Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

PS. Potete ricevere gli aggiornamenti direttamente al vostro indirizzo di posta elettronica, iscrivendovi al link a fianco.

Visualizzazione post con etichetta primo giorno di scuola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta primo giorno di scuola. Mostra tutti i post

lunedì 14 settembre 2009

Primo giorno di scuola

Ancora forse non ci credevo, ma oggi, quando sono entrato in classe e li ho rivisti, per me è diventata lampante, come un dono improvviso, una verità che avevo sentito tante volte, ma che in quel momento mi è entrata nella pelle, dritta fino al cuore: "ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi piccoli, lo avete fatto a me" (Mt 25,40).

Da qui non si torna più indietro.

domenica 13 settembre 2009

Vademecum per prof giovani

Domani si comincia.

Ho titolato il post prof giovani e non giovani prof non perché io sia un prof anziano con ansie da prestazione giovanilista in cerca di un viagra didattico. Sono effettivamente giovane, tanto più che in Italia ogni anno la longevità aumenta di tre mesi e siamo arrivati a medie di 84-85 anni e a pensionamenti, di conseguenza sempre più avanzati. Ho titolato così perché la giovinezza è una condizione dello spirito e non semplicemente biologica. Ci sono colleghi sessantenni a scuola che si bevono noi ragazzini imberbi (ci facciamo la barba due o tre volte a settimana) per esperienza e gioventù interiore. Quindi non sono l’ultimo dei sessantottini postmoderni che vuole cacciare "i vecchi" della scuola affibbiando a loro tutte le colpe di cui già li vessa abbondantemente la nostra società ipergiovanilista. Insomma il post non è per giovani prof ma per prof giovani qualunque sia la loro età. Giovane vuol dire “nuovo”, ma non come lo si intende oggi. Nuovo oggi vuol dire “ultimo modello”, il più recente, che solo per questo motivo è migliore del precedente. No. I giovani prof non sono migliori di quelli della generazione precedente perché sanno usare facebook o perché estraggono dalle orecchie gli auricolari dell’ipod prima di entrare in classe. Qui intendo giovane come “sempre nuovo”, cioè ciò che non invecchia, cioè ciò che sa dare sempre qualcosa di nuovo e scoprire qualcosa di nuovo. Dante è giovane. Shakespeare è giovane. Omero è giovane. Eppure di secoli sulle spalle ne hanno. Moccia tra 50 anni sarà vecchio e decrepito e dopo soli due o tre anni già accusa le prime rughe... Non avrà più altro da dare se non quello che ha dato subito, come le canzoni dell’estate. Le ascoltiamo centinaia di volte, ma l’anno dopo ci fanno pena. Ecco quindi prof giovane, parlo a te, a te che non hai rinunciato ad essere nuovo, a dare sempre qualcosa di più ai tuoi alunni, a te che non fai mai la stessa lezione anche se è la stessa da 5 o da 50 anni, a te che il pomeriggio studi e leggi per scoprire cose nuove, a te che hai di fronte ragazzi sempre diversi e quindi non puoi dire mai le stesse cose, a te che sei costretto da quei giovani a rinascere ogni giorno. A te che hai spiegato Dante negli anni '70 e non avevi bisogno di spiegare cosa fosse la teologia, a te che lo hai spiegato negli '80 e non lo potevi dare più per scontato, a te che lo hai spiegato nei '90 e non ricordavi bene cosa fosse, a te che lo hai spiegato negli anni '10 del nuovo millennio e hai usato wikipedia per scoprirlo, a te che lo spiegherai negli anni '20 di questo stesso secolo e non so cosa ti aspetta.

A te che sei giovane e diventi giovane, a te io auguro un buon inizio di anno scolastico.

mercoledì 4 marzo 2009

Foto di classe

Si consuma all'improvviso. Ti ruba quasi un'ora intera. Ti coglie impreparato. I ragazzi no. Loro si preparano da una settimana. Elegantissimi. Le ragazze truccate e bellissime. Tu invece sei sempre vestito nel modo più inadeguato possibile: una polo e un maglione a righe colorate... E così finirai nell'annuario: per sempre. Chi guarderà la foto ti scambierà per uno dei ragazzi, uno dei peggiori, e si chiederà: ma dove è il professore in questa foto? La odio. Non ci posso fare niente: da quando sono stato cacciato da una collega dal bagno dei professori, il mio primo giorno di scuola da insegnante, so che, finché non sembrerò "vecchio", non sarò mai considerato un professore sul serio...

E poi vieni sempre con quella faccia da ebete, con il sorriso finto. Bisognerebbe fare una foto di classe in cui ognuno fa quello che gli pare: smorfie, gesti scomposti, di spalle. Insomma non una foto di scuola risorgimentale... Maledetta foto di classe. Un rito a cui non mi abituerò mai.

Anche se un giorno guardando quella foto mi prenderà la nostalgia del tempo andato, degli alunni divenuti uomini e donne, di odissee lette ad alta voce, di lacrime asciugate, di sorrisi entusiasti, di vite che ti passano attraverso e lasciano un segno indelebile, perché, in qualche modo, le hai vissute tutte...

martedì 20 gennaio 2009

Grazie ragazzi!


Abbiate pazienza, quando sono nervoso... o almeno lo sembro...

mercoledì 10 settembre 2008

Un mondo di 37 abitanti - primo giorno di scuola

Oggi ne ho partoriti 37. In due classi.
Li ho chiamati uno per uno, con il loro nome, come fossero figli. Ogni nome un volto e qualche secondo di silenzio, per cogliere dietro quello sguardo un mondo caotico e pieno di meraviglie. Un mondo che in qualche modo mi è affidato. Ogni classe è un mondo in miniatura e una promessa per il futuro. Un mondo di 37 abitanti è il mio mondo.
Sì erano lì difronte a me. Con i loro sguardi impauriti, le loro timidezze e paure da primo giorno di scuola. Con i loro sorrisi disarmanti e qualche amarezza nascosta nell'angolo dell'occhio.
Do loro cinque minuti per parlare con il loro vicino e poi li chiamo uno ad uno a presentare la persona che hanno appena conosciuto. Dell'altro esiste il nome, l'età, i fratelli/sorelle, il nome dei genitori, un animale domestico e qualche sport, magari anche qualche libro preferito. Loro sono quello che li circonda, così le loro domande. Ancora non pongono domande sul cuore profondo di una persona (cosa hai a cuore?), un po' perché è troppo presto - è solo il primo giorno - un po' perché non conoscono ancora tanto bene il loro di cuore.
Cresceranno, matureranno, scopriranno chi sono e che storia sono venuti a raccontare su questa terra. Una storia che nessuno al loro posto potrà raccontare e che noi grandi proveremo a incoraggiare (e non a scrivere al posto loro...).
Fra cinque anni saranno diverse le domande che sapranno porre agli altri.
E il segreto di questa età non è avere le risposte giuste, ma le domande giuste. E per questo c'è la scuola.
Questo è il mondo che mi è affidato. 37 sono gli abitanti. Proverò a prendermi cura di loro come fosse il mondo intero.