Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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giovedì 3 settembre 2009

Fratello-Happydays Birthday

Fratello-happydays oggi fa il compleanno.
Quando è nato io non c'ero: ci volevano ancora 11 anni.
E oggi lo voglio ringraziare per quegli 11 anni e ciò che contengono:

La fatica di essere il primogenito.
La fatica di essere un apripista.
La fatica di crescere altri 5 fratelli.
La fatica di dare il buon esempio.
La fatica di essere il più responsabile.
La fatica di essere il primo esperimento educativo.
La fatica delle battaglie fatte e risparmiate agli altri fratelli.

Se diventi santo ti propongo come patrono dei primogeniti!

venerdì 3 aprile 2009

Queste piccole grandi cose

Ieri prof 2.0 parlava con un ragazzo di 16 anni.


Come va? - chiedo.
Benissimo.
Come mai?
Ieri mio padre mi ha chiamato a ora di pranzo, senza nessun motivo. Solo per chiedermi: "Come stai?". Sai lui la sera è molto stanco e non sempre si riesce a parlare, così ogni tanto mi fa queste chiamate durante la giornata, dal lavoro... Bello...

Lo dice con il cuore che gli sorride, e di conseguenza occhi e bocca.

A volte pensiamo di dover fare grandi cose per amare.
Ma per amare spesso bastano... queste piccole grandi cose.

sabato 14 marzo 2009

La Casa di Piccoli Cubi

Quando la casa è la rappresentazione fisica di una vita. Malinconico, ma bellissimo.

giovedì 12 marzo 2009

Di chi è la colpa?

Ho proposto un tema che prendeva spunto da un articolo di Alberoni apparso sul Corriere, nel quale si suggeriva una moratoria di due mesi all'anno da internet, chat, ipod... per i giovani, che altrimenti diventano incapaci di rapportarsi alla realtà e di creare dall'interno, come si diceva nel post precedente. Mi ha colpito la veemente risposta degli alunni nei loro scritti. Ecco alcuni passi significativi che mi hanno fatto riflettere:

"Se ci deve essere però una disintossicazione dai mezzi multimediali, dovrebbero seguirla sia giovani che adulti. Quelli che hanno da ridire sulla tecnologia e sulla comunicazione, infatti, sono i primi ad usare internet per ore e a vivere in simbiosi con il telefonino. Per questo il motivo della nostra dipendenza è semplice: i nostri genitori fanno altrettanto.
Noi non abbiamo il potere di decidere come essere cresciuti. Quindi sarà davvero colpa nostra se vogliamo evadere dalla realtà?".

"E' l'invidia che provano gli adulti che li porta a diffamare la nostra immaginazione. Non riescono a distrarsi, non hanno tempo e nemmeno voglia di provare. Ma in fondo, quando non li vediamo, sono i primi a voler scappare, solo per qualche minuto, dalla realtà e provano invidia; rimpiangono i tempi in cui anche loro, quando potevano, se ne fregavano del mondo".

"Una moratoria periodica? No, non cambierebbe le cose. Anche senza internet, cellulari e discoteche, i giovani sono talmente creativi, da potersi divertire lo stesso. Una soluzione? Cercare di far placare le acque tra figli e genitori e far capire a questi ultimi che quando si dà alla luce un figlio, bisogna assumersi le proprie responsabilità. Un figlio è un essere vivente che prova emozioni e sentimenti e, se viene lasciato a se stesso, cadrà in un vortice nero dal quale sarà difficile tirarlo fuori".

venerdì 20 febbraio 2009

Una vita piena?

Un professore, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto vuoto di marmellata e cominciò a riempirlo con dei sassi di circa 3cm di diametro. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno. Essi risposero affermativamente. Allora il professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente. I piselli naturalmente si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi. Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, risposero di sì. Il professore allora tirò fuori una scatola piena di sabbia e la versò dentro il vasetto. Ovviamente la sabbia riempì ogni spazio vuoto lasciato e coprì tutto. Il professore chiese ancora una volta agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero, senza dubbio alcuno, affermativamente. A questo punto il professore tirò fuori. Da sotto la scrivania, una bottiglia di vino e ne versò completamente il contenuto dentro il vasetto, inzuppando la sabbia.
Gli studenti si misero a ridere.
“Ora - disse il professore non appena svanirono le risate - voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la nostra vita. I sassi sono le cose importanti – Dio, la famiglia, gli amici – le cose per le quali se tutto il resto fosse perduto, la vita sarebbe ancora piena.
I piselli sono le altre cose importanti: il lavoro, la casa, i viaggi, il pensiero, le aspirazioni.
La sabbia è tutto il resto … le piccole cose.”
“Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia,” continuò, “non ci sarebbe spazio sufficiente per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vita. Se dedichiamo tutto il nostro tempo e la nostra energia alle piccole cose, non avremo spazio sufficiente per le cose veramente importanti”.
DedicateVi alle cose che Vi rendono felici: giocate con i Vostri figli, portate il Vostro coniuge al cinema, uscite con gli amici. Ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l’auto. PrendeteVi cura dei sassi come prima cosa. Fissate le Vostre priorità... il resto è solo sabbia.
Una studentessa allora alzò la mano e chiese al professore che cosa rappresentasse il vino.
Il professore sorrise. “Sono contento che me l’abbia chiesto. Era giusto per dimostrarvi che non importa quanto piena possa essere la nostra vita, perché c’è sempre spazio per una buona bottiglia di vino".

giovedì 19 febbraio 2009

You Can't Take it with You

A cena da una famiglia di amici. Papà, mamma e 4 figli. In casa regna quella tipica disordinata-allegria-ordinata delle famiglie numerose e felici, come in quel meraviglioso film di Frank Capra che dà il titolo al post (in Italia "L'eterna illusione"). Papà e mamma accusano i segni della stanchezza di una giornata di lavoro. Ma sorridono. Sereni. Così sorridono le figlie. Un sorriso che conquista, anche la vecchia vicina di casa mezza cieca che le ha incontrate per strada. Il piccolo figlio finge di dormire e non appena sente un discorso che lo riguarda rientra in soggiorno ormai pigiamato e a piedi nudi, per poi fuggire a letto quando la mamma finge di alzarsi. Lei commenta "è come suo padre". La piccola tutta occhi e che quasi non parla (se non con gli occhi) va in giro per casa ascoltando canzoni dello zecchino e balla, balla, balla... Non mi stupisco al sentire che papà e mamma hanno da poco iniziato un corso di ballo: valzer, tango e cha-cha-cha...
Non c'è niente da fare, Aristotele aveva ragione. Ciò che l'uomo ama più di ogni altra cosa è imitare. E i figli ridono, ballano, ascoltano, lavorano, studiano, leggono... come e se lo fanno i genitori. E non c'è niente di meglio che imitare genitori felici!

martedì 3 febbraio 2009

Genitori dove siete???

Da una mail di una studentessa presente all'incontro di Firenze:

Il suo intervento mi ha fatto riflettere e mi ha dato modo di pormi molti interrogativi, e, ad alcuni sono riuscita a dare una risposta, ad altri no. Vorrei chiederle... cos'è per lei la felicità? ...E ....lei crede di essere felice? Io non mi sento un'adolescente comune, somigliante al prototipo di cui ha discusso alla conferenza, anzi, credo di essere un'adolescente con una situazione sui generis per questi tempi: i miei genitori sono stati sempre presenti nella mia vita, mia madre in modo particolare, non mi sono mai trovata a prepararmi il pranzo da sola, non mi sono mai trovata sola. Mia madre di me sa tutto, conosce i miei pensieri, i miei desideri, i miei amici, i loro caratteri. Mi ha insegnato i valori veri della vita, l'importanza delle piccole cose, la generosità verso gli altri.... valori che purtroppo al giorno d'oggi sono veramente in pochi a possedere, è per questo che a volte trovo certi miei coetanei cosi' diversi da me... Lei che infanzia ha avuto?... Chi l'ha spronata a essere quello che è oggi?... I suoi genitori sono stati presenti nella sua vita?

Ne sono sempre più convinto, la cura contro le terribili solitudini degli adolescenti di oggi è più semplice di quanto si creda: il pranzo preparato dalla mamma, due chiacchiere, l'esempio... Insomma la presenza dei genitori fa degli adolescenti che si sentono "diversi" i veri "normali". I veri ribelli di cui c'è bisogno: quelli che colgono l'importanza delle piccole cose e la generosità verso gli altri. Insomma quelli che alla fine si godono davvero la vita. E poi scrivono anche bene in italiano!

Genitori dove siete???

martedì 20 gennaio 2009

Grazie ragazzi!


Abbiate pazienza, quando sono nervoso... o almeno lo sembro...

lunedì 19 gennaio 2009

Miracoli

domenica 18 gennaio 2009

Nonna 2.0

All'alba Nonna 2.0 è tornata tra le braccia di Dio.
Dopo anni di sofferenze dovute ad un ictus che l'aveva bloccata a letto.
Quanto amore ha suscitato la sua malattia! Quante cure ha richiesto la sua debolezza!
Lei che da ragazza faceva girare la testa ai ragazzi per la sua altezza ("altezza mezza bellezza!" ripeteva spesso orgogliosa) era ormai diventata piccola come una bambina. Lei che aveva una mente lucida fino alla pignoleria (prodigiosa nel fare i conti) negli ultimi tempi ripeteva spesso le stesse cose o le dimenticava nel giro di pochi secondi. Lei che era stata un'insegnante (e le devo parte del mio DNA) ci ha dato con la sua pazienza la lezione migliore.
Chi le è stata vicino (io purtroppo poco) sino all'ultimo l'amava così come era. Lei non sapeva né poteva fare più nulla. Eppure la amavamo di più. Ripeteva che non sapeva fare più nulla e faceva più di tutti.
Ancora una volta comprendo meglio come la famiglia sia il luogo in cui si è amati per quello che si è e non per quello che si fa. E il difendere e l'amare quello che si è sino alla fine è ciò che non solo fa grande una famiglia e la rende unita, ma è una fonte di amore capace di fare toccare il cielo ai componenti.
E la nonna "l'infinito mare dell'essere" non solo lo tocca, ma ci nuota dentro.
Nelle ultime ore ripeteva spesso: "Chiamami, Gesù".
Chi crede non muore, nasce due volte.

Nonna, adesso nuota libera, felice, per sempre.
Nonna (tu che eri insegnante come me), adesso proteggimi.

martedì 13 gennaio 2009

Ettore

Il personaggio che amo di più nell'Iliade è Ettore. Forse la grandezza dell'Iliade sta nel fatto di entrare con profondità tutta nuova nel cuore dei vinti, degli sconfitti. All'altisonante e a volte ridicola iattanza di Agamennone, Achille, Diomede e persino Ulisse, fa da contraltare la grandezza tragica di Ettore e la sua famiglia. Oggi abbiamo letto in classe il passo in cui, egli, sicuro di morire e schiacciato dalla responsabilità per il suo popolo, incontra la moglie e il figlio. Alcuni ragazzi, e non scherzo, si sono commossi: quando Andromaca, che ha perso padre, madre e fratelli a causa di Achille, dice al marito "tu sei per me padre e nobile madre e fratello; tu sei il mio sposo fiorente"; quando Ettore ancora sporco dalla battaglia e armato cerca di abbracciare il figlio che si ritrae spaventato e solo quando il papà si è tolto l'elmo chiomato si lascia abbracciare e baciare; quando Ettore porge il figlio alla moglie e lei "sorride in mezzo al pianto e lo sposo si intenerisce a guardarla, l'accarezza con la mano" e le dice "il fato, ti dico, non c'è uomo che possa evitarlo, sia valoroso o vile, dal momento che è nato". Tutta la tragedia è concentrata nel cuore di Ettore, schiacciato tra la responsabilità, la sete di gloria, il fato a cui non può sottrarsi e la nostalgia infinita del figlio e della moglie.
Rileggete il libro VI dell'Iliade dal verso 369 al 502 (o magari tutto...). Forse direte come Alunnasensibile "Prof mi ha messo una tristezza infinita": avrete detto la cosa giusta.

Io sto con Ettore, eroe malinconico, come tutti noi, quando siamo costretti a combattere e, nostro malgrado, a perdere quello a cui teniamo di più.
Un giorno se ci riesco gli dedico un racconto...

lunedì 12 gennaio 2009

Una sedia

Questa meravigliosa foto di sorella-desperatehousewife mi ha fatto tornare in mente una pagina che avevo scritto qualche tempo fa per fratello-happydays: una sorta di capitolo spurio del Piccolo Principe.
***
Nel pianeta successivo il piccolo principe vide una sedia. Era vuota. Il piccolo principe non aveva mai visto una sedia e si avvicinò. Senza saperlo quello che fece fu sedersi. Era su una spiaggia e la sedia era rivolta verso il mare. Si sedette tenendo le gambe sollevate, stringendole tra le braccia. Riusciva a stare tutto rannicchiato come una noce. Chiuse gli occhi. Si sentiva solo il rumore della schiuma. Il vento arruffava i capelli mai pettinati.
Rimase in silenzio ad ascoltare.
“Cosa fai tu sulla mia sedia?” – lo interruppe spaventandolo una voce.
Era un uomo dai piedi scalzi. Abbronzato dal sole e levigato dal vento.
‘Sono strani i grandi’ pensò il piccolo principe. Usano sempre la parola mio, anche quando non ce n’è ragione. Li fa sentire più sicuri.
“Scusami, ma non sapevo fosse una sedia” – rispose all’uomo che lo fissava.
“Non sapevi che fosse una sedia? – disse l’uomo dagli occhi neri – ma da dove vieni, dalla giungla?”
“No, non conosco quel pianeta... Vengo dal mio asteroide. Lì ho lasciato la mia rosa” - rispose il piccolo principe.
“Ah capisco…” - disse l’uomo incerto.
“Cosa è una sedia?” - chiese allora il piccolo principe.
“La tua domanda è alquanto inadeguata, ragazzo!” - rispose l’uomo.
“Perché? Mi sembra la più importante, perché io la prossima volta ne faccia buon uso… - ribattè il piccolo principe – ma tu perché dici cose così complicate? Sarebbe più facile rispondere… Chi sei?”
“Sono un filosofo” - rispose l’uomo chiudendo gli occhi fino a ridurli una fessura.
“Un filosofo e una sedia. Adesso sono due le cose che non conosco…” - disse il piccolo principe un po’ preoccupato.
“Il filosofo è chi ama la sapienza. La sapienza è la conoscenza profonda delle cose” – disse l’uomo della sedia.
“Non si conoscono che le cose che si addomesticano” - rispose il piccolo principe “l’ho imparato dalla volpe. Ma non mi aveva detto di essere filosofo. E’ più simpatico volpe di filosofo. E’ più facile almeno…”.
“Anche tu sei un filosofo. Sai già tutte queste cose alla tua età. Si conoscono solo le cose con le quali creiamo dei legami – disse il filosofo e continuò – e per i legami ci vuole tempo”.
“Anche questo mi ha detto la volpe. Dovevo tornare da lei tutti i giorni alla stessa ora; prima in silenzio, poi a poco a poco aggiungere una parola. Poche parole ogni giorno. Così l’ho addomesticata. Così siamo diventati amici” - disse il piccolo principe scrutando il volto dell’uomo.
“Quindi la tua domanda sulla sedia era inutile…come ti avevo detto…”- rispose l’uomo in un sorriso.
“Non capisco, signor filosofo” - rispose il piccolo principe, ricambiando il sorriso.
“Una sedia è il luogo necessario ad addomesticare tutte le cose. Ti metti lì davanti a ciò che vuoi addomesticare. In silenzio. E ogni giorno si aggiunge una parola. Senza una sedia è impossibile diventare filosofi” - disse l’uomo.
“Ne farò una sul mio pianeta. Voglio essere filosofo anche io. Per prendermi cura di tutte le cose del mio pianeta. Non sapevo che si potessero ascoltare così…” - disse il piccolo principe – “Tu da cosa hai cominciato?”.
“Dal mare. Dalla sabbia. Dal vento” – rispose l’uomo.
“E sei riuscito ad addomesticarli?” – chiese il piccolo principe preoccupato.
“E’ troppo presto per raccontarlo. Troppo lungo…” rispose l’uomo.
“Beh ma allora a che ti serve la tua filosofia?” – chiese il piccolo principe.
“Se hai pazienza ti insegno a costruire una sedia” – rispose l’uomo disegnando delle figure sulla sabbia con il piede.

lunedì 5 gennaio 2009

In principio era la fiducia

Quando parlo dei miei alunni sento spesso la fatidica frase che bolla gli adolescenti di oggi come irresponsabili, cioè letteralmente "persone incapaci di rispondere" (dal latino respondere). E sono solito rispondere che l'adolescenza è proprio l'età in cui il bambino uscendo dal suo egocentrismo magico comincia a percepire il mondo e a rispondergli. Il punto quindi è se nel mondo l'adolescente trova persone che lo aiutino a dare risposte, prima ancora che a farsene carico.
Come si fa questo? Io ho trovato solo una ricetta: la fiducia.
Tutte le volte che ripongo la mia fiducia nella capacità che ogni persona ha di fare ciò che è buono e bello, quella persona si mostra realmente capace di ciò che è buono e bello. La fiducia ha quasi un potere creativo: trasforma la persona in cui è riposta in una persona degna di fiducia e questo la rende responsabile. In poche parole la fiducia è dare del tu alle persone. Ma un tu reale. Solo se do del tu ad una persona risveglio in lei la capacità di rispondere. In un clima di sfiducia l'altro non è un tu, ma un quello, un anonimo della massa. Non ci si aspetta che risponda, perché non si crede neanche che esista e sia capace di qualcosa di buono e bello...

Tutte le volte che do questa fiducia ad un alunno, anche debole, risponde.
Tutte le volte che i genitori danno questa fiducia al figlio, risponde.
Tutte le volte che qualcuno mi dà fiducia, rispondo.
Non la paura, non l'imposizione, non la minaccia rendono responsabili.
Solo la fiducia.
***
Il libro di cui vedete la copertina ne parla sotto forma di romanzo spassoso e paradossale.
Per chi fosse interessato al tema lo consiglio.

martedì 2 dicembre 2008

Colloqui con i genitori

Nella scuola dove insegno c'è una stanza ampia e dai soffitti alti, rimessa da poco a nuovo. La musica classica accompagna sussurata il chiacchiericcio. Le pareti sono calde come i termosifoni. Sparsi per la stanza divani e poltrone vellutate: accoglienti anch'essi. Questa stanza è deputata ai colloqui con i genitori. Oggi era piena di genitori, per lo più mamme, e professori. In quella stanza trovi sempre persone che si prendono cura dei ragazzi, ciascuno nel suo ruolo, ma accomunati dal fine educativo. Mi chiedo spesso perché scorgo per lo più solo mamme. Solo le mamme educano i figli? O solo le mamme hanno il tempo di farlo? E i papà? I papà sono al lavoro, è vero. E perchè le mamme no? Ma quanto è efficace poter parlare con entrambi i genitori e quanto sono contenti i figli quando sanno che vengono sia mamma sia papà! E chissà perché i figli/alunni guardano con orrore a quella stanza: se entrassero la troverebbero piena di persone che si prendono cura di loro; di persone che cercano di aiutarli a crescere e migliorare, con tutto (almeno ci provano...) l'amore e la professionalità che possono. Forse la guardano giustamente con orrore, quando temono che in quella stanza si possa fingere o non dire la verità. Ma quella stanza è la più importante della scuola. In quella stanza si fanno le più grandi alleanze sul futuro: i giovani. Per questo è bella e calda, non certo solo per divani, pareti, termosifoni e musica di sottofondo: questi passano, l'amore no.

lunedì 10 novembre 2008

Anche i genitori piangono

Passi di una mail giuntami a commento del post del 7 novembre, che mi ha costretto ad esaminarmi. Estendo l'invito a tutti i figli, più o meno giovani, che mi leggono...

Caro prof anche io sono un genitore e ti posso garantire che essere genitori è difficilissimo, anche se tu fai tutto quello che annoti nel tuo post, spesso ti ritrovi contro i tuoi figli, capita di sentirti definire nei modi più sconfortanti... ma nonostante tutto tu continui a dialogare ad essere presente a sostenere e voler condividere e ti ritrovi ogni sera a fare i conti con te stesso come genitore e metterti in discussione come tale. Sapessi quante volte ho pianto per il silenzio dei miei figli. Ho pianto per le loro risposte alle mie richieste. Sono stato quasi sempre molto disponibile, ho dedicato loro il mio tempo fuori dal lavoro, li ho sorretti, spalleggiati e coccolati li ho amati, li coccolo e li amo ancora di più ora, sono la vita mia e di mia moglie, ma credimi essere genitori è la missione più difficile...
Al mattino dico al Grande Padre: pensaci Tu te li consegno.
Prof, ti prego di' ai nostri figli quanto li amiamo e quanto cerchiamo molte volte in loro uno sguardo che ci indichi il momento di parlare e di esserci.

domenica 2 novembre 2008

Lettera a mio nipote 2

Caro Giulio,

nonno Baffo mi ha mandato delle foto tue. Hai gli occhi azzurri come lo zio Prof e questo mi lusinga e conferma la predilezione nei miei confronti. Una foto in particolare ho guardato e riguardato per capire cosa avesse di speciale: il tuo modo di ridere.

Non c'è neanche un velo di sfiducia nella tua risata, Giulio. Ridi felice. Ridi perché sei al sicuro, ti fidi incondizionatamente di chi ti è vicino. Ridi nello sperimentare la gioia che la vita che ti aspetta è ricca e promettente e lo leggi nello sguardo innamorato di papà e mamma, dei nonni, degli zii...

E quel tuo sorriso senza limiti è il grazie più grande che la vita sia capace di esprimere.

Tutte le volte che sarò triste guarderò la tua foto Giulio e tu mi ricorderai che sto dimenticando di ringraziare qualcuno.

lunedì 20 ottobre 2008

A mio padre (per il suo compleanno)

Mi hai lanciato in aria che ero bambino e ho capito che volevo volare. E quando la gravità ha pesato sul mio volo ho capito che cadere è inevitabile e volare doloroso. Ma tutte le volte che il mio cadere trovava riparo tra le tue braccia scoprivo che il dolore mi avvicinava a me stesso. E io bambino gridavo entusiasta: ancora, ancora!
Non so se perché era più dolce cadere tra le tue braccia o volare. E tutta la vita è questa incertezza.

Un giorno mi avrai lanciato così in alto nel cielo che sarà, io spero, un altro Padre, lo stesso Padre, ad abbracciare la mia caduta verso l'alto.

sabato 4 ottobre 2008

Sorella dove sei?

Oggi è il compleanno di sorella-lost.

Sorella-lost è una fiore del mediterraneo.

Sorella-lost balla il flamenco e come il flamenco è sospesa tra cielo e terra.
Sorella-lost vaga nell'isola aiutando gli altri a ritrovarsi, ma si dimentica di sé.
Sorella-lost dice la verità come pochi e come tanti non l'accetta.
Sorella-lost spiega i quadri portandotici dentro. E dovrebbe fare la prof 2.0.
Sorella-lost è un'amica che ti salva.
Sorella-lost è un orecchio che ti ascolta.
Sorella-lost è uno specchio che ti fa sentire bello.
Sorella-lost è una pennichella pomeridiana.
Sorella-lost è una passeggiata in riva al mare o un passaggio la sera tardi.
Sorella-lost è una foto dai colori accesi.
Sorella-lost è un cuore troppo aperto.
Sorella-lost è un temporale estivo.
Sorella-lost è un quadro impressionista.
Sorella-lost è una lacrima attraverso cui guardare il mondo.
Sorella-lost è un sms che non ti aspetti e di cui avevi bisogno.
Sorella-lost è laquintafiglia.
Sorella-lost è mia sorella.

sabato 20 settembre 2008

Sorella-desperatehousewife birthday

Sorella - desperatehousewife è desperatehousewife:

- perché è la sesta di sei figli: vessata dai primi cinque, ma anche supercoccolata e un po' viziata.
- perché dove lei passa tutto torna in ordine. Più un luogo è in disordine più gode a metterlo a posto, tanto da averne fatto una professione (architetto restauratore).
- perché è talmente impegnata "sul lavoro" (come ama dire) da non riuscire a compaginare tutte le faccende che deve sbrigare, ma poi in realtà ha già risolto anche le tue.
- perché è bella come quelle lì della serie americana, ma anche dal vivo.
- perché farà finta di essere disperata per farsi coccolare da suo marito.
- perché sarà una mamma postmoderna, capace acrobaticamente e contemporaneamente di portare i figli a scuola, mandare una mail, truccarsi e schizzare un progetto sulla sua agenda.
- perché continuerà a disperarsi per il suo fratello prof, di cui sa interpretare alla perfezione pause, ritmi, silenzi.
- perché continuerà a fotografare come solo lei sa fare il mondo e farà disperare per questo tutti quelli che la accompagneranno a vedere il mondo.
- perché è sensibile come la pelle di un neonato.
- perché non sopporta di vederti soffrire.
- perché... mi assomiglia, ma ha l'antidoto.

ps. Senza di lei credo che mi sarei perso più volte...

mercoledì 3 settembre 2008

Fratello-Happydays Birthday

Fratello-happydays oggi fa il compleanno. L'ennesimo da 42 anni a questa parte...


E' filosofo e professore di filosofia, vive tra Roma e gli USA. Geniale.
Segue il pensiero di Fonzie quanto quello di Aristotele. Postmoderno.
Faceva scoppiare i miei palloncini (con fratello-walkertexasranger), provocando traumi non ancora risolti. Immorale.
Si fingeva un mostro quando avevo paura del buio, con conseguenze psicopatologiche non ancora superate. Amorale.
Quando andò via di casa avevo 7 anni. Misterioso.
Da lui ho ricevuto le mie prime lettere manoscritte (non esisteva l'email). Affettivo.
Con lui ho aperto il mio primo account di posta elettronica. Tecnologico.
Conosce Charlie Brown meglio di Schultz, Paolo Conte meglio di Paolo Conte e via così... Professore.
Ascolto sempre i suoi consigli, anche se non sempre li seguo. Amico.
Non sempre capisco quello che dice, soprattutto dopo 2 ore e mezza di discorso ininterrotto. Logorroico.
Con lui faccio chiacchierate senza confini. Entusiasmante.
Gli frego sempre libri e film, che puntualmente (checché ne dica) restituisco... Generoso.
Non mi molla mai e sa farsi vivo prima che io gli chieda aiuto. Materno.
Gli voglio un bene dell'anima. Fratello.