Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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domenica 15 novembre 2009

Immaturità

La quasi totalità delle incomprensioni con gli adolescenti deriva dalla dimenticanza. Dimentichiamo che le risposte raggiunte da adulti sono un risultato: il risultato di un processo che ha avuto inizio proprio nell'età di chi ci sta di fronte. E chissà quanta vita, dolore e lotta per raggiungere quel risultato. Poi però quando abbiamo le risposte, paradossalmente dimentichiamo tutta questa vita, dolore e lotta. Come uno che dimenticasse il sudore, l'acqua e il lavoro richiesti, perché l'albero che ha piantato anni prima producesse la mela che sta addentando adesso.
Chi ci sta di fronte allora diventa stupido.
Ma non è più stupido dire al seme contenuto nella mela che stiamo mangiando:
"Sei un immaturo!" ?

La verità è una storia, non un'istantanea.
Educare è ricordare.

martedì 27 ottobre 2009

Ma tu mi credi?


"Vede prof il problema non è avere qualcuno che mi ascolti. Se chiedo loro di parlare, mia madre mi ascolta, mio padre mi ascolta.
Il problema è avere qualcuno che mi creda"

Così oggi un ragazzo.

martedì 9 giugno 2009

Estati indimenticabili

Il dialogo con la Lettricesedicenne del post del 7 giugno continua, alla mia domanda: "A che punto sei della tua ricerca?", così risponde:

"Che bella domanda! Sono ancora al 20%... di strada ne ho tanta da fare... ma, al contrario di tanti che arrivati a 50 anni ancora non sanno cosa faranno da grandi, almeno io so quello che mi piace, quello che mi affascina e mi appassiona.

Sono a un punto della mia ricerca in cui mi appassiona sentire parlare chi ha tanta cultura, vorrei averne anche io da vendere... E sto cercando di acquisirla.

Sono a un punto della mia ricerca in cui ho voglia di fare e scoprire cosa si nasconde dietro quelle attività che mi piacciono di più come recitare a teatro, cosa che faccio da 4 anni, e che ogni anno mi forma, mi stupisce, mi fa felice e mi arricchisce sempre di più.


Sono a un punto della mia ricerca in cui scopro ancora passioni che non pensavo di avere nascoste dentro di me, come la fotografia. E' un'emozione bellissima immortalare qualcosa che solo nella frazione di secondo in cui la catturi è in quello stato... perché si evolve continuamente; è bellissimo fotografare una persona che con un semplice movimento, una semplice espressione del viso ti sta trasmettendo un'emozione, la stessa che probabilmente arriverà a chi guarderà la foto.

Sono a un punto della mia ricerca in cui credo proprio che quest'estate non sarà solo relax e divertimento, ma sarà anche l'approfondimento di tutto quello che voglio sapere sulla fotografia, sul cinema, sul teatro...cose (teatro a parte) che quasi mai posso fare d'inverno.


Sarà un estate in cui divorerò più libri possibile, visto che finora non ho letto moltissimo, purtroppo... ma da poco ne ho capito la vera importanza (anzi, se ne hai qualcuno da consigliarmi, insieme a qualche film, mi saresti molto d'aiuto).


Insomma sono a un punto della mia ricerca in cui sono attirata da molte cose... un po' tutto è da vedere".

C'è un libretto prezioso, preziosissimo, come un diamante, di R.M.Rilke, dal titolo "Lettere ad un giovane poeta", che raccoglie le risposte del poeta ad un ragazzo che chiedeva al poeta consigli sulla sua possibile vocazione letteraria.
In una di queste lettere Rilke scrive al giovane poeta, che chiede risposte certe, che l'importante alla sua età non è avere le risposte giuste, ma le domande giuste.
Cara Lettricesedicenne la tua ricerca sta ponendo le domande giuste e ti aspetta un'estate indimenticabile di scoperte e magari risposte...

ps. questo blog lo fate voi, sempre di più. Grazie!

sabato 25 aprile 2009

Lo sfigato

"Sai, quel che m'è piaciuto dei tuoi incontri e m'ha fatto aprire gli occhi, lo volevo dire, è quando hai detto che 1 non è ke s'annoia xk' nn ha nulla da fare nel pomeriggio, può anke essere, ma xk' è la sua vita ke è noiosa!
M'è piaciuto anke qnd hai detto ke qst è l'età in cui 1 coltiva amicizie, passioni..è vero! Insomma, prima io vivevo posticipando tt, tt poteva aspettare + avanti... invece è ORA ke s vive! Il futuro è nelle nostre mani e siamo noi ke lo decidiamo! Poi sto sviluppando 1 mia teoria: 1 è ql ke è cnvinto d'exere..mi spiego: 1 può exere "sfigato" sfigato xk' permette agli altri ke lo trattino cs, è lui x primo ke s sente 1 "sfigato", ma se invece dentro d sè sa ke nn è vero, ne è cnvinto, esteriormente credo ke lo s veda, ke gli altri lo vedano e nn s lascia trattare da tale..è kiaro?"

Da una mail ricevuta dopo uno degli incontri di un cineforum con ragazzi liceali.
Troppo bella per non condividerla!

mercoledì 22 aprile 2009

Prof non generalizzi!

Oggi Alunnorossomalpelo mi ha fermato all'intervallo e mi ha detto:

- Prof ho letto il post di ieri (quello sul ragazzo senza passione). Volevo scriverle, poi mi sono bloccato, ma glielo dico a voce: non siamo così, noi abbiamo passioni! E anche lei finisce con il generalizzare, come Alberoni!

(ogni tanto leggiamo articoli di Alberoni in classe e i miei alunni lo odiano, soprattutto quando parla di loro... Paragonarmi ad Alberoni è quindi un'offesa...)

- Hai ragione Alunnorossomalpelo, ho solo 31 anni e già guardo a voi giovani con l'occhio del prof moralista e parruccone: generalizzo, faccio di tutta l'erba un fascio. Però ho alunni come te capaci di farmi rinascere, di contraddirmi, di ribellarsi alle generalizzazioni, di smentirmi: con i fatti, non solo a parole.

E per fortuna!
Altrimenti che ci sto a fare in classe...

mercoledì 4 febbraio 2009

Le età della vita

"Ho 22 anni. Ho raggiunto un buon titolo di studio, possiedo una macchina strafiga, sicurezza finanziaria, quante ragazze voglio, prestigio sociale, maggiore di quanto mi occorra. Adesso devo solo spiegarmi cosa significhi tutto questo".

"Ho 28 anni e un bambino. Vengo classificato come adulto, ma non mi riconosco come tale e non mi sento coinvolto nel mondo degli adulti. Ho difficoltà ad appropriarmi di questa dimensione. Per me, gli adulti sono i miei genitori. Sono in contraddizione con me stesso: interiormente mi sento come un bambino o un adolescente, con angosce terribili, ma all’esterno sono già un adulto e vengo considerato tale sul lavoro. Nella società nulla ci aiuta a diventare adulti".

(testimonianze tratte dal libro Alla ricerca di un senso per la vita dello psichiatra V.Frankl)

***

Da 0 a 10 anni giochiamo a vivere.
Da 10 a 20 scopriamo perché e per chi viviamo.
Da 20 a 30 proviamo ad accettare quello che abbiamo scoperto e ci mettiamo a realizzarlo per il resto della vita.

Vedo la prima decade prolungarsi pericolosamente lungo la seconda e persino la terza.
Cosa sta succedendo?

lunedì 2 febbraio 2009

Cercate nuove strade!

Sabato ero a Firenze per un incontro con più di 400 studenti. Ho aperto il mio intervento con una frase che non avevo preventivato. Ho detto senza sapere neanche io perchè: "Sono stufo di voi! Sì sono stufo di voi ragazzi!". Occhi sgranati! Sono stufo di voi perché vi nascondete dietro le colpe degli adulti e le usate come scusa per essere sfiduciati, passivi, superficiali. Sono stufo perché vi voglio bene, perchè voi che siete pieni di vita sembrate i primi ad averla anestetizzata la vita dentro di voi. Voi che siete nell'età magica dell'esistenza che serve - nella sua follia sperimentale - a scoprire chi siete e che storia siete venuti a raccontare su questa terra. Sono stufo perché avete rinunciato a questa ricerca. Sono stufo di voi perché con la vostra vitalità dovete costringerci a guidarvi per le tempeste della vita. Ma se non vi buttate in mare? Se state lì chiusi in camera? Se avete paura del futuro e prendete i vostri sogni a prestito dalla tv e dai giornali di moda come farete a trovare la vostra unica e insostituibile via che farà il mondo migliore grazie alla vostra presenza? Non rinunciate ai vostri sogni! Chiedete aiuto. Cercate. Mettetevi alla prova. La realtà è troppo bella per perderne il profumo per superficialità, indolenza o dando semplicemente la colpa a cause esterne, che saranno magari vere e reali, ma che ad un certo punto, se non le accettiamo, diventano una scusa, dal momento che il passato non lo possiamo cambiare. Coraggio. Coraggio. Coraggio. Quanto bellezza, quanto bene siete capaci di realizzare! Un passo alla volta, ma con un sogno grande nel cuore. Meta ultima del viaggio, ma intenzione prima nel fare ogni passo. Perché mai svegliarsi tristemente ad un certo punto con la domanda: ma io fino adesso ho vissuto la vita di chi? Potrebbe essere troppo tardi!

giovedì 22 gennaio 2009

Canta che ti passa!

Milioni, miliardi di canzoni invadono il mondo ogni giorno. Proprio ieri un'alunna mi ha segnalato un video di una canzone da lei amata. I ragazzi comunicano attraverso le canzoni. Stranamente però si canta poco. Si ascolta molto, si canta poco. A me chi canta fa una grande simpatia. Spesso mi sorprendo a cantare per strada o nei corridoi di scuola e credo mi prendano per pazzo. Ma cantare è segno di sanità mentale: ottimismo e gioia ne sono la causa. Sarà un caso che ci riferiamo a persone tristi dicendoli dei "disincantati". L'origine della parola ha a che fare con l'essere colpiti da incantesimo (incantato) spesso pronunciato sotto forma di canto. Insomma chi rimane senza canto, rischia di rimanere disincantato. Perde la magia del quotidiano da cantare: amore, lotte, passioni, dubbi, sconfitte, gioie, vittorie.
Le persone troppo serie non si reggono. Così come le persone che si prendono troppo sul serio e quelle che non cantano mai, anche se sono stonate. E l'adolescente che si rifugia nella musica forse non sta fuggendo dalla realtà come spesso gli diciamo. Ma semplicemente si rilassa e si gode le cose belle e (magari) le canta. Questo non è mancanza di responsabilità.
Tra i ricordi più belli che ho ci sono serate passate a cantare con familiari e amici sotto le stelle, vicino al mare. Perché non lo facciamo più? Una canzone insieme dopo cena chissà da quanti litigi inutili ci salverebbe o da quali inutili programmi televisivi. La musica sempre più la si ascolta e la si consuma, sempre meno però la si canta.
Canta solo chi è innamorato. Un'epoca disincantata, un'epoca che non canta, è un'epoca dal cuore spento.
***
Chi è nato per cantare
Anche morendo canta.
(G.Ungaretti)

giovedì 30 ottobre 2008

Autonomamente

Un breve passo di una lettera ricevuta qualche giorno fa da un mio ex-alunno, tanto caro e talentuoso quanto turbolento, di cui però avevo perso le tracce e che mi ha ritrovato sulla rete, tramite facebook, dopo quasi 5 anni. Una sintesi perfetta del fatto che noi prof siamo solo giardinieri, che al massimo potranno cercare di preparare al meglio il terreno e facilitare una crescita e una maturazione che da noi dipende solo parzialmente.

Caro Prof...
...ora, a un mese e mezzo dall'inizio degli studi, preso cinque volte a settimana dalla canoa, pile di compiti e interminabili feste di 18 anni, quando ho finalmente trovato un mio equilibrio, un mio orizzonte di senso, quel Qualcosa, quel Quid che mi permette di camminare 30 cm sopra il terreno, ora che so di cosa ho bisogno e so come e dove trovarlo.. ritorni tu.
Non è buffo? Nel periodo di maggior smarrimento, quando, ti giuro, avevo veramente bisogno di te che sei una delle persone che stimo e apprezzo di più in assoluto e non sapevo come trovarti, non ne avevo nemmeno la forza, non c'eri. Ora che forse potrei anche farne a meno ricompari. Un maledettissima ironia che farebbe andare in bestia chiunque sano di mente. Se tu fossi stato con me, prima, quando ne avevo bisogno, probabilmente non sarei maturato come ho potuto; ora, invece, che ho compiuto questo buon passo autonomamente ricompari per aiutarmi ad analizzarlo.

Leggo e rileggo in silenzio le righe di questa lettera. Mi riparo all'ombra di un albero che ho conosciuto quando era ancora un virgulto, stringo la mano ad un uomo che avevo lasciato poco più che bambino irrequieto...

lunedì 20 ottobre 2008

A mio padre (per il suo compleanno)

Mi hai lanciato in aria che ero bambino e ho capito che volevo volare. E quando la gravità ha pesato sul mio volo ho capito che cadere è inevitabile e volare doloroso. Ma tutte le volte che il mio cadere trovava riparo tra le tue braccia scoprivo che il dolore mi avvicinava a me stesso. E io bambino gridavo entusiasta: ancora, ancora!
Non so se perché era più dolce cadere tra le tue braccia o volare. E tutta la vita è questa incertezza.

Un giorno mi avrai lanciato così in alto nel cielo che sarà, io spero, un altro Padre, lo stesso Padre, ad abbracciare la mia caduta verso l'alto.

martedì 16 settembre 2008

Diventare

I loro sogni:

Inventare un nuovo marchio automobilistico.

Diventare giornalista ed essere felice, qualsiasi cosa decida di fare.
Imparare a non soffrire per sciocchezze.
Diventare un'attrice ed essere riconosciuta per bravura e intelligenza.
Avere una famiglia e sentirmi realizzata.
Finire la scuola senza essere bocciata ed essere felice.
Diventare un attore, un cantante o un pianista.
Viaggiare molto e tornare in Africa.
Diventare cuoca!
Diventare scrittore.
Diventare più ricca di Bill Gates.
Diventare regista.
Diventare un giocatore di golf professionista.
Diventare la miglior magistrato d'Italia.
Diventare cardiochiurgo.
Lasciare un segno.
Ci sto ancora pensando.

Essere. Diventare. Questa la sostanza dei loro sogni. Non so se li realizzeranno così come li pensano adesso, ma il dato di fatto è che adesso hanno la loro età, quella in cui si sogna di "diventare".
Cosa darei per incontrarli tra 20 anni e sapere chi sono "diventati". Forse un cuoco, uno scrittore, un magistrato, un ricco più ricco di Bill Gates... Non lo so. Non importa. L'importante è che siano diventati uomini e donne tutti d'un pezzo. Di quelli che ci parli e capisci chi sono, qualsiasi cosa facciano.
Per questo devo fare del mio meglio con la grammatica e la letteratura vera, perché abbiano più armi per difendere i loro sogni da tutte le banalità rumorose che ostacoleranno il loro diventare.

venerdì 16 maggio 2008

Lettere ad un giovane prof

Una ex-alunna sveglia e di penna felice ha cominciato a scrivere delle lettere ad un ipotetico prof. A lei e a prof 2.0 è venuta l'idea di provare a farne un libro, di lettere botta e risposta. Vediamo che succede. Intanto un'anteprima della lettera introduttiva.

Caro prof, spesso ti lamenti della difficoltà di capire i tuoi alunni o in generale, gli adolescenti?
“Chissà perché si comporta così?”, “chissà cosa gli passa per la mente”. Hai ragione. Capire noi adolescenti è difficile, tanto che a volte noi stessi ci troviamo a domandarci “Ma cosa sto facendo?!”, tanto che tra noi e voi spesso scaturiscono liti insensate, prive di fondamento, basate semplicemente sulla confusione delle idee e sull’incomprensione.
Quali sono i valori che contano per voi? Questa è la prima domanda che immagino mi porresti se fossi a quattr’occhi con me. Ebbene, caro adulto, i valori che fanno da motore alle nostre azioni, che ci fanno vivere, soffrire e essere felici, sono gli stessi che caratterizzano la tua vita. Quindi non ci sono differenze tra il mio e il tuo punto di vista? Mi potresti chiedere ora. Sbagli. Ce ne sono. Sono nel modo in cui reagiamo alle situazioni, alla vita. È il diverso ottimismo con cui affrontiamo le discussioni, le speranze e le illusioni che riponiamo nel nostro futuro, perché noi abbiamo non il diritto, ma il dovere di sognare. E qui iniziano le incomprensioni di cui parlavo, tu non fai in tempo a dirmi di non fumare “perché nuoce alla salute”, che io già penso “cosa vuoi saperne tu di come mi sento meglio con una sigaretta in mano, tra amici che fumano, magari cercando di conquistare il ragazzo o la ragazza che, a 20 metri da me, fuma tra i suoi amici.”
Sono le emozioni il nostro motore, emozioni diverse dalle tue ma basate sugli stessi valori.
Di cosa ti voglio parlare in queste lettere: amore, amicizia, felicità, sogni, la famiglia, la paura, la fede, il destino, il potere...

Cara alunna, spero di essere in grado di risponderti. Per il momento ti ascolto in silenzio, come chi trattiene il respiro, meravigliato...