Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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giovedì 5 novembre 2009

Coerenza

Scusami Gesù, se ti togliamo dai muri. Ma è solo coerenza.
Fra poco ti scrosteremo anche dalla volta della Sistina e dall'abside della Cattedrale di Monreale, anche se sembri così bello. Ma la bellezza non è compatibile con la coerenza.
Aiutaci ora ad essere coerenti, Gesù.
Toglieremo le vacanze di Natale e quelle di Pasqua. Il ponte dei morti e quello dell'Immacolata.
Andremo a scuola tutti i giorni, anche la domenica, per dimenticarci che la tua Resurrezione ci consente di dormire fino a mezzogiorno una volta alla settimana e di mangiare un dolce, senza avere ragioni particolari per festeggiare.
Ti togliamo dai muri, perchè non solo ci offendi, ma sei diventato insignificante.
Liberiamo i nostri muri, finalmente!
E riempiamo i nostri palinsesti di grandi fratelli, perché tu di fraterno non hai più niente col tuo startene lì in croce senza fare nulla.

4 commenti:

Charles ha detto...

Quanto scrivi, caro Prof 2.0, è saggio e drammaticamente vero. Condivido in pieno.
La sottile ironia che usi poi, rende ancor più tangibile la gravità e l'asprezza del momento.
Speriamo e preghiamo che con questa sentenza insensata e disumana (nel senso che è contro il bene dell'uomo), le coscienze si destino e non abbandonino al solo clero il compito di riportare il messaggio cristiano nella società.

Bye,
Charles

Vanda ha detto...

Da un articolo di Carlo Gubitosa (ottobre 2003):
"Come mai don Lorenzo Milani aveva tolto il crocifisso dalla sua scuola di Barbiana per metterlo in un'altra stanza? Neera Fallaci, nel libro "Vita del prete Lorenzo Milani" racconta che don Lorenzo "tolse il crocifisso perché non doveva esserci neppure un simbolo che facesse pensare che quella era una scuola confessionale. Lì c'erano solo uomini che studiavano e discutevano per la propria elevazione civile e morale".
...Di fronte a questa vicenda, ho maturato solamente quattro personali convinzioni: voglio trovare un crocifisso quando vado in chiesa, voglio trovare una lavagna quando entro in una scuola, voglio trovare persone serie quando vado in parlamento, voglio che il mio paese sia talmente cristiano da poter accogliere senza odio, paura o diffidenza tutte le religioni del mondo."

Mi è piaciuto molto.
Felice fine settimana
Vanda

don Mario Aversano ha detto...

Grazie! Trovo quello che scrivi sempre molto ispirato e, nella forma, mai banale.

Prof 2.0 ha detto...

Natalia Ginzburg, ebrea, in un articolo apparso negli anni 80', dal titolo “Non togliete quel crocifisso”, scriveva:

“Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.

“Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.