Inevitabile il compito per casa. Ecco qualche risultato davvero interessante:
Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?
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lunedì 11 gennaio 2010
Poesie dorsali
Inevitabile il compito per casa. Ecco qualche risultato davvero interessante:
giovedì 10 dicembre 2009
Requiem per la metafora
giovedì 24 settembre 2009
mercoledì 23 settembre 2009
Applausi
Che battaglia oggi: leggere ad alta voce le poesie scritte dai ragazzi!In un mondo che mette in piazza - gridandole - emozioni false, condividere scoperte ed emozioni quotidiane sembra difficilissimo. Ci si vergogna di sè e non di quello che guardiamo in tv.
Ma poi l'applauso degli altri dopo la lettura di ognuna delle poesie è scaturito spontaneo. Qualcuno (la cui opera non era stata ancora letta) ha proposto di applaudire ad ogni poesia, onde evitare di sentirsi morire, senza quell'applauso... Che paura non essere accettati in ciò che si ha di più profondo. Che paura, a quindici anni.
Ma per fortuna le parole sincere svelano mondi che spesso restano nascosti sotto le maschere o i ceroni che la vita di tutti i giorni o la paura ci impongono. E di fronte a queste scoperte non resta che applaudire, come credo un giorno faremo quando sapremo la verità. Applaudiremo.
Oggi in classe le scorze si sono ammorbidite.
Qualche maschera è volata via.
E' diminuita la paura di essere se stessi.
Applausi.
giovedì 17 settembre 2009
Necrologio
La poesia è ufficialmente morta. L'ho capito oggi in classe lavorando con i miei ragazzi su cosa credono che essa sia.Generazioni di professori l'hanno ammazzata. E forse anche qualche poeta...
L'hanno sostituita con la critica alla poesia.
L'hanno resa astrusa, lontana, bizantina.
La poesia non è caviale, la poesia è la cosa più quotidiana che io conosca.
La poesia non è un abito da sera, ma un paio di jeans.
La poesia è la luce in fondo al tunnel e il buio dentro il tunnel.
La poesia è ciò che esiste tra le righe.
La poesia è il gioco più serio che io conosca.
La poesia non vale nulla e perciò non ha prezzo.
La poesia è la ghigliottina dei luoghi comuni.
La poesia è il vero soggetto della grande prosa.
La poesia è il borseggiatore della realtà.
La poesia non è fatta di parole, ma di cose. Di parole divenute cose.
Della poesia non si parla, si fa esperienza.
La poesia è pensare con la pelle.
La poesia non si critica, si impara a memoria.
La poesia è un mistero e per questo oggi non è di casa.
venerdì 4 settembre 2009
Creativi o furbi?
Nella versione di greco dell'esame di riparazione c'era una frase che diceva: "gli Ateniesi si prendevano cura dell'arte poetica", che un alunno ha tradotto: "gli Ateniesi si occupavano della produttività". Il termine (poietikos) può indicare entrambe le cose: il fare poetico per i Greci è un vero e proprio fare. L'ho trovata una traduzione interessante, indipendentemente dalla sfumatura tipicamente "lumbard".Mi limito ad esempi nel mio campo.
Un alunno è e diventa creativo quando traduce, è furbo quando scarica la traduzione.
Un prof è e diventa creativo quando prepara la lezione, è furbo quando legge dal testo sul momento.
Propongo un ritorno alla creatività (che richiede più tempo e sforzo ma ci regala la Sistina) e un abbandono della furberia (che ci regala "la merda d'artista"), per essere - in questi tempi nostri, così furbastri- tutti un po' più "poetici" e quindi un po' più "produttivi".
domenica 1 marzo 2009
Trieste è...
...un treno puntuale sospeso sul mare
...una piazza elegante come una signora d'altri tempi
...una nera cioccolata in compagnia di Claudio Magris
...un bianco castello imperiale appoggiato su un mare trasparente
...un'audace lingua di pietra su cui passeggiare sospesi sul mare
...una città vecchia di vicoli stretti e dissestati
...una passeggiata con Joyce, Svevo e Saba
...una barca a vela sospesa nel nulla di un cielo lattiginoso come il mare
...un gruppo di amici dal calore familiare
...una poesia che ho sempre amato e che finalmente ha profumi, colori, volti:
Città Vecchia
Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.
Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita e del dolore;
S’agita in esse, come me, il Signore.
Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.
U.Saba, in Trieste e una donna (1910-1912)
mercoledì 28 gennaio 2009
Quale sarà il tuo verso?
Il testo integrale e traduzione della poesia di Walt Whitmann:
Oh me! O life! of the questions of these recurring,
Of the endless trains of the faithless, of cities filled with the foolish,
Of myself forever reproaching, (for who more foolish than I,
and who more faithless?)
Of eyes that vainly crave the light, of the objects mean,
of the struggle ever renewed,
Of the poor results of all,
of the plodding and sordid crowds I see around me,
Of the empty and useless years of the rest,
and with the rest me, intertwined,
Q: O me! so sad, recurring - what good amid these, O me O life?
A: That you are here - that life exists and identity,
That the powerful play goes on, and YOU may contribute a verse.
Contribute well, O me, O life.
Oh me! Oh vita! Di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei senza fede, di città piene di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero (perché chi più sciocco
di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi,
a domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre: che cosa
c'è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?
Risposta:
che tu sei qui, che esiste la vita e l'identità,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un tuo verso.
Contribuisci bene, oh me! Oh vita!
lunedì 26 gennaio 2009
Fantastico!
Così dicono spesso i miei alunni di fronte a qualcosa che li appassiona (in questo momento le prove per il musical a cui alcuni di loro stanno partecipando). "Fantastico!", un aggettivo magico, che nasconde una dimensione profonda: la scoperta (o la riscoperta) di qualcosa di nuovo e di ricco, capace di appassionare. Tutto merito della fantasia (fantastico!). Infatti l'immaginazione è quel "poco" di poeta, di bimbo e di pazzo che ci portiamo dentro; la misteriosa capacità di risvegliare ciò che sembra addormentato, inerte, piatto. La capacità di giocare con un bastone credendolo un'astronave, per poi un giorno costruirla... La capacità di cogliere il mistero nascosto in ogni cosa, la capacità di sentire cantare le cose nella loro pienezza e promessa di futuro. La capacità che gli antichi scambiavano per una pazzia ispirata da qualche dio...Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
(E.Montale)
martedì 13 gennaio 2009
Ettore
Il personaggio che amo di più nell'Iliade è Ettore. Forse la grandezza dell'Iliade sta nel fatto di entrare con profondità tutta nuova nel cuore dei vinti, degli sconfitti. All'altisonante e a volte ridicola iattanza di Agamennone, Achille, Diomede e persino Ulisse, fa da contraltare la grandezza tragica di Ettore e la sua famiglia. Oggi abbiamo letto in classe il passo in cui, egli, sicuro di morire e schiacciato dalla responsabilità per il suo popolo, incontra la moglie e il figlio. Alcuni ragazzi, e non scherzo, si sono commossi: quando Andromaca, che ha perso padre, madre e fratelli a causa di Achille, dice al marito "tu sei per me padre e nobile madre e fratello; tu sei il mio sposo fiorente"; quando Ettore ancora sporco dalla battaglia e armato cerca di abbracciare il figlio che si ritrae spaventato e solo quando il papà si è tolto l'elmo chiomato si lascia abbracciare e baciare; quando Ettore porge il figlio alla moglie e lei "sorride in mezzo al pianto e lo sposo si intenerisce a guardarla, l'accarezza con la mano" e le dice "il fato, ti dico, non c'è uomo che possa evitarlo, sia valoroso o vile, dal momento che è nato". Tutta la tragedia è concentrata nel cuore di Ettore, schiacciato tra la responsabilità, la sete di gloria, il fato a cui non può sottrarsi e la nostalgia infinita del figlio e della moglie.Io sto con Ettore, eroe malinconico, come tutti noi, quando siamo costretti a combattere e, nostro malgrado, a perdere quello a cui teniamo di più.
Un giorno se ci riesco gli dedico un racconto...
venerdì 5 dicembre 2008
S.U.P.E.R.
Nel post del 3 dicembre ci siamo impegnati a salvare delle parole. Il neonato S.U.P.E.R. (Salva Una Parola e Ripetila), l'iscrizione al quale è gratuita e libera (si richiede solo un amore tenero per le parole), ha salvato una quindicina di parole. Le ho scritte su un foglio di carta bianco. Lette e rilette. In silenzio. Dal bianco della pagina che avevo davanti sono così emerse queste righe, in cui le parole salvate galleggiano, rese sicure dal salvaparole (la versione "grammaticale" del salvagente) che ciascuno di voi aveva lanciato per farle nuovamente respirare e salvarle dai marosi del disuso e dell'abuso:Vorrei avere la fortuna di regalarti una parola dalla bellezza non effimera. Una parola scaturita dal silenzio dell'ascolto, dell'empatia e della riflessione. Una parola capace di creare intimità e lealtà. Una parola ricca di pietà, che dica la verità senza ferirti. Una parola che contenga e protegga sogni e speranze. Una parola che sia comunicazione vera e non solo di sé stessa. Una parola che se esistesse sarebbe un sinonimo nuovo di un'altra che pronunciamo troppo spesso invano, una parola capace di dissetare il cuore nel suo anelito più profondo, e che tu, ascoltando, saresti costretto a considerare in silenzio, stupefatto: Amore. Con la maiuscola: quello su cui saremo pesati alla sera della vita e che vince la morte e che non ci sarà più tolto.
ps. le parole salvate vi ringraziano.
mercoledì 3 dicembre 2008
Salva una parola!
Il Corriere della Sera online lancia un sondaggio sulla parola dell'anno: recessione, rifiuti, fannulloni (un anno all'insegna della speranza...), abbronzato (un anno all'insegna del dare fiato alla bocca...), facebook (un anno all'insegna del virtuale)... Non importa, non sono le parole di momento che mi interessano. Mi interessano le parole che muoiono, che si esauriscono, che si spengono, non quelle sulla bocca di tutti. Perché quando muore una parola si rischia di perdere anche ciò che essa nomina.Allora propongo un sondaggio: che parola salveresti?
La mia parola da salvare è: "effimero" (di un sol giorno). Il termine con cui i greci indicavano gli uomini a differenza degli dei. Gli "effimeri" sono gli uomini. Coloro che durano un solo giorno, rispetto all'immortalità divina. Ricordarmelo mi aiuta ad essere più attento agli altri, a giocarmi meglio le giornate, a lavorare meglio. Vita ne ho una sola e me la voglio giocare bene, al meglio, come se avessi quel solo giorno. Effimero è la parola che voglio salvare. E tu?
lunedì 1 dicembre 2008
La poesia salva la vita...
...perché insegna ad amare.
giovedì 13 novembre 2008
La bellezza è scelta
ps. continuate a commentare il post dell'10 novembre "Anche i genitori piangono", stanno venendo fuori argomenti molto interessanti.
lunedì 13 ottobre 2008
Ai (miei alunni) timidi
Timidi sono gli occhiali scuri da cui guardi le luci del mondo.
Timido è l'ultimo banco.
Timidi sono i capelli sugli occhi.
Timide sono le parole con cui taci.
Timida è la tua porta chiusa.
Timido è il tuo passo svelto per non raggiungermi.
Timida è la tua voce che non mi guarda.
Timide sono le tue braccia chiuse perché il mondo non ti ferisca.
Timide sono le infinite righe che non vuoi leggere.
Timida è la tua grandezza.
Timidi sono i tuoi colori naturali.
Timida è la tua anima bianca, perché contiene tutti i colori.
Timida è la luna nuova all'ombra della terra, perché il sole non smette di baciarla.
Beati i timidi perché non andranno in televisione.
giovedì 9 ottobre 2008
Il mondo in una foglia (autunnale)
A proposito del "cuore piccolo" del post precedente. Ieri parlavo con un amico, padre di tre figli meravigliosi. Mi racconta che quella mattina la sua bimba di quasi 4 anni, colpita dalla quantità di foglie rosse e gialle, che tappezzavano il marciapiede dopo una notte di vento e pioggia, gli chiede: perché le foglie cadono?Mi sono tornati così alla memoria (antologicamente...) tre passi che le foglie le hanno regalate al mondo, riempendole del segreto dell'esistenza.
"O magnanimo Tidide, perché chiedi la stirpe?
Come è la stirpe delle foglie, così è anche quella degli uomini.
Le foglie, alcune il vento ne versa a terra, altre il bosco
in rigoglio ne genera, quando giunge la stagione della primavera:
così una stirpe di uomini nasce, un'altra s'estingue"
come se giardini lontani avvizzissero nei cieli;
cadono con gesto di rifiuto. E nelle notti cade
la terra pesante da tutte le stelle nella solitudine.
Noi tutti cadiamo. Questa mano cade.
E guarda gli altri: è così in tutti.
Eppure c'è Uno che senza fine dolcemente
tiene questo cadere nelle sue mani.
d'autunno
sugli alberi
le foglie.
martedì 9 settembre 2008
Dentro non mi sposto di un centimetro
Quest'uomo, perseguitato dal regime in quanto scrittore e mandato per questo in un campo di lavoro dove trovò la morte, compose poesie a voce. Non aveva nulla per scrivere. Sua moglie e i suoi amici le imparavano a memoria e dopo la sua morte, avvenuta non si sa esattamente dove, le hanno pubblicate. Ieri sera duecento persone erano riunite ad ascoltare il grido muto, l'aria rubata, di un uomo che, in mezzo alla neve siberiana e all'assurdo lavoro della prigionia, era libero. Componeva. Gli era rimasto solo questo: la sua anima. E la sua anima libera arrivava a noi, comodamente seduti al fresco dell'estate ormai al suo declinare. E liberava anche me con le sue parole, lui che era stato più prigioniero di tutti. E in un verso mi diceva: "dentro non mi sposto di un centimetro". Come vorrei, stasera, chiedere questo per me. Pioggia o sole, stanco o forte, sano o malato, solo o in compagnia, libero o prigioniero, che io, dentro, non mi sposti di un centimetro.
e dando al piede l'appoggio di una terra coatta,
che cosa avete ottenuto? Bel calcolo:
non potevate amputarmi le labbra che si muovono.
(O.Mandelstam)




