Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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venerdì 11 luglio 2008

Superficialità 1

Per Prof 2.0 non è semplice connettersi nel college in cui si trova adesso così, purtroppo, la sua blogdipendenza verrà drasticamente ridotta... Ma cerchiamo di tenerci in allenamento con il poco tempo a disposizione.
Qualcuno mi chiedeva cosa intendo per incontrare davvero la realtà. Partiamo da una semplice constatazione: definiamo le persone immature come superficiali. Che significa essere superficiali? Perche' una metafora spaziale per qualcosa come l'uomo il cui spirito non ha dimensioni? Come fa un uomo ad essere superficiale o profondo? In ragione di cosa lo è? Evidentemente pensiamo che ci sia un luogo profondo da raggiungere, che consente ad un uomo di essere maturo o immaturo, superficiale o profondo, per l'appunto. Ma cosa diciamo esattamente di una persona quando la definiamo superficiale? Quella persona vive in superficie. Sfiora la realtà e se ne lascia influenzare in superficie senza penetrarne il senso profondo. Superficiale non è aggettivo da riferire al raziocinio. Superficiale è il sentire. Se incontro un barbone e non lo vedo neanche, sono superficiale. Se (almeno) lo vedo e me ne frego sono meno superficiale. Se lo vedo e ci soffro e mi lascio coinvolgere sto scendendo gradualmente in profondità. Ovvero sento la vita ferita di quella persona e me ne faccio, almeno emotivamente carico, empatizzo (faccio miei i suoi sentimenti). Accolgo la realtà nella sua interezza. E questo vale per qualsiasi sentimento che la realtà provoca, positivo o negativo che sia, risvegliando strati della mia sensibilità assopiti e approfondendo la mia identità.
Siamo superficiali tutte le volte che il nostro sentire non è adeguato alla realtà. Quante ragazze si lamentano della superficialità dei loro fidanzati, che pensano al calcio, quando loro stanno passando un brutto momento, che il ragazzo non riesce neanche a scorgere?
Il superficiale sente male la realtà. Con quali conseguenze?
(CONTINUA)

12 commenti:

Charles ha detto...

Un sasso.
Cosa c'è di più banale?
C'è chi vedendolo gli dà un calcio.
C'è chi accorgendosene lo prende, lo soppesa, lo spacca in due, comincia a levigarlo e poi a lucidarlo.
Scopre che in realtà quella superficie grigia e informe racchiude in realtà colori accessi e conformazioni che indicano la sua storia pulrimillenaria.

Come fanno i superficiali a scoprire i colori della vita?

Bye,
Charles

Laquintafiglia ha detto...

Sfiorare la realtà senza scoprirne le profondità da l'illusione di potere evitare l'impegno e i rischi che questo sentire la vita comporta. Penso che la maggior parte delle persone che reputiamo superficiali siano persone che hanno paura di andare a fondo alle realtà che incontrano perché questo implicherebbe dovere scendere nella profondità della propria realtà interiore... Penso che tutti abbiamo delle parti di realtà che trattiamo in modo superficiale, che allontaniamo, che fingiamo non esistano o che sfioriamo appena senza soffermarci ed è lì che sentiamo più dolore...

AleOli ha detto...

Charles posso dirti una cosa in piena sincerità? Ti 'leggo' da qualche mese. Sei molto in gamba, molto profondo, e vorrei avere qualcosa di quella saggezza che possiedi. Custodisci quei tesori!
Ale

Prof 2.0 ha detto...

Continuero' a scrivere sul tema nel post principale, mi riservo di rispondere in quell'occasione.

piccolamanomaldestra ha detto...

paradosso:
per elevarsi in altezza occorre scendere in profondità.
per andare a fondo bisogna non accontentarsi.
per non accontentarsi bisogna smettere di riporre tutta la ragione e la certezza solo in se stessi... e rischiare le nostre fragili sicurezze.

concordo con laquintafiglia.. siamo superficiali quando abbiamo paura di buttarci e di aprirci a qualcosa o qualcuno che potrebbe rallentare la nostra corsa.
meglio rallentare e godersi il panorama.

piccolamanomaldestra

mamma E.R. ha detto...

un esempio che mi ha colpito
Ai giardini pubblici due bambini giocano. Uno si mette a piangere e l'altro che lo guarda stupito non comprendendo il senso di quel pianto, chiede spiegazioni alla mamma che gli dice:" forse vorrebbe il tuo giocattolo"e lui all'improvviso glielo porge. Il primo bambino si acquieta, l'altro ora deve fare i conti con questa nuova sensazione, da una parte le sue mani vuote e dall'altra il desiderio di riappropriarsene con un gesto prepotente, non sa tenere insieme i suoi due desideri, che nessuno pianga e che lui non senta un vuoto.In questo frangente una mamma può aiutare il figlio a capire la complessità della realtà oppure ha la possibilità di restare alla superfice di essa se alla prima domanda sul pianto risponde: non lo so ,affari suoi. Ecco la perfetta legge dell'estraneità che ci fa restare sempre alla superfice delle cose e di noi stessi.

ariel ha detto...

Grazie Prof per questo post. Adesso sto iniziando a capire meglio ciò che dicevi a proposito degli strati profondi della sensibilità...: un sentire adeguato alla realtà. Quello che ancora non riesco a cogliere è come essere ottimisti quando il sentire è della negatività e ti schiaccia. Tu dicevi: lasciati schiacciare... ma per me non è una soluzione. Se mi lascio schiacciare completamente, muoio dentro.
Capisco che qui la relazionalità ha un ruolo chiave; ma non sempre le relazioni ti aiutano... Dipende anche da chi hai accanto, no?

Prof 2.0 ha detto...

Piccolamanomaldestra e mamma E.R.: grazie mille, ho sfruttato le vostre suggestioni nel nuovo post sulla superficialita'

Ariel: grazie a te che questo post lo hai provocato. A volte ottimismo e' convivere con quella situazione che ti schiaccia e non avere paura, consapevoli che il dolore che proviamo e' adeguato alla situazione e che prima o poi finira'. E magari avremo scoperto risorse nuove che non credevamo di avere. Ma a volte sostare nel dolore credo sia necessario... E come dici tu, in quel caso, l'importante e' non essere soli. E poi non e' vero che muori, perche' lo stai raccontando e quindi ti aggrappi alla vita, che e' speranza.

ariel ha detto...

Prof, non posso fare a meno di ringraziarti perchè questo dialogo mi sta aiutando a mettere a fuoco alcune cose importanti per me.

E' vero ciò che dici; chi muore dentro non racconta e non si inserisce in un blog come il tuo (il cui spirito è: beginning with hope!)e legge tutti i post, e si mette a interloquire.
Però sono dell'idea che se la morte non è avvenuta, è a causa di una fuga dalla realtà che schiacciava, e non da una accettazione piena di quella realtà. Si può anche fare così per non restare schiacciati...

Laquintafiglia ha detto...

Se posso permettermi di esprimere il mio parere penso che, per quanto possa dare un sollievo immediato, la fuga sia la scelta più nociva sia per il fuggitivo che per le altre persone che gli stanno intorno. O si continua a fuggire per sempre o si decide di affrontare la realtà... Solo lì si può trovare il vero sollievo e te lo dice una persona che un pò di tempo fa avrebbe pagato milioni di euro per avere la possibilità di fuggire...

Prof 2.0 ha detto...

Ariel: si puo' anche fare cosi', ma si rimanda soltanto l'appuntamento. A volte rimandare e' necessario per prepararsi meglio...

laquintafiglia: solo la verita' rende liberi.

ariel ha detto...

Grazie per questi ultimi due commenti, e grazie soprattutto al Prof per la comprensione che rivela nello scrivere che a volte può essere necessario e preparatorio un rimando....