Pigmalione era uno scultore. Un giorno, deluso dal comportamento delle donne, concepì l'idea di fare una statua della sua donna ideale. Prese da ogni donna che aveva conosciuto il meglio e scolpì una statua di bellezza straordinaria. Tanto era bella la statua che finì con l'innamorarsene: aveva tutte le perfezioni, ma gliene mancava una... la vita. Così chiese ad Afrodite di dare vita a quella statua. Un giorno provò a baciarla e la labbra della statua si fecero improvvisamente calde e morbide, abbandonando la freddezza marmorea. Quando la ragazza aprì per la prima volta gli occhi vide "assieme al cielo, colui che la ama".
A questa storia magistralmente raccontata da Ovidio (Metamorfosi, X) si ispira il cosiddetto "effetto pigmalione", cioè la capacità che abbiamo di fare accadere le cose in cui crediamo o non fare accadere quelle in cui non crediamo. A scuola è un effetto comprovato: a parità di condizioni di partenza, l'alunno in cui il prof crede, ha risultati migliori di quello in cui il prof non crede. Da come "guardiamo" (crediamo nelle) le persone dipende la possibilità di dare loro (più) vita. Il nostro sguardo deve sforzarsi di "confermare" chi abbiamo di fronte e il suo mondo, anche se non ci è simpatico. Solo lo sguardo amante della mamma e del papà confermano al bambino la sua importanza, la fiducia in sè e il desiderio di costruire qualcosa, che vede in anticipo negli occhi di chi lo ama. Un bambino privato di quello sguardo farà fatica per tutta la vita ad accettarsi come importante.
Il segreto della crescita di un legame (soprattutto educativo) è essere pigmalioni e provare a dare (più) vita a chi entra in contatto visivo con noi, perchè quello sguardo dica, in silenzio: è bello che tu esista.
PS. Solo a Pigmalione è stato concesso di sposare la donna ideale... e si tratta di una favola! Per i comuni mortali si tratta di rendere "ideale" (che non è, si badi bene, idealizzarla) una persona reale: insomma fare il contrario di Pigmalione, ma questa è un'altra storia...