Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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domenica 24 gennaio 2010

Un quindicenne è una persona o un mattone?

Oggi vorrei usare le parole di un anonimo liceale lettore del blog che mi ha scritto una bellissima lettera in cui ad un certo punto dice:

"Io nella mia vita ho già avuto molti prof. E non ne ho mai neanche immaginato uno che realmente si interessasse ai suoi alunni, forse sono io ad essere arido o troppo cinico, ma comunque  tutti gli insegnanti che ho avuto mi hanno sempre trattato come una “materia prima” più che come una persona, mi guardavano come un operaio guarda i mattoni o come un netturbino guarda un cumulo di spazzatura. Insomma come qualcosa su cui lavorare così, in modo freddo senza sentimenti senza impegno, senza nulla. Lei no. Lei si impegna, lei li vede, anzi ci vede (perché anche io sono un liceale) come persone vere e proprie, che hanno un proprio “ego” dei sogni delle speranze delle paure..."

 Ma è così difficile vedere in un quindicenne una persona vera?

venerdì 1 gennaio 2010

Con la voglia di insegnare nel sangue

Questa lettera-commento la voglio mettere qui, per festeggiare il capodanno e perchè sia la tonalità dello spartito del 2010.
Buongiorno. O ciao. Mi sono chiesta a lungo se cominciare il mio commento dandole del lei o del tu. Darle del lei perché fondamentalmente non la conosco e sono una liceale mentre lei un professore? O darle del tu perché frequento da un po’ di tempo questo blog e ho letto molte e molte sue pagine e ho quindi imparato a conoscerla attraverso le sue stesse parole? Alla fine ho deciso di darle del lei ma solo perché non mi sento molto diversa dai suoi studenti: forse un po’ più grande e con una formazione più scientifica che classica, ma dalle sue lezioni ho imparato molto, come penso facciano i suoi ragazzi. Lezioni non di greco o di latino, lezioni di vita fatte da dietro un computer invece che da dietro una cattedra. Forse usare il verbo imparare non è corretto, sarebbe più giusto dire che i suoi pensieri mi hanno fatta riflettere a lungo… ma non è forse la riflessione il primo passo per conoscer(si)?
Ho deciso di commentare oggi solo per ringraziarla di questo e per chiederle di andare avanti a insegnare con lo stesso entusiasmo che dimostra di avere oggi. Non si lasci disperare dalla situazione della scuola italiana ma continui a pensare come fa oggi che la scuola sono i suoi studenti e voi professori, e continui a credere nella scuola, e cioè nei suoi ragazzi. Non so perché ho sentito il bisogno di dirglielo, magari non le importerà, magari si sarebbe comportato così lo stesso, magari riderà delle mie parole, però proprio in questi giorni ho visto un mio professore (simile a lei: con la voglia di insegnare nel sangue) arrendersi davanti all’ennesimo muro imposto dalla sua scuola, e mi è venuto in mente lei e mi sono sentita tranquilla: dentro questa struttura malata, una scuola sana e una scuola come palestra di vita c’è ancora.

mercoledì 16 dicembre 2009

Una potenza misteriosa

Quando si legge il IX capitolo dei Promessi Sposi ci si deve fermare sbigottiti, esausti, tramortiti della sofferenza di Gertrude, nella quale i ragazzi si identificano immediatamente, partecipandone i travagli emotivi adolescenziali.
C'è un momento che mi toglie il fiato ed è quando Manzoni descrive l'adolescenza in due righe da ricordare a memoria:  
"Tra queste deplorabili guerricciole con sé e con gli altri, aveva varcata la puerizia, e s'inoltrava in quell'età così critica, nella quale par che entri nell'animo quasi una potenza misteriosa, che solleva, adorna, rinvigorisce tutte l'inclinazioni, tutte l'idee, e qualche volta le trasforma, o le rivolge a un corso impreveduto"
Ecco io oggi volevo ringraziare Manzoni di avermi ricordato che non c'è un'età avvolta nel mistero più dell'adolescenza. Un mistero fascinoso e doloroso allo stesso tempo. Un mistero che si apre al bene, al vero, al bello come non era successo prima e come, forse, non accadrà più. Questa potenza misteriosa, che entra nel cuore di un bambino che diventa uomo, di una bambina che diventa donna, fa paura, sconvolge e turba. Essa è il richiamo potente della realtà e della vita.

Questa forza misteriosa che trasforma e indirizza verso "un corso impreveduto" rende i nostri alunni fragili e sgomenti.

A noi il compito di rassicurare e prestare la forza che a loro manca per essere pienamente se stessi e dire sì al richiamo della vita vera, buona, bella. Scelta la quale ogni sgomento tace.



sabato 5 dicembre 2009

Primi regali di Natale

Ho la fortuna di lavorare in una scuola in cui i prof oltre che colleghi sono anche amici.
Così ho ricevuto due regali che mi hanno riempito di gioia:

La versione tascabile della Divina Commedia della Hoepli che sta comodamente nella tasca della giacca e risolve ineguagliabilmente il problema dell'avere sempre un libro con sè e Il mago dei Numeri di H.M. Enzensberger, un interessante saggio-favola che aiuta ad appassionarsi alla matematica e che la mia collega fa leggere ai ragazzi durante la vacanze natalizie.

I due doni erano accompagnati rispettivamente da queste dediche:

"Un dono piccolo, piccolo, ma Totale, insondabile e inestimabile... come la passione che anima i nostri scambi letterari" ;

"e -1=0" 
che sembra essere la formula matematica capace di dimostrare l'esistenza di un Dio trascendente.

La scuola che non si vede, la scuola che nessuno racconta è così: gente che condivide passioni con altra gente, senza chiudersi nel recinto ristretto della propria aula o materia.

mercoledì 2 dicembre 2009

Traduzioni postmoderne

Cominciano le fanta-traduzioni dei miei alunni:

"In tabula non solo Marci libri, sed etiam Gaiae calami sunt"
Sul tavolo non ci sono soltanto i libri di Marco, ma anche le canne di Gaia.

Ormai sulle scrivanie degli alunni le penne sono sostituite dalla marijuana.
Però Marco almeno ci ha provato a studiare, prima di lasciarsi tentare da Gaia...

mercoledì 25 novembre 2009

Segreti professionali...

Un collega di storia, amico di nuove avventure scolastiche, mi ferma in corridoio con fare carbonaro e soddisfatto:
- Oggi ho fatto una cosa!?
Mi immagino già qualche straordinario approfondimento o invenzione didattica e attendo il racconto con impazienza, sollecitato dal suo atteggiamento cospiratore:
- Cosa, cosa?
Dopo una pausa studiata mi dice con un sorriso:
- Oggi... ho fatto lezione.

giovedì 19 novembre 2009

Vitadaprof

Prof finalmente oggi pomeriggio posso giocare alla play!
E come mai?
Perché domani non abbiamo le sue materie...

***
Prof può suggerirmi un libro da leggere, ho finito quello che ci aveva assegnato!

***
Mentre spiego alcuni aspetti della vita di Manzoni, con l'ausilio di ritratti dell'autore.
Prof ma lei è uguale a Manzoni!

***

Prof lei ci disprezza!
Non è vero!
Sì prof, quando l'angolo destro della bocca si inarca verso l'alto...
Davvero?
Sì, è appena successo.
...

***
Prof lei dovrebbe leggere meno poesia... e guardare più spesso il grande fratello!

martedì 17 novembre 2009

Problema

A scuola si studiano I promessi sposi e La divina commedia.

I ragazzi odiano queste due opere.

E' un problema delle opere, della scuola o dei ragazzi?


venerdì 13 novembre 2009

Lavagne

A scuola si scrive con il gesso a dimostrazione del fatto che tutto ciò che insegniamo è polvere destinata ad essere cancellata (quasi) subito.
Come scrivere sulla sabbia. O nel vento.
Altrove bisogna scrivere.
Nei cuori: dove ciò che si scrive resta indelebile.
Sono quelle le lezioni che ricordo nitidamente, quelle in cui il mio cuore è diventato una lavagna.
Lì non arriva nessun cancellino.

lunedì 2 novembre 2009

Ai miei colleghi

Ecco alcuni passi di una bellissima lettera che una giovane docente ha scritto recentemente alla sua professoressa del liceo, dimostrando che tutto quello che seminiamo prima o poi darà frutto... Anche dopo 20 anni!

Cara professoressa X,    
       si ricorda di me? Sono Y.Z., sono stata sua alunna presso il Liceo Scientifico di *** se non ricordo male nell’anno ’88-’89.
Ho recuperato il suo indirizzo cercando in Internet: sapevo che spesso gli insegnanti figurano nelle pagine del sito della propria scuola nell’orario ricevimento e speravo di trovarla.
Se l’ho cercata è perché stamattina mi è successo un fatto curioso: ero in sala professori… ebbene sì! Appunto, anche io sono diventata professoressa di lettere! Già allora lo desideravo e lo progettavo, ne era al corrente?
Stamattina dunque avevo con me il libro di storia del Liceo in modo da approfondire la lezione; in questi anni avevo sempre usato quello di mia sorella, quando ne avevo bisogno, forse per questo non mi è mai capitata sotto mano la pagina che ho fotocopiato e che le invio. La guardi: è l’ultimo foglio di questa lettera. Fatto? Allora? Che effetto le fa? Non ricordavo più di averla ritratta; appena ho visto quello schizzo ho trovato divertente inviarglielo. E’ incredibile come passa il tempo, vero? Stamattina stavo preparando per i miei alunni quella pagina che vent’anni fa lei ha preparato per noi.       
Volevo gettare un ponte sopra il tempo.
A volte pare di avere bisogno di un messaggio dal passato per dare senso alle cose del presente ed ora so che da professori spesso non si vedono germogliare i semi che si piantano, che spesso si ha bisogno di un messaggero che ritorni a raccontarci, che ci dica che a qualcosa è servito. Eccomi qui. 
Io la ritraevo durante la lezione. Forse questo significa che non ero sempre concentrata sui concetti storici, ma probabilmente significa anche che per me lei era un punto di riferimento.      
Ricordo una verifica di Kafka in cui mi aveva dato 9; l’avevo preparata sul Guglielmino di quinta Liceo e quel voto mi aveva insegnato ad andare a fondo, a capire la letteratura, a cercare testi più approfonditi di quelli in uso. Ricordo che soffrivo di insonnia e un giorno avevo appoggiato la testa sul banco, lei girava tra di noi, avevo chiuso gli occhi e lei col libro aveva fatto la prova se fossi sveglia, facendo ridere la classe (anch’io avevo riso, non credo di aver mai più ceduto alla stanchezza in pubblico…). Ricordo un mio commento alla vigna di Renzo, anche quello apprezzato da lei, e che mi aveva insegnato il piacere dell’interpretazione critica di un testo letterario. Ricordo un’interrogazione di storia ben preparata e, in attesa del mio turno, durante l’interrogazione del compagno, ripreparata dal punto di vista formale-lessicale: 8 e mezzo, che mi aveva insegnato come la forma valorizzi il contenuto e come valga la pena di approfondire ulteriormente una preparazione già ritenuta buona.  
Ecco, torno per raccontarle alcuni semi che hanno dato i loro frutti, così, se lavorare a volte è difficile, potrà cercare qui un po’ di energia: dopo tutto, il nostro è un bellissimo lavoro, non è vero?   

Con affetto

giovedì 15 ottobre 2009

I prof sono come l'acqua

La sostanza della scuola sono i professori.

Aristotelicamente la sostanza è ciò che fa sì che una cosa sia ciò che è: l'essenza.
Detto in altre parole la sostanza dell'albero è ciò che fa sì che un melo, un pero, un ciliegio, una quercia e una sequoia siano alberi, benché abbiano aspetti (accidenti) che li differenziano ai nostri occhi.
La sostanza della scuola (pubblica, privata, pubblica-non-statale, straniera...) sono i professori, al plurale. La scuola è scuola per la relazione tra i professori.
Ve lo dimostro:

1) Oggi sono stato a pranzo con un collega di filosofia e storia con il quale vogliamo costruire un progetto che porti a insegnare al triennio filosofia e letteratura di pari passo, passando attraverso il cinema. E mi ha anche offerto la pizza.

2) Oggi ho preso un tè con una collega americana con la quale abbiamo indetto "il tè inglese". Non perché il tè lo sia, essendo lei americana e il locale milanese, ma perché facciamo un'ora di "conversation in english", mentre sorbiamo un tè, che le offro io (almeno quello...). La "conversation" è aperta a tutti i colleghi che desiderino unirsi per sgranchire la loro "fluency".

Relazioni in cui ciascuno dona all'altro quello di cui l'altro ha bisogno: gratuitamente (anche la pizza o il tè).

La sostanza della scuola sono i professori, o meglio, la qualità delle loro relazioni, dalla quale scaturisce il tono di ogni altra relazione: con gli alunni e con i genitori.
Altrimenti non c'è scuola, ma gente che si trova più o meno nei medesimi orari tra le stesse mura.

I prof sono come l'acqua: una relazione. Nessuno si è mai dissetato con un atomo di ossigeno e due di idrogeno separati...

martedì 13 ottobre 2009

Epica scolastica

Quando alle 14 suona la campana, loro escono.
Tu rimani solo in aula, con l'eco dei loro saluti tintinnanti che ancora rotolano contro le pareti.
Arrivederci prof!
Qualche segno sul registro per relegare la burocrazia a ciò che si merita: il tempo di recupero.
I banchi sono vuoti, scomposti quel tanto che basta a farli sentire ancora vivi della vita indomita di chi li ha occupati per sei ore.
Tu li guardi: sineddoche di un altro giorno di scuola finito, come lo sono i remi inerti per la nave.
C'è silenzio. Un silenzio riempito da un'eco profonda, che rimbomba quasi più forte delle loro voci, delle loro risa, delle loro paure.
Un'aula vuota subito dopo le lezioni non appartiene all'elegia. Non ha malinconia.
Appartiene al genere epico. Quel che resta in aula sono i segni di una vittoria.
Una battaglia è stata vinta, ma la guerra è ancora lunga.
La scuola è epos, come l'Iliade e l'Odissea.

giovedì 17 settembre 2009

Necrologio

La poesia è ufficialmente morta. L'ho capito oggi in classe lavorando con i miei ragazzi su cosa credono che essa sia.
Generazioni di professori l'hanno ammazzata. E forse anche qualche poeta...
L'hanno sostituita con la critica alla poesia.
L'hanno resa astrusa, lontana, bizantina.
La poesia non è caviale, la poesia è la cosa più quotidiana che io conosca.
La poesia non è un abito da sera, ma un paio di jeans.
La poesia è la luce in fondo al tunnel e il buio dentro il tunnel.
La poesia è ciò che esiste tra le righe.
La poesia è il gioco più serio che io conosca.
La poesia non vale nulla e perciò non ha prezzo.
La poesia è la ghigliottina dei luoghi comuni.
La poesia è il vero soggetto della grande prosa.
La poesia è il borseggiatore della realtà.
La poesia non è fatta di parole, ma di cose. Di parole divenute cose.
Della poesia non si parla, si fa esperienza.
La poesia è pensare con la pelle.
La poesia non si critica, si impara a memoria.

La poesia è un mistero e per questo oggi non è di casa.

domenica 13 settembre 2009

Vademecum per prof giovani

Domani si comincia.

Ho titolato il post prof giovani e non giovani prof non perché io sia un prof anziano con ansie da prestazione giovanilista in cerca di un viagra didattico. Sono effettivamente giovane, tanto più che in Italia ogni anno la longevità aumenta di tre mesi e siamo arrivati a medie di 84-85 anni e a pensionamenti, di conseguenza sempre più avanzati. Ho titolato così perché la giovinezza è una condizione dello spirito e non semplicemente biologica. Ci sono colleghi sessantenni a scuola che si bevono noi ragazzini imberbi (ci facciamo la barba due o tre volte a settimana) per esperienza e gioventù interiore. Quindi non sono l’ultimo dei sessantottini postmoderni che vuole cacciare "i vecchi" della scuola affibbiando a loro tutte le colpe di cui già li vessa abbondantemente la nostra società ipergiovanilista. Insomma il post non è per giovani prof ma per prof giovani qualunque sia la loro età. Giovane vuol dire “nuovo”, ma non come lo si intende oggi. Nuovo oggi vuol dire “ultimo modello”, il più recente, che solo per questo motivo è migliore del precedente. No. I giovani prof non sono migliori di quelli della generazione precedente perché sanno usare facebook o perché estraggono dalle orecchie gli auricolari dell’ipod prima di entrare in classe. Qui intendo giovane come “sempre nuovo”, cioè ciò che non invecchia, cioè ciò che sa dare sempre qualcosa di nuovo e scoprire qualcosa di nuovo. Dante è giovane. Shakespeare è giovane. Omero è giovane. Eppure di secoli sulle spalle ne hanno. Moccia tra 50 anni sarà vecchio e decrepito e dopo soli due o tre anni già accusa le prime rughe... Non avrà più altro da dare se non quello che ha dato subito, come le canzoni dell’estate. Le ascoltiamo centinaia di volte, ma l’anno dopo ci fanno pena. Ecco quindi prof giovane, parlo a te, a te che non hai rinunciato ad essere nuovo, a dare sempre qualcosa di più ai tuoi alunni, a te che non fai mai la stessa lezione anche se è la stessa da 5 o da 50 anni, a te che il pomeriggio studi e leggi per scoprire cose nuove, a te che hai di fronte ragazzi sempre diversi e quindi non puoi dire mai le stesse cose, a te che sei costretto da quei giovani a rinascere ogni giorno. A te che hai spiegato Dante negli anni '70 e non avevi bisogno di spiegare cosa fosse la teologia, a te che lo hai spiegato negli '80 e non lo potevi dare più per scontato, a te che lo hai spiegato nei '90 e non ricordavi bene cosa fosse, a te che lo hai spiegato negli anni '10 del nuovo millennio e hai usato wikipedia per scoprirlo, a te che lo spiegherai negli anni '20 di questo stesso secolo e non so cosa ti aspetta.

A te che sei giovane e diventi giovane, a te io auguro un buon inizio di anno scolastico.

venerdì 11 settembre 2009

Aggiornamento...

Due giorni di intenso aggiornamento didattico mi hanno tenuto lontano dal computer. Ho imparato un milione di cose che non saprò mai fare. Così sono giunto a frustranti conclusioni:

Per fare l'insegnante devi essere psicologo.
Per fare l'insegnante devi essere sociologo.
Per fare l'insegnante devi essere pedagogo.
Per fare l'insegnante devi essere comunicatore.
Per fare l'insegnante devi essere creativo.
Per fare l'insegnante devi essere più bravo di Dio.

Dato che tutto questo è impossibile mi accontenterò di due o tre cose più alla portata:
- conoscere e studiare la mia materia
- provare a voler bene ai miei alunni, uno per uno e tutti insieme
- farmi aiutare dai miei colleghi e aiutarli

mercoledì 9 settembre 2009

Invidie, gelosie, paure...?

E' sorprendente quanto lavoro si possa risparmiare collaborando per poco più di mezz'ora con dei colleghi della stessa materia in classi parallele. Eravamo in tre ed avevamo bisogno di 3 idee. Ne è balenata - manco a farlo apposta - una a ciascuno, e le abbiamo messe in comune, in un crescendo di entusiasmo superiore a quello che ciascuno aveva per la propria idea di partenza.

Se è così proficuo collaborare perché si resiste tanto? Perché tanta fatica a mettere in comune talenti e interessi? Qual è il principio di opposizione a qualcosa che semplifica il lavoro, lo rende più ricco e appassionante?

Invidie, gelosie, paure...?

giovedì 18 giugno 2009

Consegna delle pagelle

Oggi si è consumato il delitto...


"Cosa sono questi voti???"

mercoledì 17 giugno 2009

Maturità è un elemento imprescindibile...

Da una mail di una collega conosciuta tramite il blog, dedicata a tutti i maturandi, in questo momento di sofferenza...

"Volevo chiederti se scriverai qualcosa sulla maturità. Mi par di capire che lavori solo al biennio, ma l'ansia è tanta per i maturandi e molti, fra una pausa di studio e l'altra, cercano in Internet sollievo alle proprie pene, peraltro digitando sempre e solo 'maturità'. Penso che la tua carica di ottimismo e buon umore potrebbe essere un buon viatico, perché non scrivi qualcosa anche per loro? Per esempio che nonostante il rigetto e la paura che credono di provare, poi la si ricorda per tutta la vita con nostalgia. Io ricordo la mia con nostalgia. Ricordo che mia mdare, insegnante elementare, aveva saputo in mattinata i titoli dei temi ed aveva previsto con precisione millimetrica (le mamme...) quale traccia avrei scelto io e quale mia sorella. Per partecipare al nostro supplizio -ma anche a quel momento così importante!- si era messa a scrivere il tema, a casa, per farci compagnia da lontano. Sono appena andata su eduscuola a vedere il titolo d'allora... mio Dio! E chi se lo ricordava? Neppure il titolo, mi è rimasto. Triste, vero? Avrei dovuto scrivermelo subito, tutto il tema, di ritorno a casa, per ricordo... e invece... Ricordo solo che dopo gli orali, tornando a casa, mi sentivo arrivata. C'era una chiesetta microscopica, lontana tra i campi di grano, lungo il ritorno. Amavo guardarla, era un quadro inglese... ricordo di averla guardata intensamente, quel giorno, volutamente fissando la memoria di quel momento in quell'elemento del paesaggio. Brunella Gasperini in un suo racconto -Non mettete l'olio al cancello, il più bel racconto che io abbia mai letto- scrive che ci sono i fantasmi del nostro passato, nei luoghi e nelle cose. Mi ha suggestionato a tal punto, questo pensiero, che quando torno in alcuni luoghi mi immagino di trovarci la me stessa di tanti anni fa, che non poteva pensare, nemmeno immaginare a quella che sono ora, che non avrebbe creduto che sarei ripassata di lì in un nuovo ruolo, con la consapevolezza di chi si trova adulto e pensa al sé di quando era adolescente. Quando passo per quella strada, al ritorno da scuola, a volte volgo lo sguardo a quella chiesetta e penso a me insegnante (!) e a me studentessa appena 'maturata', che ritornava a casa sua dopo aver chiuso per sempre una parentesi importante. E in quel momento in cui il presente ricorda il passato, in cui rivedi i tuoi vent'anni e ti mancano, è come sapere meglio chi sei stato e chi sei ora".

E voi che ricordi avete della vostra maturità?

domenica 14 giugno 2009

Le eccessive piccolezze

A scuola finita, mi arriva un biglietto di ringraziamento per aver fatto leggere l'Odissea nella sua interezza. Una sfida che molti ritengono sproporzionata e che io ritengo proporzionatissima alla sete di bellezza e grandezza (anche se difficili da raggiungere) che alberga nel cuore di un quattordicenne. Sproporzionato è tutto ciò che educa il cuore al brutto, al piccolo, al meschino, al frammentario...


***
“Ma colla sperienza, (il giovane) trovandosi sempre in mezzo ad eccessive piccolezze, malvagità, sciocchezze, bruttezze ec. appoco appoco si avvezza a stimare quei piccoli pregi che prima spregiava, a contentarsi del poco, a rinunziare alla speranza dell'ottimo o del buono, e a lasciar l'abitudine di misurar gli uomini e le cose con se stesso” (G.Leopardi, Zibaldone, 256)

E lo dice Leopardi, che era pessimista, come ci hanno fatto credere a scuola...

giovedì 11 giugno 2009

Per chi suona la campanella?

Suona la campanella. L'ultima dell'anno. Finita.
Le aule si svuotano, aleggia nell'aria il profumo della vacanza e della libertà riconquistata. Ma anche il pesante alito della sconfitta, del fallimento di qualche alunno.
La campanella suona e annuncia un giudizio. Finale.
E il suo urlo inesorabile e metallico come la sirena del giudizio ispira la versione scolastica della famosa poesia di J.Donne "Nessun uomo è un'isola", che egli mi perdoni:

Nessun alunno è un'isola,
completo in se stesso;
ogni alunno è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
la scuola ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
Il fallimento di qualsiasi alunno mi sminuisce,
perché io ne sono parte.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campanella:
suona per te.