Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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venerdì 8 gennaio 2010

Chi è come loro



ps. ne sono sempre più convinto: chi è come loro entrerà.

sabato 24 ottobre 2009

Effetti collaterali

Così mi ha detto un amico:

Non c'è niente di meglio della fede per godersi la vita.

Ti godi le cose per quello che sono: mezzi; e quindi ne puoi fare a meno quando vogliono o quando vuoi. E se le perdi è per riaverle poi.
Ti godi le persone per quello che sono: persone; e quindi le ami come fossero Dio. E se le perdi e per riaverle poi.
Ti godi te stesso per quello che sei: una creatura; e quindi una fragilità riempita dalle forze di un Padre. E se ti perdi o ti sembra di esserti perduto e per riaverti, prima o poi.

E quando tu, le persone, le cose finiranno, ad aspettarti dietro la porta buia ci sarà Chi ti stava aspettando, per farti scoprire, a braccia aperte, che eri solo nell'anticamera della bellezza, della felicità, dell'amore.

E lì non c'è più niente da perdere.

lunedì 28 settembre 2009

Domanda

Perché hai reso la bellezza pezzi di un puzzle e li hai sparsi e nascosti in cima a una montagna, tra le onde del mare aperto, a pagina 543 di un libro che ne ha più di mille, al giorno 1234 di un'amicizia?

lunedì 21 settembre 2009

Ri-letture

«Se gli uomini non affogano» chiese la sirenetta «possono vivere per sempre? Non muoiono come facciamo noi, nel mare?».
«Certo» rispose la vecchia. «Anche loro devono morire e la lunghezza della loro vita è più breve della nostra. Noi possiamo arrivare fino a trecento anni, quando però non viviamo più diventiamo schiuma dell'acqua, non abbiamo una tomba tra i nostri cari; non abbiamo un'anima immortale e non vivremo mai più: siamo come le verdi canne che, una volta tagliate, non rinverdiscono! Gli uomini invece hanno un'anima che continua a vivere, vive anche dopo che il corpo è diventato terra; sale attraverso l'aria fino alle stelle lucenti! Come noi saliamo per il mare e vediamo la terra degli uomini, così loro salgono fino a luoghi bellissimi e sconosciuti, che noi non potremo mai vedere!».
«Perché non abbiamo un'anima immortale?» chiese la sirenetta tutta triste «io darei cento degli anni che devo ancora vivere per essere un solo giorno come gli uomini e poi abitare nel mondo celeste!».
«Non devi neanche pensare queste cose!» esclamò la vecchia. «Noi siamo molto più felici e stiamo certo meglio degli uomini».
«Allora io devo morire e diventare schiuma del mare e non sentire più la musica delle onde, o vedere i bei fiori e il sole rosso! Non posso fare proprio nulla per ottenere un'anima immortale?».
«No» rispose la vecchia. «Solo se un uomo ti amasse più di suo padre e di sua madre, e tu fossi l'unico suo pensiero e il solo oggetto del suo amore, e se un prete mettesse la sua mano nella tua con un giuramento di fedeltà eterna; solo allora la sua anima entrerebbe nel tuo corpo e tu riceveresti parte della felicità degli uomini. Egli ti darebbe un'anima, conservando sempre la propria».
La Sirenetta - H.C.Andersen

Decisamente nelle favole c'è molta più realtà di quanto si possa immaginare. Se solo non smettessimo di leggerle... E di crederci.

domenica 24 maggio 2009

A me questo basta

Ieri (oggi) sono rimasto a parlare con un amico su una panchina di Shit City fino a tarda notte.
L'aria era tutta orecchie. L'erba del parco silenziosa e quasi profumata. Le voci della gente si erano nascoste da qualche parte nella via lattea. Il tempo non si è fermato, si è semplicemente messo da parte, per tre o quatto ore.
Sono momenti in cui le persone diventano trasparenti.
E la solitudine dei numeri primi sembra solo un'eccezione e non la regola di questo nostro mondo così affollato e così solitario allo stesso tempo.
Non mi pentirò mai di perdere il sonno per due categorie: le persone e i libri (che sono persone).
Un anticipo del paradiso che si affaccia su questa terra sotto forma di vita vera.
A me questo basta.

sabato 11 aprile 2009

Auguri!

venerdì 10 aprile 2009

Due alberi

"Noi siamo peccatori non soltanto per aver assaggiato l'albero della scienza, ma anche per non aver assaggiato l'albero della vita. Peccaminosa è la condizione in cui ci troviamo, e ciò indipendentemente da ogni colpa"

Così J.Kafka, da genio quale era, nelle sue "Considerazioni sul peccato, il dolore, la speranza e la vera via".

Nell'eden c'erano due alberi. Quello della conoscenza del bene e del male, il cui frutto, immagine del limite dell'uomo che è creatura, assaggiammo, non accettando quel limite. Il secondo albero era quello della vita. Viene citato nella Genesi, ma poi non se ne dice più nulla. Abbiamo preferito assaggiare il limite e superarlo (impadronirci della vita di Dio) e non assaggiare ciò che era a nostra disposizione come un dono (ricevere la vita di Dio). Per questo eravamo due volte separati da Lui.

Così Dio si è incarnato per ricucire i due strappi, in un unico albero.

Sull'albero della croce, nuovo albero della conoscenza del bene e del male e nuovo albero della vita, in un uomo si realizzò la accettazione del limite: "non sia fatta la mia ma la tua volontà". Il cuore di Dio, fatto uomo, accetta il limite e lo fa suo, al posto dell'uomo. Così Gesù dona la vita a chiunque voglia assaggiarla, da un albero adesso a tutti accessibile. La vita piena, la vita eterna.
Il frutto di questo nuovo albero della vita arriva a noi come dono con il Battesimo, attraverso il quale la morte e la vita di Dio diventano nostre, e con l'Eucarestia, che rinnova ogni domenica questo straordinario processo di trasformazione che rende la vita dell'uomo (che lo vuole) piena, bella, divina, eterna.

Kafka aveva ragione, ma gli sfuggiva la nuova Genesi avvenuta in Cristo: non siamo più due volte separati da Dio, adesso siamo due volte uniti a Lui.

Basta accettare il dono.
Ma dei regali, si sa, uno è libero di fare quello che vuole.



martedì 10 febbraio 2009

Testamento biopsicologico (corpo e anima)

A te Dio Padre, erede unico,
lascio tutto quello che ho e sono: corpo e anima

ho paura di morire
ho paura di soffrire

ma la vita me l'hai donata tu e solo tu hai il diritto di riprendertela,
mi fido di te
che sei l'unico a conoscerne il segreto

se puoi riprendertela senza farmi soffrire ti sono grato
sin da adesso
se invece ci saranno dolori io li accetto
sin da adesso

non ho trovato mai una spiegazione soddisfacente al dolore,
ma un senso sì,
nel tuo Figlio

tutte le volte che hai permesso il dolore
mi sono ritrovato con un amore più grande per gli altri e per me
e quindi più felice
e se per amare di più e provocare più amore il dolore sarà necessario
io lo accetto sin da adesso (se non sarà necessario, ancora meglio...)

ma poco (dolore), ti prego, perché - lo sai - io non sono un granché in resistenza
e sai quanto scalpito quando soffro

ho paura di soffrire e di soffrire a lungo
ma io mi fido di te
che mi vuoi per sempre con te

e una manciata di giorni nel dolore non è paragonabile all'eternità nella gioia

io mi fido di te.
a te restituisco la mia vita
a te affido la mia morte
e a nessun altro.

Alessandro - Prof 2.0

domenica 21 dicembre 2008

Natale senza parole

Vorrei scrivere quelle parole.
Quelle parole che costringono a nascere.
Quelle parole che non trovo e non troverò mai: non sono mie.
Vorrei scrivere quelle parole.
Le cerco e trovo soltanto la sete di cercarle.
E natale è ogni mio giorno speso a desiderarle.
Ed è tutto quello che ho.
Oggi posso scrivere il mio infinito vorrei.
Così tu vuoi.
Domani mi parlerai all'orecchio.
E sentirò una sola parola.
E mi stupirò a scoprire che quella sola le contiene tutte.
E quel giorno sarà il mio
Natale.
Grazie a te.

lunedì 1 dicembre 2008

La poesia salva la vita...

...perché insegna ad amare.


Quando le parole sono svilite, inaridite, indebolite finiscono con lo spegnersi e sparire, e con esse si spegne ciò che nominano.

domenica 30 novembre 2008

Libri contagiosi

In questo periodo di dilagante influenza che metterà a letto - così dicono - almeno sette milioni di italiani, mi è venuto in mente che ci sono libri contagiosi come l'influenza. Un libro che non riesco a non regalare è forse il libro più bello che abbia letto negli ultimi cinque anni. Un libro di 90 pagine e quindi - secondo la matematica della lettura - da un'ora e mezza circa. Un libro capace di conquistare lettori di tutte le età: alunni, genitori, amici. Nessuno che sia rimasto deluso. Costa solo cinque euro e se potessi lo regalerei come biglietto di auguri di natale a tutti i miei amici. La mia copia l'ho regalata almeno 15 volte... Un libro contagioso. Non arriverà a sette milioni di contagiati, ma voglio contribuire a contagiare questa bellezza. In sole 90 pagine, 5 euro e 100 minuti troverete un prodigioso manuale per chi ha fame e sete di realtà, con leggerezza, ironia, buon umore e qualche lacrima, dovuta.

***
"Mi interessa la poesia che parla di grandi questioni, questioni di vita e di morte, sì, e la questione di come stare al mondo" (R.Carver)

sabato 25 ottobre 2008

Shit City Clip

Mi sono divertito a mescolare letteratura, immagini e musica.

Se vuoi la versione per ipod scrivimi una mail.

mercoledì 22 ottobre 2008

Il sorriso più aperto

A volte le persone hanno il sorriso incastrato da qualche parte, ostacolato da qualcosa che ne impedisce la totale apertura, intesa come perfetta coincidenza tra i muscoli del viso e la gioia dell'anima che vuole manifestarsi.
Il sorriso ha gradi, come l'aggettivo. Mentre la risata tende ad essere sempre superlativa, il sorriso no. Infatti ha bisogno degli occhi, la risata no. Si ride con la bocca, si sorride con gli occhi. Il sorriso ha gradi e sfumature. La sua apertura dipende dalla profondità da cui sorge. Più è fondo lo strato in cui radica più è la luce che ne accompagna l'apertura.

Penso al sorriso di un bimbo piccolo alla mamma.
Penso al sorriso di due innamorati.
Penso al sorriso di due amici.

Il sorriso più aperto è un atto di fiducia, un certificato di bellezza riconosciuta, un atto creativo.
Il sorriso più aperto nasconde qualcosa delle origini del mondo: quando Dio si compiacque di ciò che aveva fatto e vide che era bello, quella volta Dio sorrise.

giovedì 31 luglio 2008

Shit City Holiday

C'è una strada che percorre Shit City. Una strada che porta in periferia. E' vero che il paradiso si nasconde in ogni angolo della città, ma gli occhi di chi lo cerca a volte sono stanchi e l'attenzione protratta a lungo finisce col diventare tensione e stanchezza. Quello è il momento di imboccare quella strada, che porta alla periferia. Su quella strada passa un autobus, sul quale c'è sempre posto. Le fermate sono le persone che lo aspettano. Il capolinea della corsa è fuori da Shit City in un luogo senza nome, dove l'eco della città si spegne e la bellezza è l'unica luce a cui gli occhi dovranno abituarsi. Il bagaglio deve essere leggero. Si può portare un solo esemplare di ogni cosa, purchè sia il più importante: quello che rimarrebbe di Shit City se Shit City all'improvviso sparisse. Sull'autobus troverò tutti gli amici di Shit City: Qualcuno e Qualcosa, Beppo lo spazzino, Ognigiorno e Persempre, e altri volti noti e meno noti... Li porto tutti con me per farmi raccontare con calma le loro storie, le mie storie. In quel luogo ci si riunisce la sera come ai tempi di Omero e ciascuno a turno inventa e racconta una storia. Tornerò con il cuore pieno di storie da raccontare, dopo aver imparato ad ascoltarle. Riesce a raccontare solo chi riesce ad ascoltare. Vado ad imparare ancora una volta ad ascoltare.
Ecco l'autobus. Non appena salgo vedo una donna con un bambino. La donna ha gli occhi rossi di pianto e il bimbo le parla. Mi siedo dietro di loro incuriosito e non posso fare a meno di cominciare ad ascoltare (e a raccontare) la mia prima storia:

“Mamma non piangere: la vita è un paradiso, e tutti siamo in paradiso, ma non vogliamo riconoscerlo: che se avessimo volontà di riconoscerlo, domani stesso si instaurerebbe in tutto il mondo il paradiso”.

***

ps. ti ringrazio amico, ti ringrazio amica per il viaggio che hai fatto insieme a me e spero che al mio ritorno continuerai a solcare insieme a me queste strade... E se non puoi aspettare cerca la strada di cui ti ho parlato. Sai dove trovarmi: dove si ascoltano le storie.

sabato 26 luglio 2008

Escatologia


Prof 2.0 ha poco tempo in queste ore per curare il blog. Ma il suo alter ego fumettistico basta e avanza...

venerdì 20 giugno 2008

Beauty is truth, truth beauty

Prof 2.0 vive a due passi dalla casa in cui Keats ha vissuto. Ha riletto quella meravigliosa poesia che dice:

"Beauty is truth, truth beauty, - that is all
Ye know on earth, and all ye need to know"

Parole rimuginate più volte in questi giorni, passando davanti a quella casa e così oggi una musica gli è scesa nel cuore come un dono e ha cercato di metterla per iscritto.
Suona più o meno così:

Se io solo sapessi guardarti negli occhi e non gli occhi.
Se io solo sapessi ascoltare le tue parole e non confonderti con le mie.
Se io solo sapessi riceverti in regalo e non comprarti.
Se io solo sapessi prendermi cura di te e non sedurti.
Se io solo sapessi leggere le tue righe e non interpretarle.
Se io solo sapessi starti accanto e non essere orgoglioso di me.
Se io solo sapessi trovarti dove sei e non cercarti dove voglio.
Se io solo sapessi pensarti tua e non mia.
Se io solo sapessi annusare il tuo profumo e non raccoglierlo.
Se io solo sapessi gioire di te e non averti.
Se io solo sapessi e non dimenticassi.

martedì 17 giugno 2008

London Flashes

Se vi dovesse capitare di venire a Londra trascorrete un pomeriggio ad Holland Park.
Un parco meno conosciuto e più piccolo degli altri, ma un vero gioiello.
Se vi capitasse potreste essere distratti, mentre chiacchierate con un amico, da un pavone che si appollaierà davanti a voi o potreste subire l'assalto di due scoiattoli.
Potrebbero giungervi ovattati i suoni di un'orchestra che sta provando nel teatro all'aperto al centro del parco.
Potreste dimenticarvi di essere in una metropoli con milioni di persone e tra le più trafficate, perchè nessun rumore supererà le mura di rami degli alberi che cingono il parco.
Potreste aver bisogno di un maglione perchè se il sole sarà coperto da qualche nuvola la temperatura scenderà e vi godrete la mite frescura serale.
Potreste sentirvi il centro del mondo benchè siate solo al centro di un piccolo parco, antica residenza di Sir Holland, seduto e bronzeo al centro di questo eden in miniatura.

***

Fra qualche minuto comincerà il match contro la Francia.
Tutto avrebbe immaginato Prof nella sua vita, tranne che avrebbe assistito alla partita a Londra con un gruppo di persone provenienti da tutto il mondo e con presenti più francesi che italiani.
Il calcio così diventa un vero spettacolo e quanto fa bene guardare le partite della propria squadra lontano dal proprio paese: si ridimensiona tutto, anche il dolore di un eventuale sconfitta...

PS. profezia: vinciamo 2-1.

domenica 15 giugno 2008

La pasta delle cose sono le storie

In giro per questa straordinaria città alla scoperta dei suoi tesori con un amico italiano: un dovuto armistizio per il cervello in lotta con la lingua inglese...

Scoprire che la pasta di cui sono fatte le cose sono le storie.

Camminare per Portobello Road riporta alla memoria scene che vanno da "Pomi d'ottone e manici di scopa" a "Notting Hill": la strada è la stessa...
Passeggiare lungo la southbank sul Tamigi tra artisti di strada che raccontano la loro storia a bambini meravigliati.
Fermarsi a guardare le opere d'arte della Tate Modern e scovare una storia dietro ogni quadro, anche il più incomprensibile.
Riposarsi seduti su una panchina all'ombra della statua di Peter Pan e guardare il laghetto di fronte pieno di strani animali acquatici, uccelli, papere, scoiattoli e capire perchè, su quella panchina, Barrie ha concepito il suo capolavoro dopo avere incontrato dei bambini che giocavano in quell'angolo di paradiso. A volte il paradiso mostra una delle sue "porte di bellezza" e a volte c'è un uomo capace di aprirla, spesso un artista (o un bambino...), che ci permette di affacciarci sul mistero nascosto dietro la porta e ci dischiude il panorama celato alla nostra "abitudinaria" miopia quotidiana...

Senza storie le cose sono mute.

sabato 7 giugno 2008

Shit City Hell

Le scritte che hanno imbrattato i muri di Shit City in queste ultime ore, hanno fatto riaffiorare alla mente il passo finale delle "Città invisibili" di Calvino:

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni... Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio".

Naturalmente mi piacerebbe che tutti quelli che intervengono e leggono il blog non venissero scoraggiati da chi non ha l'intelligenza di rendere la città un po' più bella di come l'ha trovata, ma dalla reazione di tutti non credo che sia un pericolo. Limitatevi a ignorare. Continuiamo a riconoscere ciò che in mezzo all'inferno, inferno non è, e facciamolo durare e diamogli spazio. Ma ciò che non merita attenzione lasciamolo esaurirsi nella sua ventosa e rumorosa vuotezza.

ps. Per tenere tutto più pulito, ho attivato la modalità per cui bisogna registrarsi per commentare. Fate questo piccolo sforzo, per il bene di Shit City.

giovedì 1 maggio 2008

S.H.I.T City

Gone baby gone: un film da non perdere...


Traduzione dello spezzone:

"La città può essere difficile.
Quando ero bambino chiesi al mio sacerdote come potevo raggiungere il paradiso e proteggermi da tutto il male che c'è nel mondo.
Mi disse quello che Gesù disse ai suoi: vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, siate prudenti come serpenti e semplici come colombe"