Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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giovedì 6 novembre 2008

Uomo che cammina

Ieri ero alle prese con la puntata di un programma di prossima uscita sul web, durante il quale il prof, che spiega un quadro o una scultura in poco più di cinque minuti, raccontava questo "Uomo che cammina" di Alberto Giacometti. Mi ha colpito e tutte le volte che qualcosa mi colpisce cerco di entrarci dentro, per capire cosa mi provoca (nel senso di scoprire cosa della realtà mi chiama all'appello e mi chiede se sono presente tutto intero o no, e non nel senso di "come mi fa sentire", come troppo spesso purtroppo si intende...).
Per quest'uomo provo compassione.
Quante volte sono stato quest'uomo che cammina. Forse in fondo sono proprio questo. Un uomo che cammina. Con questi piedi smodatamente grandi, da hobbit, che dimostrano quanto sia attaccato alla terra e quanto la terra possa essere pesante, ma anche forte e radicale. Ma poi anche grazie a queste radici mi slancio verso l'alto. Siamo l'unico mammifero che guarda verso l'alto abitualmente. E il nostro corpo si allunga per scorgere il cielo che cerca dappertutto, anche quando lo rifiuta. Il nostro corpo si tende, si slancia, ma le nostre gambe come radici pesanti ci ancorano alla terra, ruvida, sporca ma feconda. Sento il peso del camminare, giorno per giorno. Ma camminare voglio per andare verso il luogo che i miei occhi intuiscono.
Ho pietà di quest'uomo allungato tra cielo e terra. Così oggi ho un po' più pietà di me e di quelli che accanto a me camminano e dei quali, troppo spesso, non so scorgere la fatica.

2 commenti:

Laquintafiglia ha detto...

Mi hanno sempre incuriosito le opere di Giacometti e le ho sempre interpretate come simbolo della fragilità dell'essere umano e della vita terrena ma in effetti dopo il tuo post ho capito che il messaggio è più positivo di quello che avevo finora attribuito a queste filiformi e sfuggenti figurette..

Poi fammi sapere il titolo e il sito del programma..

Prof 2.0 ha detto...

ciao sorella: il programma ti piacerà molto. intanto ti do l'indirizzo del sito dove trovi una bella versione del canto di natale di Dickens. Provare per credere.
www.satelios.tv
Giacometti merita. Io non lo conoscevo affatto e mi ha stupito sia la scultura che la pittura.