Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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domenica 24 gennaio 2010

Un quindicenne è una persona o un mattone?

Oggi vorrei usare le parole di un anonimo liceale lettore del blog che mi ha scritto una bellissima lettera in cui ad un certo punto dice:

"Io nella mia vita ho già avuto molti prof. E non ne ho mai neanche immaginato uno che realmente si interessasse ai suoi alunni, forse sono io ad essere arido o troppo cinico, ma comunque  tutti gli insegnanti che ho avuto mi hanno sempre trattato come una “materia prima” più che come una persona, mi guardavano come un operaio guarda i mattoni o come un netturbino guarda un cumulo di spazzatura. Insomma come qualcosa su cui lavorare così, in modo freddo senza sentimenti senza impegno, senza nulla. Lei no. Lei si impegna, lei li vede, anzi ci vede (perché anche io sono un liceale) come persone vere e proprie, che hanno un proprio “ego” dei sogni delle speranze delle paure..."

 Ma è così difficile vedere in un quindicenne una persona vera?

venerdì 15 gennaio 2010

Libri ribelli

"Prof ho capito perchè ci ha fatto leggere questi libri!"
Così un alunno di prima.
"Perchè?"

"Perchè i protagonisti sono dei ribelli! Ma non dei ribelli e basta. Dei ribelli per il bene, dei ribelli per un ideale!"

Sembra che leggere libri serva ancora a qualcosa: per saper scrivere bisogna aver letto, e per saper leggere bisogna saper vivere.

lunedì 11 gennaio 2010

Poesie dorsali

Comporre una poesia con il dorso dei libri: un'idea suggerita da una mia alunna.
Inevitabile il compito per casa. Ecco qualche risultato davvero interessante:




venerdì 1 gennaio 2010

Con la voglia di insegnare nel sangue

Questa lettera-commento la voglio mettere qui, per festeggiare il capodanno e perchè sia la tonalità dello spartito del 2010.
Buongiorno. O ciao. Mi sono chiesta a lungo se cominciare il mio commento dandole del lei o del tu. Darle del lei perché fondamentalmente non la conosco e sono una liceale mentre lei un professore? O darle del tu perché frequento da un po’ di tempo questo blog e ho letto molte e molte sue pagine e ho quindi imparato a conoscerla attraverso le sue stesse parole? Alla fine ho deciso di darle del lei ma solo perché non mi sento molto diversa dai suoi studenti: forse un po’ più grande e con una formazione più scientifica che classica, ma dalle sue lezioni ho imparato molto, come penso facciano i suoi ragazzi. Lezioni non di greco o di latino, lezioni di vita fatte da dietro un computer invece che da dietro una cattedra. Forse usare il verbo imparare non è corretto, sarebbe più giusto dire che i suoi pensieri mi hanno fatta riflettere a lungo… ma non è forse la riflessione il primo passo per conoscer(si)?
Ho deciso di commentare oggi solo per ringraziarla di questo e per chiederle di andare avanti a insegnare con lo stesso entusiasmo che dimostra di avere oggi. Non si lasci disperare dalla situazione della scuola italiana ma continui a pensare come fa oggi che la scuola sono i suoi studenti e voi professori, e continui a credere nella scuola, e cioè nei suoi ragazzi. Non so perché ho sentito il bisogno di dirglielo, magari non le importerà, magari si sarebbe comportato così lo stesso, magari riderà delle mie parole, però proprio in questi giorni ho visto un mio professore (simile a lei: con la voglia di insegnare nel sangue) arrendersi davanti all’ennesimo muro imposto dalla sua scuola, e mi è venuto in mente lei e mi sono sentita tranquilla: dentro questa struttura malata, una scuola sana e una scuola come palestra di vita c’è ancora.

mercoledì 16 dicembre 2009

Una potenza misteriosa

Quando si legge il IX capitolo dei Promessi Sposi ci si deve fermare sbigottiti, esausti, tramortiti della sofferenza di Gertrude, nella quale i ragazzi si identificano immediatamente, partecipandone i travagli emotivi adolescenziali.
C'è un momento che mi toglie il fiato ed è quando Manzoni descrive l'adolescenza in due righe da ricordare a memoria:  
"Tra queste deplorabili guerricciole con sé e con gli altri, aveva varcata la puerizia, e s'inoltrava in quell'età così critica, nella quale par che entri nell'animo quasi una potenza misteriosa, che solleva, adorna, rinvigorisce tutte l'inclinazioni, tutte l'idee, e qualche volta le trasforma, o le rivolge a un corso impreveduto"
Ecco io oggi volevo ringraziare Manzoni di avermi ricordato che non c'è un'età avvolta nel mistero più dell'adolescenza. Un mistero fascinoso e doloroso allo stesso tempo. Un mistero che si apre al bene, al vero, al bello come non era successo prima e come, forse, non accadrà più. Questa potenza misteriosa, che entra nel cuore di un bambino che diventa uomo, di una bambina che diventa donna, fa paura, sconvolge e turba. Essa è il richiamo potente della realtà e della vita.

Questa forza misteriosa che trasforma e indirizza verso "un corso impreveduto" rende i nostri alunni fragili e sgomenti.

A noi il compito di rassicurare e prestare la forza che a loro manca per essere pienamente se stessi e dire sì al richiamo della vita vera, buona, bella. Scelta la quale ogni sgomento tace.



mercoledì 2 dicembre 2009

Traduzioni postmoderne

Cominciano le fanta-traduzioni dei miei alunni:

"In tabula non solo Marci libri, sed etiam Gaiae calami sunt"
Sul tavolo non ci sono soltanto i libri di Marco, ma anche le canne di Gaia.

Ormai sulle scrivanie degli alunni le penne sono sostituite dalla marijuana.
Però Marco almeno ci ha provato a studiare, prima di lasciarsi tentare da Gaia...

giovedì 26 novembre 2009

Incubi o sogni?

Stanotte Prof 2.0 ha sognato di dover affrontare ancora l'esame di maturità classica e per di più con un compito di matematica al posto del tema di italiano... Quando mi sono svegliato di soprassalto erano le cinque di mattina e il mondo era ancora al suo posto per fortuna. La maturità l'avevo presa e la matematica restava un'incognita relegata alla ribellione dell'inconscio notturno. Per fortuna.

A scuola, poco più tardi, un'alunna si avvicina e mi dice:
Prof ho sognato di fare il compito di latino.
Un incubo?
No, no, anzi! Era un sogno bellissimo!
E come mai?
Sapevo tradurre!

Incubi o sogni che siano, la metà delle nostre paure e aspirazioni vengono dalla scuola...

mercoledì 25 novembre 2009

Segreti professionali...

Un collega di storia, amico di nuove avventure scolastiche, mi ferma in corridoio con fare carbonaro e soddisfatto:
- Oggi ho fatto una cosa!?
Mi immagino già qualche straordinario approfondimento o invenzione didattica e attendo il racconto con impazienza, sollecitato dal suo atteggiamento cospiratore:
- Cosa, cosa?
Dopo una pausa studiata mi dice con un sorriso:
- Oggi... ho fatto lezione.

giovedì 19 novembre 2009

Vitadaprof

Prof finalmente oggi pomeriggio posso giocare alla play!
E come mai?
Perché domani non abbiamo le sue materie...

***
Prof può suggerirmi un libro da leggere, ho finito quello che ci aveva assegnato!

***
Mentre spiego alcuni aspetti della vita di Manzoni, con l'ausilio di ritratti dell'autore.
Prof ma lei è uguale a Manzoni!

***

Prof lei ci disprezza!
Non è vero!
Sì prof, quando l'angolo destro della bocca si inarca verso l'alto...
Davvero?
Sì, è appena successo.
...

***
Prof lei dovrebbe leggere meno poesia... e guardare più spesso il grande fratello!

martedì 17 novembre 2009

Problema

A scuola si studiano I promessi sposi e La divina commedia.

I ragazzi odiano queste due opere.

E' un problema delle opere, della scuola o dei ragazzi?


venerdì 13 novembre 2009

Lavagne

A scuola si scrive con il gesso a dimostrazione del fatto che tutto ciò che insegniamo è polvere destinata ad essere cancellata (quasi) subito.
Come scrivere sulla sabbia. O nel vento.
Altrove bisogna scrivere.
Nei cuori: dove ciò che si scrive resta indelebile.
Sono quelle le lezioni che ricordo nitidamente, quelle in cui il mio cuore è diventato una lavagna.
Lì non arriva nessun cancellino.

lunedì 2 novembre 2009

Ai miei colleghi

Ecco alcuni passi di una bellissima lettera che una giovane docente ha scritto recentemente alla sua professoressa del liceo, dimostrando che tutto quello che seminiamo prima o poi darà frutto... Anche dopo 20 anni!

Cara professoressa X,    
       si ricorda di me? Sono Y.Z., sono stata sua alunna presso il Liceo Scientifico di *** se non ricordo male nell’anno ’88-’89.
Ho recuperato il suo indirizzo cercando in Internet: sapevo che spesso gli insegnanti figurano nelle pagine del sito della propria scuola nell’orario ricevimento e speravo di trovarla.
Se l’ho cercata è perché stamattina mi è successo un fatto curioso: ero in sala professori… ebbene sì! Appunto, anche io sono diventata professoressa di lettere! Già allora lo desideravo e lo progettavo, ne era al corrente?
Stamattina dunque avevo con me il libro di storia del Liceo in modo da approfondire la lezione; in questi anni avevo sempre usato quello di mia sorella, quando ne avevo bisogno, forse per questo non mi è mai capitata sotto mano la pagina che ho fotocopiato e che le invio. La guardi: è l’ultimo foglio di questa lettera. Fatto? Allora? Che effetto le fa? Non ricordavo più di averla ritratta; appena ho visto quello schizzo ho trovato divertente inviarglielo. E’ incredibile come passa il tempo, vero? Stamattina stavo preparando per i miei alunni quella pagina che vent’anni fa lei ha preparato per noi.       
Volevo gettare un ponte sopra il tempo.
A volte pare di avere bisogno di un messaggio dal passato per dare senso alle cose del presente ed ora so che da professori spesso non si vedono germogliare i semi che si piantano, che spesso si ha bisogno di un messaggero che ritorni a raccontarci, che ci dica che a qualcosa è servito. Eccomi qui. 
Io la ritraevo durante la lezione. Forse questo significa che non ero sempre concentrata sui concetti storici, ma probabilmente significa anche che per me lei era un punto di riferimento.      
Ricordo una verifica di Kafka in cui mi aveva dato 9; l’avevo preparata sul Guglielmino di quinta Liceo e quel voto mi aveva insegnato ad andare a fondo, a capire la letteratura, a cercare testi più approfonditi di quelli in uso. Ricordo che soffrivo di insonnia e un giorno avevo appoggiato la testa sul banco, lei girava tra di noi, avevo chiuso gli occhi e lei col libro aveva fatto la prova se fossi sveglia, facendo ridere la classe (anch’io avevo riso, non credo di aver mai più ceduto alla stanchezza in pubblico…). Ricordo un mio commento alla vigna di Renzo, anche quello apprezzato da lei, e che mi aveva insegnato il piacere dell’interpretazione critica di un testo letterario. Ricordo un’interrogazione di storia ben preparata e, in attesa del mio turno, durante l’interrogazione del compagno, ripreparata dal punto di vista formale-lessicale: 8 e mezzo, che mi aveva insegnato come la forma valorizzi il contenuto e come valga la pena di approfondire ulteriormente una preparazione già ritenuta buona.  
Ecco, torno per raccontarle alcuni semi che hanno dato i loro frutti, così, se lavorare a volte è difficile, potrà cercare qui un po’ di energia: dopo tutto, il nostro è un bellissimo lavoro, non è vero?   

Con affetto

giovedì 22 ottobre 2009

Irriverenza

L'Odissea comincia ad entrare nel sangue dei miei ragazzi di prima.

Il segno?

L'irriverenza.

Pisistrato diventa un incontinente Pipìstrato.
Essere un "procio" si trasforma in un appellativo per colui che scrocca la merenda di qualcun altro.
Ma quel che è peggio è quando il prof viene paragonato a Nestore, perché, come tutti vecchi, parla troppo...

Calvino diceva che i classici sono un rumore di fondo che accompagna il nostro muoverci nel mondo. Aveva ragione; e spesso l'irriverenza che li attualizza liberamente e non li idolatra, come fossero divinità, ne è il segno migliore.

venerdì 16 ottobre 2009

Il prof torna alunno

Prof 2.0 si ritira per un week-end di pace in località segreta. Porta con sé le prime 100 pagine (di 250) del romanzo rivedute e corrette dagli editor di Mondadori. Ha bisogno di pace non solo per concentrarsi sulle possibili modifiche da fare, ma per ritornare alunno...

Dai tempi del liceo non gli capitava che qualcuno gli correggesse la punteggiatura.

Dopo questo week-end avrà più misericordia per i suoi alunni...

martedì 13 ottobre 2009

Epica scolastica

Quando alle 14 suona la campana, loro escono.
Tu rimani solo in aula, con l'eco dei loro saluti tintinnanti che ancora rotolano contro le pareti.
Arrivederci prof!
Qualche segno sul registro per relegare la burocrazia a ciò che si merita: il tempo di recupero.
I banchi sono vuoti, scomposti quel tanto che basta a farli sentire ancora vivi della vita indomita di chi li ha occupati per sei ore.
Tu li guardi: sineddoche di un altro giorno di scuola finito, come lo sono i remi inerti per la nave.
C'è silenzio. Un silenzio riempito da un'eco profonda, che rimbomba quasi più forte delle loro voci, delle loro risa, delle loro paure.
Un'aula vuota subito dopo le lezioni non appartiene all'elegia. Non ha malinconia.
Appartiene al genere epico. Quel che resta in aula sono i segni di una vittoria.
Una battaglia è stata vinta, ma la guerra è ancora lunga.
La scuola è epos, come l'Iliade e l'Odissea.

venerdì 9 ottobre 2009

Scrittura è avventura

Per un anno ho "massacrato" i miei alunni con la scrittura. Sarà perché più della metà delle cose che so su di me, le ho scoperte scrivendo e quindi credo nella scrittura come avventura e non come compito. Sarà perché correggere i temi è l'operazione più lunga e noiosa che la storia ricordi e quindi volevo leggere testi che mi colpissero, interessassero, stupissero. Comunque sia, vale ciò che diceva la scrittrice americana Flannery O'Connor: se non ti stupisci nel rileggere quello che hai scritto, non stupirai mai nessuno con quello che scrivi. Così forse i miei ragazzi di V ginnasio si sono abituati a lasciarsi stupire dalla loro scrittura e quindi da loro stessi. E io partecipo al loro stupore in questo piovoso pomeriggio di temi da correggere:

"L'infinito esiste e c'è in ogni parola di questa poesia: cercata, smussata, rifinita, sofferta, poi pronta per essere oggetto. Il poeta è questo un artigiano di lettere e versi e respiri: Ungaretti lascia sospesa nell'aria la prima strofa, come un grido perso nel vento a cui dà risposta nei versi successivi, dopo averlo lasciato attendere, per vedere se resterà in ascolto"

"Ho le lacrime che scendono dal viso e cadono su quei fogli riguardanti una vita (una raccolta di poesie ndr). Per paura di rovinarli li ho chiusi e appoggiati a terra. Sul retro vi è una scritta: A te Edda, che tu possa vivere con me questi momenti, perché questi sono quelli veri, quelli che vengono dal cuore del cuore"

"Molto spesso questa rubrica si è occupata di grandi poeti italiani; più recentemente di poeti stranieri. Vorrei ora sottoporre ai signori lettori una poesia del primo novecento americano, scritta dal poeta L.F."

"I Promessi Sposi sono così, nascondono una melodia che ti entra in testa e ti trascina con dolcezza sino alla fine del romanzo"

"Per me il desiderio di Manzoni è capire il mistero del cuore umano, come mai un uomo agisce in un certo modo e da cosa vengano influenzate le sue scelte, poiché è molto affascinato da questo e vuole saperne di più. Tutti ci chiediamo ciò, ma Manzoni arriva al cuore del mistero"

"Forse sarà perchè ci sono stato più di una volta in quella zona, però quando la descrive mi sembra di essere veramente dentro il racconto: mi sembra di vedere il lago e i riflessi delle montagne e delle nuvole nelle sue acque, mi sembra di camminare per la stradicciola insieme a don Abbondio e di provare le sue stesse sensazioni quando incontra i bravi"


"Nonostante il fatto che questo libro sia 'vecchio', tratta di argomenti e personaggi che non hanno tempo. Anche oggi abbiamo sempre un fifone che tiene solo a salvare la propria vita come don Abbondio, o qualcuno che cerca di sembrare potente, quando in verità non vale nulla, come don Rodrigo"

giovedì 1 ottobre 2009

Odissea ad alta voce

Nella nuova classe abbiamo cominciato oggi la lettura integrale e a più voci dell'Odissea.
Non finisco mai di stupirmi di fronte alla selva di domande, che il poema suscita nei cuori e nelle menti di un gruppo di quattordicenni, cresciuti a mulinobianco e ipod.
E niente vale quanto la mano alzata alla fine della lettura del primo libro, dopo aver appena lasciato Telemaco, che non riesce ad addormentarsi per la eccessiva emozione del viaggio di ricerca del padre che sta per intraprendere.
Timoroso Prof 2.0 dà la parola a quella mano alzata, in attesa della tipica reazione da incontinenza che solo i classici sanno suscitare con tale violenza ("Posso andare al bagno?").
E invece no!
Timida la voce si fa strada, temendo la reazione dei compagni:
"Possiamo leggere anche il secondo libro?".

Purtroppo ti devo dire di no, mano alzata, ma non sai cosa darei per continuare.

mercoledì 23 settembre 2009

Applausi

Che battaglia oggi: leggere ad alta voce le poesie scritte dai ragazzi!
In un mondo che mette in piazza - gridandole - emozioni false, condividere scoperte ed emozioni quotidiane sembra difficilissimo. Ci si vergogna di sè e non di quello che guardiamo in tv.

Ma poi l'applauso degli altri dopo la lettura di ognuna delle poesie è scaturito spontaneo. Qualcuno (la cui opera non era stata ancora letta) ha proposto di applaudire ad ogni poesia, onde evitare di sentirsi morire, senza quell'applauso... Che paura non essere accettati in ciò che si ha di più profondo. Che paura, a quindici anni.

Ma per fortuna le parole sincere svelano mondi che spesso restano nascosti sotto le maschere o i ceroni che la vita di tutti i giorni o la paura ci impongono. E di fronte a queste scoperte non resta che applaudire, come credo un giorno faremo quando sapremo la verità. Applaudiremo.

Oggi in classe le scorze si sono ammorbidite.
Qualche maschera è volata via.
E' diminuita la paura di essere se stessi.
Applausi.

giovedì 17 settembre 2009

Necrologio

La poesia è ufficialmente morta. L'ho capito oggi in classe lavorando con i miei ragazzi su cosa credono che essa sia.
Generazioni di professori l'hanno ammazzata. E forse anche qualche poeta...
L'hanno sostituita con la critica alla poesia.
L'hanno resa astrusa, lontana, bizantina.
La poesia non è caviale, la poesia è la cosa più quotidiana che io conosca.
La poesia non è un abito da sera, ma un paio di jeans.
La poesia è la luce in fondo al tunnel e il buio dentro il tunnel.
La poesia è ciò che esiste tra le righe.
La poesia è il gioco più serio che io conosca.
La poesia non vale nulla e perciò non ha prezzo.
La poesia è la ghigliottina dei luoghi comuni.
La poesia è il vero soggetto della grande prosa.
La poesia è il borseggiatore della realtà.
La poesia non è fatta di parole, ma di cose. Di parole divenute cose.
Della poesia non si parla, si fa esperienza.
La poesia è pensare con la pelle.
La poesia non si critica, si impara a memoria.

La poesia è un mistero e per questo oggi non è di casa.

domenica 13 settembre 2009

Vademecum per prof giovani

Domani si comincia.

Ho titolato il post prof giovani e non giovani prof non perché io sia un prof anziano con ansie da prestazione giovanilista in cerca di un viagra didattico. Sono effettivamente giovane, tanto più che in Italia ogni anno la longevità aumenta di tre mesi e siamo arrivati a medie di 84-85 anni e a pensionamenti, di conseguenza sempre più avanzati. Ho titolato così perché la giovinezza è una condizione dello spirito e non semplicemente biologica. Ci sono colleghi sessantenni a scuola che si bevono noi ragazzini imberbi (ci facciamo la barba due o tre volte a settimana) per esperienza e gioventù interiore. Quindi non sono l’ultimo dei sessantottini postmoderni che vuole cacciare "i vecchi" della scuola affibbiando a loro tutte le colpe di cui già li vessa abbondantemente la nostra società ipergiovanilista. Insomma il post non è per giovani prof ma per prof giovani qualunque sia la loro età. Giovane vuol dire “nuovo”, ma non come lo si intende oggi. Nuovo oggi vuol dire “ultimo modello”, il più recente, che solo per questo motivo è migliore del precedente. No. I giovani prof non sono migliori di quelli della generazione precedente perché sanno usare facebook o perché estraggono dalle orecchie gli auricolari dell’ipod prima di entrare in classe. Qui intendo giovane come “sempre nuovo”, cioè ciò che non invecchia, cioè ciò che sa dare sempre qualcosa di nuovo e scoprire qualcosa di nuovo. Dante è giovane. Shakespeare è giovane. Omero è giovane. Eppure di secoli sulle spalle ne hanno. Moccia tra 50 anni sarà vecchio e decrepito e dopo soli due o tre anni già accusa le prime rughe... Non avrà più altro da dare se non quello che ha dato subito, come le canzoni dell’estate. Le ascoltiamo centinaia di volte, ma l’anno dopo ci fanno pena. Ecco quindi prof giovane, parlo a te, a te che non hai rinunciato ad essere nuovo, a dare sempre qualcosa di più ai tuoi alunni, a te che non fai mai la stessa lezione anche se è la stessa da 5 o da 50 anni, a te che il pomeriggio studi e leggi per scoprire cose nuove, a te che hai di fronte ragazzi sempre diversi e quindi non puoi dire mai le stesse cose, a te che sei costretto da quei giovani a rinascere ogni giorno. A te che hai spiegato Dante negli anni '70 e non avevi bisogno di spiegare cosa fosse la teologia, a te che lo hai spiegato negli '80 e non lo potevi dare più per scontato, a te che lo hai spiegato nei '90 e non ricordavi bene cosa fosse, a te che lo hai spiegato negli anni '10 del nuovo millennio e hai usato wikipedia per scoprirlo, a te che lo spiegherai negli anni '20 di questo stesso secolo e non so cosa ti aspetta.

A te che sei giovane e diventi giovane, a te io auguro un buon inizio di anno scolastico.