Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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martedì 31 marzo 2009

Fame di libri

Il titolo del post è il titolo della mail di un ragazzo di 16 anni che così mi scrive:

"Volevo chiederti se avessi una cura per una malattia che devo ancora scoprire cosa sia; ecco la diagnosi: non riesco a leggere un libro da prima di Natale. Ne avevo cominciato uno proprio nei giorni di Natale, poi all'inizio di marzo me ne hanno regalato un altro e ho lasciato perdere il primo. Però sento che mi manca fermarmi, lasciare tutto per un po' e leggere un bel romanzo... Hai qualche consiglio?"


Malattia. Mi manca fermarmi. Lasciare tutto. Leggere.
Uno dei modi che abbiamo per "origliare" noi stessi è leggere la grande letteratura. Senza letture perdiamo l'orecchio interiore. E chi non si ascolta prima o poi sente nostalgia di sé. Paradossi della lettura: lasciare tutto per trovare tutto.

Terapia: Qualcuno con cui correre di D.Grossman.

***

"Io scrivo. Il mondo non mi si chiude addosso, non diventa più angusto. Mi si apre davanti,verso un futuro, verso altre possibilità. Io immagino. L'atto stesso di immaginare mi ridà vita. Creo personaggi. Talora ho l'impressione di trarli dal ghiaccio in cui li ha imprigionati la realtà. Ma forse, più di tutto, sto estraendo me stesso da quel ghiaccio"
D.Grossman, Con gli occhi del nemico, pp. 48-9

venerdì 27 marzo 2009

Per antonomasia

Questa figura retorica serve a sostituire un nome proprio con un nome comune che viene elevato a modello e simbolo di quello stesso nome o viceversa: l'Apostolo (per S.Paolo), il divino Poeta (per Dante), un giuda (per indicare un traditore), un dongiovanni (per indicare un corteggiatore spregiudicato).
Ci sono alcune "antonomasie" che non possiamo non prendere in considerazione, con preoccupazione linguistica, non moraleggiante...

La Casa: è un posto dove una serie di personaggi non ben identificati (la maggiorata, il cieco, l'idraulico, il rumeno...) non fanno niente dalla mattina alla sera.
La Fattoria: un tempo era piena di animali ("nella vecchia fattoria..." abbiamo cantato tutti) ora (la nuova fattoria) è piena di uomini, che fanno il verso agli animali e i versi degli animali.
L'Isola: un tempo era Itaca, un luogo dove qualcuno cerca di tornare nella speranza di riabbracciare i propri cari, ora è un posto dove trovi un gruppo di cretini che cercano di diventare famosi, facendo finta (al contrario della Casa) di fare qualcosa dalla mattina alla sera.
Amici: sono persone che, cercando di dimostrare di saper fare qualcosa, si scannano tra loro al ghigno compiaciuto di un terzo (preferibilmente una terza con voce da uomo) che li aizza.
Uomini e donne: sono esponenti del genere umano che si scannano in pubblico al ghigno del già citato terzo, nella speranza di accoppiarsi.

Io ancora a quei nomi associo certe emozioni, certi ricordi, certe presenze. Reali.
Cosa rappresenteranno molto presto sui loro fogli di carta i bambini quando la maestra chiederà loro di disegnare una casa, un'isola, una fattoria, un amico, un uomo, una donna?
Preferiamo il reality alla realtà.
La seconda è così ripetitiva, banale e scontata...

venerdì 6 marzo 2009

Virtuale VS Reale?

Avverto una diffusa paura negli adulti di fronte a strumenti come la chat e Facebook. Vengono spesso bollati come strumenti di fuga dalla realtà. Il virtuale diventa presto sinonimo di demoniaco. Ma attenzione "virtuale" non è opposto di "reale" (il cui opposto è "possibile"), ma di "attuale".
Facciamo un esempio.
Io ipotizzo che oggi prenderò un caffè con Annibale. Questa è una chiacchierata "possibile." Se effettivamente ci vedremo e sentiremo il sapore, l'odore, il calore del caffè la nostra chiacchierata sarà "reale". Se io questa chiacchierata me la immagino e basta, essa rimane possibile. E posso rinchiudermi talmente nel possibile da considerarlo reale: se dico "oggi ho visto Annibale!" e non è vero, ho dei problemi da curare in altra sede...
Ma se io mi trovo su MSN o su Facebook a chiacchierare con Annibale la mia chiacchierata con lui non è semplicemente "possibile", ma è "reale" (purchè io mi impegni ad essere me stesso su facebook e msn, ma anche se non fosse così, la mia chiacchierata sarebbe reale, benchè falsa). Questa chiacchierata "virtuale" è tale perché non coinvolge tutta la mia persona e rimanda ad una chiacchierata "attuale", in cui ci sarà questa totalità. Una chiacchierata "virtuale" è "reale", ma coinvolge parti diverse di realtà rispetto alla chiacchierata faccia a faccia (che può essere anche quella virtuale se io sono presente con il corpo, ma con la testa sto da un'altra parte...). Il rischio qui può essere quello di rimanere a questo livello di realtà che non è tutta la realtà (se io sto con i miei amici solo su Facebook ho anche in questo caso bisogno di una pedata...), ma pur sempre di realtà si tratta.
Allora niente paura di Facebook e chat (malintenzionati a parte che ci sono anche per strada, anzi per strada sono più pericolosi perchè "reali") se diventano un trampolino verso la realtà tutta intera. Da quando uso Facebook (e chat annessa, anche se raramente), le mie chiacchierate attuali e reali si sono moltiplicate. Se il virtuale diventa spinta e trampolino per il reale è una risorsa in più, l'importante è non ridurre la pascina al trampolino. Sarebbe come credere di saper nuotare per averlo letto su un libretto di istruzioni, ma non essersi mai tuffati nell'acqua alta da quel benedetto trampolino. C'è una bella differenza...

E poi gli adulti non stavano ore al telefono quando avevano l'età dei loro figli?
Forse che le chiacchierate al telefono non sono altrettanto virtuali?
Forse non ci sono genitori le cui chiacchierate con i figli a tavola sono solo virtuali?

lunedì 26 gennaio 2009

Fantastico!

Così dicono spesso i miei alunni di fronte a qualcosa che li appassiona (in questo momento le prove per il musical a cui alcuni di loro stanno partecipando). "Fantastico!", un aggettivo magico, che nasconde una dimensione profonda: la scoperta (o la riscoperta) di qualcosa di nuovo e di ricco, capace di appassionare. Tutto merito della fantasia (fantastico!). Infatti l'immaginazione è quel "poco" di poeta, di bimbo e di pazzo che ci portiamo dentro; la misteriosa capacità di risvegliare ciò che sembra addormentato, inerte, piatto. La capacità di giocare con un bastone credendolo un'astronave, per poi un giorno costruirla... La capacità di cogliere il mistero nascosto in ogni cosa, la capacità di sentire cantare le cose nella loro pienezza e promessa di futuro. La capacità che gli antichi scambiavano per una pazzia ispirata da qualche dio...
Senza immaginazione è infatti impossibile cogliere il mistero delle cose, che poi forse è la loro parte più importante. Forse per carenza di immaginazione si può eliminare un bambino nel seno della madre o uccidere un uomo ritenendolo inferiore per i motivi più pittoreschi. Forse per carenza di immaginazione si può distruggere impunemente il creato per fini irresponsabilmente produttivi. Forse per carenza di immaginazione si può ritenere il grande fratello e natale a rio ciò che la gente vuole. Forse per carenza di immaginazione abbiamo smesso di dire "fantastico!", come i miei stupendi quattordicenni. Tutte le grandi scoperte sono figlie dell'immaginazione, e un'epoca senza immaginazione - ma così tante immagini - è una contraddizione che io non mi so spiegare.

***
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
(E.Montale)

giovedì 11 dicembre 2008

Non scrivete mai un romanzo:

Perderete i capelli o li farete crescere a dismisura.
Perderete il sonno per l'emozione di averlo finito, per l'emozione di rileggerlo, per l'emozione di correggerlo...
Perderete gli altri pensieri.
Vi sveglierete nel cuore della notte con un'idea nuova, un dialogo da migliorare, un'immagine da aggiungere. E dovrete mettere subito per iscritto quanto avete concepito nel sonno...
Penserete con la testa dei vostri personaggi anziché con la vostra, facendo figure irripetibili se il vostro protagonista ha 16 anni e si esprime in un certo modo.
Non farete altro che raccontarlo agli amici, perdendone almeno un paio.
Comincerete a chiamare con il nome dei personaggi i vostri amici, perdendone un altro paio.
E darete loro consigli su cose che riguardano i vostri personaggi e non loro.
Così perderete l'ultimo paio di amici che vi era rimasto.

domenica 23 novembre 2008

Il mio primo libro

In un commento mi si chiedeva di fare un elenco di libri da consigliare. Non amo molto stilare liste, preferisco piuttosto, come già in precedenza, commentare ogni tanto qualche titolo, ma vedremo di trovare un compromesso. Intanto posso trasmettere, per quel che vale, tre regole a cui mi attengo prima di consigliare (non leggere, consigliare) un libro:

1) che io lo abbia letto
2) che il libro abbia superato la prova del tempo e, se recente, chiedermi se la supererà (qualcuno ha dubbi su quanti leggeranno Moccia tra 100 anni?)
3) che il libro porti alla realtà con rinnovato stupore: per l'uomo e per la creazione

***

«Caro mio, ci sono persone che non potranno mai arrivare in Fantàsia», disse il signor Coriandoli, «e ci sono invece persone che possono farlo, ma che poi restano là per sempre. E infine ci sono quei pochi che vanno in Fantàsia e tornano anche indietro. Come hai fatto tu.
E questi risanano entrambi i mondi»
M. Ende - La storia infinita

Il mio amore per la lettura comincia in quinta elementare con questo libro. Il primo che ho comprato per scelta, insieme a mio papà. Il primo almeno di cui abbia memoria (quindi il primo) e il primo che abbia riempito il mio mondo di bambino di un desiderio infinito di scoprire i segreti del mondo e raccontarli.

Quale è il primo libro di cui avete memoria?

ps. ho sostituito il video del post di venerdì di cui non si sentiva l'audio (grazie a Baffo per la segnalazione e grazie a P. per la citazione della Storia Infinita: ottimi alunni della classe 2.0).

mercoledì 19 novembre 2008

Leggere: fuga o ritorno?

"Devo essere sincero: più mi avvicino alla logica e alla filosofia più mi allontano dalla lettura che non sia saggistica. E ti dirò di più: il mio amore (nocivo) per la poesia e alcuni grandi(ssimi) classici della letteratura europea è direttamente proporzionale alla mia volontà di separarmene. Non c'è poesia se non nell'azione. Sulla carta solo simboli di mondi fittizi che attentano alla vita e con-fondono la Verità"

Così mi scrive Francesco, studente di filosofia, in un commento. Provo a rispondere con un'altra mezza colonna di uno dei miei alunni:

"Il leggere è l'azione più semplice e più profonda allo stesso tempo. Il solo far scorrere gli occhi su una pagina stampata può rendere felici, far piangere, o addirittura cambiarti la vita. Può succedere, infatti, che una frase, una storia, ti porti a rivoluzionare il tuo mondo interiore. E' questa la magia della lettura: la sua unica arma è la parola, ma può colpirti il cuore e crearne uno nuovo"

A volte la lettura può confondere, farsi complice della solitudine, diventare una comoda fuga dalla realtà. Ma quando una mamma mi racconta che la figlia la sera prima ha rinunciato alla tv per leggere, mi tranquillizzo. Mi tranquillizzo se i libri portano alla realtà, non l'allontanano. Se arricchiscono la vita e non ne sono un attentato. Nel bellissimo paragrafo su riportato si parla di questo: la lettura aiuta il cuore a disporsi al reale in modo rinnovato. Nei libri belli tutto è così ricco di significato, forza, meraviglia da portarci a pensare che l'uomo sia così, che il mondo sia così.

Fammi andare a vedere...

martedì 18 novembre 2008

Leggere o non leggere? Questo è il problema

Ho chiesto ai miei alunni cosa ne pensassero. In mezza colonna. Non di più.


"La lettura è la possibilità di sognare, di immedesimarsi nel personaggio del racconto, una sorta di distacco dalla realtà. Quante volte ci è capitato di leggere un libro e di essere travolti dal racconto, di venire sconvolti dalle parole dello scrittore, che ci rimangono impresse nella mente come fossero scritte col fuoco. La lettura è avventura, è l'emozione che si prova quando si passa dall'angolo del letto della propria stanza alla Francia rivoluzionaria del 1700, dove un profumiere psicopatico è intento a creare il più buon profumo del mondo"

"Chi legge molto impara e riesce a vedere il mondo in modo differente, ragiona su tutto quello che gli si pone davanti e non fa mai scelte affrettate. Impara che la pazienza è una virtù importantissima e si accorge di come è fatto il nostro mondo. Naturalmente questo dipende dai tipi di lettura che si intraprendono..."

"Come tutti i ragazzi della mia età preferisco trascorrere le giornate in compagnia piuttosto che in solitudine. La lettura è un momento solitario che non posso condividere. Eppure, quando leggo, non mi sento solo. La lettura, se affascinante, mi trasporta in un altro mondo, dove sono i personaggi a farmi compagnia con le loro storie... Leggere un libro è stare in compagnia di una storia e di un altro me stesso"

***

"Fra i diversi strumenti dell'uomo, il più stupefacente è, senza dubbio, il libro. Gli altri sono estensioni del suo corpo. Il microscopio, il telescopio, sono estensioni della sua vista; il telefono è estensione della voce; poi ci sono l'aratro e la spada, estensioni del suo braccio. Ma il libro è un'altra cosa: il libro è un'estensione della memoria e dell'immaginazione."
Jorge Luis Borges
(Ringrazio un'amica per questa citazione)