Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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Visualizzazione post con etichetta Londra. Mostra tutti i post
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lunedì 7 settembre 2009

Su una panchina di Londra

Capita di sedersi in un luogo in cui nessuno ti conosce, lontano dalla tua città.
Capita in questi casi, a sapere ascoltare, di sentirsi nuovi.
Ascoltare il grado zero di sé, senza sovrastrutture.
Capita in modo direttamente proporzionale alla distanza dai luoghi d'origine, dove si attenuano - quasi sino a sparire - gli schemi consueti per interpretare gli altri e il mondo, anche se gli altri parlano ai tavoli dei bar come in tutto il resto del mondo.
E puoi essere il più strano di tutti: non attiri l'attenzione, perché non sai cosa è strano.
E puoi essere il più normale di tutti: non attiri l'attenzione, perché non sai cosa è normale.
Chi sei tu al grado zero?
Rischi di scoprirlo solo se ti decentri.
Ricordati però che quello è l'innesco, poi tocca a te, dentro di te.
Per questo viaggi nei luoghi, nei libri, negli occhi degli altri, ma questo non basta.
Viaggiare è la forma più raffinatamente materialista della vita spirituale. Quel che oggi a molti resta per entrare in dialogo con sé stessi e quindi per trascendersi.
Cambiano cielo, non anima, quelli che corrono di là dal mare.

Che gioia potersi sedere su questa panchina tutti giorni, almeno mezz'ora...

domenica 26 luglio 2009

Still alive

Volevo togliermi la soddisfazione di scrivere questo post dall'Apple Store di Londra. Questi giorni stanno passando meravigliosamente, ora sono alle prese con lo shopping sfrenato di un gruppo di 30 quindicenni... Mentre loro comprano io sfrutto...
La suina al momento non mi ha preso. Gli unici a girare con le mascherine sono gli italiani. Ma le mascherine sono inutili.
Torno dai ragazzi.
Che fatica dare il buon esempio...
A presto!

giovedì 9 luglio 2009

London Reloaded


Prof 2.0 con una banda di quasi 30 ragazzi del biennio parte alla volta dell'Inghilterra in una località vicina a Oxford, dove si tratterrà sino al 30 luglio.
Si divertirà come sempre e spera di riuscire a scrivere per raccontare qualcosa di questa nuova avventura.
See you soon.

giovedì 2 luglio 2009

My school is cool

Non è ancora l'alba. La città è immersa nel silenzio quasi notturno. Senza fare rumore il prof fa una scappata a Londra con un gruppo di colleghi di scuola per preparare il viaggio dell'anno prossimo con i ragazzi.
Andiamo a conoscere i prof della scuola con cui faremo il gemellaggio e a girare la città ipotizzando itinerari di visita culturale e non solo...

Ci rivediamo domenica 5.

lunedì 16 febbraio 2009

London in winter

Londra d'inverno è pur sempre Londra, ma alcuni dettagli sono degni di non cadere nell'oblio.

Anche se nevica la maggior parte delle ragazze va in giro con le ballerine. Misteriose.
Gli italiani a Londra sono dappertutto, così d'estate come d'inverno. Sarà che li senti subito "urlare"... Costanti.
Il British è vuoto, la National è poco affollata, Harrods è un formicaio di uomini e donne in cerca della felicità. D'altronde quale di questi tre luoghi ci sarà ancora fra cento anni? Meglio approfittare... Immortale.
La metropolitana singhiozza nel weekend, costringendoti a funambolici e repentini cambi di linea. Tanto chissenefrega: la usano i turisti... Inglese.
La birra è buona come d'estate, anzi forse di più: una pinta di London Pride è la cosa migliore. Rassicurante.
Abercrombie è sempre pieno di fessi. Fisso.
I parchi sono impregnati di una malinconia pericolosa. Struggente.
Il caffè fa schifo uguale e il tè pomeridiano è la cosa giusta al momento giusto. Fondante.
Confermo: la bocca a trapezio isoscele è l'unico modo per parlare correttamente la lingua. Geometrico.

giovedì 12 febbraio 2009

London Reloaded


Da stamani il prof è di nuovo a Londra (nostalgia?). Torna domenica sera. Dubita di riuscire a scrivere qualcosa sul blog fino a quel dì. Se riuscirà lo farà volentieri, perché a scrivere si diverte come uno scemo (vallo a spiegare ai tuoi alunni...).

See you later...

mercoledì 30 luglio 2008

De reditu suo


Oggi Prof 2.0 torna in Italia. Non avrà tempo per il blog, ma vi regala un sorriso con Calvin impegnato a stupirsi del fatto che anche i prof d'estate vadano in vacanza... (coffin: sarcofago).

sabato 12 luglio 2008

La pioggia non cade, canta.

Tolkien ha scritto alcuni capitoli del suo capolavoro nel college in cui Prof 2.0 alloggia in questi giorni. Li ha scritti nel periodo in cui ne era professore. Prof si aggira in questi luoghi immaginando di passeggiare con lui, facendosi insegnare come guardare quel che lo circonda. Vede gli stessi prati e boschi. Prega nella stessa chiesetta che Tolkien frequentava tutti i giorni. E' bagnato dalla stessa pioggia. E la pioggia qui è parte del paesaggio in modo tutto nuovo. Sembra cantare sull’erba sempre-verde e risuonare sulle foglie degli alberi. Non è un caso che Tolkien, quando scrisse quel meraviglioso mito della creazione per via musicale, contenuto nel primo capitolo del Silmarillion, mise queste parole in bocca ad uno dei suoi personaggi, Ulmo, nella crezione, l’angelo responsabile delle acque:

“Davvero l’acqua è diventata adesso più bella di quanto il mio cuore avesse potuto immaginare. I miei pensieri segreti non avevano concepito il fiocco di neve, né in tutta la mia musica era contenuto il cadere della pioggia”

Grazie agli artisti la realtà diventa abitabile, meravigliosa, grazia. Persino la pioggia, che da queste parti non cade e basta, ma canta...

giovedì 10 luglio 2008

Prof vive e lotta con voi

Prof 2.0 di nuovo in Inghilterra. Questa volta in un meraviglioso college di quelli che si vedono nei film (Oratory School, localita' Reading, Woodcote). A presto per post piu' approfonditi, sto ancora cercando di prendere le coordinate...

domenica 29 giugno 2008

Legge

Quando Prof è partito da Milano, pioveva. A Londra, tempo splendido.
Oggi Prof è partito da Londra, tempo splendido. A Milano, nubifragio.

Legge di Prof sul tempo: a Milano il tempo fa schifo.

Bentornato Prof!

sabato 28 giugno 2008

Flamenco

Sorella-lost (che ha un blog) balla il flamenco. Ieri ha dato prova della sua passione in un saggio a cui Prof 2.0, trovandosi a Londra, non ha potuto partecipare purtroppo... Prof ha potuto assistere solo una volta ad uno spettacolo di flamenco in cui sorella-lost ha dato prova della sua bravura. Sorella-lost ha proprio il fisico da flamenquera, con la sua bellezza tutta mediterranea. Di quella sera prof ha un ricordo nitido, che si porta nel cuore. Il flamenco è una metafora della vita. Il corpo sembra essere il luogo in cui cielo e terra si incontrano. Le gambe si muovono decise e scattanti verticalmente, i piedi colpiscono il suolo con battute ritmate e violente, quasi a volere risvegliare la terra dal suo torpore e a ribadirle l'appartenenza del proprio corpo. In contemporanea le braccia si muovono sinuose, tracciando figure curvilinee e arcuate nell'aria, segnalando alle gambe, che si fissano come radici, l'estrema libertà della vita dell'uomo, che pur essendo di terra non le appartiene del tutto. Le mani si slanciano verso il cielo, come rami che fioriscono in mille intrecci. Gambe come radici, braccia come rami. Alla fine del ballo lo spettatore si sente rinfrancato, ha sperimentato un ordine nel disordine, la libertà nella pesantezza della terra, ha accettato la sua condizione tellurica, ma si è ricordato di mescolarla con il cielo. Il corpo della flamenquera è anello tra terra e cielo.

ps. auguri a sorella-lost per domani. Continua a ballare tra cielo e terra.
pps. domani pomeriggio prof torna a Milano. A Londra ci sono 20 gradi e si sta una meraviglia...

venerdì 20 giugno 2008

Beauty is truth, truth beauty

Prof 2.0 vive a due passi dalla casa in cui Keats ha vissuto. Ha riletto quella meravigliosa poesia che dice:

"Beauty is truth, truth beauty, - that is all
Ye know on earth, and all ye need to know"

Parole rimuginate più volte in questi giorni, passando davanti a quella casa e così oggi una musica gli è scesa nel cuore come un dono e ha cercato di metterla per iscritto.
Suona più o meno così:

Se io solo sapessi guardarti negli occhi e non gli occhi.
Se io solo sapessi ascoltare le tue parole e non confonderti con le mie.
Se io solo sapessi riceverti in regalo e non comprarti.
Se io solo sapessi prendermi cura di te e non sedurti.
Se io solo sapessi leggere le tue righe e non interpretarle.
Se io solo sapessi starti accanto e non essere orgoglioso di me.
Se io solo sapessi trovarti dove sei e non cercarti dove voglio.
Se io solo sapessi pensarti tua e non mia.
Se io solo sapessi annusare il tuo profumo e non raccoglierlo.
Se io solo sapessi gioire di te e non averti.
Se io solo sapessi e non dimenticassi.

giovedì 19 giugno 2008

How are you?

Usare quotidianamente una lingua diversa dalla propria costringe a soffermarsi su frasi troppo usurate dall'uso quotidiano. Continuamente qui ci si chiede l'un l'altro: "How are you?". In italiano lo traduciamo: "Come stai?" ma letteralmente il significato è "Tu come sei?".
Come stai? Una domanda tanto superficiale quanto profonda. Per darle il giusto peso basterebbe porla alla fine di una conversazione piuttosto che all'inizio. Dopo aver parlato a lungo uscirsene con un "E tu, come stai?". In questo caso il senso della domanda sarebbe più vicino a quel "e tu come sei?", quasi un “chi sei?”. Cioè: dove è quello che regge il filo della tua felicità? Che cosa veramente ti rallegra? Che cosa ti chiama ad essere essenzialmente te? Che cosa ti rende capace di dar vita a ciò che tocchi?
Per questo molti si dilungano tanto al telefono, quando si sentono rivolgere la domanda “come stai?”. Per questo una scrittrice nostrana concludeva alcune sue lettere chiedendo: “Su che cosa fondi oggi la tua vita?”. Per questo non possiamo ridurre "Come stai?" a "Come ti senti?", ma riportarlo a "Tu come sei?", "cosa ti sta a cuore?" .
Porre le domande giuste è spesso più importante di avere le risposte giuste...
E tu come stai?

mercoledì 18 giugno 2008

Shakespeare without love

Prof 2.0 ha visitato il Globe Theatre (la ricostruzione), edificato nello stesso sito in cui un tempo Shakespeare lavorava con la sua compagnia teatrale. Chiudendo gli occhi prof si è immaginato la prima volta in cui è stata pronunciata quella straordinaria battuta di Romeo e Giulietta «Io sono tu e tu sei io», perfetta sintesi di cosa significhi costruire una "storia" insieme a qulcun'altro. Si arriva ad una comunione di vite tale che tu sei io e io sei tu, senza però perdere la propria identità, anzi definendola meglio e migliorandola.
Per associazione è tornato alla memoria un passaggio di un romanzo recente, in cui una donna che ha abbondanato il marito, interrogandosi sul loro fallimento matrimoniale e sul senso profondo della loro intimità, gli domanda:

«Ma io e te abbiamo mai condiviso l’intimità? E quanta, veramente? Be’, certo, abbiamo avuto quel tipo scontato d’intimità, quello familiare: la condivisione fisica, delle varie secrezioni, degli umori e degli ordinari spurghi corporali, una conoscenza enciclopedica dei vari rancori di famiglia e delle numerose volgarità liceali del partner, le rispettive défaillances dietetiche, i diversi stili di zapping col telecomando. (…) Eppure, alla fine dei conti, possiamo dire di esserci donati l’uno all’altra completamente? O addirittura, di essere capaci di condivisione? Proviamo a immaginare che la casa stia andando a fuoco e io abbia la possibilità di salvare una cosa soltanto. Cos’è quella cosa? Lo sai, tu? Proviamo a immaginare che io stia affogando e debba frugare dentro di me per salvare quell’unico ricordo che mi definisce per quello che sono. Qual è quel ricordo? Lo sai, tu? Cosa cercheremo di portare con noi? Non lo sappiamo né tu né io. Dopo tutti questi anni, non lo sappiamo ancora»
(D.Coupland, La vita dopo Dio)

A ciascuno il suo esame di coscienza...

PS. Non credete troppo a Romeo e Giulietta: quei due, insieme, non sarebbero durati una settimana...

martedì 17 giugno 2008

London Flashes

Se vi dovesse capitare di venire a Londra trascorrete un pomeriggio ad Holland Park.
Un parco meno conosciuto e più piccolo degli altri, ma un vero gioiello.
Se vi capitasse potreste essere distratti, mentre chiacchierate con un amico, da un pavone che si appollaierà davanti a voi o potreste subire l'assalto di due scoiattoli.
Potrebbero giungervi ovattati i suoni di un'orchestra che sta provando nel teatro all'aperto al centro del parco.
Potreste dimenticarvi di essere in una metropoli con milioni di persone e tra le più trafficate, perchè nessun rumore supererà le mura di rami degli alberi che cingono il parco.
Potreste aver bisogno di un maglione perchè se il sole sarà coperto da qualche nuvola la temperatura scenderà e vi godrete la mite frescura serale.
Potreste sentirvi il centro del mondo benchè siate solo al centro di un piccolo parco, antica residenza di Sir Holland, seduto e bronzeo al centro di questo eden in miniatura.

***

Fra qualche minuto comincerà il match contro la Francia.
Tutto avrebbe immaginato Prof nella sua vita, tranne che avrebbe assistito alla partita a Londra con un gruppo di persone provenienti da tutto il mondo e con presenti più francesi che italiani.
Il calcio così diventa un vero spettacolo e quanto fa bene guardare le partite della propria squadra lontano dal proprio paese: si ridimensiona tutto, anche il dolore di un eventuale sconfitta...

PS. profezia: vinciamo 2-1.

lunedì 16 giugno 2008

Dopo Babele...

Oggi a prof 2.0 non è successo nulla di particolare se non che:

Una ragazza coreana gli ha chiesto se i capelli ricci fossero reali... Non sanno cosa siano i capelli ricci da quelle parti...

Un prof inglese (lo snob Michael di qualche post fa) si è stupito che prof conoscesse Peter Pan e se ne è uscito con uno stupito e trapezoidale "you're educated!" (colto??? e va bene che avete Shakespeare e Dickens... ma "fly down"...).

Un ragazza giapponese ha confidato alla classe di essersi scottata con il "non sole" londinese di ieri (per saperlo: il cielo era coperto...) e vuole venire in Italia ad agosto. Non ha speranze...

Un ragazzo spagnolo, ignaro del significato, gli ha detto due parolacce in italiano: l'unica cosa che conosceva della nostra lingua... Dante non sapeva chi fosse...

Dopo Babele il mondo è bello perchè è avariato...

domenica 15 giugno 2008

La pasta delle cose sono le storie

In giro per questa straordinaria città alla scoperta dei suoi tesori con un amico italiano: un dovuto armistizio per il cervello in lotta con la lingua inglese...

Scoprire che la pasta di cui sono fatte le cose sono le storie.

Camminare per Portobello Road riporta alla memoria scene che vanno da "Pomi d'ottone e manici di scopa" a "Notting Hill": la strada è la stessa...
Passeggiare lungo la southbank sul Tamigi tra artisti di strada che raccontano la loro storia a bambini meravigliati.
Fermarsi a guardare le opere d'arte della Tate Modern e scovare una storia dietro ogni quadro, anche il più incomprensibile.
Riposarsi seduti su una panchina all'ombra della statua di Peter Pan e guardare il laghetto di fronte pieno di strani animali acquatici, uccelli, papere, scoiattoli e capire perchè, su quella panchina, Barrie ha concepito il suo capolavoro dopo avere incontrato dei bambini che giocavano in quell'angolo di paradiso. A volte il paradiso mostra una delle sue "porte di bellezza" e a volte c'è un uomo capace di aprirla, spesso un artista (o un bambino...), che ci permette di affacciarci sul mistero nascosto dietro la porta e ci dischiude il panorama celato alla nostra "abitudinaria" miopia quotidiana...

Senza storie le cose sono mute.

venerdì 13 giugno 2008

Macheronic English

Dear mam,
i want to raccont you things about my soggiorn in London. My English is not molto well, so i write you qualche thing as i can.
Today in London is the solit day of copert sky, and it can rain from a moment to another. For this reason you must ever port an umbrella with you and don't scord your kway, that is impermeable jacket wich repare yourself from the water that falls from the damned wet sky. When you esc from the house there a lot of beautiful kids that enter in the schools. They speak in English, and that is very sorprendent bacause they are very little and have imparated this lenguage, nonostant their small age. I invid them very much. Then you must go to your school to migliorate your conoscenz of language and to speak with other people that knows less than you about things that are not important. But it's the system and you can't change it. The teachers of the school are very gentil with me, overall if i pay my iscrition to the course. The autobuses are very tall, two floors, with attic and kitchen if you want. Every morning all people go di frett, bacause here all people are important businessman, also the women. They go to the city, that is a place full of money, but i have never saw a monet on the floor. I don't know why. To go to your lesson you must prend the tube, that is not a long piece of gom, through wich pass the water, but a sort of train that goes under earth. When you arrive in a fermat a gentle voice says: "mind the cap", if qualcun scord his cap on the sit. They are very gentle in recording you that. The city is full of beatiful things, overall many gardens in wich you can see very very animals: scoiattols, pellicans, cignos, papers and gabbians. Insom a lot of strange animals, that in Italy we cant see spess. You can incontr also the queen, bacause the queen lives in his palace, near the centre. You can gust many tipes of beers. They are very good, but they cost very much. The problem of the money is not easy to resolve. They have a strange money, that is divers from the nostr one. The name is paund. One paund is cent pens. Nothing cost less of 5 paunds, so you must send me a lot of other money for my things. The people are very gentle, they say spess the same thing: "Sorry", that means: "Sorridi" in italian. But it is a little bit strange. In fact when somebody calpest your feet he say to you: "Sorry". You must do the sforce of sorry, non ostant the dolor of the feet. When you starnutisc somebody say "Bless you", that means "tu sei benedetto", but i think that port a little of sfig... because you are ill and starnutisc and they say you are fortunate. I dont understand this.
There are very very things that i can raccont to you, but for the moment that's is abbastance. I salut you with very affect and i kiss you.
Your devoted son.

giovedì 12 giugno 2008

Such a mess!

C'è una battaglia cruenta che si sta svolgendo. Il campo di battaglia è il cervello di Prof 2.0. Da un lato un esercito sterminato, compatto e ben organizzato composto dalla pesante cavalleria della sintassi italiana, la cui strategia principale è la perifrasi: aggirare il nemico e accerchiarlo da tutti i fronti. Dall'altro un esercito meno organizzato e meno numeroso, ma più rapido ed efficace: la fanteria leggera della frase inglese, la cui strategia è una sorta di guerra lampo. Concentra lo sforzo in alcuni punti e poi ritirati.
La battaglia è cuenta e faticosa. Sono due mondi che entrano in conflitto e i risultati sono spesso frustranti. Ti viene da tradurre ogni cosa che vuoi dire e questo crea dei mostri linguistici incomprensibili per un inglese. Devi buttarti in quella pericolosa guerra lampo, accettare la sfida della vertigine di una frase che non hai programmato. E a volte capita di sorprendersi di essere arrivati alla fine sani e salvi e magari avendo detto quello che volevi dire davvero. Il più delle volte invece il pesante esercito italiano ha la meglio, ma al prezzo di una lentezza nelle operazioni snervante...
Il fronte su cui l'esercito inglese sta vincendo è quello della lettura: smettila di leggere le parole sillaba per sillaba come si fa in italiano e concentrati sulle sillabe accentate. La strategia giusta è: mangia tutto il resto e stai pronunciando bene!
Sul fronte sintattico la battaglia per ora, purtroppo, è saldamente in mano all'esercito italiano...
Prevale la rapidità delle operazioni dell'esercito inglese nella scrittura, ma delude la capacità di ascoltare delle truppe in questione.
L'esito della guerra è incerto. L'unica certezza è che alla fine della giornata il campo di battaglia è ridotto veramente male...

mercoledì 11 giugno 2008

Thanks, very much!

Sei a Londra. Ti trovi a meraviglia. Stai conoscendo un milione di persone e imparando l'inglese in versione full-immersion. Cosa vuoi di più?
Una mail del Disney Channel: ti hanno preso per scrivere alcune puntate di una sit-com (serie comica) e per farlo devi necessariamente essere presente alle riunioni, che si terranno nella prime due settimane di luglio. E ti mandano già il contratto!
Programmi da rivedere. Il soggiorno londinese sarà interrotto e - Prof spera - poi ripreso.
Camminando sotto un cielo tutto londinese ti chiedi cosa hai fatto per meritare tutto questo?
La risposta è: niente.
Se hai fortuna è perchè lassù qualcuno ti vuole bene (e lo stesso se hai sfortuna: è questione di inquadrature...).
Se forse hai un talento è perchè lo hai ricevuto, e non puoi sprecarlo.
Se hai persone che credono in te è perchè il cielo te le ha messe accanto.
Allora guardi il cielo tutto londinese e prima che cominci a piovere (che è grazia pure quella) hai giusto il tempo di sentirti figlio unico di quel cielo, sorridere e rispondere alle grazie con un grazie...

PS. La sit-com racconta una famiglia italiana con tre figli. Se avete un episodio esilarante di vita familiare da raccontare fatelo adesso! Finirà in una puntata. La vita ha sempre il miglior copyright!