Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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mercoledì 16 luglio 2008

Superficialità 3

Nel caso in cui si continuino a prendere in prestito le identità, appicandosele addosso, presto o tardi, si verificherà un conflitto di questi personaggi. Un conflitto salutare da cui potrà uscire vincitore il vero volto della persona, divenuta capace di gettare via le maschere. Come fare? Esiste un antidoto alla superficialità? La profondità del sentire. Ma questa non è ancora una risposta. Come fare a raggiungere la profondità del sentire? Come fare a risvegliare quegli strati della nostra sensibilità non ancora attivati?
Incontrando la realtà. Diventandone responsabili. Responsabili in senso stretto: rispondere alle cose e alle persone che incontriamo. Rispondere in prima persona. Rispondere in prima persona è dedicare tempo ed energie: una strada faticosa, ma ripagata dal panorama.
Rispondere ad un libro è leggerlo con una matita in mano e scrivere ai margini della pagine cosa ci interpella. Rispondere ad un quadro è osservarlo per almeno 15 minuti e non fargli la foto come i giapponesi. Rispondere ad un malato è provare a curarlo o almeno stargli vicino. Rispondere ad una relazione difficile è ascoltare il punto di vista dell'altro e farlo proprio. Rispondere. Rispondere. Rispondere. Solo rispondendo si diventa responsabili delle cose e delle persone. E solo la responsabilità di vite altrui (anche attraverso le cose prodotte dalle vite altrui) attiva e approfondisce la nostra sensibilità e ci rende meno superficiali.
I nostri occhi a poco a poco saranno allenati a leggere la realtà in profondità, senza paura. Saremo disposti a farci carico della realtà. Chi ci passerà accanto sentirà su di sè uno sguardo amico, comprensivo, paterno: un luogo in cui poter riposare. Un luogo in cui la persona puo' riposare e far riposare gli altri. Un luogo dove si gioca la verità della parola "io", senza finzioni. L'unico luogo in cui si puo' stare con Dio, perchè quel luogo è suo.
L'alternativa è una sorta di anestesia. Un indurimento del cuore che è la peggiore malattia spirituale: non si vede piu' nulla dentro e fuori di sè. E i cuori incapaci di sentire le vite altrui sono i piu' facilemente disposti ad eliminarle, perchè non le vedono neanche. La storia del XX secolo ha insegnato quanto questo sia non solo possibile, ma reale.

7 commenti:

ariel ha detto...

Questo post mi ha letteralmente commosso. Adesso ne rumino un pò i contenuti, cmq grazie Prof 2.0! Adesso penso di aver capito che cosa intendevi quando parlavi di vivere la realtà in profondità; e non l'ho solo capito ma mi affascina. E' bello, è davvero bello tutto ciò. Hai ragione, c'è molta positività lì. Ma devo ruminare....

Baffo racconta ha detto...

"I nostri occhi a poco a poco saranno allenati a leggere la realtà in profondità, senza paura. Saremo disposti a farci carico della realtà. Chi ci passerà accanto sentirà su di sè uno sguardo amico, comprensivo, paterno: un luogo in cui poter riposare. Un luogo in cui la persona puo' riposare e far riposare gli altri. Un luogo dove si gioca la verità della parola "io", senza finzioni. L'unico luogo in cui si puo' stare con Dio, perchè quel luogo è suo."

La lettura di questo passo del post
mi porta ad aggingere che questo allenamento degli occhi a leggere la realtà deve essere continuo, perchè questa cambia col maturare delle persone, e quindi dobbiamo essere in grado di percepire questo cambiamento per essere in grado di posare su di loro lo sguardo amico, comprensivo e paterno di cui parli.
Dico questo perchè grazie a questa operazione di messa a fuoco continua sono riuscito a dare nuova
giovinezza al mio cuore di sessantacinquenne e quindi a essere più felice perchè capace di dare ancora qualcosa agli altri.
Baffo

isabel ha detto...

Allenarsi a rispondere alla realtà che ci interpella... Il tuo post è veramente ispirato.
Mi toccherà rispondere anche a te.

Prof 2.0 ha detto...

Ariel: buona digestione!

Baffo: sei ancora un ragazzino!

Isabel: solo se ce la fai...

ariel ha detto...

Il post è ricco di tantissimi spunti. Sto iniziando a ruminare qualcosa e inizio a scrivere… non da ciò che mi ha più commosso, ma proprio prendendo in ordine, così come il post li propone, i concetti che mi hanno colpito maggiormente.
“Esiste un antidoto alla superficialità? La profondità del sentire. Ma questa non è ancora una risposta. Come fare a risvegliare quegli strati della nostra sensibilità non ancora attivati? Incontrando la realtà. Diventandone responsabili. Responsabili in senso stretto: rispondere alle cose e alle persone che incontriamo. Si tratta di rispondere in prima persona”.
Allora, vediamo se ho capito bene: da un parte il “sentire” permette di cogliere la realtà, ognuno di noi coglie alcune sollecitazioni che la realtà ci offre; dall’altra il rispondere anche alla più piccola sollecitazione aiuta ad approfondire lo stesso sentire e pertanto questa risposta aiuterà a sentire altro e quindi a rispondere a un livello ulteriore, e condurrà a un sentire sempre più profondo. E così il nostro sentire si va approfondendo…. e diventiamo più sensibili, più attenti, più profondi. Ciascuno coglie qualcosa del reale, secondo come lui è, secondo l’educazione che ha ricevuto, ecc. poi c’è la risposta libera a questo qualcosa; ed è ciò che ci fa diventare più noi stessi. Non dobbiamo avere paura di rispondere a ciò che cogliamo, di metterci in gioco fino in fondo, di metterci anche in discussione. Dobbiamo coniugare l’aspetto di ricettività con quello di propositività. E’ come un circolo continuo, un ricevere e un dare – non bisogna avere paura di dare e nemmeno di ricevere; di prenderci la realtà, lasciarla entrare dentro di noi. E il modo per lasciarla entrare fino in fondo è rispondere ad essa… Bello. Per fare tutto questo penso che ci sia bisogno di tempo per pensare. Bisogna trovare degli “spazi” dentro di noi per assumere il reale, confrontarci ed elaborare…
Il commento è un po’ lungo, anche se non è ancora terminato… ma devo ancora “ruminare”…

mamma E.R. ha detto...

per ariel : è molto bello il tuo desiderio di "rimuginare".
Un piccolo consiglio: a volte è bello lasciarsi "sorprendere" dalla realtà che ci può riservare meraviglie non pensate.

ariel ha detto...

Grazie Mamma e.r.