Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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domenica 19 aprile 2009

Quello che c'è

Ieri ho passato una giornata insieme ad un amico. Oltre ad avere salvato il mondo e la letteratura almeno un paio di volte (cosa che puoi fare solo con i veri amici), abbiamo salvato anche un po' noi stessi, che è quello che veramente due amici possono fare reciprocamente.
Come?
Aiutandosi a vicenda ad essere fedeli a se stessi.
Il mondo ci appiccica addosso attese, sogni fatui, ansie, angosce... e questo a volte ci fa perdere di vista "quello che c'è".
Solo chi ci vuole bene davvero può fare da specchio non deformante.
Ne sono sempre più convinto, solo chi ha amici veri (o che lottano per esserlo) rimane fedele a se stesso.

"Secondo te dovrei mollare tutto e iscrivermi ad un corso di biotecnologie? Sarebbe più utile..."
"Secondo me dovresti leggere questo romanzo e scriverne un altrettanto bello. Questo sarebbe utile"
"Perché?"
"Perché sei fatto per questo"

martedì 17 marzo 2009

Mutazioni e integrità

Di giorno in giorno le "mutazioni" dei miei alunni sono piuttosto evidenti, con il conseguente scombussolamento interiore e lo specchio che può diventare un'ossessione. Ma in fondo lo specchio, di fronte al quale i miei alunni perdono le ore, è segno che qualcosa sta cambiando, non solo fuori, ma anche dentro di loro. Si rendono conto che quello che si vede sulla superficie dello specchio non esaurisce il "chi sono". Lo specchio riflette la superficie, non il cuore. Ed io sono molto di più della mia superficie, ma il sentire la distanza fra la superficie e il "chi sono" provoca paura, solitudine, spaesamento. Niente paura: è una fase di passaggio e come tutte le fasi è destinata a finire. Una fase che richiede molto coraggio: il coraggio di non chiudersi in bagno davanti allo specchio, ma di affrontare la realtà e scoprire, grazie alla realtà stessa (genitori, familiari, amici, amori, passioni, studio, impegno, interessi...), quale unica, irripetibile, meravigliosa storia sono venuto a raccontare... Se non scopro me stesso (chi sono e che talenti ho), non potrò raccontare niente a nessuno, e mi farò prestare la mia storia da qualcun altro, da quello che gli altri vogliono vedere. E chi fa così è una preda. Questo è ciò di cui avere paura!

Al riguardo mi è tornato in mente un pezzo di Persepolis: protagonista è una ragazza iraniana alle prese con le mutazioni, ma che ricorda la sua cara nonna e ciò che le ha insegnato...


lunedì 15 settembre 2008

Tre personaggi

La nave dal nome "liceo" prende il largo e si avventura nel mare del periodo più entusiasmante e tempestoso della vita di un uomo e di una donna: l'adolescenza. Il porto? Per chi vi arriverà, sarà trovarsi faccia a faccia con quello che ha scoperto di essere e ha scelto di diventare.

Oggi l'ho riassunto ai miei ragazzi attraverso tre quadri (si possono ingrandire).

Narciso di Caravaggio: colui che si guarda allo specchio e non fa altro che "riflettersi" fino ad esaurirsi, invece di riflettere, scoprirsi, conoscersi, rivelarsi.

La bambina di Rockwell: colei che interroga lo specchio e "riflettendosi" riflette. Si chiede se sarà come la donna della rivista che ha sulle gambe. Comincia a conoscersi, a scoprirsi, ma si fa prestare l'identità da qualcuno o qualcosa. Identità che a lungo andare si rivelerà inadeguata.

Il pittore di Rockwell: colui che "riflettendosi" riflette veramente sé stesso e nel faccia a faccia con sé stesso si scopre e racconta chi è veramente, dipingendosi sulla tela. Si conosce e si rivela.

Per i miei alunni scelgo il pittore e il suo autoritratto. Vorrei che ciascuno, alla fine di questi anni, avesse delineato i tratti essenziali del suo autoritratto, superando l'insufficienza della superficie, o l'inadeguatezza di identità prestate dalle mode. Vorrei che avesse imparato a raccontare in profondità chi è, dopo aver scoperto i talenti ricevuti e la storia che è venuto a raccontare. Costi quel che costi.

A noi grandi il compito di fornire colori, tecniche, tavolozza... perché l'artista-adolescente realizzi la sua opera d'arte.

martedì 27 maggio 2008

Specchio

Avere delle alunne con problemi di anoressia costringe Prof 2.0 a prendersela con lo specchio.

Stamattina ci siamo specchiati. Abbiamo condiviso questa quotidianissima tragedia: il nostro aspetto. Come faccio ad andare in giro con quella faccia? Ci siamo detti sconsolati. Eppure questo sconforto è segno di qualcosa di grande. C'è qualcuno dentro di noi che sa giudicare la superficie riflessa su uno specchio e quel qualcuno sa che ciò che vede sullo specchio non esaurisce sè stesso. Sa di essere molto di più di quella accozzaglia di connotati più o meno affascinanti secondo i canoni passeggeri di bellezza. Ma tale può essere la delusione di quella superficie e la debolezza di quel qualcuno, da cercare disperatamente di rendere quella superficie il più possibile accettabile dal canone che circola, attraverso pezze modaiole e segni che raccontino in superficie chi siamo. Se metti un cane o un gatto davanti allo specchio si spaventano o attaccano, pensando di avere di fronte un altro esemplare della loro specie. Noi no (a parte Narciso, che ci lasciò le penne...). Qualcosa dentro di noi sa dire che chi abbiamo di fronte sono "io", ma sa anche che quella superficie non è tutto "io". Ed è inutile prendersela con la superficie se non è come vorremmo, se ci delude, se ci fa pena... E se ci fa troppa pena, forse "io" sta rinunciando alla sua ricchezza e pienezza, accontentandosi di essere una superficie. Allora viva lo specchio se ci mostra quanto eccediamo la nostra superficie. Immaginate uno specchio capace di riflettere "io" anzichè la superficie. Cosa vedremmo?

C'è chi dice che gli amici siano quello specchio, capace di riflettere la nostra pienezza, migliorarla, restituircela, aiutandoci a vederla ed amarla, quando "io" è incapace di farlo...

mercoledì 2 aprile 2008

Il punto di vista delle cose (Brevi storie d'amore e disamore) - 5

Avremmo dovuto parlare. Ma di cosa poi, se i corpi erano le nostre parole? Che te ne fai della materia aerea delle parole se la parola è il tuo corpo? Non ricordo se tra noi ci sia mai stato un momento in cui coincisero i corpi con le anime e nel vedere l’uno vedevamo l’altra. E rimanemmo insieme proprio per questo: a cercare e ricercare quella trasparenza, che ci era stata promessa dall’amore. Ma senza cambiare ricetta. Quando mi guardò come fa una sconosciuta non mi stupii, né sentii il pungiglione del dolore. Si era compiuta la traiettoria. Prima di sparire tra le lacrime chiese:
Chi sei veramente?
Non risposi.
Mi limitai a fare quello che fa uno SPECCHIO. Riflette, persino il vuoto che ha di fronte.
FINE

PS. Tanti hanno identificato l'oggetto in cose diverse. C'è chi ha pensato si trattasse della "vita". E questo è stato un dono per me...