Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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domenica 2 novembre 2008

Lettera a mio nipote 2

Caro Giulio,

nonno Baffo mi ha mandato delle foto tue. Hai gli occhi azzurri come lo zio Prof e questo mi lusinga e conferma la predilezione nei miei confronti. Una foto in particolare ho guardato e riguardato per capire cosa avesse di speciale: il tuo modo di ridere.

Non c'è neanche un velo di sfiducia nella tua risata, Giulio. Ridi felice. Ridi perché sei al sicuro, ti fidi incondizionatamente di chi ti è vicino. Ridi nello sperimentare la gioia che la vita che ti aspetta è ricca e promettente e lo leggi nello sguardo innamorato di papà e mamma, dei nonni, degli zii...

E quel tuo sorriso senza limiti è il grazie più grande che la vita sia capace di esprimere.

Tutte le volte che sarò triste guarderò la tua foto Giulio e tu mi ricorderai che sto dimenticando di ringraziare qualcuno.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

"I poeti sono privi di pudore verso le loro esperienze interiori: le sfruttano."

Baffo racconta ha detto...

Caro anonimo non penso proprio che
si tratti di sfruttamento, ma di donazione delle proprie esperienze interiori per poterle condividere gioiosamente con gli altri,
Baffo

Prof 2.0 ha detto...

anonimo: è vero, ma impreciso. Se ci guadagnassero sarebbe sfruttamento. Penso sia più corretto dire "... le regalano".

baffo: d'accordo con te, abbiamo risposto quasi in contemporanea...

E poi oggi che si è così spudorati sul "brutto", credo che essere spudorati sul "bello" sia meritorio...

Anonimo ha detto...

Che venga riconosciuto il fatto di esser meritevole, è anche questo il guadagno del poeta che vuole descrivere il "bello".
Il poeta si presenta al mondo indossando splendenti parole, è sempre stato così e non c'è niente di strano.
Ma questo è il suo sottile guadagno, un guadagno dell'ego.
Chi nega in cuor suo, pecca doppiamente d'orgoglio.

Pare infine che la dinamica del ragionamento si regga sulla contrapposizione meritevole-bello/non meritevole-brutto.
Tralasciando le autocelebrazioni gratuite che riportano immediatamente al discorso affrontato precedentemente, chissà cosa succederebbe se questa sovrastruttura immaginaria anche se solida, crollasse o semplicemente mutasse nel tempo com'è proprio della sua natura.
E' semplicemente un modo per osservare le cose da più lontano, anche questo, molto umano.
Come quello di rifugiarsi in qualcosa di solido, del resto.

Prof 2.0 ha detto...

anonimo: la dinamica del ragionamento se leggi bene si basa non su meritevole/bello, ma sul dono/condivisione (hai commentato solo la seconda parte di ciò che ho scritto).
Quanto al narcisismo del poeta penso sia una costante del tutto pacifica, se non l'avesse non avrebbe la pretesa di pensare che ciò che gli accade è comunicabile al mondo. Non avrei aperto un blog pubblico se non avessi la pretesa di nutrire un po' il mio ego.
Quanto alla sovrastruttura immaginaria che mi attribuisci (se avessi letto l'intero blog) è un peccato originale di cui ho fatto ammenda più volte. Ma ogni scrittura è finzione. E l'arte tutta è una bugia che serve a dire la verità. Se prendi questo luogo immaginario per la realtà hai infranto la regola numero uno della finzione: "la volontaria sospensione dell'incredulità". E non è rompendo il gioco che scopri come funziona.