Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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martedì 17 novembre 2009

Problema

A scuola si studiano I promessi sposi e La divina commedia.

I ragazzi odiano queste due opere.

E' un problema delle opere, della scuola o dei ragazzi?


15 commenti:

Anonimo ha detto...

...forse dei professori?

Anonimo ha detto...

della scuola: la divina commedia è troppo difficile da comprendere e apprezzare a 16 anni, gli insegnanti in grado di fartela apprezzare sono pochi. I promessi sposi è più abbordabile ma ha un linguaggio troppo distante ormai dalla "quotidianità" dei ragazzi, tutti a dire "bella storia" ma nessuno a leggerla e capirne sensi e doppi sensi.
m

Carmen ha detto...

Del modo in cui vengono proposte e "insegnate", spesso.

life ha detto...

sono due opere magnifiche, ma la critica del testo e l' analisi del testo e il commento e i riassunti hanno fatto perdere ai ragazzi il piacere della lettura. purtroppo ... è colpa nostra

Charles ha detto...

Penso che la colpa sia della scuola. Di una certa scuola.
Cosa intendo dire? Guardate "L'Attimo Fuggente" e tutto vi sarà più chiaro.

Oh capitano, mio capitano!

Oh Prof., mio Prof.!

Charles

Maxi ha detto...

Per "colpa della scuola" vengono intesi i docenti?
In tal caso è colpa loro/vostra.
Tutto dipende da come queste due opere, così come ogni altra, vengono "insegnate", spiegate.
Un altro motivo che potrebbe esser valido per giustificare l'odio profondo da parte della maggior parte dei ragazzi nei confronti di questi due scritti, potrebbe essere una semplice domanda... la più comune;la più complessa: Perchè?
Ogni professore ha il dovere di insegnare,di approfondire il bagaglio culturale di,in media, almeno venti menti che gli/le siedono d'innanzi.Ogni alunno ha il dovere di "stare attento" a ciò che un vecchio che passeggia per l'aula dice,riguardo a ciò che un uomo,ancor più vecchio del primo,scrisse;Perchè?
Questo mi chiedo ogni pomeriggio, prima di aprire un libro che straripa di informazioni in bianco e nero,a cosa mi serve studiare questa materia? A cosa mi serve studiare "I promessi sposi"? La risposta di molti ragazzi: "A niente".
Chi sono gli studenti per poter rispondere?
In conclusione penso che il vero problema stia nel motivare noi ragazzi,perchè non è vero che la nostra mente ha carenza di fantasia e di dote, anzi.. tutt'altro.
Tutto questo però è solo la piccola opinione di una studentessa, la quale però, non fa parte degli del grande gruppo di ragazzi che brucerebbero ogni pagina di queste due opere.

Ps: sono un'alunna della professoressa Vittoria Patti.

Anonimo ha detto...

Dipende dal punto di vista da cui si guarda al problema. Gli alunni daranno la colpa alla scuola e la scuola farà altrettanto. Quando si “deve” leggere un libro, per superare l’interrogazione a volte si perde il piacere di leggere, non si è motivati a farlo (parlo della motivazione intrinseca) o non si ha curiosità nei confronti di grandi opere come queste. Le risposte si cercano altrove e non nelle parole.
Personalmente sto rileggendo i Promessi Sposi (anche se molto lentamente) e sto "apprezzando" quest’opera solo adesso, e non quando l’ho “riassunta” tra i banchi di scuola. Ecco forse dove sta il problema della scuola..fare un omogeneizzato dei libri.
E questo non è favorevole.
L’opera ormai è scritta...attende di essere amata.
Meglio tardi che mai.

Vittoria ha detto...

@ secondo anonimo, che dice " la divina commedia è troppo difficile... a 16 anni": quando mia figlia ne aveva 14 (faceva la prima superiore, e non aveva mai letto Dante) con un gruppo di coetanei ascoltò una lezione sulla Divina Commedia.
E pianse, e rise, e si entusiasmò: e tornò a casa dicendo che voleva subito leggere la Divina Commedia, e che dovevo comprarle dei libri che aiutassero a capirla.
Morale 1: a 16 anni si può capire e apprezzare assolutamente tutto.
Morale 2: se Dante e Manzoni non sono amati, è colpa dei prof. E' triste ma è così.
PS: io insegno scienze.

Robertto ha detto...

Della famiglia.

A chi dareste più fiducia? Al vostro amico, al vostro professore o a vostra madre?

Mia madre mi disse che valeva la pena studiare la divina commedia e mi diede diversi perchè che mi convinsero.

Anche se a scuola il professore non era granchè io seguii altri incontri sulla divina commedia al di fuori della scuola e veramente mi interesò.

Prof 2.0 ha detto...

Vi ringrazio tutti, perchè la diversità dei punti di vista dalla studentessa alla prof offre la risposta giusta: è un problema complesso, che ha le sue radici nelle abitudini familiari (grazie Roberto!) che però possono essere scavalcate a fronte di una motivazione forte (i perchè invocati da Maxi) data dagli insegnanti, che dovrebbero per primi rileggere il romanzo e dimenticare che è parte di un programma da rispettare e non è un pretesto per fare altri esercizi se non quello della lettura stessa.

Giovanni ha detto...

Penso che la colpa più grande sia dei genitori che leggono poco per primi, in fondo anche molti insegnanti sono genitori, e poi degli alunni, anche gli insegnanti e i genitori sono stati alunni, dovrebbero quindi ricordarsi cosa si aspettavano dall'incontro con queste e altre "materie" scolastiche, ma purtroppo è passato troppo tempo da quando le hanno incontrate loro e si sono scordati...

Piero Morandini ha detto...

Direi che è un poco colpa di tutti e due (docenti e studenti). Della scuola, no, quella non ha colpe.
Dei docenti, perchè non si preparano, non capiscono e non amano le loro materie. Non appassionano [gli studenti] perchè non si appassionano loro stessi. Come possono desiderare per gli altri una cosa che non desiderano per se stessi.
E' colpa anche degli studenti, seppur in maniera minore, perchè non sono disposti a fare la fatica di imparare, perchè non chiedono conto ai loro professori, non li sfruttano per quel (poco, magari) che potrebbero trasmettere.
Ovviamente se la famiglia è la prima a delegittimare la materia e i professori, la strada è tutta in salita.
Io personalmente insegno materie distantissime dalla letteratura, ma alla fine di certe lezioni sento vibrare nell'aria la soddisfazione di vederli pieni di stupore e desiderio di capire oltre (li vedo cioè cresciuti come persone).
Buon lavoro, dunque, P.M.

Anonimo ha detto...

@Vittoria: sono "il Secondo Anonimo". Le pongo una domanda. quanti compagni di sua figlia (che è evidentemente un animo sensibile, una ragazza sveglia e sono certo anche una brava persona) hanno vissuto le stesse emozioni? Credo pochi, ahimè: non tutti i ragazzi hanno la sensibilità di sua figlia e con quelli dobbiamo fare i conti. Divina Commedia e Promessi Sposi sono imposti dalla Scuola e fatti digerire male dai Professori. Sto ovviamente generalizzando perché i Porfessori bravi e le Scuole attente a dialogare bene con i ragazzi sono pochi, pochissimi. Sarò populista ma è davvero la fotografia della realtà. Così come è innegabile che la Divina Commedia non sia proprio un tomo abbordabilissimo...non credo neanche corretto pretender che i ragazzi di 16 anni (ripeto: 16 anni) lo apprezzino e amino. Io, ad esempio, pur avendo un bravo professore, non l'ho amata, ho un inclicnazione alla letteratira contemporanea più che ai grandi classici. Non aver apprezzato al D.C. non mi impedisce di leggere e comprendere Roth, Kristoff, Faulkner alla pari di Calvino & Co.
Al contrario ho amato e amo Shakespeare. Perchè S. lo si studia così poco? Solo un problema di lingua? Molte traduzioni sono davvero ben fatte e non penalizzano la forza espressiva e al cpacità di pennellare sentimenti e sensazioni come solo S. ha saputo fare.
il problema, in tutta al didattica, per me, resta semrpe il sistema scolastico: antiquato e lento nel comprendere e dialogare con i ragazzi.
Con il massimo rispetto per lei che è Porfessoressa (lo è anche mia madre...),
Secondo Anonimo

Anonimo ha detto...

Mi sia consentito introdurre una nota di ottimismo: puntualmente uno o due studenti per classe (paradossalmente fra i più "scarsi") mi si appassionano ai Promessi Sposi. Una volta, al momento del sì (su cui peraltro Manzoni glissa...) è partito addirittura un applauso.
Per la Divina Commedia "spopola" l'Inferno soprattutto nei passaggi più drammatici. E poi, in quella che è l'età dell'amore e delle passioni senza misura, vorrei vedere chi riesce a rimanere insensibile davanti a Paolo e Francesca, se sono presentati in modo allettante, se sono vissuti, quasi mimati!
Sono opere che hanno un potenziale davvero esplosivo. Sta a noi prof. amplificarlo, anzichè smorzarlo con prassi didattiche ampiamente discutibili. Se rendi vivi e presenti quei personaggi e quei temi e non costringi quei poveri ragazzi ad esercizi noiosi e senza senso (se ne possono inventare di originali e creativi, no?), la probabilità che si appassionino dovrebbe crescere. In altre parole, è una sfida continua alla nostra creatività.

Anonimo ha detto...

«Renzo e Lucia si vogliono sposare
Invidioso Rodrigo li vuole separare
Abbondio nicchia, la Peste picchia
dagli all'untore! trionfa l'amore».