Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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venerdì 21 marzo 2008

Il punto di vista delle cose (Brevi storie d'amore e disamore) - 3

III

Pur di rimanere con lui sopportai a lungo. Poi la consuetudine divenne usura. Mi esaurii. Smettemmo di passeggiare e di parlare. Tacemmo troppo a lungo per ritrovarci. Qualcosa dentro di me si spezzò definitivamente e rimasi paralizzata. Non sentii più quel calore che poteva guarirmi. Il calore delle sue mani sul mio corpo di metallo dorato di PENNA.
FINE

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro prof,
scusa la mia mancanza di ingegno, ma non riesco a capire cosa vuoi dirci con queste storie d'amore e disamore. Devo ammettere che non sono molto perspicace, e non mi vergogno (in realtà un po' si :P) a chiedere spiegazioni.
Attendo risposta,
James

Prof 2.0 ha detto...

Caro James,

"Il punto di vista delle cose"? Brevi racconti (dei quali solo alcuni a puntate, come quello pubblicato), nei quali a parlare e raccontare la storia d'amore e disamore è un oggetto. Nel primo racconto pubblicato mi sono immaginato il rapporto fra la penna e lo scrittore. Alla fine del racconto si rivela chi è a parlare.In questo caso una penna. Vediamo se le prossime volte indovini prima della fine quale è l'oggetto parlante...
a presto

James ha detto...

AHAH...per farti intendere quanto sono perspicace, non avevo nemmeno capito che l'oggetto era la penna (dopo aver letto a caratteri cubitali la parola "PENNA").
Io mi dovrei vergognare di queste cose, invece sono qui a pubblicarle XD
Comunque grazie mille di avermi chiarito le idee: ora mi rileggo tutti e tre i racconti!

James ha detto...

Comunque complimenti per questa tua creazione e grazie per permetterci di condividerla. Mi ha incredibilmente affascinato e stupidto...un racconto dannatamente coinvolgente ed originale...non pensavo si potessero scrivere questo genere di cose...

Prof 2.0 ha detto...

James i miei sono solo piccoli esperimenti. Se funzionano mi fa piacere. Grazie del tuo entusiasmo.

paola ha detto...

...immaginifico, come piace a me... questo rapporto penna-scrittore, articolato in modo da evocare appunto l'immagine di due amanti appassionati, suggestiona la mente al punto da impedire di sottrarsi dal provare "l'emozione dell'oggetto": il punto di vista della cosa è facilmente fatto proprio da chi usa abbandonarsi alla scrittura per necessità di godimento...naturalmente, le sfumature di questa emozione sono poi del tutto individuali...
Esperimento riuscito, prof!
Paola

Prof 2.0 ha detto...

Grazie Paola,
il tuo commento è prezioso. Se passa l'emozione "it works".
Presto un altro oggetto. Magari facciamo un concorso: chi indovina per primo...

Anonimo ha detto...

Grazie, Prof!
finalmente qualcuno che ci ricorda che anche le cose hanno bisogno di amore. Non so se abbiano una loro anima (penso che sia la nostra proiettata in loro) ma ogni volta che vedo qualcuno maltrattare qualcosa ci sto male: per quella povera cosa, e per l'insulto alla nostra dignità di esseri sensibili.

E poi vorrei aggiungere: io AMO la mia Pelikan Souverän! E le chiedo pubblicamente scusa per le mie episodiche scappatelle in compagnia di un computer.

sbit

Prof 2.0 ha detto...

Grazie Sbit per il tuo post. Non so chi tu sia, ma l'ispirazione di questi racconti è nata proprio da quello che dici: noi prestiamo l'anima alle cose, purchè la nostra anima trabocchi quando le usiamo...

sbit ha detto...

Visto che non hai ancora postato altro su questo tema, continuo qui.
A volte chiediamo alle cose di riempire il vuoto della nostra anima, ed è un grave errore. Se ci rifugiamo nelle cose, queste ci cosificano.
Altre volte, come dici tu, permettiamo alla nostra anima di traboccare sulle cose, e allora sono loro che si arricchiscono. E il bello è che le cose, vivificate grazie a noi, ci ripagano con gli interessi.
Penso alla differenza tra comprare un oggetto o riceverlo in dono; tra le foto procaci di un calendario e quelle modeste di una persona amata.

sbit

Prof 2.0 ha detto...

Caro Sbit,
grazie dello spunto. La differenza tra il ricevere in dono o comprare lo stesso oggetto credo che stia nel fatto che un oggetto donato crea legame. In qualche modo imprigiona una parte di anima di chi lo ha donato e la rende presente (in inglese regalo è "present"). Quel regalo diventa ponte e chiede una risposta, ma libera e nel tempo. L'oggetto comprato è sè stesso. Non veicola un legame, un pezzo di anima, se non quella di chi lo ha comprato come un suo prolungamento...