Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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giovedì 17 settembre 2009

Necrologio

La poesia è ufficialmente morta. L'ho capito oggi in classe lavorando con i miei ragazzi su cosa credono che essa sia.
Generazioni di professori l'hanno ammazzata. E forse anche qualche poeta...
L'hanno sostituita con la critica alla poesia.
L'hanno resa astrusa, lontana, bizantina.
La poesia non è caviale, la poesia è la cosa più quotidiana che io conosca.
La poesia non è un abito da sera, ma un paio di jeans.
La poesia è la luce in fondo al tunnel e il buio dentro il tunnel.
La poesia è ciò che esiste tra le righe.
La poesia è il gioco più serio che io conosca.
La poesia non vale nulla e perciò non ha prezzo.
La poesia è la ghigliottina dei luoghi comuni.
La poesia è il vero soggetto della grande prosa.
La poesia è il borseggiatore della realtà.
La poesia non è fatta di parole, ma di cose. Di parole divenute cose.
Della poesia non si parla, si fa esperienza.
La poesia è pensare con la pelle.
La poesia non si critica, si impara a memoria.

La poesia è un mistero e per questo oggi non è di casa.

venerdì 5 giugno 2009

10...9...8...7...6...

C'è chi conta i giorni che mancano alla fine della scuola. C'è chi addirittura conta le ore o i minuti che mancano. Lo fanno tutti: alunni e prof. Tutti fanno il conto alla rovescia. Come se la vita vera cominciasse l'ultimo giorno di scuola. C'è qualcosa di strano in questo. Qualcosa che non mi convince del tutto e che appartiene a un mondo in cui i giorni della settimana esistono come attesa del week end, che poi inesorabilmente lascia più stanchi di come ci si è arrivati. C'è sempre un conto alla rovescia, per una vita più vera, che però poi magari non arriva. E ricomincia il conto alla rovescia. Forse si tratta di controllare la rotta, prima di essere delusi dall'ennesima partenza... o godersi un po' di più la bellezza del non plus ultra quotidiano.

ps. sia chiaro che anche io sono un tifoso delle vacanze e del riposo, ma inteso come cambio di occupazione. Finalmente avrò più tempo per dedicarmi a persone e cose che amo.

venerdì 29 maggio 2009

Gente-metropolitana

La metropolitana di Shit City è un luogo dove la vita pulsa e un po' anche puzza, ma la vita è così pulsa e puzza allo stesso tempo. Capita di vedere un giovane papà con il bimbo di 5 mesi incollato alla pancia con una di queste fasce portabimbi modello canguro e un intero vagone che partecipa ai sorrisi del bimbo e ai racconti del giovane papà sulla sveglia alle 5 di mattina e sulla gioia di sudare a causa di quel bambino incollato alla pancia, quasi che lo volesse gestare anche lui. E capita anche di sbirciare nei libri che leggono gli altri persi tra una pagina della Yourcenar e una di Pennac, con i volti che si trasformano come si guardassero allo specchio, manifestando inconsapevoli: sorrisi, incertezze, meraviglie, tristezze...
C'è anche chi ascolta musica e muove la testa, la gamba, il piede noncurante del ritmo del treno e dei fischi dei freni e dei messaggi nelle stazioni. C'è chi rilegge sms e sorride o chi li compone e sorride. Chi dorme perchè ha lavorato e chi dorme perchè non ha lavorato. Chi parla perchè è amico, fidanzato o marito. Chi si trucca perchè è in ritardo, chi si strucca perchè qualcun altro è arrivato in ritardo o non è arrivato per niente. C'è chi ha i sacchi della spesa e chi ha un cane e gli parla del mondo che vede o che non vede. C'è chi spinge, chi osserva famelico, chi si guarda nel riflesso del vetro tra un buio e l'altro alla ricerca dell'immagine da regalare alla luce. E qualcuno ogni tanto accompagna il ritmo della vita con una fisarmonica stonata.
Decisamente la metropolitana è piena di persone reali e viaggiarci dentro fa bene a fuggire dal reality in cui vogliono ingabbiarci.

giovedì 14 maggio 2009

I love shopping

In giro con una sorella di passaggio da queste parti, non ho tempo di scrivere.
Anche i prof ogni tanto devono andare a fare shopping...

mercoledì 13 maggio 2009

Ordinaria follia scolastica

Si parla di cosa cerca una persona in una relazione.
Chiedo ad Alunnopianista:
Secondo te cosa cerca un ragazzo in una ragazza?
Alunnopianista ci pensa ma Alunnapianistanachelei lo brucia sul tempo:
Le sporgenze...

***

Prof è tutta colpa sua.
Cosa ho fatto?
Io volevo fare l'avvocato, adesso mi sono appassionata troppo alla letteratura, voglio leggere racconti, romanzi, approfondirli, afferrarne i segreti...
Io mi sono limitato a metterteli sotto gli occhi. La colpa è tua se ti sei appassionata...
Mi sono fregata...
Il cuore ti ha fregato. E comunque non abbandonare l'idea dell'avvocato, non si sa mai...

***

Davanti ad uno schermo illustro un power point, ma la classe non c'è: si distraggono, si fanno dispetti, parlano. Allora perdo la pazienza.
Torniamo in classe.
Rimango in silenzio negli ultimi 5 minuti di lezione.
Il mio silenzio diventa il loro silenzio.
Si fa lezione anche così. Col silenzio, ma per riaffermare la parola.

martedì 5 maggio 2009

Messaggi subliminali

Entro in una libreria vicino casa. Una delle attività che mi rilassa di più è leggere i riassunti dei romanzi in quarta di copertina e mescolare storie differenti e personaggi diversi. Tra i libri che sfoglio mi imbatto in una raccolta di saggi dal titolo La necessità dell'amicizia, di un autore che conosco: ma sì è mio fratello (pubblicità non occulta).

Quello stesso pomeriggio un amico mi legge alcuni brani di un romanzo che prima o poi affronterò e che sembra essere il nuovo Guerra e Pace e, guarda caso, anche quelle pagine parlano di amicizia:

L’amicizia è uno specchio in cui l’uomo si riflette. A volte, chiacchierando con un
amico impari a conoscerti e comunichi con te stesso… Capita che l’amico sia una figura silente, che per suo tramite si riesca a parlare con se stessi, a ritrovare la gioia dentro di sé, in pensieri che divengono chiari e visibili grazie alla cassa di risonanza del cuore altrui. L’amico è colui che ti perdona debolezze, difetti e vizi, che conosce e conferma la tua forza, il tuo talento, i tuoi meriti. E l’amico è colui che, pur volendoti bene, non ti nasconde le tue debolezze, i tuoi difetti, i tuoi vizi. L’amicizia si fonda dunque sulla somiglianza, ma si manifesta nella diversità, nelle contraddizioni, nelle differenze. Nell’amicizia l’uomo cerca egoisticamente ciò che gli manca. E nell’amicizia tende a donare munificamente ciò che possiede.
Vasilij Grossman, Vita e destino, pp. 341-342

Insomma casualmente mi arrivano messaggi tra loro collegati. Mi sa che Qualcuno sta cercando di dirmi qualcosa. Ieri sera telefono a mio fratello per raccontargli l'accaduto e ci facciamo una lunga e salutare chiacchierata. Oggi a pranzo con un amico, stasera pure. Forse comincio a capire...

Prof smettila di pensare alle cose urgenti e concentrati su quelle importanti...

lunedì 6 aprile 2009

Terremoti

I drammatici eventi di oggi e il mobilitarsi di tante persone mi ha fatto tornare in mente questa storia:


Per la strada vidi una ragazzina che tremava di freddo.
Aveva un vestitino leggero e ben poca speranza in un pasto decente.
Mi arrabbiai e dissi a Dio:
"Perché permetti questo? Perché non fai qualcosa?"
Per un po' Dio non disse niente.
Poi improvvisamente, quella notte mi rispose:

"Certo che ho fatto qualcosa. Ho fatto te"


Spero di ricordarmente anche nella vita di tutti i giorni: di eventi drammatici è piena la vita quotidiana (vecchi, malati, persone sole, tristi... che aspettano me). E i terremoti - se solo sapessi e volessi vederli! - sono sotto i miei occhi...

venerdì 27 marzo 2009

Per antonomasia

Questa figura retorica serve a sostituire un nome proprio con un nome comune che viene elevato a modello e simbolo di quello stesso nome o viceversa: l'Apostolo (per S.Paolo), il divino Poeta (per Dante), un giuda (per indicare un traditore), un dongiovanni (per indicare un corteggiatore spregiudicato).
Ci sono alcune "antonomasie" che non possiamo non prendere in considerazione, con preoccupazione linguistica, non moraleggiante...

La Casa: è un posto dove una serie di personaggi non ben identificati (la maggiorata, il cieco, l'idraulico, il rumeno...) non fanno niente dalla mattina alla sera.
La Fattoria: un tempo era piena di animali ("nella vecchia fattoria..." abbiamo cantato tutti) ora (la nuova fattoria) è piena di uomini, che fanno il verso agli animali e i versi degli animali.
L'Isola: un tempo era Itaca, un luogo dove qualcuno cerca di tornare nella speranza di riabbracciare i propri cari, ora è un posto dove trovi un gruppo di cretini che cercano di diventare famosi, facendo finta (al contrario della Casa) di fare qualcosa dalla mattina alla sera.
Amici: sono persone che, cercando di dimostrare di saper fare qualcosa, si scannano tra loro al ghigno compiaciuto di un terzo (preferibilmente una terza con voce da uomo) che li aizza.
Uomini e donne: sono esponenti del genere umano che si scannano in pubblico al ghigno del già citato terzo, nella speranza di accoppiarsi.

Io ancora a quei nomi associo certe emozioni, certi ricordi, certe presenze. Reali.
Cosa rappresenteranno molto presto sui loro fogli di carta i bambini quando la maestra chiederà loro di disegnare una casa, un'isola, una fattoria, un amico, un uomo, una donna?
Preferiamo il reality alla realtà.
La seconda è così ripetitiva, banale e scontata...

giovedì 26 marzo 2009

Nuove forme d'arte

In metropolitana il mio sguardo è attratto da una pubblicità di un centro di bellezza e fitness.
La trovata per attirare clienti è questa: "Liposcultura della pausa pranzo".
Ci metto un po' prima di capire che non si tratta di una nuova forma di arte contemporanea...
L'immagine che si forma nella mia testa è quella di un mostro che lavora senza posa, mangia compulsivamente tutto quello che riesce a comprare con i soldi che guadagna lavorando. Poi quando sta per esplodere rinuncia eroicamente alla pausa pranzo per farsi estrarre qualche etto di grasso accumulato. Meglio non perdere tempo di lavoro per questa forma d'arte, meglio riempire la pausa pranzo. Il mostro lavora, mangia quando e quanto può e ingrassa. Poi si fa estrarre il grasso nella pausa in cui avrebbe dovuto mangiare. Il ciclo ricomincia. Tutto comodamente seduti: lavoro, cibo, liposcultura...
Sì, senza ombra di dubbio è una forma d'arte contemporanea.
La prossima biennale dovrebbe presentare queste liposculture della pausa pranzo.
La intitolerei "La ricerca della modella perduta".
Sarebbe un successone...

lunedì 16 marzo 2009

Perfettamente quotidiano

Oggi è stato tutto così perfettamente quotidiano che non ho niente di speciale da raccontare. Lezioni a scuola. Un incontro con un amico. Una partita a squash con un altro amico. Una riunione a scuola con alcuni colleghi. Adesso (dopo il quotidiano post su Shit City per rifiatare) la preparazione di un compito per domani e la correzione di alcuni compiti di recupero. Poi un bel libro e nanna. Insomma tutto perfettamente quotidiano, con quella pericolosa minaccia della noia che fa sempre capolino sul "perfettamente quotidiano". Ma io non mi sono annoiato per niente. Amo quello che ho la fortuna di fare. Qualcuno mi accompagna.
***
"Nulla, mi raccomando, dovete dimenticare. E cosi rendete grazie al Cielo per le Chiese, i villini, la gente ordinaria, le pozzanghere, le pentole e i tegami, i bastoni, i cenci, gli ossi, e le tende a pallini". "Sta bene, sta bene" ripeteva la vittima disperata "bastoni, cenci, ossi, tende". "Tende a pallini, mi pare di avere detto".
G.K. Chesterton, Le avventure di un uomo vivo

martedì 10 marzo 2009

Che fai o chi sei?

C'è un posto dove avvengono veramente le cose, anche se le cose avvengono comunque. Anche senza di noi.
Avvengono continuamente fuori di noi, che le causiamo o no: il giorno, la notte, la scuola, il lavoro, il sonno, la veglia... Insomma la vita dell'orologio, quella esterna. Quella che ti consente di dire a che ora hai fatto o ti è accaduta una certa cosa. Si può vivere tutta la vita di questa vita. Esterna.
Ma c'è un luogo dove le cose avvengono davvero. Un luogo in cui si scopre la verità, la bellezza, il bene. Un luogo in cui si fanno scelte, si prendono decisioni e responsabilità. Da quel luogo nasce la parola IO: io sono.
Io faccio o mi accade è l'esterno. Io sono è l'interno.
Per usare il verbo essere bisogna dare spazio a quel luogo, saperlo coltivare e abitare. Senza quel luogo IO FACCIO LE COSE o LE COSE MI ACCADONO. E basta.
Invece IO SONO. IO SONO grazie a quel luogo.
Quel luogo si chiama cuore. Un uomo, una donna "senza cuore", fanno cose "senza cuore".
Eppure spesso chiediamo agli altri: e tu che fai nella vita? Come se quel "fare" fosse il centro.
E invece dovremmo chiedere: e tu chi sei nella vita? Cosa ti sta a cuore?
***
E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va dove lui ti porta.
Susanna Tamaro, Va' dove ti porta il cuore

giovedì 19 febbraio 2009

You Can't Take it with You

A cena da una famiglia di amici. Papà, mamma e 4 figli. In casa regna quella tipica disordinata-allegria-ordinata delle famiglie numerose e felici, come in quel meraviglioso film di Frank Capra che dà il titolo al post (in Italia "L'eterna illusione"). Papà e mamma accusano i segni della stanchezza di una giornata di lavoro. Ma sorridono. Sereni. Così sorridono le figlie. Un sorriso che conquista, anche la vecchia vicina di casa mezza cieca che le ha incontrate per strada. Il piccolo figlio finge di dormire e non appena sente un discorso che lo riguarda rientra in soggiorno ormai pigiamato e a piedi nudi, per poi fuggire a letto quando la mamma finge di alzarsi. Lei commenta "è come suo padre". La piccola tutta occhi e che quasi non parla (se non con gli occhi) va in giro per casa ascoltando canzoni dello zecchino e balla, balla, balla... Non mi stupisco al sentire che papà e mamma hanno da poco iniziato un corso di ballo: valzer, tango e cha-cha-cha...
Non c'è niente da fare, Aristotele aveva ragione. Ciò che l'uomo ama più di ogni altra cosa è imitare. E i figli ridono, ballano, ascoltano, lavorano, studiano, leggono... come e se lo fanno i genitori. E non c'è niente di meglio che imitare genitori felici!

domenica 8 febbraio 2009

Felice ma non troppo...

Tutti vogliono essere felici. Ogni creatura sulla faccia della terra tende alla felicità.
E allora da come riempiamo questo termine ormai stanchissimo dipende molto, troppo.
La felicità nella nostra epoca è un concetto da poter misurare. Quantitativo. La felicità non misurabile non esiste. Allora sostituiamo con un altro termine la felicità misurabile, quantitativa: successo. Oggi è felice o crede di poterlo essere chi ha successo. Il successo è massimamente quantificabile, misurabile, in termini di share, di pubblico. Per questo la tv è il luogo principe della felicità... Quanti leggono il mio blog? Pochi, molti. Da questo dipende la mia felicità. Quanti sguardi provoca il mio vestito, la mia bellezza? Quanti applausi la mia performance? Quanto guadagni il mio lavoro?
Di conseguenza, in base alla quantità, si pensa di poter determinare: intelligenza, bellezza, bravura, ispirazione... di una persona. Ma la quantità è frutto dello sforzo, della fatica, della tensione produttiva, della lotta per superare gli altri. Allora la felicità si riduce allo sforzo prodotto, alla tensione. Ci si concentra sullo sforzo per ottenere e, senza accorgersene, ci si perde la verità delle cose, la loro semplice pienezza: non scriviamo libri, non lavoriamo, non ci facciamo belli, per tenere alto il consenso attorno a noi. Questo avvelena libri, lavoro, bellezza... Scriviamo libri, lavoriamo, ci facciamo belli per amore ai libri al lavoro alla bellezza e per amore alle persone che serviamo con i nostri libri, con il nostro lavoro, con la nostra bellezza. Solo così nei casi di fallimento, insuccesso, bancarotta rimarremo sereni. Perché anche se quelle cose ci vengono tolte la felicità non dipende da esse, ma dall'amore che ci mettiamo: il bene che compiamo fa la felicità, non lo sforzo.
Fallimento e felicità sono compatibili. Tutta questione d'amore. Come sempre...

***
C'è una felicità oscura e una felicità chiara, ma l'uomo incapace di assaporare la felicità oscura, non è nenache capace di assaporare quella chiara
G. von Le Fort

venerdì 30 gennaio 2009

No time

Vi capitano quelle giornate in cui sembra di non avere tempo per fare tutto e l'ansia complica ancora più le cose? Questo cortometraggio mi ha ricordato quelle giornate, in cui l'unica soluzione è fermarsi, guardarsi dall'esterno: tesi, contratti, preoccupati... E farsi una bella risata.

giovedì 29 gennaio 2009

Medicina per alunni 2.0

Da consumarsi poco prima dell'alba.

Consultate le previsioni del tempo la sera precedente.
Prendete un balcone. Metteteci dentro una sdraio.
Sedetevi.
In silenzio, aspettate che il sole sorga e colori l'aria.
Considerate le variazioni d'azzurro.
Respirate piano.
Dite "grazie".
Se vi viene meglio: urlatelo, cantatelo, ballatelo.
Avete appena assistito al miracolo di chi brilla nel fare il suo quotidianissimo dovere.

Adesso tocca a voi.

(Non ci sono effetti collaterali e non mi venite a dire che è romanticismo, soprattutto se non ricordate quando è stata l'ultima volta)

venerdì 16 gennaio 2009

Stelle e desideri

Mi è capitato oggi di fare colazione in un bar. Una avventrice, sopravvenuta mentre sorbivo uno dei capolavori dell'arte italiana (il cappuccino), ha chiesto a una delle bariste di leggerle il suo oroscopo. Ne è nata un'accesa discussione sulla possibilità di amore con uno "scorpione". Lo scorpione in questione sembrava non dare speranze di poter stare con lei (buon per lui, dico io...). Alla fine ho dovuto svelare il mio segno, che è stato accolto bonariamente, dato che la figlia della barista è dello stesso segno. Mi ha sempre affascinato la curiosità con cui le persone leggono l'oroscopo, anche quelle, come me, che lo ritengono solo un gioco sociale.

Abbiamo un bisogno fisico di sentirci raccontare la vita in anticipo, per sapere come andrà, se sarà felice. Leggiamo l'oroscopo per lo stesso motivo per cui leggiamo romanzi e andiamo al cinema. Per vivere in anticipo. Per sperare in anticipo. Per metterci alla prova in anticipo. Per sognare in anticipo. Senza un racconto in anticipo la nostra vita è senza direzione. Tommaso d'Aquino, che certo non è uomo sospetto di creduloneria, diceva "Astra inclinant, non necessitant" (gli astri predispongono, ma non determinano), cioè influiscono solo indirettamente su alcune caratteristiche temperamentali, senza per questo determinare la libertà, che rimane intatta e salva.

Le stelle insomma quanto meno provocano nostalgia. La parola desiderio infatti viene dal latino de+sidera (sentire la mancanza delle stelle). Ben venga questa nostalgia delle stelle, che ci chiamano sempre alle cose celesti di questa terra: amore, lavoro, relazioni.

A noi rispondere.

giovedì 15 gennaio 2009

Adamo

Siamo alla nona edizione del grande fratello (minuscolo). Da 9 anni siamo tutti conniventi. I giornali ormai dedicano una rubrica fissa alle vicende della "casa", che tutti sanno cosa è: "la casa" per antonomasia. Peccato sia finta! E quest'anno il senso di realtà ci investe con forza perché nella "casa" entrano - oltre alle curve debordanti di sempre, per il lupo affamato di carne che è in noi - il cieco, il rom, la volontaria... Quanta realtà nel reality!

In ogni vita, in ogni epoca è importante il rapporto con la realtà, è l’unica cosa che conta. Una persona è un io situato in precise circostanze spazio-temporali con tutto quello che contengono. Uno diventa quello che frequenta. Uno diventa le parole che ascolta. Uno a partire dai 30 anni è responsabile della faccia che ha. I ragazzi dopo 10 anni di grande fratello che faccia avranno?

Realtà viene dal latino: c’è dentro la res, la cosa, la concretezza, il toccare, il vedere, la fisicità. Cosa intendiamo dire quando affermiamo che “una cosa è reale”?
In ebraico realtà “terrestre” si dice "adhàm" (adamo): colui che è fedele alla terra, alla realtà. Questo è l’unico modo che abbiamo di essere davvero persone umane: recuperare il rapporto con la realtà. Il rischio è quello di confondere finzione e realtà. Il rischio è quello di non vivere: stare davanti al gf9 non è vivere. E non vivere è un peccato: il peccato, di qualunque tipo sia, è sempre una perdita di tempo. Sempre.

Se tutti per due serate spegnessimo il gf sarebbero costretti a rimborsare un sacco di soldi e a chiudere il programma. Sarebbe così semplice. Ma noi sotto sotto vogliamo quella realtà, perché è comoda, perché la realtà vera, quella di Adamo, ci fa paura, ci fa schifo. Puzza!
Nella casa di Adamo si lavora e nella casa del gf non fanno un cazzo dalla mattina alla sera. .. Nella casa di Adamo la gente muore (di malattia, di guerra, di vecchiaia...) e nella casa del gf la morte non esiste e neanche i vecchi... Nella casa di Adamo la gente nasce, cresce e fatica ad arrivare a fine mese a causa della crisi e nella casa del gf tutti giocano a vivere dalla mattina alla sera come nel paese dei balocchi. Salvo poi trasformarsi in asini. E noi da casa votiamo l'asino più asino di tutti. L'Adamo meno adamo di tutti.

Spegni il gf e vivi Adamo! A questo sei chiamato! Il cieco, il rom, l'amico, l'amica, la sorella, il fratello, il collega sono accanto a te! Li puoi toccare. Sono reali. Reale è il tempo che dedichi loro. Ne va della tua felicità. Solo chi è fedele alla terra vive. Solo chi è fedele alla terra trova la felicità.

martedì 13 gennaio 2009

Ettore

Il personaggio che amo di più nell'Iliade è Ettore. Forse la grandezza dell'Iliade sta nel fatto di entrare con profondità tutta nuova nel cuore dei vinti, degli sconfitti. All'altisonante e a volte ridicola iattanza di Agamennone, Achille, Diomede e persino Ulisse, fa da contraltare la grandezza tragica di Ettore e la sua famiglia. Oggi abbiamo letto in classe il passo in cui, egli, sicuro di morire e schiacciato dalla responsabilità per il suo popolo, incontra la moglie e il figlio. Alcuni ragazzi, e non scherzo, si sono commossi: quando Andromaca, che ha perso padre, madre e fratelli a causa di Achille, dice al marito "tu sei per me padre e nobile madre e fratello; tu sei il mio sposo fiorente"; quando Ettore ancora sporco dalla battaglia e armato cerca di abbracciare il figlio che si ritrae spaventato e solo quando il papà si è tolto l'elmo chiomato si lascia abbracciare e baciare; quando Ettore porge il figlio alla moglie e lei "sorride in mezzo al pianto e lo sposo si intenerisce a guardarla, l'accarezza con la mano" e le dice "il fato, ti dico, non c'è uomo che possa evitarlo, sia valoroso o vile, dal momento che è nato". Tutta la tragedia è concentrata nel cuore di Ettore, schiacciato tra la responsabilità, la sete di gloria, il fato a cui non può sottrarsi e la nostalgia infinita del figlio e della moglie.
Rileggete il libro VI dell'Iliade dal verso 369 al 502 (o magari tutto...). Forse direte come Alunnasensibile "Prof mi ha messo una tristezza infinita": avrete detto la cosa giusta.

Io sto con Ettore, eroe malinconico, come tutti noi, quando siamo costretti a combattere e, nostro malgrado, a perdere quello a cui teniamo di più.
Un giorno se ci riesco gli dedico un racconto...

giovedì 8 gennaio 2009

Dai tempo al tempo

Vedo alunni andare spesso in crisi perché vogliono ottenere risultati subito. E non riescono. Vedo adulti andare in crisi perché corrono corrono corrono per raggiungere risultati che a volte non arrivano e se arrivano non erano così esaltanti come si aspettavano. E allora ricominciano a correre. E prima o poi vanno in crisi anche loro.
Ci siamo dimenticati che viviamo nel tempo? Che il nostro cuore e la nostra mente colgono, capiscono, amano, gradualmente? Ci siamo dimenticati che il senso della nostra vita non sono i risultati sul lavoro? Il lavoro è un mezzo non un fine.
Si lavora per vivere (non viceversa). Si vive per amare.

Vivere è vivere nel tempo: cioè essere pazienti.
Per l'uomo paziente il tempo non è mai un nemico. Presto o tardi porta solo cose buone, perchè è nella mani di colui che "move il sole e le altre stelle", come direbbe Dante. Solo così si gusta persino l'attimo fuggente. Il tempo ci chiede di essere disponibili e fa di noi ciò che realmente siamo. Non è passività, ma realismo.
L'amore ha bisogno di tempo. Non tutto e subito.
La verità richiede tempo. Non tutta e subito.
Il tutto e subito è proprio del bambino e del suo pensiero magico.
E a volte ci ritroviamo disillusi e piagnucolanti perchè siamo ancora bambini egocentrici.
E la realtà invece ci guida, lentamente, verso la piena maturità, se ci diamo tempo: la pazienza di accoglierlo come viene.
Me ne rendo conto con l'insegnamento. Anche io vorrei tutto subito. Quando lo faccio rovino me e gli alunni. Ci vuole pazienza. A poco a poco. Gradualmente. Presto o tardi i frutti arrivano.
***
La pazienza vince sempre, essa non sarà mai sconfitta e rimane sempre donna
Caterina da Siena

mercoledì 7 gennaio 2009

Grazie al cielo!

Nevica da due giorni (la foto lo dimostra...). Le macchine sono pandori ambulanti. Le strade deserti freddi, tracciati da Suv che, per la prima volta, trovano una ragion d’essere che non sia la volontà di potenza. Gli alberi piegati dal dolce carico fioriscono in un'apoteosi di fiocchi bianchi come fiori di ciliegio. Prof 2.0 guarda il cellulare da quando si è svegliato e spera che arrivi il fatidico messaggio: la scuola è chiusa. Nulla.
La gente per strada è più buona, a differenza di quando finiscono le feste. Sarà la neve che rende tutto e tutti più immacolati, con il suo legare misteriosamente terra e cielo, come la pioggia non sa fare. La scuola è semideserta. Tanti hanno rinunciato, tanti non ce l’hanno fatta ad arrivare. I pochi alunni sopravvissuti si sentono in vacanza. Prof 2.0 li rimprovera per questo loro atteggiamento fancazzista nevaiolo. Cosa dovrebbe mai cambiare un po’ di vapore acqueo condensato che copre tutto nascondendo il grigio e rendendolo meraviglioso e aggraziato? Già. Cosa? Ipocrita. Prof 2.0 ipocrita! Tu che avevi aspettato lo stesso messaggio che aspettavano loro. E tu sei un adulto! E non solo tu. I tuoi colleghi, anche quelli insospettabili, ti confidano che speravano nello stesso messaggio... Tutti uguali: prof e alunni, questi sinceri i primi no... Tutti presi dalla smania del bianco. Trascorrono le ore di lezione in modo più piacevole e disimpegnato, dato il numero di assenti. Quando Prof 2.0 esce da scuola ammira lo spettacolo più bello: i bambini della materna giocano con le maestre nel cortile della scuola a palle di neve. Loro sono gli unici che hanno capito. Noi adulti abbiamo fatto anche oggi il nostro stupido dovere.
Sembra che domani e dopodomani la scuola resti chiusa.
Non siamo ipocriti: grazie al cielo!