Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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domenica 15 novembre 2009

Immaturità

La quasi totalità delle incomprensioni con gli adolescenti deriva dalla dimenticanza. Dimentichiamo che le risposte raggiunte da adulti sono un risultato: il risultato di un processo che ha avuto inizio proprio nell'età di chi ci sta di fronte. E chissà quanta vita, dolore e lotta per raggiungere quel risultato. Poi però quando abbiamo le risposte, paradossalmente dimentichiamo tutta questa vita, dolore e lotta. Come uno che dimenticasse il sudore, l'acqua e il lavoro richiesti, perché l'albero che ha piantato anni prima producesse la mela che sta addentando adesso.
Chi ci sta di fronte allora diventa stupido.
Ma non è più stupido dire al seme contenuto nella mela che stiamo mangiando:
"Sei un immaturo!" ?

La verità è una storia, non un'istantanea.
Educare è ricordare.

lunedì 2 novembre 2009

Ai miei colleghi

Ecco alcuni passi di una bellissima lettera che una giovane docente ha scritto recentemente alla sua professoressa del liceo, dimostrando che tutto quello che seminiamo prima o poi darà frutto... Anche dopo 20 anni!

Cara professoressa X,    
       si ricorda di me? Sono Y.Z., sono stata sua alunna presso il Liceo Scientifico di *** se non ricordo male nell’anno ’88-’89.
Ho recuperato il suo indirizzo cercando in Internet: sapevo che spesso gli insegnanti figurano nelle pagine del sito della propria scuola nell’orario ricevimento e speravo di trovarla.
Se l’ho cercata è perché stamattina mi è successo un fatto curioso: ero in sala professori… ebbene sì! Appunto, anche io sono diventata professoressa di lettere! Già allora lo desideravo e lo progettavo, ne era al corrente?
Stamattina dunque avevo con me il libro di storia del Liceo in modo da approfondire la lezione; in questi anni avevo sempre usato quello di mia sorella, quando ne avevo bisogno, forse per questo non mi è mai capitata sotto mano la pagina che ho fotocopiato e che le invio. La guardi: è l’ultimo foglio di questa lettera. Fatto? Allora? Che effetto le fa? Non ricordavo più di averla ritratta; appena ho visto quello schizzo ho trovato divertente inviarglielo. E’ incredibile come passa il tempo, vero? Stamattina stavo preparando per i miei alunni quella pagina che vent’anni fa lei ha preparato per noi.       
Volevo gettare un ponte sopra il tempo.
A volte pare di avere bisogno di un messaggio dal passato per dare senso alle cose del presente ed ora so che da professori spesso non si vedono germogliare i semi che si piantano, che spesso si ha bisogno di un messaggero che ritorni a raccontarci, che ci dica che a qualcosa è servito. Eccomi qui. 
Io la ritraevo durante la lezione. Forse questo significa che non ero sempre concentrata sui concetti storici, ma probabilmente significa anche che per me lei era un punto di riferimento.      
Ricordo una verifica di Kafka in cui mi aveva dato 9; l’avevo preparata sul Guglielmino di quinta Liceo e quel voto mi aveva insegnato ad andare a fondo, a capire la letteratura, a cercare testi più approfonditi di quelli in uso. Ricordo che soffrivo di insonnia e un giorno avevo appoggiato la testa sul banco, lei girava tra di noi, avevo chiuso gli occhi e lei col libro aveva fatto la prova se fossi sveglia, facendo ridere la classe (anch’io avevo riso, non credo di aver mai più ceduto alla stanchezza in pubblico…). Ricordo un mio commento alla vigna di Renzo, anche quello apprezzato da lei, e che mi aveva insegnato il piacere dell’interpretazione critica di un testo letterario. Ricordo un’interrogazione di storia ben preparata e, in attesa del mio turno, durante l’interrogazione del compagno, ripreparata dal punto di vista formale-lessicale: 8 e mezzo, che mi aveva insegnato come la forma valorizzi il contenuto e come valga la pena di approfondire ulteriormente una preparazione già ritenuta buona.  
Ecco, torno per raccontarle alcuni semi che hanno dato i loro frutti, così, se lavorare a volte è difficile, potrà cercare qui un po’ di energia: dopo tutto, il nostro è un bellissimo lavoro, non è vero?   

Con affetto

giovedì 17 settembre 2009

Necrologio

La poesia è ufficialmente morta. L'ho capito oggi in classe lavorando con i miei ragazzi su cosa credono che essa sia.
Generazioni di professori l'hanno ammazzata. E forse anche qualche poeta...
L'hanno sostituita con la critica alla poesia.
L'hanno resa astrusa, lontana, bizantina.
La poesia non è caviale, la poesia è la cosa più quotidiana che io conosca.
La poesia non è un abito da sera, ma un paio di jeans.
La poesia è la luce in fondo al tunnel e il buio dentro il tunnel.
La poesia è ciò che esiste tra le righe.
La poesia è il gioco più serio che io conosca.
La poesia non vale nulla e perciò non ha prezzo.
La poesia è la ghigliottina dei luoghi comuni.
La poesia è il vero soggetto della grande prosa.
La poesia è il borseggiatore della realtà.
La poesia non è fatta di parole, ma di cose. Di parole divenute cose.
Della poesia non si parla, si fa esperienza.
La poesia è pensare con la pelle.
La poesia non si critica, si impara a memoria.

La poesia è un mistero e per questo oggi non è di casa.

mercoledì 17 giugno 2009

Maturità è un elemento imprescindibile...

Da una mail di una collega conosciuta tramite il blog, dedicata a tutti i maturandi, in questo momento di sofferenza...

"Volevo chiederti se scriverai qualcosa sulla maturità. Mi par di capire che lavori solo al biennio, ma l'ansia è tanta per i maturandi e molti, fra una pausa di studio e l'altra, cercano in Internet sollievo alle proprie pene, peraltro digitando sempre e solo 'maturità'. Penso che la tua carica di ottimismo e buon umore potrebbe essere un buon viatico, perché non scrivi qualcosa anche per loro? Per esempio che nonostante il rigetto e la paura che credono di provare, poi la si ricorda per tutta la vita con nostalgia. Io ricordo la mia con nostalgia. Ricordo che mia mdare, insegnante elementare, aveva saputo in mattinata i titoli dei temi ed aveva previsto con precisione millimetrica (le mamme...) quale traccia avrei scelto io e quale mia sorella. Per partecipare al nostro supplizio -ma anche a quel momento così importante!- si era messa a scrivere il tema, a casa, per farci compagnia da lontano. Sono appena andata su eduscuola a vedere il titolo d'allora... mio Dio! E chi se lo ricordava? Neppure il titolo, mi è rimasto. Triste, vero? Avrei dovuto scrivermelo subito, tutto il tema, di ritorno a casa, per ricordo... e invece... Ricordo solo che dopo gli orali, tornando a casa, mi sentivo arrivata. C'era una chiesetta microscopica, lontana tra i campi di grano, lungo il ritorno. Amavo guardarla, era un quadro inglese... ricordo di averla guardata intensamente, quel giorno, volutamente fissando la memoria di quel momento in quell'elemento del paesaggio. Brunella Gasperini in un suo racconto -Non mettete l'olio al cancello, il più bel racconto che io abbia mai letto- scrive che ci sono i fantasmi del nostro passato, nei luoghi e nelle cose. Mi ha suggestionato a tal punto, questo pensiero, che quando torno in alcuni luoghi mi immagino di trovarci la me stessa di tanti anni fa, che non poteva pensare, nemmeno immaginare a quella che sono ora, che non avrebbe creduto che sarei ripassata di lì in un nuovo ruolo, con la consapevolezza di chi si trova adulto e pensa al sé di quando era adolescente. Quando passo per quella strada, al ritorno da scuola, a volte volgo lo sguardo a quella chiesetta e penso a me insegnante (!) e a me studentessa appena 'maturata', che ritornava a casa sua dopo aver chiuso per sempre una parentesi importante. E in quel momento in cui il presente ricorda il passato, in cui rivedi i tuoi vent'anni e ti mancano, è come sapere meglio chi sei stato e chi sei ora".

E voi che ricordi avete della vostra maturità?

martedì 16 giugno 2009

Il peso della firma

Firmiamo continuamente senza rendercene conto.

Queste sono le firme che non scorderò:

La mia prima giustificazione scolastica da diciottenne.

La correzione del primo compito da professore.

Il registro dei testimoni per il matrimonio di mio fratello.

Oggi: il contratto per il mio romanzo, che uscirà con Mondadori a gennaio.

Tutte queste firme le ricorderò, perché nome e cognome per esteso, al momento della firma, pesavano quanto la vita che c'era dietro. Pesa nel ricordo la vita che pesa.
Il nome e cognome pesano quando ci si prende delle responsabilità, cioè quando si risponde alle chiamate della vita con un bel: Eccomi! Sottoscrivo! Come durante l'appello a scuola...

Invece l'anonimato è, oltre che insostenibilmente leggero, troppo comodo e assai spesso mortifero... Un alunno che risponde all'appello poco convinto perderà quella giornata. Un amore che diventa anonimo muore.

Sarà per questo che alla fine della vita sarà consegnato a ciascuno un sassolino bianco con su scritto il proprio vero nome?

sabato 14 marzo 2009

La Casa di Piccoli Cubi

Quando la casa è la rappresentazione fisica di una vita. Malinconico, ma bellissimo.

mercoledì 11 febbraio 2009

Nostalgia

Abbiamo cominciato l'avventura della lettura integrale dell'Odissea. A più voci. Ognuno interpreta dei personaggi e io faccio il narratore. Faticoso è vero, ma bello, bellissimo. Una sfida che solo sulla durata mostrerà la sua forza. E come sarà bello un giorno poter ricordare: "Mi ricordo ancora Euriclea (la "nonna") e Telemaco (che risponde sempre "giudiziosamente") e Penelope (con il suo ingresso alla Greta Garbo e la sua paziente attesa tutta femminile) e i pretendenti (che magnano e bevono) e Atena (straordinaria trasformista)... Mi ricordo ancora che la leggemmo tutta... con quel pazzo del prof, come si chiamava...?" e non invece "Io non ricordo cosa abbiamo letto, dei pezzi di qualcosa, boh... non mi ricordo neanche chi avevamo come prof... forse un'antologia...".

Le due parole più ricorrenti nei primi due libri dell'Odissea sono "ritorno" e "ricordo/dimenticanza". Il centro vitale dell'uomo è rimanere ancorato ai suoi legami più profondi, e ritornare ad essi, anche dopo un lungo errare lontani da Itaca. La grande minaccia è dimenticare: dimenticare il ritorno, dimenticare i legami, dimenticare chi si è e da dove si viene.
Ulisse è l'eroe del ritorno e del ricordo. Ulisse lotta contro l'oblio di sé stesso e della sua storia.
Per questo la nostalgia (dolore del ritorno) è un sentimento tra i più straordinari del cuore dell'uomo: quella inquietudine di non essere a "casa" mista alla dolcezza del desiderio del "ritorno" ad essa. Ci mette in moto verso casa. E casa vuole dire: legami.

martedì 27 gennaio 2009

Diffido dell'istruzione

Oggi - in occasione della giornata della memoria - il direttore della scuola mi ha fatto trovare una bella lettera del preside di una scuola americana ai suoi insegnanti, da commentare ai ragazzi in classe. Lo abbiamo fatto e ne è nata una discussione interessante. Alunnamilledomande mi ha chiesto di mandarla via mail. La copio qui di seguito.

Caro professore,
sono un sopravvissuto di un campo di concentramento.
I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti, bambini uccisi con veleno da medici ben formati, lattanti uccisi da infermiere provette, donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università.
Diffido - quindi – dell'istruzione.
La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti.
La lettura, la scrittura, l'aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani.
(Anniek Cojean, Les memoirès de la shoah)

Queste parole mi sono servite a riflettere sul mio mestiere: un'istruzione disancorata dalla verità sull'uomo può dare luogo a terribili aberrazioni. Queste parole mi hanno ricordato il bello e recente film "La Rosa Bianca": la vera storia di un gruppo di ragazzi tedeschi, veramente istruiti ad essere uomini, che si opposero al regime nazista e pagarono con la vita. Lo consiglio a tutti.

***
"Comprendere non significa negare l'atroce... Significa piuttosto esaminare e portare coscientemente il fardello che il nostro secolo ci ha posto sulle spalle, non negarne l’esistenza, non sottomettersi supinamente al suo peso. Comprendere significa insomma affrontare spregiudicatamente la realtà qualunque essa sia" (H.Arendt, Le origini del totalitarismo)

martedì 16 dicembre 2008

Pronomi

Ci sono momenti in cui per far memorizzare qualcosa ai propri alunni è necessario tornare alle elementari e far pronunciare in coro tutti i tipi di pronomi conosciuti, in modo che la cantilena di categorie e sottocategorie rimanga ben impressa nella loro mente. L'esperimento è accolto con divertimento, sino a trasformarsi in risate incontrollabili... Mi chiedo come mai. Sarà il ritorno ai banchi delle elementari, quando ripetevamo in coro numeri, tabelline, lettere e parole? Sarà la vicinanza delle vacanze che mettono allegria? Sarà la grammatica?

- Prof assomiglia alla professoressa Fullin!
- Non la conosco...
- Quella di Zelig! Le mandiamo un video!




Ogni tanto un po' di Zelig ci vuole anche a scuola. Soprattutto nell'ora di grammatica sui pronomi, purché serva a imparare meglio!
E chi l'ha detto che scuola fa rima con tristezza?
Fullin 2.0.

***
"Nutre la mente soltanto ciò che la rallegra"
Agostino, Confessioni

sabato 13 dicembre 2008

Il pianoforte



Amo molto il pezzo di Yann Tiersen e mi sono imbattuto in questo video. Vi regalo entrambi.

domenica 23 novembre 2008

Il mio primo libro

In un commento mi si chiedeva di fare un elenco di libri da consigliare. Non amo molto stilare liste, preferisco piuttosto, come già in precedenza, commentare ogni tanto qualche titolo, ma vedremo di trovare un compromesso. Intanto posso trasmettere, per quel che vale, tre regole a cui mi attengo prima di consigliare (non leggere, consigliare) un libro:

1) che io lo abbia letto
2) che il libro abbia superato la prova del tempo e, se recente, chiedermi se la supererà (qualcuno ha dubbi su quanti leggeranno Moccia tra 100 anni?)
3) che il libro porti alla realtà con rinnovato stupore: per l'uomo e per la creazione

***

«Caro mio, ci sono persone che non potranno mai arrivare in Fantàsia», disse il signor Coriandoli, «e ci sono invece persone che possono farlo, ma che poi restano là per sempre. E infine ci sono quei pochi che vanno in Fantàsia e tornano anche indietro. Come hai fatto tu.
E questi risanano entrambi i mondi»
M. Ende - La storia infinita

Il mio amore per la lettura comincia in quinta elementare con questo libro. Il primo che ho comprato per scelta, insieme a mio papà. Il primo almeno di cui abbia memoria (quindi il primo) e il primo che abbia riempito il mio mondo di bambino di un desiderio infinito di scoprire i segreti del mondo e raccontarli.

Quale è il primo libro di cui avete memoria?

ps. ho sostituito il video del post di venerdì di cui non si sentiva l'audio (grazie a Baffo per la segnalazione e grazie a P. per la citazione della Storia Infinita: ottimi alunni della classe 2.0).

martedì 18 novembre 2008

Leggere o non leggere? Questo è il problema

Ho chiesto ai miei alunni cosa ne pensassero. In mezza colonna. Non di più.


"La lettura è la possibilità di sognare, di immedesimarsi nel personaggio del racconto, una sorta di distacco dalla realtà. Quante volte ci è capitato di leggere un libro e di essere travolti dal racconto, di venire sconvolti dalle parole dello scrittore, che ci rimangono impresse nella mente come fossero scritte col fuoco. La lettura è avventura, è l'emozione che si prova quando si passa dall'angolo del letto della propria stanza alla Francia rivoluzionaria del 1700, dove un profumiere psicopatico è intento a creare il più buon profumo del mondo"

"Chi legge molto impara e riesce a vedere il mondo in modo differente, ragiona su tutto quello che gli si pone davanti e non fa mai scelte affrettate. Impara che la pazienza è una virtù importantissima e si accorge di come è fatto il nostro mondo. Naturalmente questo dipende dai tipi di lettura che si intraprendono..."

"Come tutti i ragazzi della mia età preferisco trascorrere le giornate in compagnia piuttosto che in solitudine. La lettura è un momento solitario che non posso condividere. Eppure, quando leggo, non mi sento solo. La lettura, se affascinante, mi trasporta in un altro mondo, dove sono i personaggi a farmi compagnia con le loro storie... Leggere un libro è stare in compagnia di una storia e di un altro me stesso"

***

"Fra i diversi strumenti dell'uomo, il più stupefacente è, senza dubbio, il libro. Gli altri sono estensioni del suo corpo. Il microscopio, il telescopio, sono estensioni della sua vista; il telefono è estensione della voce; poi ci sono l'aratro e la spada, estensioni del suo braccio. Ma il libro è un'altra cosa: il libro è un'estensione della memoria e dell'immaginazione."
Jorge Luis Borges
(Ringrazio un'amica per questa citazione)