Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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sabato 9 gennaio 2010

Le stelle di Dante

Ci siamo convinti che vita eterna sia sinonimo di futuro, come se presente ed eternità fossero cronologicamente contigui, successivi o comunque separati. E per questo abbiamo inventato utopie che riportassero il futuro nel presente, salvo poi deluderci perchè quel futuro non riguarda mai il nostro presente. Ogni utopia provoca infatti, alla fine dei conti, disperazione.

Non abbiamo letto Dante allora, o lo abbiamo letto male.
Ho approfittato di queste vacanze per rileggere Dante.

Presente ed eternità stanno l'uno nell'altro, che è quello che Dante ci ha mostrato. La vita eterna prende forza dentro il tempo, comincia dal presente, è un futuro che si fa presente, è una qualità dell'esistenza.

Dante lo mostra con le stelle.

La fine di ogni cantica dantesca parla di stelle, a dimostrazione del fatto che il suo viaggio non riguarda l'aldilà e basta, ma l'aldilà nell'aldiqua, uno dentro l'altro.
Il suo viaggio è un viaggio nel cuore di ogni uomo che ha i suoi inferni, purgatori e paradisi.
L'inferno si chiude con questo verso (34, 139 )
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
Dall'inferno del cuore si esce volgendo lo sguardo alle stelle. Aver considerato tutto il male che si nasconde nel nostro cuore rischia di gettarci nella disperazione, ma allo stesso tempo ci apre al "desiderio" (le stelle: de + sidera) di vedere quel male sparire, cambiare, trasformarsi. Così il cuore concepisce lo slancio alla salita verso il monte del Purgatorio, che si chiude con questo verso (33, 145):
Puro e disposto a salire le stelle
Dante ha visto il male, tutto il male, il suo male, se ne è purificato, ne è stato lavato, ha compreso che il bene, per chi lo cerca, trionfa sempre e così nel suo cuore ora è nata un nuovo desiderio: la disposizione a salir le stelle, il desiderio va oltre, è rilanciato. Si trasforma in sete di vedere la fonte dell'amore che ha eliminato tutto il male che c'era nel suo cuore, per sapere se sarà per sempre, se c'entra con lui, con la sua vita. Così il Paradiso termina con questo verso (33,145)
l'Amor che move il sole e l'altre stelle.
Dante vede Dio, vi caccia lo sguardo dentro e trova sè stesso, il suo viso, scopre che ciò che governa l'universo fisico e spirituale è amore, è l'Amore. E quell'Amore ha voluto lui, lo ha attratto sino a sè, prendendolo così com'era, nel suo presente.

Dopo questa visione Dante torna al presente.
In realtà ci è sempre rimasto. Non ci ha raccontato una favoletta medievale, di demoni e angeli, ma la storia di un cuore che realizza tutti i suoi desideri (Beatrice è causa di tutto), e raggiunge le stelle.
Dall'inferno al paradiso non si è mosso di un millimetro, ha solo attraversato le regioni del suo cuore e lo ha scoperto immerso nell'eterno, voluto dall'eterno.

E questo è paradiso.

sabato 24 ottobre 2009

Effetti collaterali

Così mi ha detto un amico:

Non c'è niente di meglio della fede per godersi la vita.

Ti godi le cose per quello che sono: mezzi; e quindi ne puoi fare a meno quando vogliono o quando vuoi. E se le perdi è per riaverle poi.
Ti godi le persone per quello che sono: persone; e quindi le ami come fossero Dio. E se le perdi e per riaverle poi.
Ti godi te stesso per quello che sei: una creatura; e quindi una fragilità riempita dalle forze di un Padre. E se ti perdi o ti sembra di esserti perduto e per riaverti, prima o poi.

E quando tu, le persone, le cose finiranno, ad aspettarti dietro la porta buia ci sarà Chi ti stava aspettando, per farti scoprire, a braccia aperte, che eri solo nell'anticamera della bellezza, della felicità, dell'amore.

E lì non c'è più niente da perdere.

mercoledì 7 ottobre 2009

Tardi, ma non troppo

Ieri ho partecipato alla presentazione di un libro ("Antonia Pozzi e la montagna") di un caro amico. Avevo in qualche modo contribuito alla versione definitiva dello scritto, che racconta la vicenda di Antonia Pozzi, la giovane poetessa italiana, apprezzatissima da Montale, morta suicida al culmine di una forte depressione nel 1938 a 26 anni. In un passo del diario che l'autore ha letto Antonia scrive:

"E questo terrore: mi perdo, non mi ritroverò, non mi riguadagnerò più. Piccole cose mi scalpellano, miserie mi corrodono. Quanto bene vorrei volere e non c'è nessuno e se qualcuno venisse, ormai è forse troppo tardi..."

Quando ho sentito quel "troppo tardi" il cuore mi ha tremato di paura e di lacrime: "troppo tardi". Mi ha tormentato quel "troppo tardi", desiderio infinito di "voler voler bene" non accolto, inevaso, fino alla disperazione ultima.
Però a poco a poco quel "troppo tardi" ha fatto riaffiorare nel lago della memoria un altro tardi, simile e opposto, che mi sono andato a rileggere:

"Tardi ti ho amato, Bellezza tanto antica, eppure tanto nuova. Tardi ti ho amato.
Sì, perché tu eri dentro di me; io invece ero fuori e lì ti cercavo.
Tu eri con me e io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le cose da te create, che sarebbero inesistenti, se non esistessero in te". (S.Agostino, Confessioni, X, 27, 38)

Nel mondo delle apparenze spesso si fa troppo tardi, solo al centro del cuore c'è un luogo dove non è mai troppo tardi, anche se "fuori" tardi si è fatto. Quel luogo, in qualche modo, è fuori dal tempo, perché non è al tempo che appartiene. Lì, nascosto, inabissato, sotto strati di urgenze e complicazioni, tutto si unifica e si semplifica. Lì non è mai troppo tardi per nessuno.
Mai.

venerdì 25 settembre 2009

Letture

Consiglio caldamente questo libretto dello stesso autore di "Non è un paese per vecchi" e "La strada", che, in poco più di un centinaio di pagine, senza paura affronta il problema centrale dell'esistenza umana: perché vale la pena vivere?

NERO: Metti che Gesù ti parlasse, tu che fai?

BIANCO: Perché? Pensa che mi potrebbe parlare?

NERO: No, non credo. Ma io che ne so.

BIANCO: Non sono abbastanza virtuoso.

NERO: No, professore. Non c'entra niente. Non si tratta di essere virtuosi. Si tratta di stare zitti. Non è che posso mettermi nei panni del Signore, ma l'esperienza mi porta a credere che lui parla a quelli che l'ascoltano. E non c'entra un accidente se sono virtuosi o no.

C.McCarthy, Sunset Limited, Einaudi 2008, p.91.

***

«Tutto ciò che non riguarda la vita o la morte non è interessante» (C.McCarthy)

lunedì 21 settembre 2009

Ri-letture

«Se gli uomini non affogano» chiese la sirenetta «possono vivere per sempre? Non muoiono come facciamo noi, nel mare?».
«Certo» rispose la vecchia. «Anche loro devono morire e la lunghezza della loro vita è più breve della nostra. Noi possiamo arrivare fino a trecento anni, quando però non viviamo più diventiamo schiuma dell'acqua, non abbiamo una tomba tra i nostri cari; non abbiamo un'anima immortale e non vivremo mai più: siamo come le verdi canne che, una volta tagliate, non rinverdiscono! Gli uomini invece hanno un'anima che continua a vivere, vive anche dopo che il corpo è diventato terra; sale attraverso l'aria fino alle stelle lucenti! Come noi saliamo per il mare e vediamo la terra degli uomini, così loro salgono fino a luoghi bellissimi e sconosciuti, che noi non potremo mai vedere!».
«Perché non abbiamo un'anima immortale?» chiese la sirenetta tutta triste «io darei cento degli anni che devo ancora vivere per essere un solo giorno come gli uomini e poi abitare nel mondo celeste!».
«Non devi neanche pensare queste cose!» esclamò la vecchia. «Noi siamo molto più felici e stiamo certo meglio degli uomini».
«Allora io devo morire e diventare schiuma del mare e non sentire più la musica delle onde, o vedere i bei fiori e il sole rosso! Non posso fare proprio nulla per ottenere un'anima immortale?».
«No» rispose la vecchia. «Solo se un uomo ti amasse più di suo padre e di sua madre, e tu fossi l'unico suo pensiero e il solo oggetto del suo amore, e se un prete mettesse la sua mano nella tua con un giuramento di fedeltà eterna; solo allora la sua anima entrerebbe nel tuo corpo e tu riceveresti parte della felicità degli uomini. Egli ti darebbe un'anima, conservando sempre la propria».
La Sirenetta - H.C.Andersen

Decisamente nelle favole c'è molta più realtà di quanto si possa immaginare. Se solo non smettessimo di leggerle... E di crederci.

giovedì 25 giugno 2009

Dio non c'è, Dio non mi vuole

Di ritorno dalla mia fuga mediterranea ho trovato una mail che diceva semplicemente:

"Dio non c'è, Dio non mi vuole"

Perché facciamo così fatica a trovare chi è più intimo a noi di noi stessi?
Perché non riusciamo a percepire colui che conosce la nostra oscurità e solitudine meglio di noi stessi e la ama più di noi stessi?
Perché noi che a tutti i costi vogliamo amare non troviamo l'Amore?

Un amore cresce solo se gli diamo spazio e tempo.
E la solitudine del silenzio che non riusciamo a sopportare è la porta dietro cui si nasconde Dio.

Dio non solo c'è. Dio c'è per me.
Dio non solo mi vuole. Dio mi vuole bene.

Ma come in ogni amore ci vuole il coraggio di dire: metto la mia vita nelle tue mani.
Ci vuole il coraggio di sostare davanti a quella porta e bussare.

lunedì 16 marzo 2009

Perfettamente quotidiano

Oggi è stato tutto così perfettamente quotidiano che non ho niente di speciale da raccontare. Lezioni a scuola. Un incontro con un amico. Una partita a squash con un altro amico. Una riunione a scuola con alcuni colleghi. Adesso (dopo il quotidiano post su Shit City per rifiatare) la preparazione di un compito per domani e la correzione di alcuni compiti di recupero. Poi un bel libro e nanna. Insomma tutto perfettamente quotidiano, con quella pericolosa minaccia della noia che fa sempre capolino sul "perfettamente quotidiano". Ma io non mi sono annoiato per niente. Amo quello che ho la fortuna di fare. Qualcuno mi accompagna.
***
"Nulla, mi raccomando, dovete dimenticare. E cosi rendete grazie al Cielo per le Chiese, i villini, la gente ordinaria, le pozzanghere, le pentole e i tegami, i bastoni, i cenci, gli ossi, e le tende a pallini". "Sta bene, sta bene" ripeteva la vittima disperata "bastoni, cenci, ossi, tende". "Tende a pallini, mi pare di avere detto".
G.K. Chesterton, Le avventure di un uomo vivo

martedì 10 febbraio 2009

Testamento biopsicologico (corpo e anima)

A te Dio Padre, erede unico,
lascio tutto quello che ho e sono: corpo e anima

ho paura di morire
ho paura di soffrire

ma la vita me l'hai donata tu e solo tu hai il diritto di riprendertela,
mi fido di te
che sei l'unico a conoscerne il segreto

se puoi riprendertela senza farmi soffrire ti sono grato
sin da adesso
se invece ci saranno dolori io li accetto
sin da adesso

non ho trovato mai una spiegazione soddisfacente al dolore,
ma un senso sì,
nel tuo Figlio

tutte le volte che hai permesso il dolore
mi sono ritrovato con un amore più grande per gli altri e per me
e quindi più felice
e se per amare di più e provocare più amore il dolore sarà necessario
io lo accetto sin da adesso (se non sarà necessario, ancora meglio...)

ma poco (dolore), ti prego, perché - lo sai - io non sono un granché in resistenza
e sai quanto scalpito quando soffro

ho paura di soffrire e di soffrire a lungo
ma io mi fido di te
che mi vuoi per sempre con te

e una manciata di giorni nel dolore non è paragonabile all'eternità nella gioia

io mi fido di te.
a te restituisco la mia vita
a te affido la mia morte
e a nessun altro.

Alessandro - Prof 2.0

lunedì 19 gennaio 2009

Miracoli

domenica 18 gennaio 2009

Nonna 2.0

All'alba Nonna 2.0 è tornata tra le braccia di Dio.
Dopo anni di sofferenze dovute ad un ictus che l'aveva bloccata a letto.
Quanto amore ha suscitato la sua malattia! Quante cure ha richiesto la sua debolezza!
Lei che da ragazza faceva girare la testa ai ragazzi per la sua altezza ("altezza mezza bellezza!" ripeteva spesso orgogliosa) era ormai diventata piccola come una bambina. Lei che aveva una mente lucida fino alla pignoleria (prodigiosa nel fare i conti) negli ultimi tempi ripeteva spesso le stesse cose o le dimenticava nel giro di pochi secondi. Lei che era stata un'insegnante (e le devo parte del mio DNA) ci ha dato con la sua pazienza la lezione migliore.
Chi le è stata vicino (io purtroppo poco) sino all'ultimo l'amava così come era. Lei non sapeva né poteva fare più nulla. Eppure la amavamo di più. Ripeteva che non sapeva fare più nulla e faceva più di tutti.
Ancora una volta comprendo meglio come la famiglia sia il luogo in cui si è amati per quello che si è e non per quello che si fa. E il difendere e l'amare quello che si è sino alla fine è ciò che non solo fa grande una famiglia e la rende unita, ma è una fonte di amore capace di fare toccare il cielo ai componenti.
E la nonna "l'infinito mare dell'essere" non solo lo tocca, ma ci nuota dentro.
Nelle ultime ore ripeteva spesso: "Chiamami, Gesù".
Chi crede non muore, nasce due volte.

Nonna, adesso nuota libera, felice, per sempre.
Nonna (tu che eri insegnante come me), adesso proteggimi.

mercoledì 14 gennaio 2009

La preghiera del clown

Un amico mi ha regalato questa preghiera tratta da un film di Totò. Mi è piaciuta. Ve la giro.


Beati coloro che sono capaci di sorridere sempre, perché hanno capito che la realtà non dipende da loro. Solo così ogni giorno diventa il più bello spettacolo del mondo. Dopo aver letto il post e visto il video sorridete a qualcuno, così, gratuitamente, anche se dentro non ne avete motivo. E poi fatelo un'altra volta. E poi un'altra ancora. Scoprirete che "la felicità è una merce meravigliosa: più se ne distribuisce e più se ne ha" (B.Pascal).

sabato 3 gennaio 2009

E cos'è che volevi?

And did you get what
you wanted from this life, even so?
I did.
And what did you want?
To call myself beloved, to feel myself
beloved on the earth.

R.Carver, Late fragment

E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E cos'è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi
amato sulla terra.

R.Carver, Ultimo frammento

venerdì 2 gennaio 2009

L'infinito mare dell'essere

Vi regalo per iniziare bene l'anno questo capolavoro di poesia. Vi scapperà una lacrima. Me ne assumo tutte le colpe.

Un giorno ritroveremo tutte le persone che abbiamo amato "nell'infinito mar dell'essere", come lo chiama Dante.

giovedì 25 dicembre 2008

Incubo di Natale

Natale 2008. Dio decise di dare una controllatina alla terra per capire lo stato della storia universale. La situazione era precaria: gente che lo ignorava da un lato, gente che non faceva altro che chiedergli cose dall'altro. Nessuno più voleva Lui e basta. Volle allora fare un gesto straordinario e tornare a incarnarsi. La cosa migliore da fare sembrò nascere in televisione. Tutti amavano, credevano, speravano nelle persone della televisione. E Dio che voleva essere amato, creduto, sperato dagli uomini scelse la televisione. Suo padre doveva essere della famiglia di Davide. Scelse David. David Beckham: bello, prestante, dagli addominali scolpiti. Come madre scelse Veronica Ciccone, che si faceva chiamare già Madonna e quindi andava benissimo. Bella anche lei grazie ai prodigi del trucco: in tv il tempo non passa, come nella vita eterna. Inoltre si era appena separata da suo marito quindi risultava libera, anche se non proprio "like a vergin". Milioni di profeti della pubblicità ne annunciarono la venuta prossima su tutti gli schermi. Un evento mai visto e assolutamente da non perdere. Si manifestò sotto l'aspetto di un perfetto single, già maturo e affascinante. Chioma brizzolata, fisico perfetto, un bicchiere di martini con del ghiaccio, scarpe nere Prada, abito nero Armani, profumato di Dolce&Gabbana, occhi neri magnetici, da dio. Era veramente un dio da lasciare annichiliti gli uomini. E tutti volevano vederlo, toccarlo, avere un autografo, comparire in televisione con lui: stare con lui. E la televisione era diventato il nuovo paradiso: tutti volevano andarci e rimanerci per sempre, perché c'era Dio. Dio era finalmente famoso e finalmente Dio sarebbe stato amato, creduto, sperato. Come un vero divo (che poi significa divino). Peccato non averci pensato prima...

Quando mi sveglio da questo incubo il calore di un presepe brilla in un angolo della mia stanza. La televisione è irrimediabilmente spenta: non c'è proprio. E Dio è un bimbo. Il bimbo non ha pannolini prada o armani; non è uno scapolo d'oro da lasciare il fiato corto; papà e mamma sono un falegname e una ragazza semplice; devono insegnargli tutto: a camminare, a leggere, a scrivere, a mangiare composto. Attorno a lui c'è qualche animale e dei pastori che odorano di pecora e di bosco. Il Dio dalla vita indistruttibile, fuori dal tempo, misterioso creatore e signore del cielo e della terra è veramente alla portata di tutti: un bimbo in balia delle mani - delicate o ruvide - degli uomini. E così ancora oggi, 25 dicembre, posso prendere in braccio Dio. E mentre lo faccio scopro che è Lui a tenere me in braccio. E per questo spero e credo in lui. E per questo lo amo. E per questo voglio stare per sempre in Paradiso con Lui.


***
Auguri di cuore a tutti. Per un Natale volto all'essenziale: Dio e l'amore per gli altri.
Ci ritroviamo da queste parti il 31 dicembre.
Adesso c'è bisogno di silenzio.

mercoledì 24 dicembre 2008

Cercasi Dio

Dopo la lettura di Oscar e la dama in rosa di E.E.Schmitt (Rizzoli) ho proposto ai miei alunni la sfida di scrivere una lettera a Dio. Le lettere sono state scritte al computer, in modo da rimanere anonime. Ve ne propongo una intitolata "Cercasi Dio".

Caro Dio, io in te non credo. Cosi comincio la mia lettera; io ti scrivo prima di tutto perché e un compito e poi perché voglio vedere se in qualche modo mi rispondi. Mi manchi Dio. Dovunque tu sia, io non credo nel Dio cristiano ma sono sicuro che tu MIO DIO esisti. Io esisto quindi di conseguenza esisti anche Tu. Ti vorrei conoscere. Una persona, se così ti posso chiamare, che ha creato il mondo non può essere che una persona da conoscere, uno che ha l’immaginazione che hai tu, che ha inventato tutte le cose utili ed inutili, come la musica, che è la cosa più bella che tu potessi inventare… che ha inventato tutte le emozioni: l’amore, la gioia la felicità, ma anche la rabbia, la gelosia e la fatica. Io ti voglio credere ma io ho molta poca fede ho bisogno di vedere per credere, ma anche internamente, quindi fatti vivo… Io di te ho bisogno, ho bisogno di te perché da te dipende la mia visione sulla vita. E perché a chi posso chiedere consigli o aiuto su qualsiasi cosa se non a te??? Dio mio spero di incontrarti presto dentro di me, vieni a farmi visita qualche volta. Con grande affetto.
IO

P.S. sai chi sono.

La risposta sembra nascosta - proprio in questi giorni, manco a dirsi - in una stalla.

domenica 21 dicembre 2008

Natale senza parole

Vorrei scrivere quelle parole.
Quelle parole che costringono a nascere.
Quelle parole che non trovo e non troverò mai: non sono mie.
Vorrei scrivere quelle parole.
Le cerco e trovo soltanto la sete di cercarle.
E natale è ogni mio giorno speso a desiderarle.
Ed è tutto quello che ho.
Oggi posso scrivere il mio infinito vorrei.
Così tu vuoi.
Domani mi parlerai all'orecchio.
E sentirò una sola parola.
E mi stupirò a scoprire che quella sola le contiene tutte.
E quel giorno sarà il mio
Natale.
Grazie a te.

lunedì 8 dicembre 2008

Regali che non si sciolgono

Ieri passeggiavo per le strade del centro. Pur essendo domenica erano gremite di persone risucchiate da vetrine rutilanti. Tutti erano - alla faccia della crisi - pieni di pacchi e di regali. I volti sembravano felici. Non ce l'ho con i regali. Mi sono però chiesto che felicità fosse quella dipinta su quei volti. Mi è tornato così in mente questo passo di uno splendido libro (il tu a cui è rivolta la lettera è Mozart e il contesto l'essere stato sorpreso per le strade natalizie della propria città da un coro che cantava l'Ave Verum di Mozart, che sto riascoltando mentre scrivo, fatelo anche voi vi prego):

Io non sono molto religioso. Tu – insistente, soave, di una dolcezza inesorabile – mi costringevi tuttavia ad un esame critico. Perché festeggi il Natale? mi domandavi. Perché spendi tutti quei soldi? Le risposte raggiungevano la mia coscienza e mi facevano paura. Dopo che per tutta la mattinata mi ero sentito buono, scoprivo che ero soprattutto soddisfatto di me: cancellavo l’egoismo che aveva contrassegnato il mio comportamento durante l’anno, compensavo con regali le premure che non avevo avuto, le telefonate che non avevo fatto, le ore che non avevo dedicato agli altri. Invece di irradiare generosità mi compravo la tranquillità dell’anima. La mia frenesia di doni non aveva niente di evangelico: era un investimento preciso teso ad acquistarmi una buona reputazione. Non auguravo la pace, auspicavo la mia. Ed ecco che venivi tu a ricordarmi cosa festeggiamo: la nascita di un Dio che parla d’amore…
(E.E.Schmitt, La mia storia con Mozart)

Prof 2.0 vuole impegnarsi quest'anno a fare dei regali che siano pezzi di vita donata. E non solo cose.

ps. Naturalmente il libro (a cui è accluso il cd da ascoltare durante la lettura delle lettere associate ai brani mozartiani) lo consiglio vivamente... anche come regalo!

venerdì 5 dicembre 2008

S.U.P.E.R.

Nel post del 3 dicembre ci siamo impegnati a salvare delle parole. Il neonato S.U.P.E.R. (Salva Una Parola e Ripetila), l'iscrizione al quale è gratuita e libera (si richiede solo un amore tenero per le parole), ha salvato una quindicina di parole. Le ho scritte su un foglio di carta bianco. Lette e rilette. In silenzio. Dal bianco della pagina che avevo davanti sono così emerse queste righe, in cui le parole salvate galleggiano, rese sicure dal salvaparole (la versione "grammaticale" del salvagente) che ciascuno di voi aveva lanciato per farle nuovamente respirare e salvarle dai marosi del disuso e dell'abuso:

Vorrei avere la fortuna di regalarti una parola dalla bellezza non effimera. Una parola scaturita dal silenzio dell'ascolto, dell'empatia e della riflessione. Una parola capace di creare intimità e lealtà. Una parola ricca di pietà, che dica la verità senza ferirti. Una parola che contenga e protegga sogni e speranze. Una parola che sia comunicazione vera e non solo di sé stessa. Una parola che se esistesse sarebbe un sinonimo nuovo di un'altra che pronunciamo troppo spesso invano, una parola capace di dissetare il cuore nel suo anelito più profondo, e che tu, ascoltando, saresti costretto a considerare in silenzio, stupefatto: Amore. Con la maiuscola: quello su cui saremo pesati alla sera della vita e che vince la morte e che non ci sarà più tolto.

ps. le parole salvate vi ringraziano.

lunedì 1 dicembre 2008

La poesia salva la vita...

...perché insegna ad amare.


Quando le parole sono svilite, inaridite, indebolite finiscono con lo spegnersi e sparire, e con esse si spegne ciò che nominano.

domenica 30 novembre 2008

Libri contagiosi

In questo periodo di dilagante influenza che metterà a letto - così dicono - almeno sette milioni di italiani, mi è venuto in mente che ci sono libri contagiosi come l'influenza. Un libro che non riesco a non regalare è forse il libro più bello che abbia letto negli ultimi cinque anni. Un libro di 90 pagine e quindi - secondo la matematica della lettura - da un'ora e mezza circa. Un libro capace di conquistare lettori di tutte le età: alunni, genitori, amici. Nessuno che sia rimasto deluso. Costa solo cinque euro e se potessi lo regalerei come biglietto di auguri di natale a tutti i miei amici. La mia copia l'ho regalata almeno 15 volte... Un libro contagioso. Non arriverà a sette milioni di contagiati, ma voglio contribuire a contagiare questa bellezza. In sole 90 pagine, 5 euro e 100 minuti troverete un prodigioso manuale per chi ha fame e sete di realtà, con leggerezza, ironia, buon umore e qualche lacrima, dovuta.

***
"Mi interessa la poesia che parla di grandi questioni, questioni di vita e di morte, sì, e la questione di come stare al mondo" (R.Carver)