Lo spirito del blog - La vita: commedia o tragedia?

Questione di inquadrature. La commedia è la vita in campo lungo e la tragedia la vita in primo piano. Se inquadri da lontano un uomo che cammina per strada e scivola su una buccia di banana, è divertente. Ma se ti avvicini, non è più divertente perchè si vede il dolore... Per comprendere la mia vita e quella altrui mi sforzo di osservare sempre attraverso la doppia inquadratura... Così quando prendi qualcosa troppo sul serio riesci magari anche a riderne e a conservare il buon umore... E invece quando prendi qualcosa troppo poco sul serio scopri che devi fermarti e comprenderla...

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sabato 6 dicembre 2008

Lezioni di silenzio

Sulla scorta di una suggestione letta da qualche parte, vorrei introdurre a scuola delle lezioni di silenzio. La teoria è contenuta nell'incontro tra la volpe e il piccolo principe. La volpe insegna al piccolo principe che il segreto per conoscere cose e persone è addomesticarle. Addomesticare vuol dire "essere molto pazienti... in principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non mi dirai nulla...Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino...".
Oggi non conosciamo più le cose e le persone perché non le addomestichiamo.
Stiamo più tempo su msn che faccia a faccia.
Stiamo più su facebook che su una panchina con un amico.
In silenzio. Mezz'ora in silenzio ad addomesticare il cielo, un albero, una rosa, un amico, un'amica, un fratello, una sorella, Dio.
Ogni giorno qualche centimetro più vicini.
Cosa ci guadagni?
Il colore del grano. Il cielo. Un albero. Una rosa. Un amico. Un'amica. Un fratello. Una sorella. Dio...
...tutto quello che non si compra al mercato.

***
Il dramma degli uomini è non trovare mezz'ora di silenzio ogni giorno
(Blaise Pascal)

sabato 25 ottobre 2008

Shit City Clip

Mi sono divertito a mescolare letteratura, immagini e musica.

Se vuoi la versione per ipod scrivimi una mail.

mercoledì 15 ottobre 2008

Note sul diario

Una collega mi ha girato le immaginarie comunicazioni alla famiglia da parte di un prof, che un'alunna scriveva per diletto (e sofferenza) sul proprio diario:

Signora, le comunico che sua figlia è sola.
Signora, le comunico che sua figlia non è felice.
Signora, le comunico che sua figlia vuole amare e non ci riesce.
Signora, le comunico che sua figlia è troppo scottata dal prossimo.
Signora, le comunico che sua figlia vuole qualcuno accanto.
Signora, le comunico che sua figlia ha bisogno di sincerità per credere ancora nel prossimo.
Signora, le comunico che sua figlia ha bisogno d’amore e d’amicizia che credeva d’avere e non ha.
Signora, le comunico che non può fare niente per sua figlia.

Chissà perché sono così frequenti le note che noi prof scriviamo per punire, così rare quelle per premiare, così... inesistenti quelle per aiutare a vivere i nostri alunni che passano a scuola quasi il 50% delle loro ore di veglia... Mi piace pensare che queste ultime le scriviamo su altre pagine, non quelle del diario, ma quelle della loro vita, perché siano i nostri alunni le note ambulanti firmate da genitori orgogliosi di loro.

mercoledì 8 ottobre 2008

Un cuore piccolo

Mi diverto a sondare lo stupore dei miei alunni di fronte ai racconti mitici primordiali. Il Caos, Gaia, Urano, Crono... e le loro vicende violente, incomprensibili, straordinarie, inquietanti. E mi chiedo perché facciamo così fatica ad accettare simili racconti, per quanto "fantastici" siano. Racconti che cercano di spiegare la meraviglia della realtà e che danno contezza di ciò che nella natura sfugge al nostro controllo e non è stato fatto da noi.

Dove sono finite tutte le cose che l'uomo non ha fatto con le sue mani? Perché non riusciamo più a vederle? Dove è finito il loro mistero, capace di provocare racconti su racconti? Perché il cielo è solo il luogo delle previsioni per i nostri weekend e la terra il materasso dei nostri giochi? Perché non riusciamo più a vedere le stagioni? Perché non stupiamo più di fronte al miracolo del giorno e la notte? Perché il cielo stellato è ormai solo una scenografia o un effetto speciale? Perché un albero non è più un miracolo?

Perché siamo distratti. Perché abbiamo il cuore troppo grasso (quasi obeso), ingombro, come una soffitta abbandonata, duro, come ciò che ha perso vita.

In cinese prestare attenzione si dice ‘fare il cuore piccolo’ dove piccolo non vuol dire meschino o oppresso, ma piuttosto capace di fare spazio ed accogliere in sé le dimensioni più sottili della realtà.

I bambini hanno il cuore piccolo.
Gli artisti hanno il cuore piccolo.
I felici hanno il cuore piccolo.

Io vorrei un cuore piccolo, per gioire ogni giorno del quotidianissimo spettacolo che mi sto perdendo.

ps. continuate a rispondere all'inchiesta del post precedente...

venerdì 30 maggio 2008

Shit City Streets

Lo spazzino Beppo tutte le mattine comincia il suo lavoro all'alba. Ogni giorno la consegna è diversa e gli vengono affidate strade nuove. Beppo preferisce pulire strade corte e strette, anche se sono tante, perchè ne vede la fine e sa quanto durerà la sua fatica. Ma a volte la consegna prevede delle strade molto lunghe, di cui quasi non si vede la fine. Beppo un tempo sollevava spesso lo sguardo per scorgere il termine della lunga strada da spazzare, ma così finiva per scoraggiarsi e lavorava di malavoglia, il suo cuore era annebbiato dall'ansia di una fine ancora così lontana. Poi un giorno scorse una formica che portava una mollica da un capo all'altro di una strada. La formica non sapeva quanto quella via fosse lunga. Così Beppo capì il segreto per non stancarsi. Perchè è guardare alla fine della strada, che spesso non si vede, che stanca. E decise di concentrarsi passo passo su ogni metro, come se la via fosse lunga un metro soltanto, senza preoccuparsi della lunghezza della strada polverosa, come se le strade fossero tutte uguali. Così passo dopo passo all'improvviso si scopriva ad aver finito ed era sorpreso dalla gioia. Anche se la schiena gli doleva per la fatica era contento. Tutte le strade di Shit City, anche le più lunghe e faticose, anche quelle senza fine, attraverso la cura del singolo passo, per Beppo erano diventate brevi.