Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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mercoledì 16 dicembre 2009

Una potenza misteriosa

Quando si legge il IX capitolo dei Promessi Sposi ci si deve fermare sbigottiti, esausti, tramortiti della sofferenza di Gertrude, nella quale i ragazzi si identificano immediatamente, partecipandone i travagli emotivi adolescenziali.
C'è un momento che mi toglie il fiato ed è quando Manzoni descrive l'adolescenza in due righe da ricordare a memoria:  
"Tra queste deplorabili guerricciole con sé e con gli altri, aveva varcata la puerizia, e s'inoltrava in quell'età così critica, nella quale par che entri nell'animo quasi una potenza misteriosa, che solleva, adorna, rinvigorisce tutte l'inclinazioni, tutte l'idee, e qualche volta le trasforma, o le rivolge a un corso impreveduto"
Ecco io oggi volevo ringraziare Manzoni di avermi ricordato che non c'è un'età avvolta nel mistero più dell'adolescenza. Un mistero fascinoso e doloroso allo stesso tempo. Un mistero che si apre al bene, al vero, al bello come non era successo prima e come, forse, non accadrà più. Questa potenza misteriosa, che entra nel cuore di un bambino che diventa uomo, di una bambina che diventa donna, fa paura, sconvolge e turba. Essa è il richiamo potente della realtà e della vita.

Questa forza misteriosa che trasforma e indirizza verso "un corso impreveduto" rende i nostri alunni fragili e sgomenti.

A noi il compito di rassicurare e prestare la forza che a loro manca per essere pienamente se stessi e dire sì al richiamo della vita vera, buona, bella. Scelta la quale ogni sgomento tace.



giovedì 26 novembre 2009

Incubi o sogni?

Stanotte Prof 2.0 ha sognato di dover affrontare ancora l'esame di maturità classica e per di più con un compito di matematica al posto del tema di italiano... Quando mi sono svegliato di soprassalto erano le cinque di mattina e il mondo era ancora al suo posto per fortuna. La maturità l'avevo presa e la matematica restava un'incognita relegata alla ribellione dell'inconscio notturno. Per fortuna.

A scuola, poco più tardi, un'alunna si avvicina e mi dice:
Prof ho sognato di fare il compito di latino.
Un incubo?
No, no, anzi! Era un sogno bellissimo!
E come mai?
Sapevo tradurre!

Incubi o sogni che siano, la metà delle nostre paure e aspirazioni vengono dalla scuola...

mercoledì 23 settembre 2009

Applausi

Che battaglia oggi: leggere ad alta voce le poesie scritte dai ragazzi!
In un mondo che mette in piazza - gridandole - emozioni false, condividere scoperte ed emozioni quotidiane sembra difficilissimo. Ci si vergogna di sè e non di quello che guardiamo in tv.

Ma poi l'applauso degli altri dopo la lettura di ognuna delle poesie è scaturito spontaneo. Qualcuno (la cui opera non era stata ancora letta) ha proposto di applaudire ad ogni poesia, onde evitare di sentirsi morire, senza quell'applauso... Che paura non essere accettati in ciò che si ha di più profondo. Che paura, a quindici anni.

Ma per fortuna le parole sincere svelano mondi che spesso restano nascosti sotto le maschere o i ceroni che la vita di tutti i giorni o la paura ci impongono. E di fronte a queste scoperte non resta che applaudire, come credo un giorno faremo quando sapremo la verità. Applaudiremo.

Oggi in classe le scorze si sono ammorbidite.
Qualche maschera è volata via.
E' diminuita la paura di essere se stessi.
Applausi.

mercoledì 9 settembre 2009

Invidie, gelosie, paure...?

E' sorprendente quanto lavoro si possa risparmiare collaborando per poco più di mezz'ora con dei colleghi della stessa materia in classi parallele. Eravamo in tre ed avevamo bisogno di 3 idee. Ne è balenata - manco a farlo apposta - una a ciascuno, e le abbiamo messe in comune, in un crescendo di entusiasmo superiore a quello che ciascuno aveva per la propria idea di partenza.

Se è così proficuo collaborare perché si resiste tanto? Perché tanta fatica a mettere in comune talenti e interessi? Qual è il principio di opposizione a qualcosa che semplifica il lavoro, lo rende più ricco e appassionante?

Invidie, gelosie, paure...?

sabato 27 giugno 2009

Elogio della gentilezza

Un'amica mi ha raccontato che in queste giornate di canicola estiva le capita di fermarsi a offrire un passaggio a qualche anziana signora ferma sotto il sole ad una fermata del tram. Così per gentilezza, semplicemente perché è di strada. La guardano strano. Rifiutano.

Quando, in coda alla cassa, fa passare avanti chi dietro di lei ha solo un prodotto da pagare, la guardano con sospettoso stupore, tanto da farla sentire quasi in colpa...

Per strada si assiste a litigi violenti per nulla: un parcheggio, una sorpasso, un semaforo perso... Come fossimo ingabbiati in una gara l'uno contro l'altro, trasformato in un potenziale avversario della nostra grande corsa verso un traguardo che non c'è.

Non siamo più abituati alla gentilezza. La percepiamo come minaccia. Quali oscuri interessi nasconde quel gesto: una truffa, un pericolo, chissà...
Le relazioni sembrano avere come punto di partenza la paura. L'altro è un potenziale nemico, incapace di gesti disinteressati, di gratuita condivisione, in un'ottica di bene comune.

Shit City decisamente non ama la gentilezza, o non la sa più ospitare.
Sorridere ad un passante che ti incrocia è un gesto spudorato e non lo è alzare il dito medio a chi ti taglia la strada.

Sarà la crisi, saranno i telegiornali, non lo so... ma Shit City ha troppa paura.
Anche di essere gentile.

giovedì 25 giugno 2009

Dio non c'è, Dio non mi vuole

Di ritorno dalla mia fuga mediterranea ho trovato una mail che diceva semplicemente:

"Dio non c'è, Dio non mi vuole"

Perché facciamo così fatica a trovare chi è più intimo a noi di noi stessi?
Perché non riusciamo a percepire colui che conosce la nostra oscurità e solitudine meglio di noi stessi e la ama più di noi stessi?
Perché noi che a tutti i costi vogliamo amare non troviamo l'Amore?

Un amore cresce solo se gli diamo spazio e tempo.
E la solitudine del silenzio che non riusciamo a sopportare è la porta dietro cui si nasconde Dio.

Dio non solo c'è. Dio c'è per me.
Dio non solo mi vuole. Dio mi vuole bene.

Ma come in ogni amore ci vuole il coraggio di dire: metto la mia vita nelle tue mani.
Ci vuole il coraggio di sostare davanti a quella porta e bussare.

mercoledì 17 giugno 2009

Maturità è un elemento imprescindibile...

Da una mail di una collega conosciuta tramite il blog, dedicata a tutti i maturandi, in questo momento di sofferenza...

"Volevo chiederti se scriverai qualcosa sulla maturità. Mi par di capire che lavori solo al biennio, ma l'ansia è tanta per i maturandi e molti, fra una pausa di studio e l'altra, cercano in Internet sollievo alle proprie pene, peraltro digitando sempre e solo 'maturità'. Penso che la tua carica di ottimismo e buon umore potrebbe essere un buon viatico, perché non scrivi qualcosa anche per loro? Per esempio che nonostante il rigetto e la paura che credono di provare, poi la si ricorda per tutta la vita con nostalgia. Io ricordo la mia con nostalgia. Ricordo che mia mdare, insegnante elementare, aveva saputo in mattinata i titoli dei temi ed aveva previsto con precisione millimetrica (le mamme...) quale traccia avrei scelto io e quale mia sorella. Per partecipare al nostro supplizio -ma anche a quel momento così importante!- si era messa a scrivere il tema, a casa, per farci compagnia da lontano. Sono appena andata su eduscuola a vedere il titolo d'allora... mio Dio! E chi se lo ricordava? Neppure il titolo, mi è rimasto. Triste, vero? Avrei dovuto scrivermelo subito, tutto il tema, di ritorno a casa, per ricordo... e invece... Ricordo solo che dopo gli orali, tornando a casa, mi sentivo arrivata. C'era una chiesetta microscopica, lontana tra i campi di grano, lungo il ritorno. Amavo guardarla, era un quadro inglese... ricordo di averla guardata intensamente, quel giorno, volutamente fissando la memoria di quel momento in quell'elemento del paesaggio. Brunella Gasperini in un suo racconto -Non mettete l'olio al cancello, il più bel racconto che io abbia mai letto- scrive che ci sono i fantasmi del nostro passato, nei luoghi e nelle cose. Mi ha suggestionato a tal punto, questo pensiero, che quando torno in alcuni luoghi mi immagino di trovarci la me stessa di tanti anni fa, che non poteva pensare, nemmeno immaginare a quella che sono ora, che non avrebbe creduto che sarei ripassata di lì in un nuovo ruolo, con la consapevolezza di chi si trova adulto e pensa al sé di quando era adolescente. Quando passo per quella strada, al ritorno da scuola, a volte volgo lo sguardo a quella chiesetta e penso a me insegnante (!) e a me studentessa appena 'maturata', che ritornava a casa sua dopo aver chiuso per sempre una parentesi importante. E in quel momento in cui il presente ricorda il passato, in cui rivedi i tuoi vent'anni e ti mancano, è come sapere meglio chi sei stato e chi sei ora".

E voi che ricordi avete della vostra maturità?

martedì 26 maggio 2009

Lacrime di fine anno

Un'alunna rientrando in classe dopo essere andata al bagno dice con malcelato cinismo:
- In questo periodo il bagno è pieno di gente che piange.
Chiedo:
- Come mai?
Risponde:
- Sono quelli che si sono giocati la sufficienza con un compito o un'interrogazione andati male.

In questo periodo i bagni si riempiono di alunni affranti per i loro fallimenti.
E la vita è anche questo: il succo non è non cadere, ma rialzarsi dopo essere caduti.

Come?

- Capendo dove si è sbagliato: il segreto è non puntare l'indice contro qualcuno o qualcosa incolpandola al posto nostro (prof, materia, clima, cavallette...), ma prendendosi le proprie responsabilità e andando a caccia di nuove risorse o correttivi;
- Facendosi aiutare a rialzarsi: non avere paura di chiedere aiuto (o l'orgoglio di non farlo);
- Aiutando a rialzarsi: i deboli hanno ancora più bisogno di aiuto.

lunedì 27 aprile 2009

Ascoltare (e non sentire)

Un'altra mail che è bello condividere, nata anch'essa dopo il cineforum con i ragazzi. Così come mi è arrivata (senza correggere nulla...).

"...Tornando al discorso che avevi fatto sulla vita noiosa e sul fatto che bisogna trovare qualcosa per cui stupirsi, volevo dirti che è stato proprio il tuo discorso a farmi dire: "oh cacchio!". Il fatto è che per anni ho cercato di indossare una maschera che mi si addiceva poco, perché non ho mai avuto il coraggio di dimostrare quello che ero veramente, e quindi, tutto ciò che facevano gli altri, pensavo fosse giusto anche per me.
Spesso penso che il mondo avrebbe bisogno di professori in grado di dire le cose come stanno, in grado di cambiare le opinioni della gente, che per anni ha pensato che fosse giusto seguire gli altri, senza tirare fuori le cosiddette "palle". Penso anche che tu abbia un gran coraggio nel provare a parlare ad una generazione difficile come la nostra, di argomenti importanti come l'"essere fedeli a sé stessi". La mia opinione comunque rimarrà sempre la stessa, ovvero che purtroppo riuscirai a farti ascoltare (e non sentire) solo da pochi, perché tutti gli altri hanno paura che tu abbia veramente ragione. Grazie

PS. Dato il polverone (positivo perché sta sollevando una discussione interessantissima) suscitato dalla forma della mail pubblicata nel post precedente, ci tengo a sottolineare che prima di giudicare occorre conoscere. In questo blog non si avalla quel modo di scrivere (basterebbe aver letto anche questo post in cui si parla della pignoleria nella scrittura di cui mi accusano gli alunni o tutti gli altri post dedicati all'amore per la punteggiatura, per le parole). Basterebbe aver letto post precedenti (come questo o questo) che riportano mail di alunni, ricopiate così come mi sono state inviate (non ho cambiato nulla).
In questo blog si cerca di prendere le cose come vengono per ragionarci su, lavorarci su, per cercare vie nuove, strade non ancora battute o tornare a strade note e già ben battute. Prima o poi affronteremo il tema sollevato dalla forma della mail del post precedente, ma chi legge il blog - per intero o seguendo le tag relative al tema "scrittura" - sa bene come la penso.
Come sempre, per amor di verità.

martedì 17 marzo 2009

Mutazioni e integrità

Di giorno in giorno le "mutazioni" dei miei alunni sono piuttosto evidenti, con il conseguente scombussolamento interiore e lo specchio che può diventare un'ossessione. Ma in fondo lo specchio, di fronte al quale i miei alunni perdono le ore, è segno che qualcosa sta cambiando, non solo fuori, ma anche dentro di loro. Si rendono conto che quello che si vede sulla superficie dello specchio non esaurisce il "chi sono". Lo specchio riflette la superficie, non il cuore. Ed io sono molto di più della mia superficie, ma il sentire la distanza fra la superficie e il "chi sono" provoca paura, solitudine, spaesamento. Niente paura: è una fase di passaggio e come tutte le fasi è destinata a finire. Una fase che richiede molto coraggio: il coraggio di non chiudersi in bagno davanti allo specchio, ma di affrontare la realtà e scoprire, grazie alla realtà stessa (genitori, familiari, amici, amori, passioni, studio, impegno, interessi...), quale unica, irripetibile, meravigliosa storia sono venuto a raccontare... Se non scopro me stesso (chi sono e che talenti ho), non potrò raccontare niente a nessuno, e mi farò prestare la mia storia da qualcun altro, da quello che gli altri vogliono vedere. E chi fa così è una preda. Questo è ciò di cui avere paura!

Al riguardo mi è tornato in mente un pezzo di Persepolis: protagonista è una ragazza iraniana alle prese con le mutazioni, ma che ricorda la sua cara nonna e ciò che le ha insegnato...


domenica 8 marzo 2009

Guardami

Guardami.
ho paura.
Di cosa?
della verità
Guardami...
Cosa vedi?
me stesso.
E hai paura?
sì.
Guardami ancora...
Cosa vedi?
me stesso.
E basta?
me stesso... amato.
E hai paura?
non più.
Guardami.

giovedì 26 febbraio 2009

A viva voce

Appuntamento alle 12.00 con un amico romano.
Costretto ad interrompere un lavoro importante esco di casa trafelato, ma ci tengo a incontrarlo dopo tanto tempo che non ci vediamo: almeno 5 anni.
Ore 12.05. SMS dell'amico: "Mi spiace, non riesco ad arrivare".
Rispondo un po' innervosito: "Pazienza. Faremo un'altra volta".
Nuovo SMS: "Facciamo domani alla stessa ora?".
Silenzio.

E' proprio vero la tecnologia non solo ha aumentato la rapidità delle comunicazioni, ma anche la solitudine; ha diminuito le difficoltà comunicative, ma anche il coraggio di assumersi le proprie responsabilità "a viva voce".

martedì 10 febbraio 2009

Testamento biopsicologico (corpo e anima)

A te Dio Padre, erede unico,
lascio tutto quello che ho e sono: corpo e anima

ho paura di morire
ho paura di soffrire

ma la vita me l'hai donata tu e solo tu hai il diritto di riprendertela,
mi fido di te
che sei l'unico a conoscerne il segreto

se puoi riprendertela senza farmi soffrire ti sono grato
sin da adesso
se invece ci saranno dolori io li accetto
sin da adesso

non ho trovato mai una spiegazione soddisfacente al dolore,
ma un senso sì,
nel tuo Figlio

tutte le volte che hai permesso il dolore
mi sono ritrovato con un amore più grande per gli altri e per me
e quindi più felice
e se per amare di più e provocare più amore il dolore sarà necessario
io lo accetto sin da adesso (se non sarà necessario, ancora meglio...)

ma poco (dolore), ti prego, perché - lo sai - io non sono un granché in resistenza
e sai quanto scalpito quando soffro

ho paura di soffrire e di soffrire a lungo
ma io mi fido di te
che mi vuoi per sempre con te

e una manciata di giorni nel dolore non è paragonabile all'eternità nella gioia

io mi fido di te.
a te restituisco la mia vita
a te affido la mia morte
e a nessun altro.

Alessandro - Prof 2.0

venerdì 30 gennaio 2009

No time

Vi capitano quelle giornate in cui sembra di non avere tempo per fare tutto e l'ansia complica ancora più le cose? Questo cortometraggio mi ha ricordato quelle giornate, in cui l'unica soluzione è fermarsi, guardarsi dall'esterno: tesi, contratti, preoccupati... E farsi una bella risata.

martedì 25 novembre 2008

I voti non sono il giudizio universale!

A 14 anni la scuola è l'universo. Il mondo la classe. Il paradiso le vacanze. L'inferno i professori. I voti? Il giudizio universale.
Perché?

Perché papà e mamma rompono.
Perché i prof rompono.
Perché la bella figura con i compagni.
Perché, tra lezioni e compiti, sono otto ore al giorno.
Perché ci tengo.
Perché il motorino, le vacanze...

Comunque sia i voti sono investiti di un valore quasi assoluto. Come se il voto fosse un voto definitivo sulla vita e non semplicemente su un compito o un'interrogazione. E' pur vero che a 14 anni le sfide della vita sono ordinariamente quelle della scuola, quindi un voto può acquisire questa valenza esistenziale: quanto valgo, lo dirà il voto che prendo.
Ritengo salutare ridimensionare la valenza del voto. Non perché io voglia una scuola senza voti: balle che hanno distrutto il sistema scolastico in passato e riempito di ignoranti le aule del nostro parlamento. I voti ci vogliono eccome! Ma i voti sono relativi ad una prova e giudicano quella prova, non la persona. Se prendi quattro in un tema non è la tua persona a valere quattro, ma il modo in cui scrivi o la tua mancanza di conoscenze (cattivo studio). Se prendi nove in una interrogazione non sei il migliore uomo o donna sulla faccia della terra, ma sei uno che ha studiato ed esposto bene, ma magari nella vita reale sei un farabutto.
I voti a 14 anni si prendono per "assoluti personali", perché sono carichi dello sguardo degli adulti significativi e invece portano con sé solo indicazioni precise e circostanziate: esponi confusamente, non ricordi certi aspetti importanti, argomenti con chiarezza, hai studiato accuratamente. Solo così il voto (dettagliato e dichiarato dal prof!) è utile a migliorarsi, altrimenti è un bollino sulla persona, come quello blu della banana chiquita. Ma una persona è infinitamente più di una interrogazione o di un tema o di una banana...
Spesso sono i voti impressionistici e incerti dei prof a determinare questo stato di cose.
Occorre pretendere i voti dagli insegnanti: voti pubblici, voti chiari (non i 6 con tre meno che non si sa se sprofondino già nel 4...), voti dettagliati, voti a penna.
Il prof non giudica te, ma il tuo modo di lavorare.
E a volte la sfortuna ci mette la sua parte...

Raccontatemi i vostri traumatici voti da giudizio universale...

ps. Su questo tema interessanti le idee di una collega, il cui post ho scoperto dopo aver scritto il mio... Scuola 2.0 a lavoro!

lunedì 3 novembre 2008

La morte chiama le cose alla vita

Così dice un poeta francese e queste parole mi sono tornate in mente andando a pregare sulla tomba di alcuni cari defunti, come è mia consuetudine nel mese di novembre. La morte è un fatto. Smettetela di fare gesti apotropaici o di toccare parti del corpo mentre leggete questo post. La morte è un fatto e non vedo perché si abbia così tanta paura di parlarne o scriverne. Io non ho paura della morte, anzi la ritengo una trovata fenomenale. Vi immaginate andare avanti per secoli a fare il prof? Il fatto della morte, il fatto che la morte ci sia mi aiuta a vivere ogni evento e persona come dono prezioso, in questo senso la morte chiama alla vita.
Non è della morte che ho paura, ma piuttosto di morire...

Passeggio nel silenzio sacro dei morti e tante storie si nascondono dietro fotografie opache, dietro date mute, dietro frasi lapidarie. Ogni tomba è una o più vite spese su questa terra. Vite felici o infelici, non lo so. Vite. Riassunte in una lapide, come quelle del capolavoro che almeno una volta nella vita bisogna leggere: Spoon River di E.L.Master. Quale il valore di queste vite? La morte è il fatto che pone questa domanda e costringe ad agire secondo certe scelte. Non ho paura dei fatti. E la morte è un fatto. Ho paura dei processi. E morire è un processo, perché morire è soffrire.
Soffrire mi fa paura, non la morte...

Mentre sono assorto in questi pensieri, tra le tombe scorgo il viso di una ragazza giovane, Silvia. La sua foto è bella. Lei è bella. I capelli lunghi e biondi, lo sguardo vivo e appassionato. Provo a immaginarmi la breve storia di Silvia, morta poco più che ventenne; poi scorgo, vicino alla foto, scolpite nel marmo, alcune parole trascritte dal suo diario. Qualche male incurabile se l'è portata via e l'ultima frase che contiene il diario di Silvia è: "soffrire è avere un segreto in comune con Dio".
Silvia non è della morte che ho paura, ma di morire, però tu oggi mi hai confidato il segreto del coraggio.

Grazie.

sabato 1 novembre 2008

Non mi lascio intimorire

Sorella-sex&thecity: "Non mi lascio intimorire".


Prof 2.0: "Da chi?".

Sorella-sex&thecity: "Da chi ti vuole fare perdere l'entusiasmo, da chi si illude di potere controllare le persone, da quelli che sono privi di immaginazione... che sono già morti e non lo sanno".

Prof 2.0: "Sorella ti voglio bene!".

venerdì 31 ottobre 2008

Per chi ha paura del buio

Perché riempi il vuoto di paure?
Perché riempi il futuro di ciò che più temi?

Da bambino riempivi il buio di mostri, di assassini, di ladri.
Da grande riempi il futuro di altri mostri, assassini e ladri.
Mostri, assassini e ladri: irreali come il loro contenitore.

Come allora la soluzione è una presenza amica che accenda la luce e ti aiuti a guardare sotto il letto per scoprire che non c'è nulla. Ma diversamente da allora non sai chiedere aiuto con la semplicità del bambino che hai dimenticato di essere stato.


Il segreto per sconfiggere i mostri è essere in due.

mercoledì 24 settembre 2008

Fra 30 anni e adesso

Quando vi incontrerò tra 30 anni, ragazzi, chi sarete diventati?
Non importa. Non adesso.

Promettetemi solo che avrete lo stesso sguardo stupito sul mondo che avete adesso.
Promettetemi solo che il vostro cuore sarà ancora aperto al mistero come è adesso.
Promettetemi solo che il vostro sorriso racconterà ancora la vostra anima come fa adesso.

E se a qualcuno adesso sfugge una lacrima per paura del futuro, per paura della solitudine, per paura della morte, quella lacrima io la conserverò per guardarvi il mondo attraverso, come una lente.