Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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lunedì 2 novembre 2009

Ai miei colleghi

Ecco alcuni passi di una bellissima lettera che una giovane docente ha scritto recentemente alla sua professoressa del liceo, dimostrando che tutto quello che seminiamo prima o poi darà frutto... Anche dopo 20 anni!

Cara professoressa X,    
       si ricorda di me? Sono Y.Z., sono stata sua alunna presso il Liceo Scientifico di *** se non ricordo male nell’anno ’88-’89.
Ho recuperato il suo indirizzo cercando in Internet: sapevo che spesso gli insegnanti figurano nelle pagine del sito della propria scuola nell’orario ricevimento e speravo di trovarla.
Se l’ho cercata è perché stamattina mi è successo un fatto curioso: ero in sala professori… ebbene sì! Appunto, anche io sono diventata professoressa di lettere! Già allora lo desideravo e lo progettavo, ne era al corrente?
Stamattina dunque avevo con me il libro di storia del Liceo in modo da approfondire la lezione; in questi anni avevo sempre usato quello di mia sorella, quando ne avevo bisogno, forse per questo non mi è mai capitata sotto mano la pagina che ho fotocopiato e che le invio. La guardi: è l’ultimo foglio di questa lettera. Fatto? Allora? Che effetto le fa? Non ricordavo più di averla ritratta; appena ho visto quello schizzo ho trovato divertente inviarglielo. E’ incredibile come passa il tempo, vero? Stamattina stavo preparando per i miei alunni quella pagina che vent’anni fa lei ha preparato per noi.       
Volevo gettare un ponte sopra il tempo.
A volte pare di avere bisogno di un messaggio dal passato per dare senso alle cose del presente ed ora so che da professori spesso non si vedono germogliare i semi che si piantano, che spesso si ha bisogno di un messaggero che ritorni a raccontarci, che ci dica che a qualcosa è servito. Eccomi qui. 
Io la ritraevo durante la lezione. Forse questo significa che non ero sempre concentrata sui concetti storici, ma probabilmente significa anche che per me lei era un punto di riferimento.      
Ricordo una verifica di Kafka in cui mi aveva dato 9; l’avevo preparata sul Guglielmino di quinta Liceo e quel voto mi aveva insegnato ad andare a fondo, a capire la letteratura, a cercare testi più approfonditi di quelli in uso. Ricordo che soffrivo di insonnia e un giorno avevo appoggiato la testa sul banco, lei girava tra di noi, avevo chiuso gli occhi e lei col libro aveva fatto la prova se fossi sveglia, facendo ridere la classe (anch’io avevo riso, non credo di aver mai più ceduto alla stanchezza in pubblico…). Ricordo un mio commento alla vigna di Renzo, anche quello apprezzato da lei, e che mi aveva insegnato il piacere dell’interpretazione critica di un testo letterario. Ricordo un’interrogazione di storia ben preparata e, in attesa del mio turno, durante l’interrogazione del compagno, ripreparata dal punto di vista formale-lessicale: 8 e mezzo, che mi aveva insegnato come la forma valorizzi il contenuto e come valga la pena di approfondire ulteriormente una preparazione già ritenuta buona.  
Ecco, torno per raccontarle alcuni semi che hanno dato i loro frutti, così, se lavorare a volte è difficile, potrà cercare qui un po’ di energia: dopo tutto, il nostro è un bellissimo lavoro, non è vero?   

Con affetto

martedì 14 aprile 2009

Io da grande voglio fare il prof

Perché ho deciso di diventare prof?

Grazie a due storie: una reale l'altra inventata.

La prima è la storia del mio professore di italiano del liceo. Insegna ancora. Avrà almeno 90 anni. Ma io sono sicuro che insegna ancora con gli occhi che gli brillano, con la passione che gli si trasforma in gocce di sudore sulla fronte spaziosa, con l'entusiasmo che lo portava a momenti di afasia o di creazione verbale che ci faceva sbellicare dalle risate. Ecco io lo guardavo e dicevo: quest'uomo ama ciò che fa, ancora adesso, dopo tanti anni. Anche io voglio essere come lui, con la stessa passione da trasmettere, con gli stessi occhi e la stessa afasia da entusiasmo.

La seconda storia è quella di un film: L'attimo fuggente. Era una sera. Avevo 16 anni. Cambiando canale mi sono imbattuto in quel film, sono rimasto incollato allo schermo. Alla fine sono rimasto in silenzio a guardare i titoli di coda. La notte non ho dormito. E mi ripetevo: io voglio essere come quello lì, io voglio fare questo nella vita.

Quelle due storie mi hanno offerto un'immagine del mio futuro. Dovevo verificare se ero fatto per quel futuro. Mi sono messo alla prova e ho scoperto che quella era la mia strada (sul piano del fare, che è solo un piano della vita).

Quel futuro ha innescato in me il presente. Il mio presente di 16enne diventò il laboratorio di quel futuro: letture, discorsi, scrittura, letteratura, bellezza, critica, arte...
Mi ricordo ancore che quel prof mi prestava i libri e mi prestò una copia di un libro di un poeta insopportabile, ma anche quello mi aiutò, mi inseriva in qualcosa di grande, di misterioso, che io non capivo ed un adulto si fidava di me, mi sfidava, pensava che io ce la potessi fare. E ce la feci.

Il presente mi si riempì di futuro e divenne mio.
Senza storie siamo privi di futuro.
E chi è privo di futuro si priva del presente.

E tu che storia sei?

lunedì 13 aprile 2009

Scanzonatamente

giovedì 5 febbraio 2009

Trust the voice within

Confusione. Lo stato in cui si trova spesso un o una liceale. Numb: confuso, intorpidito, dicono i Linkin Park in una delle loro canzoni migliori. Lost: smarrito, abbandonato, dice Christina Aguilera, che poi continua: "if you're lost outside, just look inside your soul". Questi versi mi sono stati segnalati in un tema da un'alunna di cui riporto alcuni stralci:

"Se fuori sei perso, guarda solamente la tua anima" così canta Christina Aguilera nella canzone The voice within... Il testo è rivolto ad una ragazza, insicura e fragile perchè non si ritrova nei modelli dei suoi coetanei. Quante volte ci è capitato: nessuno riesce a comprenderci, ci sembra di essere intrappolati in un sistema, in un meccanismo a cui non si può sfuggire... Fare progetti? Inutile, tanto non si avverano mai. Avere dei sogni? Sono cose da bambini. Meglio lamentarsi, è così semplice. Il problema alla base di tutto il malessere che c'è tra i ragazzi è il non sapere più chi si è. Si cerca un'identità-stereotipo perchè non si riesce più a crearne una vera... Abbiamo paura di quello che siamo davvero, della verità... Per una volta abbassiamo il volume del mondo esterno e ascoltiamo il nostro cuore; solo così riusciremo a capire chi siamo davvero... Trust the voice within.

***
il maestro è nell'anima e dentro all'anima per sempre resterà
Paolo Conte, Il maestro

giovedì 6 novembre 2008

Uomo che cammina

Ieri ero alle prese con la puntata di un programma di prossima uscita sul web, durante il quale il prof, che spiega un quadro o una scultura in poco più di cinque minuti, raccontava questo "Uomo che cammina" di Alberto Giacometti. Mi ha colpito e tutte le volte che qualcosa mi colpisce cerco di entrarci dentro, per capire cosa mi provoca (nel senso di scoprire cosa della realtà mi chiama all'appello e mi chiede se sono presente tutto intero o no, e non nel senso di "come mi fa sentire", come troppo spesso purtroppo si intende...).
Per quest'uomo provo compassione.
Quante volte sono stato quest'uomo che cammina. Forse in fondo sono proprio questo. Un uomo che cammina. Con questi piedi smodatamente grandi, da hobbit, che dimostrano quanto sia attaccato alla terra e quanto la terra possa essere pesante, ma anche forte e radicale. Ma poi anche grazie a queste radici mi slancio verso l'alto. Siamo l'unico mammifero che guarda verso l'alto abitualmente. E il nostro corpo si allunga per scorgere il cielo che cerca dappertutto, anche quando lo rifiuta. Il nostro corpo si tende, si slancia, ma le nostre gambe come radici pesanti ci ancorano alla terra, ruvida, sporca ma feconda. Sento il peso del camminare, giorno per giorno. Ma camminare voglio per andare verso il luogo che i miei occhi intuiscono.
Ho pietà di quest'uomo allungato tra cielo e terra. Così oggi ho un po' più pietà di me e di quelli che accanto a me camminano e dei quali, troppo spesso, non so scorgere la fatica.

venerdì 27 giugno 2008

Io e la mia anima ti ringraziamo

Tutti (o quasi) ci chiediamo che cosa ci stiamo a fare sulla terra, indipendentemente dal nostro credo. Tutti abbiamo e scopriamo gradualmente in noi dei talenti che ci indirizzano verso il nostro posto nel mondo: essi sono il nostro modo unico e irripetibile di stare al mondo. Ognitanto bisognerebbe fermarsi e trovare il coraggio di dire in una frase che ci stiamo a fare sulla terra, scriverla su un foglio e incorniciarla nella nostra stanza.
Prof ha provato a fare l'esperimento. La frase è: "sono al mondo per trovare la bellezza ovunque essa si trovi e per provare a donarla agli altri".
Può suonare superbo, molto greco e poco realistico. Ma prof ne è visceralmente convinto. Proprio al riguardo ieri ha ricevuto la mail di un amico, relativa al blog:

"Io e la mia anima ti ringraziamo per il colore e il calore che doni a ciò che ti sta intorno. Io che sono abituato per il mio lavoro a descrivere i fatti in modo asciutto e sintetico, spesso in termini di percentuali e di "fatturato generato", vivo il tuo blog come vere e proprie boccate d'ossigeno e mi sembra per un po' di tornare ai tempi del liceo quando ci si occupava di poesia e di amore studiando gli autori classici della letteratura".

La felicità è occupare il proprio posto nel mondo: solo da lì si riesce a rendere felici gli altri.