Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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giovedì 8 maggio 2008

Alunni che mettono in crisi

Prof 2.0 riceve da un gruppo di alunni un libro come regalo di compleanno. Nel biglietto di accompagnamento, parafrasando un paragone che Prof usa spesso, scrivono: "la vita è una partita di calcio di cui si sa già il risultato, a noi è dato il divertimento di giocare. Tu sei ancora al 31'... C'è ancora tanto tempo per divertirsi. Corri, Prof, corri!".
Prof 2.0 raccoglie in un bicchiere le lacrime del suo cuore liquefatto per poi berle di nascosto, in modo da recuperare il cuore perso...

Prof 2.0 riceve un violento attacco da un ex alunno che lo accusa di avere abbandonato lui e la sua classe per andare dietro ai soldi. Se solo conoscesse la dichiarazione dei non-redditi di Prof 2.0 si farebbe una risata. Ma in fondo sta dicendo che gli è dispiaciuto separarsi e il fuoco del ragazzo giustifica il furore con cui brucia la conoscenza reale dei fatti. Anche se ha ragione in quanto all'incapacità di Prof 2.0 di dire addii e preferire fughe silenziose, anche se fughe non sono.

Un ex alunno manda un sms a Prof 2.0 in cui chiede la traduzione di una frase dal greco, per sapere se ha sbagliato un compito. In italiano la frase suona "I giovani imparano sbagliando". E il ragazzo ha sbagliato... Anche Prof 2.0 (che malgrado tutto è ancora giovane) lo sperimenta tutti i giorni e si rende conto che i suoi errori gli alunni li pagano due volte...

Tre messaggi in un solo giorno. Tre legami che costringono a fare esame, ringraziare, chiedere scusa, ricominciare...

37 commenti:

Anonimo ha detto...

Non c'è addio più bello, se non quello da dire a un professore.

Prof 2.0 ha detto...

Dipende dal prof. Recentemente sono tornato a salutare alcuni prof di liceo e mi sono reso conto che il debito maturato verso loro resta inestinguibile...

isabel ha detto...

E bello vedere un prof che si mette in discussione continuamente. Grazie per qs post.

Anonimo ha detto...

Chi sa, fa. Chi non sa, insegna.

Prof 2.0 ha detto...

Sono della categoria! In mia compagnia Socrate che si vantava di non sapere, infatti insegnava...

Anonimo ha detto...

Ci sono dei professori che veramente cambiano la vita. A me è successo. E tutt'oggi cerco di ricambiare in qualche modo il loro investimento nella mia persona in termini di stima e affetto, continuando a renderli partecipi della mia vita.
E' successo anche di essere stata delusa da altri prof. per comprtamenti ritenuti da me ingiusti o scorretti. Tuttavia oggi, a distanza di qualche anno, provo comunque affetto nei confronti di quelle persone, perchè crescendo ho imparato a giustificare e a contestualizzare molti errori o presunti tali. Dipende dai punti di vista.

Paola A.

Anonimo ha detto...

Non credo se ne vantasse. Credo fosse semplicemente sincero. Che poi insegnasse, va da sé.

Prof 2.0 ha detto...

E che ne morisse anche...

Per Paola: è proprio vero. Mi hai fatto venire in mente queste parole di un grande scrittore:

"Ho assorbito moltissimo dalla scuola, come in seguito mi sarebbe successo soltanto con i libri. Ogni cosa che ho imparato dalla viva voce dei miei insegnanti ha conservato la fisionomia di colui che me l’ha spiegata e nel ricordo è rimasta legata alla sua immagine… la diversità degli insegnanti è un’altra specie di scuola, una scuola che insegna la molteplicità della natura umana, e purché la si prenda sul serio anche solo in parte, è questa la prima vera scuola di conoscenza dell’uomo”
E.Canetti, La lingua salvata, (p.203-4)

Anonimo ha detto...

Non mi preoccupo di rimanere immortale attraverso le opere: io non voglio morire.

Prof 2.0 ha detto...

Neanch'io.

Anonimo ha detto...

Perché non vuole morire?

Laura ha detto...

Chi è che vorrebbe morire?
non è umano volere una cosa del genere!

Anonimo ha detto...

C'è chi dice che con una mente ben allenata e disposta è possibile considerare la morte un'avventura.

Prof 2.0 ha detto...

La domanda è troppo personale per un blog. Se le piacerà mi scriva una email, magari lì potrà uscire, se vorrà, dal suo anonimato. Anche perchè questo bel dialogo, fatto di frammenti, rischia di essere a volte tagliente e non è nel mio stile.

Comunque se non vorrà scrivermi provo a dire perchè non voglio morire in una frase: perchè amo questo mondo appassionatamente e sono una persona felice. E lei? O tu (se posso)?

Anonimo ha detto...

Oh, va bene, va bene. Le ho detto, anzi, ti ho detto: il mio contatto è palmi_pedone@hotmail.it
Non mi dispiacerebbe continuare a trattare certe tematiche. Quanto all'anonimato, è dovuto al fatto che non sono riuscito a registrarmi.

Anonimo ha detto...

Grazie prof., ciò che l'autore del libro afferma è proprio quello che la mia esperienza a scuola mi ha insegnato. Leggerò il libro.

Per anonimo: "Chi sa, fa. Chi non sa insegna". Mi sembra sinceramente un pensiero piuttosto generico.
Sapere, cosa? Neanche chi dice di sapere può sapere tutto quello che potrebbe conoscere, solo che forse nessuno gli insegna che si può sapere solo di non poter sapere abbastanza.

Paola A.

Anonimo ha detto...

O forse sapere di non sapere non rende nessuno sapiente, ma solo realista. Se io sono Messi gioco a calcio, ma se sono Van Basten, lo insegno. E comunque non c'è nulla di male in chi insegna, solo in chi apprende.

Prof 2.0 ha detto...

Per Paola: è un bellissimo libro, te lo consiglio di cuore.

Per Anonimo: apprezzo molto il paragone calcistico e soprattutto la citazione di Van Basten (un mio mito). Il male è in chi apprende? O forse più realisticamente: è nella struttura della vita apprendere, che lo vogliamo o no, ma nessuno ci toglie la libertà di pensare.

Palmipedone ha detto...

Pensare non è una libertà. Siamo schiavi del pensiero.

Prof 2.0 ha detto...

Evviva la schiavitù!

Palmipedone ha detto...

A me non piace la schiavitù.

Prof 2.0 ha detto...

Neanche a me. Ma in questo caso sì. Tu hai chiamato provocatoriamente schiavitù ciò che per me è semplicemente l'essere situati nella realtà. Se ho gli occhi azzurri, ci saranno pure dei motivi che la genetica spiegherà, ma è un dato di fatto. Lo accetto. Ma non per questo sono schiavo dei mie occhi...

Palmipedone ha detto...

È costretto a mettere gli occhiali, se è miope, quindi, in un certo senso, è schiavo dei suoi occhi. Ma questa è più una battuta che altro. Essere situati nella realtà è come essere schiavi, a patto di accettare la realtà come tale. C'è solo un posto in cui l'uomo è libero, e c'è solo un tempo.

Anonimo ha detto...

Caro palmipedone...sono curiosa: quali sarebbero, a tuo parere, questo posto e questo tempo?
Paola A.

Palmipedone ha detto...

Quando si è infanti si è abbastanza irresponsabili da essere liberi. In quanto al posto, be', mai sentito parlare della Stanza del Niente?

Prof 2.0 ha detto...

Basta rimanere bambini, ma responsabili. è ancora più divertente (leggere le istruzioni nel libro "Il piccolo principe"). Accettare la realtà è liberante, non schiavizzante.

Quanto alla stanza del niente la lascio volentieri a chi vuole starci, io abito in un mondo che è una straordinaria stanza dei giochi, piena di gente che vuole giocare con me e con la quale voglio giocare.

Anonimo ha detto...

Non so, è interessante qello che dici. Tuttavia, credo che se non si ha coscienza della propria libertà, non si vive questa condizione assaporandone il gusto, un pò come gli animali, che non hanno la facoltà di pensare, vivono nella libertà del loro istinto, ma non lo sanno. E poi, se ci pensi, l'infante non è libero del tutto perchè dipende totalmente da ciò che i suoi genitori "pensano" sia meglio per il suo bene.
In quanto alla Stanza del Niente...no, mai sentito parlarne. Sono tutt'orecchi...
Paola A.

Palmipedone ha detto...

Non travisate o fuorviate. L'assolutismo non esiste. Non c'è la libertà assoluta: io non sarò mai libero di parlare una lingua che non conosco, per esempio.

Il niente contiene il tutto, e la Stanza è l'unico pseudo assoluto che riesco a tollerare. Dovreste provare a cercarla, non ve ne pentireste.

Anonimo ha detto...

"L'assolutismo nn esiste". Eppure dici "mai"...ma perchè, scusa, non sei forse libero di decidere di imparare quella lingua che non conosci? Il pensiero non è un'entità a se stante, non prescinde dal tuo essere...è anzi una modalità in cui il tuo essere si esprime secondo una logica che è specificamente tua...forse si può dire che sei prigioniero del pensiero nel senso che sei prigioniero di te stesso...ma se ci pensi si arriva ad un relativismo assoluto perchè tu sei il tuo pensiero nella misura in cui sei te stesso.
Il discorso è cmq intrigante caro palmipedone.
Mi spieghi perchè pensi ci sia uguaglianza tra il niente e il tutto e come hai trovato questa Stanza?
Paola A.

Palmipedone ha detto...

Sono libero di imparare una lingua che non conosco, è vero, ma, al momento, non sono libero di parlarla. Di solito gli opposti sono sinonimi, ma nessuno ci pensa. Forse si gode la libertà.

Anonimo ha detto...

Ma di che opposti parli? Quali sono?

Prof 2.0 ha detto...

Palmipedone sofista ed ex-alunno!

Palmipedone ha detto...

E calciatore provetto, qualcuno ne dovrebbe sapere qualcosa... o sbaglio?

Prof 2.0 ha detto...

Provetto non lo so... molto veneziano ricordo... e un po' fragilino... ma con buone trovate...rare...

Palmipedone ha detto...

Buciardo... Io mi ricordo qualche tunnel qua e là ai danni di un docente, ma forse mi sbaglio.

Prof 2.0 ha detto...

Il tunnel me lo ricordo. Lo avevo incluso nelle trovate...rare...
Comunque dobbiamo fare un'altra partita e vedere un po'come stiamo messi...

Palmipedone ha detto...

Le farò sapere al più presto.