Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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mercoledì 2 dicembre 2009

Traduzioni postmoderne

Cominciano le fanta-traduzioni dei miei alunni:

"In tabula non solo Marci libri, sed etiam Gaiae calami sunt"
Sul tavolo non ci sono soltanto i libri di Marco, ma anche le canne di Gaia.

Ormai sulle scrivanie degli alunni le penne sono sostituite dalla marijuana.
Però Marco almeno ci ha provato a studiare, prima di lasciarsi tentare da Gaia...

martedì 14 ottobre 2008

Fantaversione (replica)

Ripropongo a furor di popolo la fantaversione (l'insieme di tutti i peggiori errori degli alunni in un'unica traduzione) di qualche post fa.

Sono le 7.00 del mattino. Piove. Suona la sveglia. Alunnopigro (e molti come lui) si alza (o almeno ci prova) e, mentre si trascina lentamente verso la doccia, cerca di ricordare cosa lo aspetta di terribile in quella giornata già di per sé terribile; e quando si materializza nella sua mente ancora sconvolta dal sonno l’immagine di Professorecattivissimo (di greco e latino), con il suo ghigno beffardo, il senso di catastrofe e frustrazione è totale. Tornare a letto sarebbe la soluzione migliore, tanto più perchè quella mattina c’è la versione in classe. La terribile prova del trasformare un testo di una lingua ormai morta in un testo di una lingua viva. Ma fuggire non è possibile. La scuola è dell’obbligo. Una domanda allora si dipinge sul volto dell’assonnato bipede preso in trappola: perché lo devo fare?
A questa domanda non viene data risposta. E questo silenzio aumenta il senso di frustrazione. La frustrazione si trasforma rapidamente in rabbia e desiderio di vendetta. E Professorecattivissimo che avrebbe tradotto così il brano assegnato, dal titolo profetico “Attenti all’asino”…

Un asino avendo calpestato una spina rimane zoppo. Imbattendosi in un lupo gli dice: “O lupo, vedi che muoio di dolore e i corvi e gli avvoltoi mi divoreranno. Ma io preferisco diventare tuo pasto. Ti chiedo però un solo favore, estrai prima la spina dalla mia zampa”. Il lupo persuaso dal discorso, con i denti appuntiti strappa via la spina. L’asino liberatosi del dolore, avendo scalciato il lupo a bocca aperta fugge, spezzandogli muso, fronte e denti. Egli si lamentava dicendo: “Ahimè, patisco il giusto, io che essendo macellaio, poc’anzi volevo diventare veterinario”.

… (dicevo) Professorecattivissimo si vede restituita la sua colpa, di torturare il povero Alunnopigro, in termini di pugnalata verbale, di lento e progressivo dissanguamento della lingua antica e moderna: una risposta coerente alla tortura che egli infligge al povero innocente, e così legge le righe di Alunnopigro, la peggiore delle lettere di minaccia di morte:

Un asino avendo calpestato una palizzata e avendo mangiato un uccello, nacque zoppo. Imbattendosi in un lupo gli disse: “O lupo, muoio dalla mia sofferenza e mi cibo di piccoli corvi e nidi d’avvoltoi. Ma avevo capito che sono nato pranzo per te, tu stesso donami una grazia, togli dapprima l’uccello a me con l’artiglio. Il lupo si convinse alle parole profonde e lo esortò a dare l’addio alla palizzata e abilmente tolse l’uccello a questo. Ma l’asino straziato dalla sofferenza, battute le zampe, essendo caduto sul lupo e gridando contro il lupo, si sciolse per il dolore. Esso gemette dicendo: “Ahimè ho ricevuto l’ospitalità da quel cuoco, il quale dal primo momento voleva conoscermi”.

Allora sul volto di Professorecattivissimo si dipinge la stessa domanda di Alunnopigro: Ma chi me lo fa fare? E anche questa volta nessuno risponde, tutto tace…

Chi avrà il coraggio di interrompere questa spirale di violenza?

domenica 30 marzo 2008

FantaVersione 2

Sono le 7.00 del mattino. Piove. Suona la sveglia. ALUNNO (e molti come lui) si alza (o almeno ci prova) e, mentre si trascina lentamente verso la doccia, cerca di ricordare cosa lo aspetta di terribile in quella giornata già di per sé terribile; e quando si materializza nella sua mente ancora sconvolta dal sonno l’immagine di PROFESSORE (di greco e latino), con il suo ghigno beffardo, il senso di catastrofe e frustrazione è totale. Tornare a letto sarebbe la soluzione migliore, tanto più perchè quella mattina c’è la versione in classe. La terribile prova del trasformare un testo di una lingua ormai morta in un testo di una lingua viva. Ma fuggire non è possibile. La scuola è dell’obbligo. Una domanda allora si dipinge sul volto dell’assonnato bipede preso in trappola: perché lo devo fare?
A questa domanda non viene data risposta. E questo silenzio aumenta il senso di frustrazione. La frustrazione si trasforma rapidamente in rabbia e desiderio di vendetta. E PROFESSORE che avrebbe tradotto così il brano assegnato, dal titolo profetico “Attenti all’asino”…

Un asino avendo calpestato una spina rimane zoppo. Imbattendosi in un lupo gli dice: “O lupo, vedi che muoio di dolore e i corvi e gli avvoltoi mi divoreranno. Ma io preferisco diventare tuo pasto. Ti chiedo però un solo favore, estrai prima la spina dalla mia zampa”. Il lupo persuaso dal discorso, con i denti appuntiti strappa via la spina. L’asino liberatosi del dolore, avendo scalciato il lupo a bocca aperta fugge, spezzandogli muso, fronte e denti. Egli si lamentava dicendo: “Ahimè, patisco il giusto, io che essendo macellaio, poc’anzi volevo diventare veterinario”.

… (dicevo) PROFESSORE si vede restituita la sua colpa, di torturare il povero ALUNNO, in termini di pugnalata verbale, di lento e progressivo dissanguamento della lingua antica e moderna: una risposta coerente alla tortura che egli infligge al povero innocente, e così legge le righe di ALUNNO, la peggiore delle lettere di minaccia di morte:

Un asino avendo calpestato una palizzata e avendo mangiato un uccello, nacque zoppo. Imbattendosi in un lupo gli disse: “O lupo, muoio dalla mia sofferenza e mi cibo di piccoli corvi e nidi d’avvoltoi. Ma avevo capito che sono nato pranzo per te, tu stesso donami una grazia, togli dapprima l’uccello a me con l’artiglio. Il lupo si convinse alle parole profonde e lo esortò a dare l’addio alla palizzata e abilmente tolse l’uccello a questo. Ma l’asino straziato dalla sofferenza, battute le zampe, essendo caduto sul lupo e gridando contro il lupo, si sciolse per il dolore. Esso gemette dicendo: “Ahimè ho ricevuto l’ospitalità da quel cuoco, il quale dal primo momento voleva conoscermi”.

Allora sul volto di PROFESSORE si dipinge la stessa domanda di ALUNNO: Ma chi me lo fa fare? E anche questa volta nessuno risponde, tutto tace…

Chi avrà il coraggio di interrompere questa spirale di violenza?

domenica 23 marzo 2008

FantaVersione 1

Sono stanco di sentir dire che i ragazzi di oggi sono pigri e senza fantasia. Sono stanco perché, osservatore privilegiato di questi interessantissimi bipedi compresi tra i 14 e 19 anni, constato giorno per giorno, proprio il contrario. Loro curvi su banchi verdi o blu, seduti per 5 ore di fila, quando fuori il sole impazza, pazienti, ci ascoltano; inchiodati alle loro sedie, mentre ogni fibra del loro essere freme per fuggire via. Ma sanno prendersi la loro rivincita. Sanno vendicarsi e dimostrarci quanto la loro mente sia fervida, accesa, ribollente di fantasia. In difesa di questi ragazzi io voglio dare una testimonianza. Saranno così, forse, definitivamente scagionati dalle accuse di accidia, pigrizia, scarsa immaginazione… Ed ecco come avrei tradotto io (sì povero e meschino di immaginazione) una favoletta greca che ho dato loro come compito in classe:

Non c’è luogo per l’empio (Esopo)

Un uomo, avendo commesso un assassinio ed essendo perseguitato dai familiari della vittima fuggiva. Giunto presso il fiume Nilo, poiché un lupo gli veniva incontro, preso dalla paura, si rifugiò su un albero, vicino al fiume. Ma vedendo una vipera che strisciava verso di lui, si gettò nel fiume. Qui un coccodrillo, cogliendolo di sorpresa, lo divorò. La storia ci insegna che per coloro che compiono il male non c’ luogo sicuro, né in terra, né in aria né in acqua.

Ed ecco il documento che libera i nostri ragazzi da ogni accusa: testimonianza inoppugnabile di fantasia, della quale nessun professore, con suo grande scorno, è dotato in questo grado.
Ecco la traduzione dei ragazzi, scelta fior da fiore nelle sue trovate più fulgide:

Chi uccide una persona, si accusa da sola e desidera uccidere l’uomo a causa del governo.
Un uomo inseguito dalla famiglia si uccise, venne perseguitato dai suoi stessi elementi e spingeva da sotto il suo corpo. Tutto ebbe inizio presso il fiume Nilo, alla nascita del quale, un lupo, invecchiato dalla paura stessa, salì lassù su un albero vicino al fiume, e avendo incontrato i suoi pesci, là si pulì. Ma colui che osservava vedendo una vipera, strisciò lungo l’albero e si gettò nel fiume. Qui, dopo essersi fatto carico della sua colpa, bacchettò un coccodrillo che lo aveva ospitato e lo divorò.
La favola ci insegna che se ci troviamo su una palma nei pressi del Nilo è meglio non buttarsi in acqua, perché l’adattarsi degli uomini non è al sicuro né sulla terra né in un po’ d’acqua ed è meglio stare in alto nell’aria con sicurezza a goccia.

Grazie ragazzi perché siete capaci di regalarci i sorrisi di cui a volte noi prof (anche 2.0) non siamo capaci…