Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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domenica 8 novembre 2009

La musica nel cuore

Dedicato ai miei genitori che oggi compiono 44 anni di matrimonio.
A loro devo quello che so, ho e sono. Grazie!

giovedì 26 febbraio 2009

A viva voce

Appuntamento alle 12.00 con un amico romano.
Costretto ad interrompere un lavoro importante esco di casa trafelato, ma ci tengo a incontrarlo dopo tanto tempo che non ci vediamo: almeno 5 anni.
Ore 12.05. SMS dell'amico: "Mi spiace, non riesco ad arrivare".
Rispondo un po' innervosito: "Pazienza. Faremo un'altra volta".
Nuovo SMS: "Facciamo domani alla stessa ora?".
Silenzio.

E' proprio vero la tecnologia non solo ha aumentato la rapidità delle comunicazioni, ma anche la solitudine; ha diminuito le difficoltà comunicative, ma anche il coraggio di assumersi le proprie responsabilità "a viva voce".

giovedì 4 dicembre 2008

Maturazione è tutto

Capita che gli alunni piangano.
Capita che gli alunni piangano a causa tua: un voto.
Sei tentato a fare un passo indietro, eliminando la causa del dolore.
Sarebbe un tradimento: tradiresti te stesso, il tuo lavoro e soprattutto loro.
Il bambino piange per ottenere. Piangendo cerca di rimuovere la causa del dolore.
L'adulto piange per accettare. Accetta il dolore e lo accoglie. Lo fa carne della sua carne. Matura. Dietro ogni dolore c'è una scoperta da fare.
Tieni duro, anche se il cuore ti fa male a vederli piangere. Non c'è maturazione senza dolore.
Tu sei chiamato ad aiutarli a diventare adulti.
E resistere al loro pianto è la crescita che è a te richiesta.

***
EDGARD
Vieni via, vecchio! Qua, dammi la mano!

GLOUCESTER
Amico, io da qui non muovo un passo;
un uomo può putrefarsi anche qui.

EDGARD
Che! Ancora e sempre cattivi pensieri?
L’uomo deve aspettare con pazienza
il suo momento di uscire dal mondo,
come aspetta il momento per entrarci.
Maturazione è tutto. Andiamo, via!

GLOUCESTER
E anche questo è vero.

Shakespeare - Re Lear, atto V scena 2

martedì 28 ottobre 2008

Una cartolina dalla Grecia

Sull'anta a vetri che chiude la mia libreria appendo alcuni oggetti che mi aiutano a ricordar quello che voglio avere a cuore (scordare infatti significa "uscire dal cuore"). Così accanto ad un piccolo dipinto di mare e barche che mi riporta ad Itaca e in particolare al mio neo-nipotino, accanto agli auguri di qualche natale fa di un vecchio amico e al simbolo della metropolitana di Londra (a memoria del recente soggiorno inglese), ho aggiunto la cartolina che i miei alunni mi hanno portato dalla Grecia. La cartolina non è un capolavoro estetico, ma non importa, non è quello il verso visibile dalla mia scrivania, ma quello delle loro firme accompagnate da simboli come cuori, stelle, sbuffi...
Oggi in classe parlavo loro di responsabilità a partire dall'origine della parola: dal latino respondere. Essere responsabili è rispondere personalmente, dicendo "io", in questa precisa circostanza, senza scappare, senza accampare scuse. Per questo non salto mai l'appello in classe, perché più che una verifica militaresca dei presenti è una richiesta di responsabilità. Pronuncio solennemente il nome e guardo negli occhi l'alunno e aspetto che mi dica qualsiasi cosa, purché dichiari la sua presenza responsabile, il suo voler rispondere e farsi carico di quelle ore. E così colleziono, insieme ai loro sguardi sgomenti, tutta la gamma di dichiarazioni di responsabilità: ci sono, esisto, qui, presente, eccomi... Senza questi attestati più o meno convinti di accettazione del presente sarebbe impossibile iniziare la lezione, anzi inizia così.
Quei nomi sono scritti sulla cartolina greca e tutte le volte che la guardo, fitta di nomi, mi sento interpellare, come fosse un appello: E tu prof? e rispondo: Eccomi! Presente! Perché sono in parte responsabile di quei nomi e voglio rispondere per ciascuno di essi: eccomi, ci sono, farò il possibile per te, nonostante i miei limiti.

***

"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripetè il piccolo principe per ricordarselo.
A. de Saint.Exupéry, Il piccolo principe

giovedì 4 settembre 2008

Tutto merito del prof...

Un mio amico, assistente di storia greca all'università, mi racconta come è scaturita la sua passione per il mondo antico, lui che da sempre avrebbe voluto fare l'avvocato. Tutto merito del suo prof di italiano. Come mai? Gli chiedo sempre incuriosito e fiero di queste storie di prof che salvano gli alunni... Lo dico sempre che è tutto merito dei prof...

Mi racconta... Il prof, consegnandogli il tema con l'ennesimo 6+ e demolendo la sua capacità argomentativa, chiede al mio amico cosa abbia intenzione di fare all'università. Lui sicuro risponde: "Giurisprudenza". Il prof: "Meno male perché con le lettere non c'entri niente". Il mio amico: "Ma veramente in greco e in latino vado bene". Il prof: "Quanto hai". L'amico sicuro: "7-8 in entrambe". Il prof "Non è abbastanza... e poi si vede che non sei portato per le lettere, figuriamoci classiche!". L'amico: "Mi ha fatto venire il dubbio! Grazie prof!". Il prof allibito, ammutolisce. Ecco la scintilla che ha fatto esplodere la polveriera...

Lo dico sempre che è tutto merito dei prof...

sabato 19 luglio 2008

Ascoltare

Qualche giorno fa si parlava di superficialità e del suo antidoto principale: rispondere. A qualcuno potrebbe venire un'ansia da risposta, a volte rispondere richiede anche solo il semplice stare ad ascoltare, come in questo spezzone di About a boy. Markus, il ragazzo, ha paura che la madre tenti di nuovo il suicidio e si confida con il perdigiorno dongiovanni Will, che comincia ad uscire dalla sua superficialità diventando responsabile (rispondendo alla) della vita del ragazzo. Come? Con una parolaccia.

mercoledì 16 luglio 2008

Superficialità 3

Nel caso in cui si continuino a prendere in prestito le identità, appicandosele addosso, presto o tardi, si verificherà un conflitto di questi personaggi. Un conflitto salutare da cui potrà uscire vincitore il vero volto della persona, divenuta capace di gettare via le maschere. Come fare? Esiste un antidoto alla superficialità? La profondità del sentire. Ma questa non è ancora una risposta. Come fare a raggiungere la profondità del sentire? Come fare a risvegliare quegli strati della nostra sensibilità non ancora attivati?
Incontrando la realtà. Diventandone responsabili. Responsabili in senso stretto: rispondere alle cose e alle persone che incontriamo. Rispondere in prima persona. Rispondere in prima persona è dedicare tempo ed energie: una strada faticosa, ma ripagata dal panorama.
Rispondere ad un libro è leggerlo con una matita in mano e scrivere ai margini della pagine cosa ci interpella. Rispondere ad un quadro è osservarlo per almeno 15 minuti e non fargli la foto come i giapponesi. Rispondere ad un malato è provare a curarlo o almeno stargli vicino. Rispondere ad una relazione difficile è ascoltare il punto di vista dell'altro e farlo proprio. Rispondere. Rispondere. Rispondere. Solo rispondendo si diventa responsabili delle cose e delle persone. E solo la responsabilità di vite altrui (anche attraverso le cose prodotte dalle vite altrui) attiva e approfondisce la nostra sensibilità e ci rende meno superficiali.
I nostri occhi a poco a poco saranno allenati a leggere la realtà in profondità, senza paura. Saremo disposti a farci carico della realtà. Chi ci passerà accanto sentirà su di sè uno sguardo amico, comprensivo, paterno: un luogo in cui poter riposare. Un luogo in cui la persona puo' riposare e far riposare gli altri. Un luogo dove si gioca la verità della parola "io", senza finzioni. L'unico luogo in cui si puo' stare con Dio, perchè quel luogo è suo.
L'alternativa è una sorta di anestesia. Un indurimento del cuore che è la peggiore malattia spirituale: non si vede piu' nulla dentro e fuori di sè. E i cuori incapaci di sentire le vite altrui sono i piu' facilemente disposti ad eliminarle, perchè non le vedono neanche. La storia del XX secolo ha insegnato quanto questo sia non solo possibile, ma reale.