Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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martedì 25 marzo 2008

Elogio della noia

Entro in classe. Gli occhi vitrei dei miei alunni sono specchi impermeabili. Occhi annoiati. La scuola è una noia. I grandi sono una noia. Lo studio è una noia. Ma anche questa festa è una noia. Questo ragazzo è una noia. Questa ragazza pure. Insomma la noia è il nemico mortale delle nostre giornate. La noia che ti prende sia quando lavori sia quando sei in vacanza. Anzi a volte ci si annoia di più in vacanza che al lavoro. Quindi la noia non dipende da quello che si fa, ma è una condizione del cuore. Esiste un antidoto? Se avessimo la pozione anti-noia la nostra vita sarebbe uno spasso continuo. E allora il prof deve inventarsi qualcosa. O semplicemente restituire la meraviglia agli occhi vitrei e impermeabili dei suoi ragazzi. La noia non è altro che un preziosissimo indicatore: non stai vivendo tutta la vita che c'è da vivere, la tua vita non è all'altezza della vita vera. Manca qualcosa. Due strade per la soluzione.
La prima facile, immediata, ma incerta: cercare un'emozione forte che mi tiri fuori dallo stato "annoiato". E allora: compro qualcosa di nuovo, mi sballo... Ma finito l'effetto "adrenalina" ritorno alla noia di prima, che però è diventata più profonda, perchè sono caduto da più in alto. E mi sento ancora di più non all'altezza...
Seconda soluzione: mi fermo e mi chiedo cosa mi manca? Cosa manca alla mia vita per essere all'altezza di sè stessa? La risposta è sempre: manca la meraviglia. E la meraviglia sta in ciò che è nuovo. Ma non in senso temporale: l'ultima cosa che è uscita (l'ultimo film, l'ultimo paio di scarpe... insomma il nuovo della pubblicità). Ma il "nuovo" come: ciò che sa darmi sempre di più di quello che è. E dove si trova? Un po' nella realtà, un po' nel cuore che sa accoglierla: un amico vero, un grande romanzo, un panorama, il quadro di un grande artista, un progetto da realizzare, Dio... e chi più ne ha più ne metta. Allora il prof per scrostare la patina di noia vitrea e impermeabile sugli occhi degli alunni non cerca gli effetti speciali, che sanno di finto, come nei filmoni americani... ma cerca la piccola meraviglia di qualcosa che è molto di più di quello che appare: una poesia, un racconto, un progetto... Insomma quella gioia che tocca il cuore e che il cuore può conservare. Quella gioia che ti fa trattenere il respiro, come tutto ciò che desta meraviglia. E come dice il "filosofo" Hitch (quello del film): "nella vita non contano i momenti in cui respiri, ma quelli che ti tolgono il respiro". E gli occhi si illuminano. Ripartono.
Il prof ha capito che ciò che è vitreo e impermeabile è il cuore non gli occhi.
E allora viva la noia, se diventa il primo passo per un viaggio alla ricerca del cuore, e non un luogo oscuro da cui fuggire ad ogni costo, anche a costo di farsi male...

8 commenti:

luigi ha detto...

rispondo a questo post "meraviglioso" che non può che farmi gongolare di soddisfazione. Per risuscitare la capacità di meraviglia bisogna rispolverare il mestiere dell'imbonitore, che era quello che nel cinema muto spiegava agli spettatori cosa succedeva sullo schermo aiutandoli ad entrare nella storia narrata dalle immagini. Insegnanti, narratori, artisti sono gli imbonitori della realtà. Appassionati loro stessi in primo luogo della bellezza di esplorare le cose, la natura, l'uomo, Dio, e di scoprire infiniti orizzonti di contemplazione, si fanno guide turistiche della realtà, perché chi trova il bello lo deve raccontare.
Complimenti per il blog!

Anonimo ha detto...

è incredibilmente vero!
ma quello che penso io poi è che i ragazzi sono dietro i bachi come degli spettatori inebetiti da quello che il prof dice.
Per loro stare a una lezione, assistere a una bella opera teatrale, vedere un film al cinema...è tutto completamente uguale e identico...che palle!

Prof 2.0 ha detto...

Per Luigi: tu sai quanto devo a te su questo tema... "le guide turistiche della realtà" è troppo bella per non rubartela...
Per l'anonimo: non credo che per i ragazzi sia tutto uguale. Si tratta di riuscire a far percepire la differenza tra le cose. L'indifferenza è questo: incapacità di cogliere le differenze. Anche se è vero che questi ragazzi li vorrei un po' più attivi, creativi, propositivi... Insomma un po' più 2.0!

Anonimo ha detto...

ho pensato più volte prima di intervenire xkè nn volevo far sprofondare questo bellissimo intervento conuna vena di pessimismo...è vero che basta poco per attirare l'attenzione dei ragazzi e farli uscire da questa noia esistenziale che li soffoca sempre di più, xkè, scattata la prima molla, tutto è in discesa.Però è difficile far scattare questa molla: nn è da tutti, non è come nei film ("L'attimo fuggente" o "Les choristes") in cui tutto si risolve al meglio...La cosa che noto tra i miei "simili" è che non c'è volonta di uscire da questa noia x paura di qll k potrebbe succedere.Forse la paura è quella di nn essere più accettati dagli altri xkè "fuori dal coro"...su qst devo ancora riflettere, xkè mi sembra troppo sbrigativa come risposta!
Laura

emakos ha detto...

Tutto giusto... Ottimo post!

Prof 2.0 ha detto...

Cara Laura,
intanto grazie. Non ti preoccupare per la nota pessimistica (che per altro non c'è). Qui non dobbiamo avere paura di guardare in faccia la realtà. Ricorda il titolo del blog: shit city...

Tu dici che molti tuoi coetanei preferiscono la noia alla paura di un cambiamento che non si sa dove porterà, soprattutto se questo dovesse costare l'essere fuori dal gruppo. Mi piacerebbe che lo spiegassi meglio. Mi interessa.
A chi giova essere annoiato?

Anonimo ha detto...

Carissimo,

concordo al 100% con quello che scrivi.
Sperando di non offenderti, confesso che leggendo alcuni tuoi posts mi sembra di avere a che fare con un mio alter-ego elevato al cubo.

Come vorrei vedere gli occhi dei tuoi alunni quando tieni lezione!

E' così: oggi c'è bisogno di emozioni forti. Non solo per i ragazzi.
La maggior parte delle persone cercano gli "effetti speciali".
Talvolta, scriveva Cesare Pavese, ci lasciamo incantare dal cielo che è bello ma... è vuoto.

La roccia è ai nostri piedi; è consistente e sa pure raccontarci una storia. Basta saper ascoltare.

Quello che tu scrivi è un po' quello che io vivo quotidianmente.
Nel mio caso, però, più che di noia parlerei di "melanconia".

Quella melanconia che gli uomini dell'Umanesimo definivano come lo stato d'animo più elevato del "forte sentire", contrapposto alla personalità "sanguigna".

Mi fermo qui perchè spero di aver "annoiato" a sufficienza. :-)

Charles

Prof 2.0 ha detto...

Caro Charles, io sono dell'idea che tutti i sentimenti abbiano una grande importanza, in quanto indicatori di un valore da noi percepito e che non vuole lasciarsi sfuggire. E sono importanti anche i sentimenti negativi che troppo spesso ci limitiamo a fuggire, perdendo un'occasione per imparare qualcosa di noi che sulle prime magari fa male, ma può rivelarsi l'inizio di un viaggio di scoperta. La malinconia di cui parli credo abbia a che fare con questo.