Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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lunedì 8 giugno 2009

Sorprese di fine anno

Oggi l'aula si è trasformata in un antico palazzo greco. La classe divisa in 6 gruppi da 3 componenti doveva presentare tutta l'Odissea letta integralmente durante l'anno, in una specie di gara rapsodica di aedi moderni. Ogni gruppo doveva presentare agli altri, con l'ausilio di un power point 4 libri del poema e 3 aspetti da approfondire (un dio, un personaggio umano, un luogo). Oggi toccava ai primi tre gruppi.

Grande è stata la sorpresa quando, al suono della campana di inizio, due colleghi (di altre classi!) si sono presentati per ascoltare. Un collega di italiano del triennio, che, nonostante la sua esperienza e cultura (traduttore dell'opera omnia di Tacito per una nota casa editrice, per dirne una...) se ne è stato seduto tra i ragazzi ad ascoltare, ringraziandoli alla fine. Una collega americana, insegnante di inglese, incuriosita dalla versione italiana del cosiddetto "cooperative learning", un metodo didattico (molto in uso nel suo paese) che porta i ragazzi a lavorare in gruppo e imparare in modo più partecipato e coinvolgente della tipica lezione o interrogazione frontale.
Quando la scuola è viva le porte sono aperte e i colleghi diventano comunità, come i ragazzi.
E benchè sia uno degli ultimi giorni di scuola è uno dei regali più belli...

venerdì 6 marzo 2009

Virtuale VS Reale?

Avverto una diffusa paura negli adulti di fronte a strumenti come la chat e Facebook. Vengono spesso bollati come strumenti di fuga dalla realtà. Il virtuale diventa presto sinonimo di demoniaco. Ma attenzione "virtuale" non è opposto di "reale" (il cui opposto è "possibile"), ma di "attuale".
Facciamo un esempio.
Io ipotizzo che oggi prenderò un caffè con Annibale. Questa è una chiacchierata "possibile." Se effettivamente ci vedremo e sentiremo il sapore, l'odore, il calore del caffè la nostra chiacchierata sarà "reale". Se io questa chiacchierata me la immagino e basta, essa rimane possibile. E posso rinchiudermi talmente nel possibile da considerarlo reale: se dico "oggi ho visto Annibale!" e non è vero, ho dei problemi da curare in altra sede...
Ma se io mi trovo su MSN o su Facebook a chiacchierare con Annibale la mia chiacchierata con lui non è semplicemente "possibile", ma è "reale" (purchè io mi impegni ad essere me stesso su facebook e msn, ma anche se non fosse così, la mia chiacchierata sarebbe reale, benchè falsa). Questa chiacchierata "virtuale" è tale perché non coinvolge tutta la mia persona e rimanda ad una chiacchierata "attuale", in cui ci sarà questa totalità. Una chiacchierata "virtuale" è "reale", ma coinvolge parti diverse di realtà rispetto alla chiacchierata faccia a faccia (che può essere anche quella virtuale se io sono presente con il corpo, ma con la testa sto da un'altra parte...). Il rischio qui può essere quello di rimanere a questo livello di realtà che non è tutta la realtà (se io sto con i miei amici solo su Facebook ho anche in questo caso bisogno di una pedata...), ma pur sempre di realtà si tratta.
Allora niente paura di Facebook e chat (malintenzionati a parte che ci sono anche per strada, anzi per strada sono più pericolosi perchè "reali") se diventano un trampolino verso la realtà tutta intera. Da quando uso Facebook (e chat annessa, anche se raramente), le mie chiacchierate attuali e reali si sono moltiplicate. Se il virtuale diventa spinta e trampolino per il reale è una risorsa in più, l'importante è non ridurre la pascina al trampolino. Sarebbe come credere di saper nuotare per averlo letto su un libretto di istruzioni, ma non essersi mai tuffati nell'acqua alta da quel benedetto trampolino. C'è una bella differenza...

E poi gli adulti non stavano ore al telefono quando avevano l'età dei loro figli?
Forse che le chiacchierate al telefono non sono altrettanto virtuali?
Forse non ci sono genitori le cui chiacchierate con i figli a tavola sono solo virtuali?

venerdì 5 dicembre 2008

S.U.P.E.R.

Nel post del 3 dicembre ci siamo impegnati a salvare delle parole. Il neonato S.U.P.E.R. (Salva Una Parola e Ripetila), l'iscrizione al quale è gratuita e libera (si richiede solo un amore tenero per le parole), ha salvato una quindicina di parole. Le ho scritte su un foglio di carta bianco. Lette e rilette. In silenzio. Dal bianco della pagina che avevo davanti sono così emerse queste righe, in cui le parole salvate galleggiano, rese sicure dal salvaparole (la versione "grammaticale" del salvagente) che ciascuno di voi aveva lanciato per farle nuovamente respirare e salvarle dai marosi del disuso e dell'abuso:

Vorrei avere la fortuna di regalarti una parola dalla bellezza non effimera. Una parola scaturita dal silenzio dell'ascolto, dell'empatia e della riflessione. Una parola capace di creare intimità e lealtà. Una parola ricca di pietà, che dica la verità senza ferirti. Una parola che contenga e protegga sogni e speranze. Una parola che sia comunicazione vera e non solo di sé stessa. Una parola che se esistesse sarebbe un sinonimo nuovo di un'altra che pronunciamo troppo spesso invano, una parola capace di dissetare il cuore nel suo anelito più profondo, e che tu, ascoltando, saresti costretto a considerare in silenzio, stupefatto: Amore. Con la maiuscola: quello su cui saremo pesati alla sera della vita e che vince la morte e che non ci sarà più tolto.

ps. le parole salvate vi ringraziano.

martedì 1 luglio 2008

Qualcosa e Qualcuno al bivio

Qualcuno e Qualcosa parlano e camminano sulla stessa strada. Parlano e camminano e si capiscono. Ad un tratto i due si trovano davanti ad un bivio. Non sono d'accordo sulla strada da imboccare. Così prendono ciascuno una via: continueranno a parlarsi a distanza, cercando di capire quale sia la strada giusta. Qualcosa e Qualcuno cominiciano così ad allontanarsi e ad alzare la voce, perchè sempre di più le due strade si divaricano. Nuovi e numerosi ostacoli si frappongono fra le due bocche. Le espressioni non sono più visibili sui loro visi, se non a tratti, perchè alberi, cespugli, rocce interrompono il contatto visivo. Nessuno dei due vede il volto dell'altro e le emozioni che vi sono scritte sopra, se non a tratti. Quindi finiscono col fraintenderle. Entrambi continuano a sperare che le due strade si incontrino più avanti e nessuno dei due vuole lasciare il proprio sentiero. Ad un tratto sono così distanti, che, per comunicare, sono costretti a urlare, ma a tal punto da coprire la voce dell'altro pur di farsi udire. I passanti li guardano stupiti. Un bambino sul sentiero di Qualcuno ridendo di lui gli chiede cosa abbia da urlare così, atterisce gli animali... Qualcuno risponde che sta cercando Qualcosa. Già. Sta cercando Qualcosa. Solo allora capisce di essere ridicolo: per lui ha perso importanza Qualcosa, sovrastata dal problema della strada giusta e dalle urla...
Fu allora che Qualcuno capì che gli rimaneva una via di salvezza: interrompere bruscamente il suo percorso e smettere di urlare, tornare indietro e raggiungere Qualcosa esattamente dove si trovava, ripercorrendo a ritroso la strada.
Ma quale fu lo sorpresa di Qualcuno quando, giunto al bivio, si vide venire incontro Qualcosa, che aveva avuto esattamente la stessa idea...
Erano di nuovo di fronte al bivio, non sapevano quale fosse la strada giusta.
Ma questa volta avevano la soluzione.