Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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giovedì 26 novembre 2009

Incubi o sogni?

Stanotte Prof 2.0 ha sognato di dover affrontare ancora l'esame di maturità classica e per di più con un compito di matematica al posto del tema di italiano... Quando mi sono svegliato di soprassalto erano le cinque di mattina e il mondo era ancora al suo posto per fortuna. La maturità l'avevo presa e la matematica restava un'incognita relegata alla ribellione dell'inconscio notturno. Per fortuna.

A scuola, poco più tardi, un'alunna si avvicina e mi dice:
Prof ho sognato di fare il compito di latino.
Un incubo?
No, no, anzi! Era un sogno bellissimo!
E come mai?
Sapevo tradurre!

Incubi o sogni che siano, la metà delle nostre paure e aspirazioni vengono dalla scuola...

venerdì 16 gennaio 2009

Stelle e desideri

Mi è capitato oggi di fare colazione in un bar. Una avventrice, sopravvenuta mentre sorbivo uno dei capolavori dell'arte italiana (il cappuccino), ha chiesto a una delle bariste di leggerle il suo oroscopo. Ne è nata un'accesa discussione sulla possibilità di amore con uno "scorpione". Lo scorpione in questione sembrava non dare speranze di poter stare con lei (buon per lui, dico io...). Alla fine ho dovuto svelare il mio segno, che è stato accolto bonariamente, dato che la figlia della barista è dello stesso segno. Mi ha sempre affascinato la curiosità con cui le persone leggono l'oroscopo, anche quelle, come me, che lo ritengono solo un gioco sociale.

Abbiamo un bisogno fisico di sentirci raccontare la vita in anticipo, per sapere come andrà, se sarà felice. Leggiamo l'oroscopo per lo stesso motivo per cui leggiamo romanzi e andiamo al cinema. Per vivere in anticipo. Per sperare in anticipo. Per metterci alla prova in anticipo. Per sognare in anticipo. Senza un racconto in anticipo la nostra vita è senza direzione. Tommaso d'Aquino, che certo non è uomo sospetto di creduloneria, diceva "Astra inclinant, non necessitant" (gli astri predispongono, ma non determinano), cioè influiscono solo indirettamente su alcune caratteristiche temperamentali, senza per questo determinare la libertà, che rimane intatta e salva.

Le stelle insomma quanto meno provocano nostalgia. La parola desiderio infatti viene dal latino de+sidera (sentire la mancanza delle stelle). Ben venga questa nostalgia delle stelle, che ci chiamano sempre alle cose celesti di questa terra: amore, lavoro, relazioni.

A noi rispondere.

giovedì 25 dicembre 2008

Incubo di Natale

Natale 2008. Dio decise di dare una controllatina alla terra per capire lo stato della storia universale. La situazione era precaria: gente che lo ignorava da un lato, gente che non faceva altro che chiedergli cose dall'altro. Nessuno più voleva Lui e basta. Volle allora fare un gesto straordinario e tornare a incarnarsi. La cosa migliore da fare sembrò nascere in televisione. Tutti amavano, credevano, speravano nelle persone della televisione. E Dio che voleva essere amato, creduto, sperato dagli uomini scelse la televisione. Suo padre doveva essere della famiglia di Davide. Scelse David. David Beckham: bello, prestante, dagli addominali scolpiti. Come madre scelse Veronica Ciccone, che si faceva chiamare già Madonna e quindi andava benissimo. Bella anche lei grazie ai prodigi del trucco: in tv il tempo non passa, come nella vita eterna. Inoltre si era appena separata da suo marito quindi risultava libera, anche se non proprio "like a vergin". Milioni di profeti della pubblicità ne annunciarono la venuta prossima su tutti gli schermi. Un evento mai visto e assolutamente da non perdere. Si manifestò sotto l'aspetto di un perfetto single, già maturo e affascinante. Chioma brizzolata, fisico perfetto, un bicchiere di martini con del ghiaccio, scarpe nere Prada, abito nero Armani, profumato di Dolce&Gabbana, occhi neri magnetici, da dio. Era veramente un dio da lasciare annichiliti gli uomini. E tutti volevano vederlo, toccarlo, avere un autografo, comparire in televisione con lui: stare con lui. E la televisione era diventato il nuovo paradiso: tutti volevano andarci e rimanerci per sempre, perché c'era Dio. Dio era finalmente famoso e finalmente Dio sarebbe stato amato, creduto, sperato. Come un vero divo (che poi significa divino). Peccato non averci pensato prima...

Quando mi sveglio da questo incubo il calore di un presepe brilla in un angolo della mia stanza. La televisione è irrimediabilmente spenta: non c'è proprio. E Dio è un bimbo. Il bimbo non ha pannolini prada o armani; non è uno scapolo d'oro da lasciare il fiato corto; papà e mamma sono un falegname e una ragazza semplice; devono insegnargli tutto: a camminare, a leggere, a scrivere, a mangiare composto. Attorno a lui c'è qualche animale e dei pastori che odorano di pecora e di bosco. Il Dio dalla vita indistruttibile, fuori dal tempo, misterioso creatore e signore del cielo e della terra è veramente alla portata di tutti: un bimbo in balia delle mani - delicate o ruvide - degli uomini. E così ancora oggi, 25 dicembre, posso prendere in braccio Dio. E mentre lo faccio scopro che è Lui a tenere me in braccio. E per questo spero e credo in lui. E per questo lo amo. E per questo voglio stare per sempre in Paradiso con Lui.


***
Auguri di cuore a tutti. Per un Natale volto all'essenziale: Dio e l'amore per gli altri.
Ci ritroviamo da queste parti il 31 dicembre.
Adesso c'è bisogno di silenzio.

venerdì 5 dicembre 2008

S.U.P.E.R.

Nel post del 3 dicembre ci siamo impegnati a salvare delle parole. Il neonato S.U.P.E.R. (Salva Una Parola e Ripetila), l'iscrizione al quale è gratuita e libera (si richiede solo un amore tenero per le parole), ha salvato una quindicina di parole. Le ho scritte su un foglio di carta bianco. Lette e rilette. In silenzio. Dal bianco della pagina che avevo davanti sono così emerse queste righe, in cui le parole salvate galleggiano, rese sicure dal salvaparole (la versione "grammaticale" del salvagente) che ciascuno di voi aveva lanciato per farle nuovamente respirare e salvarle dai marosi del disuso e dell'abuso:

Vorrei avere la fortuna di regalarti una parola dalla bellezza non effimera. Una parola scaturita dal silenzio dell'ascolto, dell'empatia e della riflessione. Una parola capace di creare intimità e lealtà. Una parola ricca di pietà, che dica la verità senza ferirti. Una parola che contenga e protegga sogni e speranze. Una parola che sia comunicazione vera e non solo di sé stessa. Una parola che se esistesse sarebbe un sinonimo nuovo di un'altra che pronunciamo troppo spesso invano, una parola capace di dissetare il cuore nel suo anelito più profondo, e che tu, ascoltando, saresti costretto a considerare in silenzio, stupefatto: Amore. Con la maiuscola: quello su cui saremo pesati alla sera della vita e che vince la morte e che non ci sarà più tolto.

ps. le parole salvate vi ringraziano.

sabato 29 novembre 2008

Living Room - Seconda serie

Dopo il successo della prima stagione è ripartito anche quest'anno: Living Room. Nel soggiorno dei sempre splendidi F. e V. si riunisce un gruppo di amici (ieri poco più di 20) e dopo un'ottima cena preparata da V e E, con il libero contributo di tutti, visione di una puntata di una serie americana (in questo caso il suggestivo "Pushing daisies") e dibattito. Tema dell'incontro "Il sogno dell'amore per sempre". Perchè se tutti desideriamo un amore unico e per sempre, in realtà poi troppe storie d'amore finiscono? Perchè sempre più assistiamo a amori senza storia piuttosto che a storie d'amore? L'amore scade come lo yougurt? Perchè si ha paura di farsi conoscere per quello che si è? Perchè i film raccontano sempre il corteggiamento e la conquista e mai la vita quotidiana? Ma il matrimonio è davvero una fregatura? Vissero felici e contenti?
La serata è stata ricca di spunti e il dibattito accesissimo. Ho trascritto giusto qualche perla:
"Sciegliere non è provare";
"Amare è ricreare la persona amata così come è, se non esistesse, con pregi e difetti; o comunque se togli un difetto devi togliere anche un pregio";
"Le relazioni si costruiscono, non si improvvisano";
"Ci si innamora delle qualità di una persona, si ama invece la persona intera";
"Questa torta è veramente buona! Chi l'ha fatta?".
Oscar della serata. Fotografia: Enrico. Effetti speciali non programmati: champagne e dintorni. Migliori attori protagonisti: Federico ed Elena. Carriera: Vanessa. Costumi: la cravatta gialla di Giovanni.
Tornando a casa assisto ad una rissa violentissima all'uscita di un locale. Una rissa tra "amici".
E ringrazio perché torno a casa con il cuore pieno di amici. C'è chi invece il venerdì sera torna a casa col cuore vuoto e magari anche un labbro rotto.

martedì 16 settembre 2008

Diventare

I loro sogni:

Inventare un nuovo marchio automobilistico.

Diventare giornalista ed essere felice, qualsiasi cosa decida di fare.
Imparare a non soffrire per sciocchezze.
Diventare un'attrice ed essere riconosciuta per bravura e intelligenza.
Avere una famiglia e sentirmi realizzata.
Finire la scuola senza essere bocciata ed essere felice.
Diventare un attore, un cantante o un pianista.
Viaggiare molto e tornare in Africa.
Diventare cuoca!
Diventare scrittore.
Diventare più ricca di Bill Gates.
Diventare regista.
Diventare un giocatore di golf professionista.
Diventare la miglior magistrato d'Italia.
Diventare cardiochiurgo.
Lasciare un segno.
Ci sto ancora pensando.

Essere. Diventare. Questa la sostanza dei loro sogni. Non so se li realizzeranno così come li pensano adesso, ma il dato di fatto è che adesso hanno la loro età, quella in cui si sogna di "diventare".
Cosa darei per incontrarli tra 20 anni e sapere chi sono "diventati". Forse un cuoco, uno scrittore, un magistrato, un ricco più ricco di Bill Gates... Non lo so. Non importa. L'importante è che siano diventati uomini e donne tutti d'un pezzo. Di quelli che ci parli e capisci chi sono, qualsiasi cosa facciano.
Per questo devo fare del mio meglio con la grammatica e la letteratura vera, perché abbiano più armi per difendere i loro sogni da tutte le banalità rumorose che ostacoleranno il loro diventare.

sabato 13 settembre 2008

Se hai un sogno tu lo devi proteggere!

Dedicato ad alunni, ex-alunni, alunni 2.0 e a chiunque voglia. Grazie a sorella-lost per la segnalazione.

venerdì 5 settembre 2008

Una classe in treno...

Sali su un treno. Hai il tuo bel libro da leggere. Trovi uno scompartimento vuoto e ti tuffi nella lettura come un pinguino accaldato. Non passano cinque minuti che lo scompartimento viene preso d'assalto da un gruppo di 8 quindicenni (i posti dello scompartimento sono notoriamente 6 e io ne occupavo uno) reduci da Gardaland e quindi traboccanti di adrenalina. Naturalmente vogliono stare tutti insieme e il mio è lo scompartimento più vuoto. Il più alto di loro, che poi si scoprirà essere Zano (nell'era di msn il nickname è il vero nome), entrando vede il libro che sto leggendo e mi fa "Lo sto leggendo anche io, ma mi sa che se vuole continuare a leggere deve cambiare scompartimento". Me lo dice con una tale simpatia e facciatosta che metto da parte il libro e mi tuffo nella conversazione con questi 8 meravigliosi quindicenni, che non appena scoprono di avere davanti un prof, scatenano la loro adrenalina sul malcapitato. Sì perchè i quindicenni quando vedono i prof nella vita quotidiana diventano voraci. Loro pensano che i prof tornati a casa si chiudano in un sarcofago e ne escano, come Dracula, solo al momento di succhiare il sangue ai loro alunni. Mi sottopongo alle tre domande di rito che il giovane prof inevitabilmente subisce: Quanti anni ha? E' fidanzato? Perchè ha scelto di fare il prof? Domande che per altro individuano il nocciolo che a loro interessa: la tua vita è una vita che vale la pena o no? Su cosa la fondi? Dopo tocca a me. Prima facciamo l'appello, come in ogni buona lezione, ma l'appello non convenzionale dei nickname. Ed ecco la mia classe: Niki, Sere, Babi, Mura, Olo, Iaci, Zano, Sim1 (one). Tutti rigorosamente mono o bisillabi, di cui ben due di origine mocciana (Moccia è il re indiscusso del nome mono o bisillabico: Step, Babi, Niki, Pollo...). Hanno gli occhi che brillano, pieni di speranza e di sogni, che la scuola, che ricomincia, naturalmente minaccia. Chiedo loro le canzoni, film, libri preferiti. Liga e Vasco dominano indiscussi. Tra i film mi stupisco di trovare un Grease e un American History X. Tra i libri brillano Moccia, ma anche L'amico ritrovato, La variante di Lunenburg e un imprevedibile Dei, eroi, uomini. Dicono che non amano leggere, ma quando tirano fuori un libro che è loro piaciuto brillano loro gli occhi e ti spiegano perchè. Hanno tanti interessi e passioni: danza, calcio, equitazione, moto... Hanno i loro locali di riferimento. Quasi nessuno fuma. Non bevono molto, ma non disdegnano qualche sbornia. Una di loro candidamente mi dice: "Dovevo scegliere tra bere e fumare, e ho scelto di fumare". Non stanno fermi un attimo, mi fanno dei giochi di prestigio con le carte, si pettinano, si abbracciano, ridono, si prendono in giro. Sono di una simpatia travolgente. Il viaggio vola via. Squilla il telefono di Sere e lei non risponde. Poi mi dice: "è mia madre, che vorrà sapere dove sono finita, ma io non rispondo". Lo dice con il sorriso di chi sta crescendo e non di chi sta facendo un dispetto. Ci salutiamo con un reciproco inboccallupo e prometto loro che il post dell'indomani (oggi) sarebbe stato loro: "Siete troppo belli per non essere raccontati". Si mettono a ridere. Ringraziano e vogliono l'indirizzo del blog. Torno a casa. Ho il cuore pieno degli sguardi semplici e meravigliati di questi ragazzi entusiasti della vita e in cerca del loro posto nel mondo, la loro storia da raccontare. Lontana l'eco della scuola dei bulli, dei violenti, dei borderline... quella che ci fanno vedere in tv, che però è solo una piccola percentuale. La scuola è questi 8 ragazzi, più o meno studiosi, ma pieni di quella vita che io ho la fortuna di incoraggiare e aiutare a svilupparsi.

lunedì 26 maggio 2008

Shit City Utopia

Shit City è una città piena di rischi. Il primo è che non esista. Un'isola che non c'è. Una città invisibile. E allora Prof 2.0 osserva la mappa di Shit City per capire cosa sia esattamente. Una città utopica. Utopia è una bella parola. La coniò un grande umanista inglese, morto per non aver avallato le voglie adulterine del suo re. La coniò con studiata ambiguità: potrebbe infatti indicare sia un luogo ideale (eu + topos: ben-luogo) sia un luogo impossibile (ou + topos = non-luogo). Questa ambiguità caratterizza Shit City. Un luogo che non esiste ed è un'aspirazione di bellezza. Un luogo che può cominciare ad esistere solo come aspirazione, ma poi i mattoni per costruirlo sono le persone che vi si aggirano. L'importante è rimanere ancorati al reale e non perdersi nelle suggestioni di mondi possibili. Esistono educatori bravissimi nell'arte della scrittura di trattati di pedagogia, ma poi i loro figli sono complessati, perchè avevano bisogno dei genitori reali, troppo impegnati a scrivere i loro trattati. Cambiare il mondo a parole è facile e comodo. Shit City cominicia in un non-luogo-ideale e prosegue nelle vite reali: incontri, conoscenze, email, amici, gioie, dolori, amori, disamori, errori... Solo questa continuità la rende abitabile e non una fuga, ma una nostalgia che ispira la costruzione di una nave con cui prendere il largo. In fondo tutta l'arte aspira all'età dell'oro e l'arte vera suscita la nostalgia di luoghi non ancora reali, che però possono diventarlo. Allora Prof 2.0 fa sua una preghiera di quello stesso umanista inglese, che la vita se l'è giocata per un luogo che riteneva più reale di quello fatto di compromessi inaccettabili e di comodo, un luogo tanto fortemente desiderato che viene il sospetto essere persino più reale di quello tangibile con i cinque sensi:

Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere.
Thomas More

martedì 15 aprile 2008

La "cinica" o la "rosea" realtà?

Pomeriggio. Ore 17. Prof 2.0 è nell'aula magna di un liceo pubblico di Palermo per un incontro con i ragazzi sul cinema contemporaneo dal titolo "L'amore è per sempre... Solo nei sogni?". Ci sono circa 150 volti caotici (il volto dei 15-16 anni), il volto su cui si combatte una battaglia meravigliosa e cruenta: la ricerca dell'ordine su quel volto. Ordine che una volta trovato consentirà alla bocca situata al centro di quel volto di pronunciare la magica parola "io", senza tremare e avere dubbi.
Prof 2.0 parla dell'amore secondo Moccia, secondo Muccino, secondo l'Italia del cinema che incassa di più (Notte prima degli esami, Come tu mi vuoi...) e, dopo aver "studiato" questi film si è convinto che il colpo di fulmine (risolto per lo più in una scopata) non basta a raccontare l'amore tutto intero. Prof 2.0 spera un amore più grande. Un amore il cui fondamento non è il colpo di fulmine, destinato a durare al massimo quanto il tuono che lo segue, un amore il cui obiettivo non è solo "mi fai stare da dio", ma "mi sforzo di farti stare da dio! Costi quel che costi, anche sofferenze, giorno per giorno e per sempre". Ma la parola "per sempre" divide i 150. Una compagine di agguerriti ottimisti e un gruppo di scatenati pessimisti. Gli uni affermano che la parola "per sempre" abbia senso, ma solo se la volontà e la fiducia hanno ancora un senso. Gli altri sostengono che bisogna partire dalla "cinica realtà" (nesso poeticamente postmoderno), che l'amore "per sempre" non si può neanche promettere, perchè non ci sono più certezze, tranne una: la morte. Prof 2.0 assiste felice e impara dalla rabbia degli uni e degli altri: tutti cercano l'amore tutto intero e se la prendono con un mondo che non ci crede più e non li aiuta a crederci, e si difendono o attaccano con l'ottimismo o il pessimismo ad oltranza. La "cinica realtà" o la "rosea realtà" degli splendidi quindicenni senza mezze misure ci obbligano a cercare, anche per loro, il giusto mezzo: la realtà e basta!