dal fine educativo. Mi chiedo spesso perché scorgo per lo più solo mamme. Solo le mamme educano i figli? O solo le mamme hanno il tempo di farlo? E i papà? I papà sono al lavoro, è vero. E perchè le mamme no? Ma quanto è efficace poter parlare con entrambi i genitori e quanto sono contenti i figli quando sanno che vengono sia mamma sia papà! E chissà perché i figli/alunni guardano con orrore a quella stanza: se entrassero la troverebbero piena di persone che si prendono cura di loro; di persone che cercano di aiutarli a crescere e migliorare, con tutto (almeno ci provano...) l'amore e la professionalità che possono. Forse la guardano giustamente con orrore, quando temono che in quella stanza si possa fingere o non dire la verità. Ma quella stanza è la più importante della scuola. In quella stanza si fanno le più grandi alleanze sul futuro: i giovani. Per questo è bella e calda, non certo solo per divani, pareti, termosifoni e musica di sottofondo: questi passano, l'amore no.

lunedì 1 dicembre 2008

La poesia salva la vita...

...perché insegna ad amare.


Quando le parole sono svilite, inaridite, indebolite finiscono con lo spegnersi e sparire, e con esse si spegne ciò che nominano.

domenica 30 novembre 2008

Libri contagiosi

In questo periodo di dilagante influenza che metterà a letto - così dicono - almeno sette milioni di italiani, mi è venuto in mente che ci sono libri contagiosi come l'influenza. Un libro che non riesco a non regalare è forse il libro più bello che abbia letto negli ultimi cinque anni. Un libro di 90 pagine e quindi - secondo la matematica della lettura - da un'ora e mezza circa. Un libro capace di conquistare lettori di tutte le età: alunni, genitori, amici. Nessuno che sia rimasto deluso. Costa solo cinque euro e se potessi lo regalerei come biglietto di auguri di natale a tutti i miei amici. La mia copia l'ho regalata almeno 15 volte... Un libro contagioso. Non arriverà a sette milioni di contagiati, ma voglio contribuire a contagiare questa bellezza. In sole 90 pagine, 5 euro e 100 minuti troverete un prodigioso manuale per chi ha fame e sete di realtà, con leggerezza, ironia, buon umore e qualche lacrima, dovuta.

***
"Mi interessa la poesia che parla di grandi questioni, questioni di vita e di morte, sì, e la questione di come stare al mondo" (R.Carver)

sabato 29 novembre 2008

Living Room - Seconda serie

Dopo il successo della prima stagione è ripartito anche quest'anno: Living Room. Nel soggiorno dei sempre splendidi F. e V. si riunisce un gruppo di amici (ieri poco più di 20) e dopo un'ottima cena preparata da V e E, con il libero contributo di tutti, visione di una puntata di una serie americana (in questo caso il suggestivo "Pushing daisies") e dibattito. Tema dell'incontro "Il sogno dell'amore per sempre". Perchè se tutti desideriamo un amore unico e per sempre, in realtà poi troppe storie d'amore finiscono? Perchè sempre più assistiamo a amori senza storia piuttosto che a storie d'amore? L'amore scade come lo yougurt? Perchè si ha paura di farsi conoscere per quello che si è? Perchè i film raccontano sempre il corteggiamento e la conquista e mai la vita quotidiana? Ma il matrimonio è davvero una fregatura? Vissero felici e contenti?
La serata è stata ricca di spunti e il dibattito accesissimo. Ho trascritto giusto qualche perla:
"Sciegliere non è provare";
"Amare è ricreare la persona amata così come è, se non esistesse, con pregi e difetti; o comunque se togli un difetto devi togliere anche un pregio";
"Le relazioni si costruiscono, non si improvvisano";
"Ci si innamora delle qualità di una persona, si ama invece la persona intera";
"Questa torta è veramente buona! Chi l'ha fatta?".
Oscar della serata. Fotografia: Enrico. Effetti speciali non programmati: champagne e dintorni. Migliori attori protagonisti: Federico ed Elena. Carriera: Vanessa. Costumi: la cravatta gialla di Giovanni.
Tornando a casa assisto ad una rissa violentissima all'uscita di un locale. Una rissa tra "amici".
E ringrazio perché torno a casa con il cuore pieno di amici. C'è chi invece il venerdì sera torna a casa col cuore vuoto e magari anche un labbro rotto.

venerdì 28 novembre 2008

Chiedimi se sono felice

Dico sempre ai mie alunni di obbligare noi adulti a dare ragione della nostra felicità o infelicità, a chiederci se siamo contenti di essere quello che siamo e perché. La provocazione mi si ritorce contro e un'alunna, 14 anni, mi manda una mail in cui chiede se e perché sono felice. Io rispondo e rivolgo a mia volta la stessa domanda. Ecco qualche stralcio della risposta.

Caro prof. non solo mi ha risposto pienamente ma mi ha anche fatto riflettere. Beh, a sentire le sue motivazioni, credo di esserlo anch'io. Insomma nella vita di ognuno di noi ci sono momenti difficili, a volte si ha voglia di piangere e di sfogarsi, ma alla fine ci rendiamo conto di essere circondati da persone che ci vogliono bene e che farebbero di tutto per noi. Secondo me questa è la cosa più importante, l'amore e l'affetto sono le cose più belle che una persona possa darti, e io mi sento di riceverne moltissimo... Comunque ora rispondo alla sua domanda: SI SONO FELICE e ora ne sono certa. Ci ho pensato ieri notte e mi sono accorta che a me non manca niente, non sto dicendo che essere felici dipende da cosa si possiede, parlo di cose astratte come l'amore. Credo che da questa parola derivi tutto. A volte, soprattutto d'estate, quando sono in barca con mio padre, mi capita di assistere a tramonti bellissimi che ti fanno riflettere quando ti perdi in quei meravigliosi colori che si intrecciano l'uno con l'altro... è lì che penso di essere felice, quando senza notarlo inizio a sorridere. Quando, non penso ad altro che a quel tramonto, di come sono fortunata di essere venuta al mondo e soprattutto della fortuna che ho di poter vedere tutte queste bellezze. Il mondo è bellissimo, e io sono venuta al mondo per vederlo, per esplorarlo, e il mio scopo è di capire il motivo per la quale Dio mi ha fatta nascere. Un giorno lo scoprirò e di certo sarà quel giorno che potrò affermare di essere veramente felice.

Questa è la scuola che nessuno racconta: una scuola che si fa strada nel silenzio.
Questa è la scuola che io voglio raccontare: una scuola che è crescita reciproca.
E queste sono parole di quelle che commuovono l'anima - si diceva ieri - fino alla tenerezza.

giovedì 27 novembre 2008

Le parole conducono ai fatti

Ringrazio un caro amico per la segnalazione di questo testo di cui riporto un ampio stralcio. Si tratta dell'ultimo discorso che R.Carver (grande scrittore e poeta americano) tenne in pubblico, il 15 maggio 1988, poche settimane prima della morte, in occasione della cerimonia in cui gli fu conferita la Laurea in lettere honoris causa dall'Università di Hartford, Connecticut. Carver non era credente.

"C'è una frase negli scritti di santa Teresa che mi è sembrata via via sempre più adatta all'occasione... Santa Teresa, questa donna straordinaria vissuta 373 anni fa, ha detto: "Le parole conducono ai fatti, [...] Preparano l’anima, la rendono pronta e la commuovono fino alla tenerezza”. Così espresso, questo pensiero è limpido e bellissimo. Lo ripeterò un'altra volta perché c'è anche qualcosa di strano, di esotico in un sentimento portato alla nostra attenzione a questa distanza, in un'epoca che è sicuramente meno disponibile a sostenere questo importante collegamento tra ciò che diciamo e ciò che facciamo: “Le parole conducono ai fatti [...] Preparano l'anima, la rendono pronta e la commuovono fino alla tenerezza”. C'è qualcosa di molto misterioso, per non dire - perdonatemi - addirittura mistico in queste parole particolari e nel modo in cui santa Teresa le usa, con tutto il loro peso e la convinzione che ci mette. È vero, ci rendiamo conto che esse sembrano quasi l'eco di un'epoca passata e più riflessiva. In particolare l'uso della parola anima, un termine in cui non ci imbattiamo molto spesso di questi tempi se non nell'ambito religioso e magari nella sezione di musica "soul" di un negozio di dischi. Tenerezza - ecco un'altra parola che non sentiamo tanto spesso oggigiorno e specialmente in un'occasione pubblica e gioiosa come questa. Pensateci un attimo: quando è stata l'ultima volta che l'avete usata o l'avete sentita usare? È altrettanto rara quanto l' altra parola, anima...
Molto tempo dopo che quello che vi ho detto vi sarà passato di mente, tra qualche settimana oppure tra qualche mese, e l'unica sensazione che vi rimarrà sarà quella di aver partecipato a una grande riunione pubblica, quando noterete la fine di un importante periodo della vostra vita e l'inizio di uno nuovo, nell'elaborare i vostri destini personali, provate a ricordare che le parole, quelle giuste, quelle vere, possono avere lo stesso potere delle azioni. E ricordatevi anche quella parola poco usata che è ormai quasi sparita dall'uso, sia in pubblico che in privato: tenerezza. Non potrà farvi male. E quell'altra parola: anima - o chiamatela spirito, se preferite, se vi rende più facile rivendicare quel territorio. Non scordatevi neanche quella. Fate attenzione allo spirito delle vostre parole, delle vostre azioni. È una preparazione sufficiente".

Per questo mi impongo di scrivere qualcosa tutti i giorni nel blog. Scopro quanta fame di realtà ho e quanta fame di realtà ha chi mi circonda. E le parole conducono ai fatti, alla realtà. Sento quanta sete di apertura ha il cuore mio e di chi sta attorno a me. E le parole dispongono ll cuore ad aprirsi. Percepisco quanto io e chi mi sta vicino abbiamo bisogno di tenerezza. E le parole ci commuovono fino alla tenerezza. Per questo amo le parole, per questo amo regalare parole e riceverle. Se conducono alla realtà a qualcosa saranno servite, altrimenti si spegneranno rapidamente come tutte le parole vane.

mercoledì 26 novembre 2008

Ai (miei alunni) meravigliosamente imperfetti

Alunnatimida, come se fosse una colpa, alla fine della lezione mi dice: "Prof mi scusi se non riesco a parlare davanti agli altri, sono timida...". (Naturalmente non si trattava di un'interrogazione e l'alunna aveva parlato perfettamente).
Sembra che, in questo mondo di urla mediatiche e spacconi impulsivi, i timidi (che spesso sono solo riservati) debbano chiedere scusa per la loro riflessività.
Mi è tornata in mente questa favola che amo molto.
Alunnatimida non cambiare!
***
Un giorno il vento trasportò lontano il seme di un fiore di campagna e lo depose vicino ad un vivaio pieno di fiori coltivati, perfetti, piantati per essere ammirati e comprati, tutti uguali e con i petali perfettamente identici.
Il terreno era buono, il clima ottimo e dal seme spuntò presto una piantina. Quando fu abbastanza grande, si guardò intorno e si disse: “Come sono piccola e brutta rispetto a quei fiori dal portamento così nobile! E come sono piene di imperfezioni anche le piantine che mi circondano! Voglio fare amicizia solo con i fiori perfetti!”.
E così cercò di parlare con loro e ogni giorno gli mandava dei messaggi col vento, ma i fiori perfetti non rispondevano mai: avevano troppi pensieri a occuparsi di sé per poterne avere anche per un fiore di campagna così diverso e poco appariscente. Ma la nostra piantina ne soffrì moltissimo e ne fu tanto umiliata che invece di seguire il suo progetto, che era di quello di essere un bel fiore spontaneo e vigoroso, decise di diventare un fiore coltivato, come quelli che vedeva da lontano nel vivaio e che non volevano essere suoi amici.
“Devo essere perfetta” si disse allora. “Non devo sbagliare proprio in nulla!”. E si mise alla ricerca della perfezione, pretendendo sempre di più da sé e dal mondo che la circondava. Ma per fare questo dovette amputare tutti i suoi germogli più vigorosi, come aveva visto fare al potatore con i fiori coltivati, che per poter essere venduti dovevano essere tutti uguali e senza anima, altrimenti l'anima li avrebbe resi unici e diversi.
E così, giorno dopo giorno, la piantina cercò di imitare sempre di più i fiori dal portamento nobile e tutte le sue energie erano dedicate a questo sforzo.
Ma amputa oggi, amputa domani, alla fine si ritrovò senza più rami. Si guardò intorno e vide le altre piantine del prato: erano tutte cariche di rami, di foglie, di fiori, di frutti. Le farfalle vi si posavano, le api andavano e venivano col loro carico di nettare, il vento scivolava scherzoso facendole ondeggiare nella brezza.
“Ma qui c'è la vita!” si disse all'improvviso con grande sorpresa. “Ognuno è contento di essere sé stesso insieme agli altri!”.
La piantina ebbe una stretta al cuore e guardò i suoi rami più vigorosi che giacevano a terra secchi da quando lei li aveva amputati. Guardò le altre piantine del campo che la circondavano e le vide come erano, nessuna perfetta, ma tutte diverse l'una dall'altra. Ognuna era unica perché aveva un'anima, unica anche lei, che bisbigliava nel vento raccontando la sua storia e quelle della terra nel corso del tempo e nessuna era uguale ad un'altra.
Allora una lacrima scese silenziosa lungo il suo stelo: si fermò nel punto dove c'era una vecchia ferita da ramo amputato e da lì a poco a poco spuntò un nuovo germoglio.
La piantina lo guardò felice: da quel giorno ne ebbe molta cura e ritornò ad essere un fiore spontaneo e ad amare il prato che la circondava, carico di vita, sempre uguale e sempre diversa, come è sempre successo, da che mondo è mondo, dall'inizio degli inizi di tutti i cicli del tempo.

"Alla ricerca della bellezza assoluta",
in Il bambino perduto e ritrovato di Alba Marcoli

martedì 25 novembre 2008

I voti non sono il giudizio universale!

A 14 anni la scuola è l'universo. Il mondo la classe. Il paradiso le vacanze. L'inferno i professori. I voti? Il giudizio universale.
Perché?

Perché papà e mamma rompono.
Perché i prof rompono.
Perché la bella figura con i compagni.
Perché, tra lezioni e compiti, sono otto ore al giorno.
Perché ci tengo.
Perché il motorino, le vacanze...

Comunque sia i voti sono investiti di un valore quasi assoluto. Come se il voto fosse un voto definitivo sulla vita e non semplicemente su un compito o un'interrogazione. E' pur vero che a 14 anni le sfide della vita sono ordinariamente quelle della scuola, quindi un voto può acquisire questa valenza esistenziale: quanto valgo, lo dirà il voto che prendo.
Ritengo salutare ridimensionare la valenza del voto. Non perché io voglia una scuola senza voti: balle che hanno distrutto il sistema scolastico in passato e riempito di ignoranti le aule del nostro parlamento. I voti ci vogliono eccome! Ma i voti sono relativi ad una prova e giudicano quella prova, non la persona. Se prendi quattro in un tema non è la tua persona a valere quattro, ma il modo in cui scrivi o la tua mancanza di conoscenze (cattivo studio). Se prendi nove in una interrogazione non sei il migliore uomo o donna sulla faccia della terra, ma sei uno che ha studiato ed esposto bene, ma magari nella vita reale sei un farabutto.
I voti a 14 anni si prendono per "assoluti personali", perché sono carichi dello sguardo degli adulti significativi e invece portano con sé solo indicazioni precise e circostanziate: esponi confusamente, non ricordi certi aspetti importanti, argomenti con chiarezza, hai studiato accuratamente. Solo così il voto (dettagliato e dichiarato dal prof!) è utile a migliorarsi, altrimenti è un bollino sulla persona, come quello blu della banana chiquita. Ma una persona è infinitamente più di una interrogazione o di un tema o di una banana...
Spesso sono i voti impressionistici e incerti dei prof a determinare questo stato di cose.
Occorre pretendere i voti dagli insegnanti: voti pubblici, voti chiari (non i 6 con tre meno che non si sa se sprofondino già nel 4...), voti dettagliati, voti a penna.
Il prof non giudica te, ma il tuo modo di lavorare.
E a volte la sfortuna ci mette la sua parte...

Raccontatemi i vostri traumatici voti da giudizio universale...

ps. Su questo tema interessanti le idee di una collega, il cui post ho scoperto dopo aver scritto il mio... Scuola 2.0 a lavoro!

lunedì 24 novembre 2008

Ma è difficile!

Quando consegno la traccia del tema in classe si leva un diffuso e lamentoso grido: "ma è difficile!".

Chi l'ha detto che scrivere sia facile?
Chi l'ha detto che a scuola si venga per risolvere problemi facili?
Chi l'ha detto che sia divertente solo ciò che è facile?
Chi l'ha detto che la scrittura sia scrittura di conoscenze facili?
Chi l'ha detto che facile sia imparentato con felice?
Chi l'ha detto che una vita felice sia una vita facile?

E quando alla fine del tema hanno scoperto qualcosa di nuovo attraverso il viaggio che è la scrittura, allora ti ringraziano.
La scuola non serve a coccolare, per quello bastano le mamme.
Quello che ti chiedo è reagire al difficile della vita come una sfida, come una scoperta di risorse nuove, non come uno sconfitto che non ci ha neanche provato. Nulla che valga la pena è facile.
I gol più belli sono i più difficili. I quadri più belli sono i più difficili. Le imprese più belle sono le più difficili. I passi di danza più belli sono i più difficili.
Oggi è il tema ad essere difficile ed è facile accettare e vincere la sfida. Risultato: un bel tema, un bel voto, una bella scoperta.
Domani?

ps. lamentarsi è un sport nazionale che toglie energie e responsabilità. Non ha mai prodotto bei temi...

domenica 23 novembre 2008

Il mio primo libro

In un commento mi si chiedeva di fare un elenco di libri da consigliare. Non amo molto stilare liste, preferisco piuttosto, come già in precedenza, commentare ogni tanto qualche titolo, ma vedremo di trovare un compromesso. Intanto posso trasmettere, per quel che vale, tre regole a cui mi attengo prima di consigliare (non leggere, consigliare) un libro:

1) che io lo abbia letto
2) che il libro abbia superato la prova del tempo e, se recente, chiedermi se la supererà (qualcuno ha dubbi su quanti leggeranno Moccia tra 100 anni?)
3) che il libro porti alla realtà con rinnovato stupore: per l'uomo e per la creazione

***

«Caro mio, ci sono persone che non potranno mai arrivare in Fantàsia», disse il signor Coriandoli, «e ci sono invece persone che possono farlo, ma che poi restano là per sempre. E infine ci sono quei pochi che vanno in Fantàsia e tornano anche indietro. Come hai fatto tu.
E questi risanano entrambi i mondi»
M. Ende - La storia infinita

Il mio amore per la lettura comincia in quinta elementare con questo libro. Il primo che ho comprato per scelta, insieme a mio papà. Il primo almeno di cui abbia memoria (quindi il primo) e il primo che abbia riempito il mio mondo di bambino di un desiderio infinito di scoprire i segreti del mondo e raccontarli.

Quale è il primo libro di cui avete memoria?

ps. ho sostituito il video del post di venerdì di cui non si sentiva l'audio (grazie a Baffo per la segnalazione e grazie a P. per la citazione della Storia Infinita: ottimi alunni della classe 2.0).

venerdì 21 novembre 2008

Decalogo del prof - III


Ed ecco allora il terzo comandamento del decalogo del prof detto anche "l'ingrediente segreto".

3) Credi nei tuoi alunni più di quanto loro credano in sé stessi.

giovedì 20 novembre 2008

Inappetenza da libri

Da una mail di una prof relativa al post del 17 novembre "Matematica della lettura":

"Non c'è bisogno di una riforma... Ho sempre dedicato un'ora alla lettura in classe, in modo libero e naturale come consiglia Pennac. Si fa come per l'inappetenza... tanti libri: non una lista, ma una cattedra sommersa di libri. Ognuno sceglie il suo e segna su di un foglio "chi comincia deve anche finire la lettura" o almeno giustificare l'interruzione. Si crea un clima da "biblioteca": tutti leggono, prof compreso, alla fine... entra spaventato il bidello: Ma che succede ...si è sentito male qualcuno ? Passo la mia esperienza: provare per credere. Una collega"

Grazie collega! Se avete voglia e tempo raccontatemi cosa facevano i vostri prof per farvi leggere (o non leggere...) e se altri prof vogliono regalare i loro consigli è il momento di farlo!

mercoledì 19 novembre 2008

Leggere: fuga o ritorno?

"Devo essere sincero: più mi avvicino alla logica e alla filosofia più mi allontano dalla lettura che non sia saggistica. E ti dirò di più: il mio amore (nocivo) per la poesia e alcuni grandi(ssimi) classici della letteratura europea è direttamente proporzionale alla mia volontà di separarmene. Non c'è poesia se non nell'azione. Sulla carta solo simboli di mondi fittizi che attentano alla vita e con-fondono la Verità"

Così mi scrive Francesco, studente di filosofia, in un commento. Provo a rispondere con un'altra mezza colonna di uno dei miei alunni:

"Il leggere è l'azione più semplice e più profonda allo stesso tempo. Il solo far scorrere gli occhi su una pagina stampata può rendere felici, far piangere, o addirittura cambiarti la vita. Può succedere, infatti, che una frase, una storia, ti porti a rivoluzionare il tuo mondo interiore. E' questa la magia della lettura: la sua unica arma è la parola, ma può colpirti il cuore e crearne uno nuovo"

A volte la lettura può confondere, farsi complice della solitudine, diventare una comoda fuga dalla realtà. Ma quando una mamma mi racconta che la figlia la sera prima ha rinunciato alla tv per leggere, mi tranquillizzo. Mi tranquillizzo se i libri portano alla realtà, non l'allontanano. Se arricchiscono la vita e non ne sono un attentato. Nel bellissimo paragrafo su riportato si parla di questo: la lettura aiuta il cuore a disporsi al reale in modo rinnovato. Nei libri belli tutto è così ricco di significato, forza, meraviglia da portarci a pensare che l'uomo sia così, che il mondo sia così.

Fammi andare a vedere...

martedì 18 novembre 2008

Leggere o non leggere? Questo è il problema

Ho chiesto ai miei alunni cosa ne pensassero. In mezza colonna. Non di più.


"La lettura è la possibilità di sognare, di immedesimarsi nel personaggio del racconto, una sorta di distacco dalla realtà. Quante volte ci è capitato di leggere un libro e di essere travolti dal racconto, di venire sconvolti dalle parole dello scrittore, che ci rimangono impresse nella mente come fossero scritte col fuoco. La lettura è avventura, è l'emozione che si prova quando si passa dall'angolo del letto della propria stanza alla Francia rivoluzionaria del 1700, dove un profumiere psicopatico è intento a creare il più buon profumo del mondo"

"Chi legge molto impara e riesce a vedere il mondo in modo differente, ragiona su tutto quello che gli si pone davanti e non fa mai scelte affrettate. Impara che la pazienza è una virtù importantissima e si accorge di come è fatto il nostro mondo. Naturalmente questo dipende dai tipi di lettura che si intraprendono..."

"Come tutti i ragazzi della mia età preferisco trascorrere le giornate in compagnia piuttosto che in solitudine. La lettura è un momento solitario che non posso condividere. Eppure, quando leggo, non mi sento solo. La lettura, se affascinante, mi trasporta in un altro mondo, dove sono i personaggi a farmi compagnia con le loro storie... Leggere un libro è stare in compagnia di una storia e di un altro me stesso"

***

"Fra i diversi strumenti dell'uomo, il più stupefacente è, senza dubbio, il libro. Gli altri sono estensioni del suo corpo. Il microscopio, il telescopio, sono estensioni della sua vista; il telefono è estensione della voce; poi ci sono l'aratro e la spada, estensioni del suo braccio. Ma il libro è un'altra cosa: il libro è un'estensione della memoria e dell'immaginazione."
Jorge Luis Borges
(Ringrazio un'amica per questa citazione)

lunedì 17 novembre 2008

Matematica della lettura

In un'ora si leggono circa 50 pagine. In mezzora (o mezz'ora, è lo stesso) 25.
Basterebbe dedicare mezzora ogni giorno (quella prima di addormentarsi la sera) alla lettura per leggere un libro di 350 pagine ogni due settimane.

L'Odissea è composta di 24 libri. Ogni libro si legge ad alta voce (esperimento fatto in classe) in 25 minuti (media). Per leggere l'intera Odissea bastano 12 ore. Si esce da cinque anni di liceo classico senza avere letto l'Odissea...

Oggi una alunna mi ha detto che ha fatto il suo record di lettura leggendo 11 ore di fila in un giorno. Cosa? Un libro di Stephen King. Il libro è di 1248 pagine. Non consiglio uno sforzo del genere (e neanche il libro, ma questa è un'altra storia). Mi basta mezzora.

La lettura non è un'equazione, ma pagine e minuti sì. Alle pagine ci pensano gli scrittori, ai minuti noi. Mezzora in meno di TV. Mezzora in meno di internet. Mezzora in meno di videogame. Mezzora in meno di facebook. Mezzora in meno di msn. Mezzora in meno di cazzeggio.

In un anno? Avremo letto 21 libri da 350 pagine, oppure 10 libri da 735 pagine, oppure 5 libri da 1470 pagine, oppure 2 da 3675, oppure 1 da 7350. Proprio così, con mezzora al giorno abbiamo a disposizione almeno settemila pagine.

Voglio una riforma della scuola che preveda 30 minuti di lettura obbligatoria. Senza commenti di nessuno: l'alunno, il libro, una matita. Naturalmente il prof sta in classe e legge anche lui...

Adesso non ci resta che compilare una lista di libri che facciano almeno 7000 pagine.
Poveri alunni...

venerdì 14 novembre 2008

Hai 30 minuti liberi? Trovali.

"Una storia esemplare che racconta di come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione"
(J.Giono - L'uomo che piantava gli alberi)

Basta mezzora per leggere questo libro che tratteggia in poche pagine che rimarranno scolpite nel cuore il ritratto di un uomo indimenticabile:

"Se incontriamo un uomo il cui operato sia privo di egoismo, dettato solo dalla generosità, e per di più abbia lasciato tracce visibili sul mondo, ci troviamo allora, senza rischio di errore, di fronte a una personalità indimenticabile"

Alle persone felici bisogna chiedere perché sono felici.
Fatevi il favore di leggere questo libro e fatemi sapere.


giovedì 13 novembre 2008

La bellezza è scelta

Ringrazio sorella-lost per questo video che ho rubato dal suo blog:


ps. continuate a commentare il post dell'10 novembre "Anche i genitori piangono", stanno venendo fuori argomenti molto interessanti.

mercoledì 12 novembre 2008

Generi letterari

Ieri e oggi una lezione tanto impegnativa quanto meravigliosa.

Da dove vengono fuori i generi letterari? Donde traggono origine il giallo, il noir, il rosa, l'epica...
Perché li chiamiamo generi come il maschile e il femminile?
Basta con i discorsi esclusivamente storico-sociologico-letterari a cui ci ha abituato la scuola di Gentile (fatta tutta di "storia del..."), e dopo 100 anni questa sarebbe pure una cosa da riformare?! Basta!

I generi vengono fuori, come la letteratura tutta, dalle domande fondamentali dell'uomo sulla realtà e su sé stesso. Domande a cui l'uomo cerca, come ha sempre fatto e fa sin da bambino, di dare risposte narrative.
E così non ci sarebbe giallo se l'uomo non si chiedesse: quale è la verità? dove si nasconde?
Non ci sarebbe epica se l'uomo non volesse sapere: chi e come salverà il mondo dal male?
Né horror senza chiedersi: di cosa ho paura? quale il limite tra l'umano e il non umano?
Né commedia romantica senza domandarsi: cosa è l'amore? come si impara ad amare?
Nè biografia senza il quesito: è stata una vita felice o no?
... e via di seguito.

La letteratura non è un passatempo, non è un gioco.
La letteratura è disporsi alle domande giuste e dai generi che amiamo di più potremo intuire cosa stiamo cercando.
Leggere i libri giusti è custodire l'uomo.
***
ps. i miei alunni si sono scandalizzati quando ho detto che Kung-fu Panda e il Gladiatore appartengono al genere epico tanto quanto l'Iliade. I miei alunni sono molto più accademici di me. Mi devo preoccupare?

pps. quando un alunno ti interrompe e ti chiede assetato: perché non ci dà dei libri da leggere? Allora te ne torni a casa tranquillo: non sapete quello che vi aspetta!
Cominciamo da quello dell'immagine. Poi vi spiegherò perché.

lunedì 10 novembre 2008

Anche i genitori piangono

Passi di una mail giuntami a commento del post del 7 novembre, che mi ha costretto ad esaminarmi. Estendo l'invito a tutti i figli, più o meno giovani, che mi leggono...

Caro prof anche io sono un genitore e ti posso garantire che essere genitori è difficilissimo, anche se tu fai tutto quello che annoti nel tuo post, spesso ti ritrovi contro i tuoi figli, capita di sentirti definire nei modi più sconfortanti... ma nonostante tutto tu continui a dialogare ad essere presente a sostenere e voler condividere e ti ritrovi ogni sera a fare i conti con te stesso come genitore e metterti in discussione come tale. Sapessi quante volte ho pianto per il silenzio dei miei figli. Ho pianto per le loro risposte alle mie richieste. Sono stato quasi sempre molto disponibile, ho dedicato loro il mio tempo fuori dal lavoro, li ho sorretti, spalleggiati e coccolati li ho amati, li coccolo e li amo ancora di più ora, sono la vita mia e di mia moglie, ma credimi essere genitori è la missione più difficile...
Al mattino dico al Grande Padre: pensaci Tu te li consegno.
Prof, ti prego di' ai nostri figli quanto li amiamo e quanto cerchiamo molte volte in loro uno sguardo che ci indichi il momento di parlare e di esserci.

sabato 8 novembre 2008

Io non demordo

Una mail da una collega sconosciuta che mi ha riempito di gioia. La rete alimenta la scuola 2.0.

Caro Prof, leggere il tuo blog è davvero bello. Mi rende ottimista verso il futuro della scuola. Non so dove insegni, in quale parte d'Italia, ma sono contenta che esistano colleghi come te e alunni che ne possano trarre vantaggio. Io nel mio piccolo, insegnante di scuola media, alle prese con gemme che ancora devono aprirsi e che non sempre sbocciano in tempo perché io ne possa vedere la bellezza o sentire il profumo, cerco di stare al passo con questi media che, dal basso dei miei quasi 50 anni, non sempre riesco a padroneggiare. Vorrei fare tanto per questi ragazzi che spesso li subiscono invece di impossessarsene. Ma ti assicuro che è una gran fatica. Cercavo Orfeo e Euridice e mi sono imbattuta nel tuo bel blog. E' solo grazie alla rete che riesco a vedere quanto amore e quanta competenza gli insegnanti più giovani sono in grado di portare alla scuola. Se noi avessimo ancora la capacità di emozionarci e l'elasticità per imparare, quanto bene ci farebbe. La fortuna di condividere con i ragazzi, di comprendere i loro gusti, i loro amori, le loro paure, con l'età un po' si spegne. Così lontani e diversi i nostri mondi. E' così triste constatarlo. Io ci provo ogni giorno a capirli, a non denigrare le loro manie, faccio fatica a non entrare nel cicaleccio dei colleghi, quando allibiti ci diciamo quanto siano cambiati e quanto ogni tre anni, con le nuove nidiate, ce li ritroviamo diversi. Io non demordo e, saccheggiando qua e là, cerco di non restare indietro. Grazie

Cara collega,
sono io che ti ringrazio. Questa mail è una bella picconata ad uno dei punti oscuri della scuola di oggi: la frattura generazionale. Quanto individualismo (invidie, paure, pettegolezzi) anche tra i prof! Quanto noi prof più giovani abbiamo bisogno della vostra esperienza e del vostro aiuto! Quanto gioverebbe ai ragazzi vedere consigli di classe armonici, composti da prof alleati verso un unico obiettivo.
E se qualcosa di buono succede ancora nella scuola è grazie a professori come te, che con poco più di mille euro al mese forgiano gioielli preziosi da gemme ancora grezze.
Grazie

venerdì 7 novembre 2008

Non so come fare: qualche ideuzza

Ieri ho incontrato un bel gruppo di genitori per parlare con loro del tema "media ed educazione". Come sempre una bella occasione per sondare insieme i problemi educativi della MTV generation. Spesso devo provare a rispondere a domande molto specifiche: Come posso fare per...? E mi ritrovo a dire che le mie risposte non rispondono, perché sono generiche: ogni figlio, ogni alunno richiedono una soluzione diversa e specifica, che solo la creatività dell'amore saprà trovare. A volte nelle situazioni di crisi con un figlio adolescente la soluzione non esiste neanche, ma è sostenere la crisi senza alzare il volume, affiancando la difficoltà del figlio, facendo il percorso insieme con una presenza forte, sicura, anche se silenziosa. Senza drammatizzare.
Professori, genitori e figli vogliono tutti la stessa cosa: la felicità. Ma ciascuno cerca di ottenerla con i modi che ritiene più giusti e lì nascono i conflitti. Perché non provare a trovarsi su un territorio comune e cercare di raggiungere insieme obiettivi condivisibili? Come?

Spegnendo la TV durante i pasti e raccontando la giornata anche se si è stanchi.
Fermandosi a parlare dopo cena a tavola.
Facendosi spiegare dai propri figli come funzionino MSN, l'ipod, o facebook...
Commentando insieme una puntata dei Simpson.
Leggendo un libro che sta leggendo mia figlia e confrontandosi sui personaggi.
Scegliendo un film da vedere insieme magari con qualcosa di speciale da mangiare nel frattempo.
Giocando insieme alla playstation.
Gurdando qualche video di mtv insieme.
Raccontando cosa piaceva "ai miei tempi" e confrontandolo con quello che piace a loro.
Mettendo in gioco la vita tutta intera e lasciando a volte da parte stanchezza, risentimenti, incomprensioni.

Non è facile, ma dedicare qualche minuto ad "inventare" i rapporti con i propri figli giorno per giorno forse è il segreto per partecipare alla loro vita, senza essere falsamente invadenti.
E voi ragazzi smettetela di rifiutare l'aiuto di chi non vuole altro che vedervi felici.

giovedì 6 novembre 2008

Uomo che cammina

Ieri ero alle prese con la puntata di un programma di prossima uscita sul web, durante il quale il prof, che spiega un quadro o una scultura in poco più di cinque minuti, raccontava questo "Uomo che cammina" di Alberto Giacometti. Mi ha colpito e tutte le volte che qualcosa mi colpisce cerco di entrarci dentro, per capire cosa mi provoca (nel senso di scoprire cosa della realtà mi chiama all'appello e mi chiede se sono presente tutto intero o no, e non nel senso di "come mi fa sentire", come troppo spesso purtroppo si intende...).
Per quest'uomo provo compassione.
Quante volte sono stato quest'uomo che cammina. Forse in fondo sono proprio questo. Un uomo che cammina. Con questi piedi smodatamente grandi, da hobbit, che dimostrano quanto sia attaccato alla terra e quanto la terra possa essere pesante, ma anche forte e radicale. Ma poi anche grazie a queste radici mi slancio verso l'alto. Siamo l'unico mammifero che guarda verso l'alto abitualmente. E il nostro corpo si allunga per scorgere il cielo che cerca dappertutto, anche quando lo rifiuta. Il nostro corpo si tende, si slancia, ma le nostre gambe come radici pesanti ci ancorano alla terra, ruvida, sporca ma feconda. Sento il peso del camminare, giorno per giorno. Ma camminare voglio per andare verso il luogo che i miei occhi intuiscono.
Ho pietà di quest'uomo allungato tra cielo e terra. Così oggi ho un po' più pietà di me e di quelli che accanto a me camminano e dei quali, troppo spesso, non so scorgere la fatica.

martedì 4 novembre 2008

Purificare la fonte

La bellezza è ciò che cerchiamo. Nella bellezza ci meravigliamo.
La bellezza è ciò che cerchiamo. Nella bellezza creiamo.
La bellezza è ciò che cerchiamo. Nella bellezza ci innamoriamo.
La bellezza è ciò che cerchiamo. Nella bellezza gioiamo.
Ma perché non la troviamo?
Perché la bellezza è dono.
Il segreto non è cercarla, ma poterla ricevere.
Il segreto è purificare la fonte.

lunedì 3 novembre 2008

La morte chiama le cose alla vita

Così dice un poeta francese e queste parole mi sono tornate in mente andando a pregare sulla tomba di alcuni cari defunti, come è mia consuetudine nel mese di novembre. La morte è un fatto. Smettetela di fare gesti apotropaici o di toccare parti del corpo mentre leggete questo post. La morte è un fatto e non vedo perché si abbia così tanta paura di parlarne o scriverne. Io non ho paura della morte, anzi la ritengo una trovata fenomenale. Vi immaginate andare avanti per secoli a fare il prof? Il fatto della morte, il fatto che la morte ci sia mi aiuta a vivere ogni evento e persona come dono prezioso, in questo senso la morte chiama alla vita.
Non è della morte che ho paura, ma piuttosto di morire...

Passeggio nel silenzio sacro dei morti e tante storie si nascondono dietro fotografie opache, dietro date mute, dietro frasi lapidarie. Ogni tomba è una o più vite spese su questa terra. Vite felici o infelici, non lo so. Vite. Riassunte in una lapide, come quelle del capolavoro che almeno una volta nella vita bisogna leggere: Spoon River di E.L.Master. Quale il valore di queste vite? La morte è il fatto che pone questa domanda e costringe ad agire secondo certe scelte. Non ho paura dei fatti. E la morte è un fatto. Ho paura dei processi. E morire è un processo, perché morire è soffrire.
Soffrire mi fa paura, non la morte...

Mentre sono assorto in questi pensieri, tra le tombe scorgo il viso di una ragazza giovane, Silvia. La sua foto è bella. Lei è bella. I capelli lunghi e biondi, lo sguardo vivo e appassionato. Provo a immaginarmi la breve storia di Silvia, morta poco più che ventenne; poi scorgo, vicino alla foto, scolpite nel marmo, alcune parole trascritte dal suo diario. Qualche male incurabile se l'è portata via e l'ultima frase che contiene il diario di Silvia è: "soffrire è avere un segreto in comune con Dio".
Silvia non è della morte che ho paura, ma di morire, però tu oggi mi hai confidato il segreto del coraggio.

Grazie.

domenica 2 novembre 2008

Lettera a mio nipote 2

Caro Giulio,

nonno Baffo mi ha mandato delle foto tue. Hai gli occhi azzurri come lo zio Prof e questo mi lusinga e conferma la predilezione nei miei confronti. Una foto in particolare ho guardato e riguardato per capire cosa avesse di speciale: il tuo modo di ridere.

Non c'è neanche un velo di sfiducia nella tua risata, Giulio. Ridi felice. Ridi perché sei al sicuro, ti fidi incondizionatamente di chi ti è vicino. Ridi nello sperimentare la gioia che la vita che ti aspetta è ricca e promettente e lo leggi nello sguardo innamorato di papà e mamma, dei nonni, degli zii...

E quel tuo sorriso senza limiti è il grazie più grande che la vita sia capace di esprimere.

Tutte le volte che sarò triste guarderò la tua foto Giulio e tu mi ricorderai che sto dimenticando di ringraziare qualcuno.

sabato 1 novembre 2008

Non mi lascio intimorire

Sorella-sex&thecity: "Non mi lascio intimorire".


Prof 2.0: "Da chi?".

Sorella-sex&thecity: "Da chi ti vuole fare perdere l'entusiasmo, da chi si illude di potere controllare le persone, da quelli che sono privi di immaginazione... che sono già morti e non lo sanno".

Prof 2.0: "Sorella ti voglio bene!".

venerdì 31 ottobre 2008

Per chi ha paura del buio

Perché riempi il vuoto di paure?
Perché riempi il futuro di ciò che più temi?

Da bambino riempivi il buio di mostri, di assassini, di ladri.
Da grande riempi il futuro di altri mostri, assassini e ladri.
Mostri, assassini e ladri: irreali come il loro contenitore.

Come allora la soluzione è una presenza amica che accenda la luce e ti aiuti a guardare sotto il letto per scoprire che non c'è nulla. Ma diversamente da allora non sai chiedere aiuto con la semplicità del bambino che hai dimenticato di essere stato.


Il segreto per sconfiggere i mostri è essere in due.

giovedì 30 ottobre 2008

Autonomamente

Un breve passo di una lettera ricevuta qualche giorno fa da un mio ex-alunno, tanto caro e talentuoso quanto turbolento, di cui però avevo perso le tracce e che mi ha ritrovato sulla rete, tramite facebook, dopo quasi 5 anni. Una sintesi perfetta del fatto che noi prof siamo solo giardinieri, che al massimo potranno cercare di preparare al meglio il terreno e facilitare una crescita e una maturazione che da noi dipende solo parzialmente.

Caro Prof...
...ora, a un mese e mezzo dall'inizio degli studi, preso cinque volte a settimana dalla canoa, pile di compiti e interminabili feste di 18 anni, quando ho finalmente trovato un mio equilibrio, un mio orizzonte di senso, quel Qualcosa, quel Quid che mi permette di camminare 30 cm sopra il terreno, ora che so di cosa ho bisogno e so come e dove trovarlo.. ritorni tu.
Non è buffo? Nel periodo di maggior smarrimento, quando, ti giuro, avevo veramente bisogno di te che sei una delle persone che stimo e apprezzo di più in assoluto e non sapevo come trovarti, non ne avevo nemmeno la forza, non c'eri. Ora che forse potrei anche farne a meno ricompari. Un maledettissima ironia che farebbe andare in bestia chiunque sano di mente. Se tu fossi stato con me, prima, quando ne avevo bisogno, probabilmente non sarei maturato come ho potuto; ora, invece, che ho compiuto questo buon passo autonomamente ricompari per aiutarmi ad analizzarlo.

Leggo e rileggo in silenzio le righe di questa lettera. Mi riparo all'ombra di un albero che ho conosciuto quando era ancora un virgulto, stringo la mano ad un uomo che avevo lasciato poco più che bambino irrequieto...

mercoledì 29 ottobre 2008

Non è per questo che siamo qui


"E perché?" - chiedo.
"Perché è così!" - mi rispondono.

Perché è così
non è una risposta, è una fuga.
Non rinunciare a cercare le risposte giuste.
Soprattutto, non rinunciare a porre le domande giuste.
Questo è il segreto della tua età.

martedì 28 ottobre 2008

Una cartolina dalla Grecia

Sull'anta a vetri che chiude la mia libreria appendo alcuni oggetti che mi aiutano a ricordar quello che voglio avere a cuore (scordare infatti significa "uscire dal cuore"). Così accanto ad un piccolo dipinto di mare e barche che mi riporta ad Itaca e in particolare al mio neo-nipotino, accanto agli auguri di qualche natale fa di un vecchio amico e al simbolo della metropolitana di Londra (a memoria del recente soggiorno inglese), ho aggiunto la cartolina che i miei alunni mi hanno portato dalla Grecia. La cartolina non è un capolavoro estetico, ma non importa, non è quello il verso visibile dalla mia scrivania, ma quello delle loro firme accompagnate da simboli come cuori, stelle, sbuffi...
Oggi in classe parlavo loro di responsabilità a partire dall'origine della parola: dal latino respondere. Essere responsabili è rispondere personalmente, dicendo "io", in questa precisa circostanza, senza scappare, senza accampare scuse. Per questo non salto mai l'appello in classe, perché più che una verifica militaresca dei presenti è una richiesta di responsabilità. Pronuncio solennemente il nome e guardo negli occhi l'alunno e aspetto che mi dica qualsiasi cosa, purché dichiari la sua presenza responsabile, il suo voler rispondere e farsi carico di quelle ore. E così colleziono, insieme ai loro sguardi sgomenti, tutta la gamma di dichiarazioni di responsabilità: ci sono, esisto, qui, presente, eccomi... Senza questi attestati più o meno convinti di accettazione del presente sarebbe impossibile iniziare la lezione, anzi inizia così.
Quei nomi sono scritti sulla cartolina greca e tutte le volte che la guardo, fitta di nomi, mi sento interpellare, come fosse un appello: E tu prof? e rispondo: Eccomi! Presente! Perché sono in parte responsabile di quei nomi e voglio rispondere per ciascuno di essi: eccomi, ci sono, farò il possibile per te, nonostante i miei limiti.

***

"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripetè il piccolo principe per ricordarselo.
A. de Saint.Exupéry, Il piccolo principe