Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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domenica 24 gennaio 2010

Un quindicenne è una persona o un mattone?

Oggi vorrei usare le parole di un anonimo liceale lettore del blog che mi ha scritto una bellissima lettera in cui ad un certo punto dice:

"Io nella mia vita ho già avuto molti prof. E non ne ho mai neanche immaginato uno che realmente si interessasse ai suoi alunni, forse sono io ad essere arido o troppo cinico, ma comunque  tutti gli insegnanti che ho avuto mi hanno sempre trattato come una “materia prima” più che come una persona, mi guardavano come un operaio guarda i mattoni o come un netturbino guarda un cumulo di spazzatura. Insomma come qualcosa su cui lavorare così, in modo freddo senza sentimenti senza impegno, senza nulla. Lei no. Lei si impegna, lei li vede, anzi ci vede (perché anche io sono un liceale) come persone vere e proprie, che hanno un proprio “ego” dei sogni delle speranze delle paure..."

 Ma è così difficile vedere in un quindicenne una persona vera?

sabato 24 ottobre 2009

Effetti collaterali

Così mi ha detto un amico:

Non c'è niente di meglio della fede per godersi la vita.

Ti godi le cose per quello che sono: mezzi; e quindi ne puoi fare a meno quando vogliono o quando vuoi. E se le perdi è per riaverle poi.
Ti godi le persone per quello che sono: persone; e quindi le ami come fossero Dio. E se le perdi e per riaverle poi.
Ti godi te stesso per quello che sei: una creatura; e quindi una fragilità riempita dalle forze di un Padre. E se ti perdi o ti sembra di esserti perduto e per riaverti, prima o poi.

E quando tu, le persone, le cose finiranno, ad aspettarti dietro la porta buia ci sarà Chi ti stava aspettando, per farti scoprire, a braccia aperte, che eri solo nell'anticamera della bellezza, della felicità, dell'amore.

E lì non c'è più niente da perdere.

domenica 27 settembre 2009

D è D

Ho sempre amato Dostoievskij, da quando lessi Delitto e castigo nell'estate tra quarto e quinto ginnasio. D è verticale, abissale. Scava fino alla roccia viva del cuore, oltre la quale non si può andare senza essere già nell'aldilà. Non capivo tutto, a tratti mi annoiavo, ma toccavo il mistero. Non capivo niente, ma mi attirava, come la vertigine del mistero. D mi faceva capire che l'uomo è un mistero, me lo faceva toccare, quando ancora dell'uomo non capivo molto. In ogni sua riga pulsa la vita, la vita vera e ti si squaderna davanti quel "guazzabuglio del cuore umano" come lo chiama Manzoni, senza moralismo, senza paura dell'oscuro.
D scrisse (in contemporanea con Delitto e Castigo) Il giocatore, uno dei punti di riferimento della sua narrativa, per pagare dei debiti che aveva contratto proprio per il vizio del gioco d'azzardo. Lo scrisse dettandolo a colei che sarebbe diventata la sua fidanzata (al contrario di quanto accade nel romanzo, in cui il gioco distrugge la vita del protagonista e il suo grande amore). D è D perché non c'è una riga, una pagina che non gli siano costate vita e che dalla vita non sgorghino.
La scrittura prepara ai fatti, ci mette in dialogo con quei personaggi che ci portiamo dentro e che dobbiamo o vogliamo imparare a conoscere, guardare in faccia senza paura, scongiurare, comprendere, abbracciare, redimere...

***
"...si apra al mondo esteriore e alle sollecitazioni che le giungono dall'esterno almeno in qualche misura. La vita esteriore, la vita reale fa straordinariamente evolvere la nostra natura umana ed è proprio quella che ci offre materiale per vivere" (F.Dostoevskij, Lettera)

lunedì 14 settembre 2009

Primo giorno di scuola

Ancora forse non ci credevo, ma oggi, quando sono entrato in classe e li ho rivisti, per me è diventata lampante, come un dono improvviso, una verità che avevo sentito tante volte, ma che in quel momento mi è entrata nella pelle, dritta fino al cuore: "ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi piccoli, lo avete fatto a me" (Mt 25,40).

Da qui non si torna più indietro.

venerdì 29 maggio 2009

Gente-metropolitana

La metropolitana di Shit City è un luogo dove la vita pulsa e un po' anche puzza, ma la vita è così pulsa e puzza allo stesso tempo. Capita di vedere un giovane papà con il bimbo di 5 mesi incollato alla pancia con una di queste fasce portabimbi modello canguro e un intero vagone che partecipa ai sorrisi del bimbo e ai racconti del giovane papà sulla sveglia alle 5 di mattina e sulla gioia di sudare a causa di quel bambino incollato alla pancia, quasi che lo volesse gestare anche lui. E capita anche di sbirciare nei libri che leggono gli altri persi tra una pagina della Yourcenar e una di Pennac, con i volti che si trasformano come si guardassero allo specchio, manifestando inconsapevoli: sorrisi, incertezze, meraviglie, tristezze...
C'è anche chi ascolta musica e muove la testa, la gamba, il piede noncurante del ritmo del treno e dei fischi dei freni e dei messaggi nelle stazioni. C'è chi rilegge sms e sorride o chi li compone e sorride. Chi dorme perchè ha lavorato e chi dorme perchè non ha lavorato. Chi parla perchè è amico, fidanzato o marito. Chi si trucca perchè è in ritardo, chi si strucca perchè qualcun altro è arrivato in ritardo o non è arrivato per niente. C'è chi ha i sacchi della spesa e chi ha un cane e gli parla del mondo che vede o che non vede. C'è chi spinge, chi osserva famelico, chi si guarda nel riflesso del vetro tra un buio e l'altro alla ricerca dell'immagine da regalare alla luce. E qualcuno ogni tanto accompagna il ritmo della vita con una fisarmonica stonata.
Decisamente la metropolitana è piena di persone reali e viaggiarci dentro fa bene a fuggire dal reality in cui vogliono ingabbiarci.

domenica 24 maggio 2009

A me questo basta

Ieri (oggi) sono rimasto a parlare con un amico su una panchina di Shit City fino a tarda notte.
L'aria era tutta orecchie. L'erba del parco silenziosa e quasi profumata. Le voci della gente si erano nascoste da qualche parte nella via lattea. Il tempo non si è fermato, si è semplicemente messo da parte, per tre o quatto ore.
Sono momenti in cui le persone diventano trasparenti.
E la solitudine dei numeri primi sembra solo un'eccezione e non la regola di questo nostro mondo così affollato e così solitario allo stesso tempo.
Non mi pentirò mai di perdere il sonno per due categorie: le persone e i libri (che sono persone).
Un anticipo del paradiso che si affaccia su questa terra sotto forma di vita vera.
A me questo basta.

mercoledì 20 maggio 2009

In carne e spirito

Sono stati giorni molto impegnativi, ma bellissimi.
Sono stato con una sorella e due fratelli.
Sono stato con amici romani in una breve trasferta nella capitale.
Sono stato con diversi amici del luogo.
Chiacchierate calme, gratuite. Chiacchierate tra amici: condivisione di gioie e dolori, sorrisi e lacrime, paure e sogni; realizzazione di idee, progetti, sfide.

Parlando con le persone scopro quanto spesso giudico affrettatamente situazioni e comportamenti sulla base di schemi mentali consolidati e miopi.
Poi stando vicino alle persone, ascolti e scopri che le tue idee sono solo tue, che il bene che tu avevi immaginato non è il loro bene, che ti credevi vicino ed eri lontano, che la realtà è un altra cosa.

I confini sono le persone.
La misura sono le persone.
La ricchezza sono le persone.
La realtà sono le persone.

In carne e spirito.

domenica 22 marzo 2009

Quale personaggio sei?

Su facebook ti arrivano ogni giorno almeno 5 inviti da altri amici a sottoporsi ad un test che risponde ad una identità da scoprire: quale personaggio Disney sei? quale personaggio mitologico sei? quale numero sei? quale personaggio del Padrino sei? quale filosofo sei? quale nuvola sei? quale pianeta sei? quale bacio sei? quale personaggio di Lost sei?
Mi ha colpito che ci si sottoponga a questi test con una certa frequenza (io li rifiuto sistematicamente, per ragioni di tempo). Cosa cerchiamo? Cerchiamo proiezioni di noi stessi, qualcosa che ci rappresenti e ci spieghi chi siamo. Chiaramente si tratta solo di un gioco, ma non tutti i giochi hanno successo e questo è un gioco che ha successo perchè c'è "in gioco" (è il caso di ripeterlo) qualcosa di più. Abbiamo bisogno di vedere la nostra interiorità rappresentata, in modo da poterla far conoscere agli altri e magari sognare di essere qualcosa di più di quello che siamo realmente. Questi test giocano la loro fortuna sul fascino del rappresentare "l'essere" e il "poter/voler essere". Le identità liquide di oggi si frammentano in mille rappresentazioni e assumono maschere in una virtualità emotiva che ci si attacca addosso con piacere. Così siamo contemporaneamente Audrey Hepburn, la Sirenetta, il 5, Epicuro, Venere, Rambo, Bart Simpson, Marte, Aristotele, Nemo...
Forse dovremmo ascoltarci di più, prima ancora che affidarci a un test che ci dica chi siamo.
Ma si tratta solo di un gioco, è chiaro!
O forse no...

giovedì 19 marzo 2009

Coccodè???

Mamme colleghe parlano dei loro bimbi piccoli.
Collegadispagnolo
: "Il mio ripete sempre: "checcodè"...?"
Penso si tratti di una non inusuale imitazione del verso della gallina, uno dei tipici passatempi che i grandi impongono ai bambini sino a sfinirli, con conseguenze sull'identità del bambino che sono ancora tutte da verificare... soprattutto quando la richiesta è "come fa il pesce?". Si vedrà...
Poi però la mamma in questione spiega che il bimbo al momento ha una smodata curiosità per il nome dei colori delle cose e con una certa fatica sono riusciti a capire che non attribuiva il verso della gallina a qualsiasi cosa, animale o persona... ma semplicemente e sinteticamente chiedeva "che colore è?" (checcodè?).
Mi ha fatto pensare...
Quante volte invece di ascoltare una persona interpreto le sue parole e le inserisco in un giudizio previo (pre-giudizio...) che mi sono fatto: insomma sento quello che voglio sentire. Quanto spesso non riusciamo ad entrare in contatto con le persone, perchè cerchiamo solo conferme alle nostre idee su di loro e non ci lasciamo sorprendere.
Solo così la meravigliosa richiesta sul nome di un colore non rischia di diventare il verso di una gallina...

lunedì 9 febbraio 2009

Per non dimenticare

Recentemente abbiamo celebrato la giornata della memoria. Ho riletto alcuni documenti storici e ci sono altre due cosette che non voglio dimenticare... se sono ancora in tempo.

"Il Reichsleiter Bouhler e il dottor Brandt sono incaricati, sotto la propria responsabilità, di estendere le competenze di alcuni medici da loro nominati, autorizzandoli a concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili secondo l'umano giudizio, previa valutazione critica del loro stato di malattia"
Adolf Hitler, 1° settembre 1939

Le radici del programma varato da Hitler, che permise l'eliminazione in meno di 2 anni di 70 mila persone tra disabili e malati terminali e che portò alla sperimentazione delle camere a gas e dei forni, affondavano in un libro apparso nel 1920 dal titolo "L'autorizzazione all'eliminazione delle vite non più degne di essere vissute". Gli autori erano Alfred Hoche (1865-1943), uno psichiatra e Karl Binding (1841-1920) un giurista.

Hoche e Binding svilupparono il concetto di "eutanasia sociale". Il malato incurabile, secondo i due, era da considerarsi non soltanto portatore di sofferenze personali, ma anche di sofferenze sociali ed economiche.

Da un lato il malato provocava sofferenze nei suoi parenti e - dall'altro - sottraeva importanti risorse economiche che sarebbero state più utilmente utilizzate per le persone sane. Lo Stato dunque - arbitro della distribuzione delle ricchezze - doveva farsi carico del problema che questi malati rappresentavano. Ucciderli avrebbe così ottenuto un duplice vantaggio: porre fine alla sofferenza personale e consentire una distribuzione più razionale ed utile delle risorse economiche.

Per saperne di più:
http://www.olokaustos.org/index.htm
http://www.olokaustos.org/argomenti/eutanasia/eutanasia1.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Binding
http://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_Hoche

domenica 4 gennaio 2009

Ogni persona è un dono e un messaggio

Ieri una cena di compleanno. Oggi pranzo con una famiglia. In meno di 24 ore ho conosciuto almeno 10 persone nuove. Ciascuna con una storia da raccontare: sogni, paure, idee, progetti, sfide, scoraggiamenti, slanci... Mi arricchisco di ogni persona che incontro. A volte mi sento un vampiro di storie altrui. Ogni persona che incontro è un messaggio e un dono. Mi stupisco di fronte ad ogni persona, soprattutto quelle più diverse da me. E imparo un milione di cose: da come si gestisce un albergo low cost a come si ascolta Fabri Fibra, da come si lavora con i bambini in un ospedale a loro dedicato a come si gestisce un fondo d'arte di una banca, da come si studia l'arabo in università a come si gioca all'ultimo gioco della playstation.
È così facile vivere quando incontri veramente le persone. È così facile imparare, meravigliarsi, ricevere, crescere.
Nel mondo l'unica legge per vivere davvero è incontrare la persona; sfiorarne il cuore, dove sono custoditi amori, scelte, progetti. Il luogo dove c'è scritto per chi o cosa vivi.
E per ogni cuore che incontri davvero, non basterebbe un romanzo.
Perchè non riusciamo a vedere il bello delle persone?
Perchè è così difficile amare, se ciascuno ha qualcosa di unico da donare al mondo?

lunedì 8 dicembre 2008

Regali che non si sciolgono

Ieri passeggiavo per le strade del centro. Pur essendo domenica erano gremite di persone risucchiate da vetrine rutilanti. Tutti erano - alla faccia della crisi - pieni di pacchi e di regali. I volti sembravano felici. Non ce l'ho con i regali. Mi sono però chiesto che felicità fosse quella dipinta su quei volti. Mi è tornato così in mente questo passo di uno splendido libro (il tu a cui è rivolta la lettera è Mozart e il contesto l'essere stato sorpreso per le strade natalizie della propria città da un coro che cantava l'Ave Verum di Mozart, che sto riascoltando mentre scrivo, fatelo anche voi vi prego):

Io non sono molto religioso. Tu – insistente, soave, di una dolcezza inesorabile – mi costringevi tuttavia ad un esame critico. Perché festeggi il Natale? mi domandavi. Perché spendi tutti quei soldi? Le risposte raggiungevano la mia coscienza e mi facevano paura. Dopo che per tutta la mattinata mi ero sentito buono, scoprivo che ero soprattutto soddisfatto di me: cancellavo l’egoismo che aveva contrassegnato il mio comportamento durante l’anno, compensavo con regali le premure che non avevo avuto, le telefonate che non avevo fatto, le ore che non avevo dedicato agli altri. Invece di irradiare generosità mi compravo la tranquillità dell’anima. La mia frenesia di doni non aveva niente di evangelico: era un investimento preciso teso ad acquistarmi una buona reputazione. Non auguravo la pace, auspicavo la mia. Ed ecco che venivi tu a ricordarmi cosa festeggiamo: la nascita di un Dio che parla d’amore…
(E.E.Schmitt, La mia storia con Mozart)

Prof 2.0 vuole impegnarsi quest'anno a fare dei regali che siano pezzi di vita donata. E non solo cose.

ps. Naturalmente il libro (a cui è accluso il cd da ascoltare durante la lettura delle lettere associate ai brani mozartiani) lo consiglio vivamente... anche come regalo!

lunedì 13 ottobre 2008

Ai (miei alunni) timidi

Timidi sono gli occhiali scuri da cui guardi le luci del mondo.
Timido è l'ultimo banco.
Timidi sono i capelli sugli occhi.
Timide sono le parole con cui taci.
Timida è la tua porta chiusa.
Timido è il tuo passo svelto per non raggiungermi.
Timida è la tua voce che non mi guarda.
Timide sono le tue braccia chiuse perché il mondo non ti ferisca.
Timide sono le infinite righe che non vuoi leggere.
Timida è la tua grandezza.
Timidi sono i tuoi colori naturali.
Timida è la tua anima bianca, perché contiene tutti i colori.
Timida è la luna nuova all'ombra della terra, perché il sole non smette di baciarla.

Beati i timidi perché non andranno in televisione.

lunedì 29 settembre 2008

Senza storia non nascono storie

Non è un fotomontaggio.
E' Prof 2.0.
E' tornato dopo qualche giorno sovraccarico... ma in salute!



La nostra consistenza, che ci piaccia o no, dipende dallo sfondo su cui si staglia la nostra figura.
Senza una storia a farci da sfondo, raccontare la nostra sarebbe impossibile.
Ogni storia comincia da uno sfondo, senza il quale il personaggio rimarrebbe sospeso nel vuoto.
Famiglia, quartiere, città e relazioni connesse sono la materia da cui può originare una storia originale. Solo la storia origina storie. L'originalità - diceva Eliot - è legame forte con l'origine, per trovare poi la propria voce personale.
Oggi si cerca l'originalità a tutti i costi, dando di piccone alle origini.
Ma senza storia non nascono storie.
Abbiamo confuso l'originalità con la stravaganza, con uno sfondo vuoto.
Non sappiamo più dove sia il sopra e il sotto e la sinistra e la destra, perché dietro non abbiamo o non vogliamo nulla.
Invece è originale solo chi è e si sente originato.
Molti personaggi, come qualcuno aveva intuito tempo fa, erano in cerca d'autore.
Molti, adesso, non lo cercano neanche...

ps. il mare come sfondo è insuperabile...

giovedì 17 luglio 2008

Annibale

Annibale è un quindicenne dal carettere meraviglioso e dalla sensibilità sopra la media. Si trova in quella fase delicata e straordinaria di chi abbandona i panni del bambino e comincia a diventare adulto. Una battaglia si combatte nel suo cuore: la ricerca di quella che lui chiama naturalezza. Vuole essere sè stesso in qualsiasi circostanza, superando l'atteggiamento camaleontico di chi prende il colore degli ambienti in cui si trova, scoprendosi ogni volta diverso e determinato dallo sguardo altrui e non dalla verità su di sè. Il nemico da sconfiggere è l'ansia di essere accettato, che si presenta sotto due forme che Annibale ha descritto perfettamente: da un lato l'autocensura (quando sto con un certo gruppo di amici smetto di usare il congiuntivo...) e dall'altro l'esibizionismo (faccio la cosa piu' stupida che mi viene chiesta per mettermi al centro dell'attenzione). Si rende conto, con rammarico, di questi comportamenti 20 minuti dopo averli messi in atto, i fili della marionetta si svelano per quello che sono: fili che tolgono la libertà, anche se apparentemente sono causa del movimento e del consenso divertito del pubblico.
Prof 2.0 sa che il ragazzo sta vivendo una fase normalissima dell'adolescenza e che la sua chiarezza di idee è già almeno la metà della soluzione. Sapere contro chi si combatte è metà della vittoria diceva qualcuno. Ma quanta paura nello sguardo di Annibale: smarrimento, timore di non farcela, di non essere accettato, di scoprirsi e farsi conoscere per quello che è ed essere deriso...
Annibale, solo la verità rende liberi e trasforma le marionette in persone. Cercala senza paura e se ti scoraggi vienimi a cercare.

martedì 13 maggio 2008

Le persone non sono maschere

Palmipedone si è rivelato un ex-alunno.
I prof sono portati dal loro mestiere a "incasellare" gli alunni, a dare loro una maschera. Per poterli giudicare devono farli "entrare" nel palcoscenico della loro testa e dar loro una parte precisa (apatico, studioso, distratto, furbo...). Risolverli come un problema matematico, invece di accettarli e conoscerli nella loro complessità di persone. Ma i prof hanno un mestiere da compiere, che a volte prevale sulla meraviglia che quel mondo in miniatura, che è la classe, dovrebbe e potrebbe suscitare.
E tutti sappiamo quanto è difficile riammorbidire la maschera di cartapesta appioppata ad una persona (tanto il prof mi mette sempre lo stesso voto! si lamentano...). Il dialogo con Palmipedone ha mostrato alcuni aspetti della sua persona che erano sfuggiti. Anche se a Prof 2.0 bisogna dare atto che:

a) Palmipedone (per fortuna!) è cresciuto e non è lo stesso di qualche anno fa (e trovarselo "titanicamente" palmipedone è stato divertente)
b) Alla fine si è giunti ad un reciproco svelamento in linea con il passato ma molto più ricco di allora

Ci sono alunni che aiutano i prof a imparare da loro (grazie Palmipedone!). Ci sono prof disposti (anche se a fatica) a mettersi in gioco. Ma dell'una e dell'altra categoria è dato raramente di vedere esemplari a Shit City...

PS. Quante persone spesso incaselliamo troppo presto, rendendoci quasi impossibile accettarle e precludendoci la meraviglia di conoscerle davvero. Forse è il momento di fare una lista e riscoprire qualcuno dietro la maschera che gli abbiamo attribuito...
Prof 2.0 pensa al suo miglior amico, incontrato (quando ancora non lo conosceva) centinaia di volte nei corridoi dell'università e sempre evitato (ma guarda quello!), per poi ritrovarselo accanto il giorno di un esame di dottorato, all'inizio di un viaggio che dura tutt'ora (meno male che ci sei!).